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la storia del Parlamento italiano

da | 20 Ott 2020 | istituzioni, forme di rappresentanza

Ripercorriamo con le parole di Enrico Verdolini, le tappe che che contraddistinguono la storia del Parlamento Italiano

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il Parlamento italiano

e negli altri paesi?

autore
Enrico Verdolini

La prima forma di Parlamento risale al Medioevo. Era una riunione solenne di rappresentanti della nobiltà, del clero e delle principali città. Era convocata dal Re, per richiedere pareri, consigli o aiuti. Non si trattava di un vero e proprio organo istituzionale, ma era considerabile come una sorta di Consiglio della Corona.  Nel corso dei secoli si è assistito, soprattutto nel Regno Unito, a un mutamento graduale della forma del Parlamento. Il Parlamento inglese è diventato autonomo dal Re. Si è articolato in due Camere, la Camera dei Comuni (House of Commons) e la Camera dei Lord (House of Lords). Mentre la Camera dei Comuni era formata dai delegati delle città, la Camera dei Lord era composta di membri della Chiesa e dell’aristocrazia.

Nel Settecento, sempre nel Regno Unito è stata istituita di fatto la carica di Primo Ministro, uomo di fiducia del monarca e figura di spicco all'interno delle aule parlamentari. Il Primo Ministro era espressione della maggioranza dei membri del Parlamento. Per poter governare, il Primo Ministro necessitava di mantenere il sostegno del partito di maggioranza.

la storia del Parlamento italiano

gli Stati Uniti d'America

Il modello di Parlamento inglese è stato di ispirazione nella scrittura della Costituzione degli Stati Uniti d’America (1787). In questa Costituzione, è stata data centralità al Parlamento (il Congresso) come organo titolare del potere legislativo. La Costituzione americana ha disciplinato il Congresso come organo diviso in due camere, Camera dei Rappresentanti e Senato. La Camera dei Rappresentanti era composta da 435 membri ed era eletta da ogni Stato in proporzione alla propria popolazione. Il Senato, al contrario, era composto da 100 membri ed era formato da 2 rappresentanti per ogni Stato, indipendentemente dai numeri della popolazione.


Nel periodo della Rivoluzione francese, il principio di centralità del Parlamento è stato alla base della prima Costituzione francese del 1791 e di quelle successive. Era riconosciuto un ruolo centrale all'Assemblea rappresentativa. I membri dell’Assemblea erano considerati come rappresentanti dell’intera Nazione.

la storia del Parlamento italiano

la storia del Parlamento italiano

Nel 1861, al momento dell’Unità d’Italia, il primo Parlamento nazionale era quello disciplinato dallo Statuto Albertino del 1848, esteso a tutto il Paese. Il Parlamento del Regno d’Italia era formato anch'esso da due Camere, la Camera dei Deputati e il Senato. Mentre la Camera era eletta a suffragio ristretto, il Senato era un organo nominato dal Re. Il Parlamento italiano si è evoluto nel corso dei decenni, con la progressiva estensione del suffragio per l’elezione della Camera. Nel 1912, è stato introdotto in Italia il suffragio universale maschile, per cui il diritto di voto è stato esteso a tutti gli uomini di età superiore ai 30 anni. Subito dopo la Prima Guerra Mondiale, nel 1918, il diritto di voto è stato ampliato ulteriormente, fissando a 21 anni l’età minima per votare alle elezioni della Camera.

il ventennio fascista

Nel periodo del Ventennio fascista, il Parlamento italiano è stato nella sostanza svuotato dei suoi poteri. L’omicidio di Giacomo Matteotti (nella foto a destra) da parte del regime fascista ha suscitato forti proteste da parte dei parlamentari di opposizione, che hanno rifiutato di tornare a lavorare in aula, riunendosi in una sala adiacente, la Sala della Lupa (c.d. secessione dell’Aventino). Il discorso alla Camera di Benito Mussolini nel 1925 (guarda il video tratto dagli archivi Film Luce) ha segnato tuttavia il definitivo passaggio alla dittatura. I deputati che protestavano per la morte di Matteotti sono stati estromessi dal Parlamento l’anno successivo. La Camera dei deputati è stata sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e la lotta di Resistenza hanno segnato il ritorno allo Stato democratico. Il 2 giugno 1946 è stata eletta l’Assemblea Costituente, a suffragio universale maschile e femminile. Con il referendum istituzionale, gli italiani e le italiane hanno scelto che l’Italia diventasse una Repubblica. La scrittura della Costituzione da parte dell’Assemblea Costituente ha significato l’istituzione di un nuovo Parlamento repubblicano, diviso in due camere, entrambe di tipo elettivo, il cui assetto originario è rimasto in larga parte privo di modifiche fino ai giorni presenti.