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Libertà di stampa 2023

Libertà di stampa 2023

da | 5 Mag 2023 | democrazia, diritti, libertà di stampa

Libertà di stampa 2023
Come orami fa da più di 10 anni, l’organizzazione Reporter Sans Frontières (RSF), in occasione della giornata mondiale della libertà, ha prodotto anche quest’anno il report Libertà di stampa 2023. In Civitas trovate l’articolo Libertà di stampa e democrazia che affronta il tema presentato da RSF nel 2022, con abbondanza di particolari tra i quali anche alcuni degli aspetti legati alla metodologia adotta da RSF. Per questi motivi qui non ci ripeteremo ma cercheremo di mettere in evidenza che cosa è cambiato nell’ultimo anno, quali paesi sono migliorati e quali sono quelli scesi più in basso nella classifica.

 

Ancora una volta, ci pare importante ricordare che tutte le indagini comparative, anche quelle condotte con rigore, come nel caso in questione, sono sempre da prendere con riserva: le graduatorie che ne conseguono, infatti, si fondano su indicatori inevitabilmente approssimativi, che non possono tenere conto della specificità di ogni paese, né della complessità sociale dei singoli contesti.

Giornata mondiale della libertà di stampa

L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 3 maggio Giornata mondiale della libertà di stampa, anche nota semplicemente come Giornata mondiale della stampa, per evidenziare l'importanza della libertà di stampa e ricordare ai governi il loro dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola sancita dall'Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e celebrare l'anniversario della Dichiarazione di Windhoek, un documento sull'importanza fondamentale dei principi in difesa della libertà di stampa, del pluralismo e dell’indipendenza dei media promulgato dai giornalisti africani a Windhoek nel 1991.

L'Unesco ricorda la Giornata mondiale della libertà di stampa conferendo il premio Unesco/Guillermo Cano World Press Freedom Prize a individui, organizzazioni o istituzioni che hanno dato un contributo evidente alla difesa e/o al supporto della libertà di stampa ovunque nel mondo, specialmente quando essa è stata ottenuta in una situazione di pericolo. Istituito nel 1997, il premio è assegnato da una giuria indipendente di 14 giornalisti professionisti. I candidati vengono proposti da organizzazioni non governative regionali e internazionali che lavorano in favore della libertà di stampa e dagli stati membri dell'Unesco.

Reporter Senza Frontiere

Reporter Senza Frontiere (RSF), o Reporters Sans Frontières (RSF) (nella originaria denominazione francese), o Reporter Without Borders (RWB) è un'organizzazione non governativa e no-profit che promuove e difende la libertà di informazione e la libertà di stampa. L'organizzazione ha sede principale a Parigi ed ha lo status di consulente delle Nazioni Unite.

Reporter Senza Frontiere ha due principali sfere di attività: la prima si concentra sulla censura di Internet e sui nuovi media, mentre l'altra è dedita a fornire assistenza materiale, economica e psicologica ai giornalisti assegnati a zone pericolose.

Nel 2019 sotto la direzione di Christophe Deloire ha vinto il prestigioso premio Dan David Prize per il suo contributo alla difesa della Democrazia. (continua su Wikipedia o vai al sito ufficiale)

Indice mondiale della libertà di stampa 2023: i pericoli dell'industria del falso

La 21a edizione dell'Indice mondiale della libertà di stampa di Reporter senza Fontiere (RSF) rivela cambiamenti importanti e talvolta radicali, legati all'instabilità politica, sociale e tecnologica.

L'edizione 2023 dell'Indice mondiale della libertà di stampa, che valuta le condizioni del giornalismo in 180 Paesi e territori, viene pubblicata in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, il 3 maggio. Da esso emerge che la situazione è "molto grave" in 31 Paesi, "difficile" in 42 e "problematica" in 55, mentre è "buona" o "abbastanza buona" in 52 Paesi. In altre parole, le condizioni per il giornalismo sono pessime in 7 Paesi su 10 e soddisfacenti solo in 3 su 10.

Libertà di stampa 2023

La Norvegia rimane al primo posto per il 7° anno consecutivo. Per una volta, un Paese non nordico si piazza al secondo posto: l'Irlanda (2°; +4), davanti alla Danimarca (3°; -1). I Paesi Bassi (6°), saliti di 22 posizioni, sono tornati alla posizione che occupavano nel 2021, prima dell'omicidio del giornalista Peter R. de Vries.

Ci sono cambiamenti anche nella parte inferiore della classifica. I tre paesi in fondo sono tutti asiatici: il Vietnam (178°), che ha completato la sua caccia ai giornalisti e commentatori indipendenti; la Cina (179°; -4), la più grande prigione al mondo per i giornalisti e un importante esportatore di contenuti propagandistici; e, non a caso, la Corea del Nord (180°).

 

Guerra di propaganda

È in atto un'espansione della propaganda russa (164° posto), che è scesa di altre nove posizioni nella classifica del 2023. Mentre Mosca ha allestito a tempo di record un nuovo arsenale mediatico per propagandare il discorso del Cremlino nei territori occupati dell'Ucraina meridionale, gli ultimi media russi indipendenti rimasti sono stati banditi, bloccati e/o dichiarati "agenti di stranieri". I crimini di guerra della Russia in Ucraina (79° posto) contribuiscono a uno dei peggiori punteggi nell'indicatore di sicurezza dell'Indice.

 

Ascese e cadute

Gli Stati Uniti (45°) sono scesi di tre posizioni. Gli statunitensi che hanno risposto al questionario della classifica hanno espresso giudizi negativi sulla situazione dei giornalisti nel Paese (quadro giuridico locale, violenza diffusa), nonostante la buona volontà dell'amministrazione Biden. L'omicidio di due giornalisti (Jeff German del Las Vegas Review Journal nel 2022 e Dylan Lyons di Spectrum News 13 nel 2023) ha avuto un impatto negativo sulla posizione del Paese. Il Brasile (92°) è salito di 18 posizioni grazie alla partenza di Jair Bolsonaro, il cui mandato è stato caratterizzato da una forte ostilità nei confronti dei giornalisti, e al ritorno al potere di Lula da Silva, che ha promesso di migliorare la situazione. In Asia, anche altri cambiamenti politici hanno allentato la morsa sulla stampa e spiegato alcuni buoni progressi, come in Australia (27°; +12) e Malesia (73°; +40).

La situazione è passata da "problematica" a "molto grave" in tre nuovi Paesi: Tagikistan (153°; -1), India (161°; -11) e Turchia (165°; -16). In India, il controllo della stampa da parte di oligarchi vicini al Primo Ministro Modi mette a rischio il pluralismo, mentre il regime di Erdogan ha intensificato la repressione dei giornalisti in vista delle elezioni del 14 maggio 2023. In Iran (177°), l'intensa repressione del movimento sociale innescata dalla morte della giovane Mahsa Amini ha fatto scendere i punteggi degli indicatori "contesto sociale" e "quadro giuridico" dell'Indice.

 

Europa

L'Europa è la regione del mondo in cui le condizioni per praticare il giornalismo sono più facili, soprattutto all'interno dell'Unione Europea. Tuttavia, la situazione nel continente è eterogenea. La Germania (21°), che registra un numero record di incidenti violenti e arresti di giornalisti sul suo territorio, scende di cinque posizioni. La Polonia (57°), dove l'anno 2022 è stato relativamente tranquillo in termini di libertà di stampa, sale di nove posizioni e la Francia (24°) ne guadagna due. La Grecia (107°), dove i giornalisti sono stati monitorati dai servizi segreti e da potenti software spia, rimane all'ultimo posto nell'UE.

 

Italia

L’Italia risale 17 posti in classifica passando dal 58° posto al 41°; all’interno della UE peggio del nostro paese fanno Croazia, Slovenia, Romania, Cipro, Polonia, Bulgaria, Ungheria, Malta, Grecia (nel 2022 erano soltanto Cipro, Polonia, Malta, Ungheria, Bulgaria, Grecia) guardando i 5 indicatori che compongono la classifica (politico, economico, legislativo, sociale e sicurezza)

Libertà di stampa 2023

Sembra che il parametro che ha determinato il miglioramento sia il fattore legislativo anche se nel rapporto RSF 2023 non è spiegato chiaramente a che cosa ci si riferisca. Il giudizio di RSF sul nostro paese resta comunque problematico, poiché afferma:

Libertà di stampa 2023La libertà di stampa in Italia continua a essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, soprattutto nel sud del Paese, e da vari gruppi estremisti che compiono atti di violenza. La violenza è aumentata significativamente nel corso della pandemia e continua a ostacolare il lavoro dei professionisti dei media, in particolare durante le manifestazioni.Libertà di stampa 2023

Conclusioni

Concludiamo presentando un grafico con 4 tabelle; la prima riporta l'elenco dei migliori 20 paesi, la seconda dei 20 peggiori, la terza invece rporta l'elenco dei 20 paesi che hanno registrat,o nel 2023, la magiore scalata in classifica, e la quarta quelli che hanno avuto il più consistente peggioramento.

E' possibile scaricare il report delle classifiche 2013-2023, desunto da RSF ed elaborato da Civitas (scarica)

 

Libertà di stampa 2023

 

Come si vede dalla figura sopra riportata ognuna delle 4 tabelle contiene 3 colonne: il ranking attuale (2023), il nome del paese e il parametro scala; questo parametro rappresenta il numero di posti di cui è migliorata (se positivo) la sua posizione in classifica, o peggiorata quando negativo.

Ovviamente queto valore ha un significato assolutamente relativo: la Norvegia,  ad esempio, non ha fatto registrare alcuna variazione, ma era (2022) prima e prima è rimasta,  analogamente per la Corea del Nord; nessuna variazione,  era ultima e tale è rimasta. Si nota un miglioramento dell'Italia di 14 punti rispetto al 2022 ma di fatto è tornata nella stessa posizione che grosso modo aveva negli anni precedenti; 58 era grave ma anche 41 è un giudizio molto severo; significativo ci pare il salto dei Paesi Bassi  dove un miglioramento di 22 punti ha portato il paese dalla 28esima posizione alla sesta.