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  • #392
    Mauro Piras
    Partecipante

    Cari amici,
    provo a buttare giù le cose che ho detto all’incontro del 19 settembre, con qualche commento e proposta in più.
    Il Portale serve, perché serve sicuramente uno strumento accessibile a docenti, studenti e cittadini per formarsi sul terreno della “cittadinanza” (termine di comodo in mancanza di altri, per ora); poiché in rete gira di tutto, uno strumento fatto da persone competenti, riconosciuto come autorevole e affidabile, è fondamentale.
    Questo strumento, però, deve essere autonomo rispetto alle recente legge sull’educazione civica (Legge 92/2019), che entrerà in vigore dall’anno scolastico 2020-21. Deve cioè avere una propria idea, ben chiara, del suo oggetto. La nuova legge, infatti, raccoglie esigenze vere e radicate, ma ha messo dentro l’educazione civica troppe cose, inseguendo l’utopia di educare gli studenti su qualsiasi terreno che possa avere a che fare con la buona convivenza civile e con i diritti di cittadinanza. Inoltre, la nuova legge è caduta un po’ nella sindrome “la scuola deve risolvere tutti i problemi”, che sembra infestare il dibattito pubblico recentemente. E infine, un altro rischio da evitare, in cui cade una parte di chi ha proposto la nuova legge, è una sorta di moralismo (di cui ha parlato bene Claudio Giunta): l’idea cioè che dobbiamo fare educazione civica (o come la si chiami) perché manca il senso civico, perché i giovani sono sempre più apatici ecc. Io non penso che sia così. Io penso semplicemente che una democrazia, per esistere, ha bisogno di cittadini consapevoli. E che quindi questi cittadini devono avere una formazione anche su questo terreno, in modo da potersi orientare.
    “Orientarsi” dovrebbe essere la parola chiave. Per orientarsi bisogna avere dei punti di riferimento; ma questi, per essere tali, devono essere pochi e fondamentali. Poi, chi si sa orientare si muove e scopre nuovi percorsi. Va evitata quindi la tendenza a sovraccaricare. Ovviamente, un Portale è uno strumento, quindi avrà anche una certa natura enciclopedica, perché deve fornire degli strumenti. Ma deve fornirli secondo un disegno chiaro e leggibile.
    Bisogna quindi costituire con precisione l’oggetto. Le definizioni proposte all’inizio del documento di partenza mi sembrano una buona base: 1) educazione alla convivenza civile; 2) educazione alla cittadinanza; 3) educazione politica; 4) educazione alla democrazia. Andrebbero specificate ulteriormente, senza però aggiungere e moltiplicare inutilmente variabili.
    Cerco qui di fare una prima proposta, ancora del tutto provvisoria.
    L’ambito, che chiamerò ancora per comodità Cittadinanza, deve avere questo scopo: formare i cittadini di una democrazia, cioè fornire a quelli che saranno cittadini a pieno titolo gli strumenti per partecipare alla vita civile e politica della democrazia, cioè per informarsi e deliberare. Gli strumenti quindi di cui devono disporre sono: la conoscenza delle istituzioni in cui vivono e quindi dei diritti e dei doveri dei cittadini; la conoscenza degli snodi del percorso storico che le ha prodotte; la consapevolezza dei principi che le animano; la capacità di riconoscere e applicare quei diritti e doveri; la capacità di muoversi autonomamente per trovare le conoscenze utili a giudicare e deliberare. Questo è quanto basta, perché tutte le singole questioni (ambiente, salute, interculturalismo ecc.) sono i contenuti in cui ci si muove partendo dai punti di orientamento fondamentali. L’aspetto pratico (saper essere dei cittadini) è il punto di arrivo, che presuppone però anche dei saperi codificati (conoscenza delle istituzioni, della storia e dei principi).
    Questa è solo una proposta provvisoria, ma serve a suggerire come potrebbe essere impostato il Portale.
    La parte di “Biblioteca” deve coprire dei contenuti indispensabili: Costituzione, Leggi, Trattati europei, Carte Onu ecc. (sia le fonti che documenti esplicativi); informazioni storiche fondamentali (es. sulle rivoluzioni politiche moderne, sulla storia dei sistemi elettorali, sulla storia del diritto del lavoro, sull’evoluzione del diritto internazionale ecc.); testi e sintesi delle teorie filosofiche moderne legate all’evoluzione della democrazia (sia i testi che commenti e analisi, ordinati in modo leggibile). A questi contenuti “rigidi” si possono aggiungere strumenti didattici di vario tipo (presentazioni, schemi, multimedia ecc.) su questi stessi contenuti. Infine, sempre qui, si può fare un archivio speciale di “questioni controverse” (es.: jus soli, suicidio assistito, accoglienza migranti ecc.) con documentazione e argomentazioni pro e contro le soluzioni possibili.
    Nella parte “Notizie” bisogna essere selettivi. Bisogna mettere certo le notizie politiche più importanti che hanno risvolti istituzionali o sociali significativi (es. la crisi di governo in Italia o la sentenza della Corte costituzionale inglese sulla sospensione del Parlamento), ma anche quelli che hanno importanti risvolti di tipo etico (la sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato) e quelli che guardano a trasformazioni politiche e sociali in corso lontano da noi, in altre democrazie, o anche in altri regimi politici (le proteste a Hong Kong, le elezioni in Tunisia ecc.). Bisogna insomma selezionare in un mare magnum, senza farsi imporre le priorità dai media, ma guardando oltre. In ogni notizia bisogna mettere dei link che rimandano alla Biblioteca, cioè al sapere codificato. Es.: articolo sulla crisi di governo, al suo interno link all’art. 94 sulla fiducia; oppure: articolo su Hong Kong, link alla storia della Cina comunista e dei rapporti con Hong Kong; ecc. Ovviamente i link possono essere più di uno all’interno di ogni articolo. Così, dall’articolo di attualità il lettore-studente può iniziare un percorso già seguendo i link.
    Il metodo da seguire da parte dei docenti che usano questi materiali, e quindi preliminarmente nello strutturarli sul sito, deve muoversi sempre su due livelli: conoscenza dei fondamentali; argomentazione. La conoscenza dei fondamentali avviene costruendo e utilizzando quelle parti di Biblioteca (Leggi, Storia, Principi filosofici ecc.) che sono gli “archivi” di questo sapere; l’argomentazione si realizza con discussioni su “argomenti controversi”. Questi permettono infatti di mettere a fuoco principi e conoscenze di fatto in funzione di un singolo problema; in più, costringono a ragionare per difendere o criticare una posizione. Devono quindi avere una funzione centrale. Una parte della Biblioteca può essere dedicata appunto agli “argomenti controversi”, come si diceva.
    Quanto alla suddivisione delle rubriche, io proporrei di partire dalle cose che ho esposto all’inizio:
    – Istituzioni (italiane, europee, internazionali)
    – Storia (delle istituzioni politiche moderne)
    – Filosofia (delle istituzioni politiche moderne; etica, politica e società)
    – Società (problemi della vita sociale: lavoro, rapporti tra i generi, minoranze ecc.)
    – Geopolitica (carte, rapporti politici internazionali ecc.)
    – Economia (un minimo sulle conoscenze di base; problemi economici attuali)
    – Scienza e tecnologia (che include anche l’alfabetizzazione al web)
    – Questioni controverse

    Un caro saluto a tutti,
    Mauro

    #404
    Angelo Bersini
    Partecipante

    Mi sembra tutto pienamente condivisibile. L’unica perplessità è sulla suddivisione in rubriche. Terrei in qualche modo distinte quelle che, diciamo così, “descrivono il presente” da quelle contengono strumenti per interpretarlo (storia e filosofia), mentre le “questioni controverse” anziché riunirle in una rubrica a se stante le lascerei all’interno di ciascuno degli ambiti a cui esse appartengono legandole più strettamente alla parte “descrittiva”.

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