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Raccolta domiciliare dei rifiuti e senso civico

Raccolta domiciliare dei rifiuti e senso civico

da | 13 Apr 2021 | raccolta differenziata, rifiuti | 0 commenti

aggiornato
lug 2021

Raccolta domiciliare dei rifiuti e senso civico: a che punto siamo?

 

La parte dei cittadini

 Negli ultimi anni si sono sviluppate importanti trasformazioni nel settore dei servizi pubblici locali, che si occupano della distribuzione dell’acqua e della raccolta dei rifiuti prodotti da famiglie e imprese. Su tali questioni da un lato si registra la crescita complessiva del costo dei servizi e, da un altro lato, la sempre più accentuata sensibilità dell'opinione pubblica sui temi della qualità dell'ambiente, soprattutto quando si profilano rischi, effettivi o presunti, a minacciare il “nostro” territorio.

Entro questa crescita della sensibilità ambientalista un’attenzione particolare riguarda le modalità di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Senza entrare nel dibattito sulle soluzioni di governance - tra pubblico e privato - delle imprese che operano la raccolta dei rifiuti, si può guardare a queste aziende da un punto di vista particolare: la speciale relazione che intrattengono con i cittadini – tutti i nuclei familiari, quasi ogni giorno.

La parte del servizio pubblico

La relazione con gli utenti risulta infatti caratterizzata dai due caratteri della capillarità e della quotidianità nell'erogare un servizio che condiziona in modo immediato e diretto la qualità dell'ambiente in cui le persone vivono. Più o meno tutti i giorni tutte le utenze, cioè l’insieme dei cittadini, beneficiano del servizio di raccolta dei rifiuti. I numeri sono eloquenti: nel 2019 ogni cittadino italiano (bambini compresi) ha prodotto 499 chilogrammi di rifiuti. Alcuni tipi di rifiuti vengono depositati in cassonetti specifici; in altri casi la soluzione porta-a-porta segue un calendario settimanale: la carta viene raccolta il lunedì e la plastica il mercoledì, ad esempio.

In altri quartieri il calendario può mutare per vincoli organizzativi ma l’obiettivo è chiaro: differenziare accuratamente tipi diversi di rifiuti, per realizzare un duplice obiettivo:

  • renderne più agevole il riciclaggio per usi futuri
  • minimizzare la frazione non riciclabile.
Raccolta domiciliare dei rifiuti e senso civico

Un progresso incoraggiante

Ai singoli cittadini e alle famiglie viene chiesta una sistematica collaborazione: seguire il calendario che prevede – giorno dopo giorno – il ritiro di carta, plastica, vetro oppure il cosiddetto “residuo indifferenziato”, destinato ad essere smaltito in una discarica o nell’inceneritore.

Il meccanismo è delicato: occorrono attenzione, disponibilità, pazienza. Oltretutto gli utenti pagano tariffe che di solito non dipendono né dalla quantità di rifiuti domestici prodotti, né dall’attenzione con cui sono stati differenziati. Detto in altri termini: non esistono premi per chi partecipa al gioco della raccolta differenziata. Si può, comunque, non partecipare al gioco e cacciare tutto nel sacchetto dell’indifferenziato, senza timore di essere scoperti e sanzionati. Ma c’è chi sta al gioco. Ci sono sempre più italiani che si impegnano a differenziare i rifiuti, a conferirli nei tempi e nei modi indicati dalle aziende incaricate del servizio di raccolta, separando con scrupolo carta, plastica, vetro, rifiuti organici, metalli.

Nel corso del tempo questi italiani sono cresciuti di numero, e così la raccolta differenziata è arrivata a coprire nel 2019 il 60% dei rifiuti urbani, anche se le norme europee avevano prescritto di raggiungere questa soglia qualche anno prima.

 

Efficienza e civismo

Il meccanismo della raccolta differenziata dipende dal realizzarsi di due condizioni diverse:

  1. la capacità dell’azienda di raccolta dei rifiuti di svolgere con regolarità il servizio (vuotare cassonetti e campane o ritirare puntualmente rifiuti porta a porta),
  2. la disponibilità dei cittadini a conferire i diversi tipi di rifiuti rispettando il calendario previsto.

Ammesso, e non concesso, che l’azienda di igiene urbana sia efficiente, Il motivo che induce i cittadini ad accollarsi questi costi si chiama “capitale sociale”, un orizzonte di moralità quotidiana liberamente vissuta verso gli altri e verso le istituzioni.

Detto In termini più generali: la qualità della gestione dei rifiuti urbani è il punto d’incontro tra due dimensioni distinte: l’efficienza delle aziende e la dotazione di capitale sociale del territorio.

Non meraviglia quindi che la geografia della raccolta differenziata assomigli alla geografia del capitale sociale, così come emerge da una lunga tradizione di studi.


 

Un panorama differenziato

La tabella a fianco (fonte Ispra) riporta la relazione tra la dotazione di capitale sociale delle regioni, rilevata nel 2015 e la percentuale della raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani, rilevata nel 2019: la linea di tendenza è chiara: più è alto il capitale sociale di una regione, più tende ad essere alta la quota di rifiuti differenziati. In generale tale percentuale diminuisce dal Nord verso Sud, con valori minimi in Sicilia.

Occorre comunque aggiungere che, entro le singole regioni, le condizioni della raccolta differenziata non sempre sono omogenee, dal momento che nella stessa regione possono coesistere più aziende che si occupano della raccolta dei rifiuti urbani con livelli di efficienza diversi.

 

La tabella mostrata sotto, con a fianco un grafico a dispersione, riporta, per ogni regione, i due dati di capitale sociale e percentuale di raccolta differenziata.

 

Raccolta domiciliare dei rifiuti e senso civico
Raccolta domiciliare dei rifiuti e senso civico

Riferimenti bibliografici

Cartocci, R. e Vanelli V. Una mappa del capitale sociale e della cultura civica in Italia, in L’Italia e le sue regioni. L’età repubblicana, Istituto della Enciclopedia italiana, vol. IV, pp. 17-36, 2015

Cartocci, R. Mappe del tesoro. Atlante del capitale sociale in Italia ? (Il Mulino 2007)

ISPRA, Rapporto rifiuti urbani. 2020.

, R.D, Le tradizioni civiche delle regioni italiane, Milano, Mondadori, 1993.

Aggiornamenti dalla stampa on-line
a cura della redazione di Civitas


Subito politiche attive per incentivare le aziende che riciclano

28 luglio 2021 - HuffPost - Confimi Industria Confederazione del Manifatturiero privato italiano

L’Italia può guardare con ottimismo e fiducia alla sfida che l’Unione Europea pone per i nuovi obiettivi di riciclo meccanico delle plastiche. Da Bruxelles, infatti, sono arrivate indicazioni precise: ogni Paese deve riciclare i rifiuti di imballaggio in plastica pari o superiore al 50% rispetto all’immesso nel 2025 e del 55% nel 2030, mentre i contenitori per liquidi fino a 3 litri devo contenere plastica riciclati pari al 25% al 2025 e del 30% al 2030. Eppure, a livello nazionale, ancora non si riscontrano politiche attive per promuovere e incentivare le aziende che riciclano o rigenerano materie plastiche pre- consumo e post-consumo, un comparto chiaramente strategico in ottica di economia circolare e transizione ecologica. Aziende che hanno scelto di fare sistema in Assorimap, associazione che ho il piacere di presiedere. E, per dare conto del peso che queste aziende hanno nel nostro Paese, basti pensare che reimmettendo nel ciclo produttivo scarti, rifiuti o avanzi di materie plastiche rigenerati o riciclati, trattano circa il 90% dell’intera quantità prodotta a livello nazionale.  (continua a leggere)


Rifiuti, record del riciclo: «Italia oltre i target al 73%»

25 luglio 2021 - Il Sole 24Ore - J.G.

Ruini: «Per quantità rigenerate siamo secondi solo alla Germania». Oltre 371mila tonnellate di acciaio riciclato e 9,5 milioni di imballaggi. Noi italiani abbiamo il viziaccio di maltrattarci, però i dati del Conai sul riciclo dei rifiuti dimostrano che nel 2020 abbiamo stravinto ogni primato ambientale precedente: l’Italia ricicla il 73% degli imballaggi che usa. Una cifra di confronto: l’Europa ha fissato il riciclo del 65% degli imballaggi come obiettivo futuro per il 2025. Se al riciclo fisico di materiale si somma anche il riutilizzo energetico come combustibile, il totale di imballaggi sottratti alla discarica è l’83,7%. In totale, quasi 11 milioni di tonnellate di risorse che non sono state sepolte nelle discariche. «Le nostre prime stime, a inizio anno, parlavano di un 71%: alcuni di noi lo vedevano come un eccesso di ottimismo per un anno difficile come il 2020. Invece, le previsioni si sono rivelate addirittura troppo prudenti», conferma nel presentare la relazione generale il presidente del Consorzio nazionale imballaggi Conai, Luca Ruini. «Il tasso di riciclo più alto che il nostro Paese abbia conosciuto». Laura D’Aprile, direttrice generale al ministero della Transizione ecologica aggiunge che «nel riciclo degli imballaggi l’Italia conferma la leadership; il Sud cresce quasi quanto il Nord e verrà ulteriormente sostenuto con gli investimenti previsti nel Pnrr». (continua a leggere)