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Immigrazione e criminalità

Immigrazione e criminalità

da Chiara Ciucci | 7 Ott 2022 | criminalità, fenomeni migratori, immigrazioni

Immigrazione e criminalità

Immigrazione e criminalità è tratto da Immigrati-criminalità, un legame smentito dai dati, apparso il 7 ottobre 2022 su LaVoce.info a firma di Chiara Ciucci. Nel discorso pubblico spesso si sente associare l’aumento degli stranieri residenti in Italia a un “problema di sicurezza”. Ma nonostante i richiedenti asilo crescano in Italia, Francia e Germania, i tre paesi sono sempre più sicuri.

Discorsi da bar

Una narrazione politica diffusa, costante e coerente con sé stessa, che trova riscontro in un pregiudizio altrettanto diffuso e lo alimenta,  abbina criminalità a immigrazione – sia regolare che irregolare – sfruttando la percezione di diversità “dello straniero”, per plasmarla nel sentimento della paura. Ma se fosse vero che maggiore immigrazione in Italia – e in Europa – porta con sé un innalzamento degli indici di criminalità, bisognerebbe riscontrare un aumento dei reati a livello nazionale e internazionale, visto che i numeri dei richiedenti asilo sono in aumento. Vale la pena verificare se le cose stiano davvero così.

 

Aumento degli immigrati e sicurezza

Stando ai dati Eurostat, negli ultimi dieci anni in Francia, Germania, Italia e Spagna, c’è stato un notevole aumento del numero dei richiedenti asilo: Madrid è passata da 2.350 nel 2012 a 62.050 nel 2021, con un picco di 115.175 richieste nel 2019. Roma registrava 17.170 domande nel 2012, mentre nel 2021 il numero è salito a 45.200. Parigi e Berlino invece sono passate, rispettivamente, da 54.265 e 64.410 nel 2012 a 103.790 e 148.175 nel 2021.

Il rapporto Istat 2022 conferma questa tendenza per l’Italia, aggiungendo che l’ultimo decennio è stato caratterizzato dal radicamento sul territorio dei migranti arrivati in precedenza, oltre che da un rilevante mutamento dei nuovi flussi in arrivo: gli ingressi per motivi di lavoro infatti si sono notevolmente ridotti, mentre sono rimasti stabili i numeri degli ingressi per il ricongiungimento familiare e sono aumentati quelli dei migranti in cerca di protezione internazionale, di cui i profughi ucraini sono il più recente esempio.

Nonostante gli aumenti dei richiedenti asilo, non si è registrato nello stesso periodo un aumento della criminalità in Italia, Francia e Germania; l’unica eccezione è la Spagna. Facendo riferimento ancora una volta a Eurostat e agli indici di criminalità, nel nostro paese i “sospettati e delinquenti” erano 501 mila nel 2012. I dati dello scorso anno segnalano una diminuzione: sono 403.52 mila.

È vero, però, che il tasso di criminalità è maggiore tra i residenti stranieri che tra gli “autoctoni”, ma il dato necessita di una considerazione: bisogna ricordare, infatti, che gli stranieri rappresentano solo il 10 per cento della popolazione, ma si concentrano principalmente nelle fasce più fragili: sono più poveri, svolgono lavori meno qualificati, spesso vivono ai margini della società. E sappiamo che c’è un nesso fra condizioni economiche, diritti e rischio di finire nelle maglie della criminalità.

I numeri della criminalità

Il Ministero dell’Interno ha reso noto che il numero di reati commessi in Italia tra gennaio e novembre 2021 è del 5,4 per cento inferiore a quello del 2013: allora erano stati denunciati 2,86 milioni di reati complessivi, nel 2021 1,84 milioni.

Vediamo quali tipologie di reati sono aumentate e quali diminuite negli anni scorsi. Stando sempre ai dati del Ministero dell’Interno, sono calati i delitti: in particolare, il loro numero totale è sceso del 7,1 per cento rispetto al periodo agosto 2019-luglio 2020. Se si considera che nel 2020, per diversi mesi, l’Italia ha vissuto in lockdown a causa della pandemia, l’ulteriore calo di questo dato assume un valore ancora più positivo. Sono diminuiti gli omicidi (-6,4 per cento), le rapine (-3,8 per cento), i furti (-12,8 per cento). Sono significativamente aumentate invece le truffe (+16,2 per cento).

Immigrazione e criminalità

Stranieri e carcere

I dati degli stranieri nelle carceri meritano una riflessione a parte. Come ricorda l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, al 31 dicembre 2020 negli istituti penitenziari italiani erano presenti 53.364 detenuti dei quali 17.344 con nazionalità diversa da quella italiana: il 32,5 per cento dei carcerati era quindi di origine straniera. La percentuale si è mantenuta pressoché costante nel corso degli ultimi 12 mesi.

Dai dati dell’ultimo rapporto si apprende che, sempre al 31 dicembre 2020, i principali reati per cui i detenuti stranieri si trovavano reclusi sono: reati contro il patrimonio, reati contro la persona, violazione delle norme sugli stupefacenti. Mentre bassissima è la quantità di reclusioni per associazione di stampo mafioso (250 detenuti stranieri si trovavano ristretti per questa ragione contro gli oltre 7.024 detenuti italiani), e per violazione delle leggi sulle armi (769 gli stranieri e 8.628 gli italiani). È un dato importante, come si legge nel rapporto, che può dire molto contro la narrazione della pericolosità sociale della popolazione non italiana.

Va poi sottolineato che, lungo una fascia temporale più ampia, il numero di stranieri detenuti è notevolmente diminuito (figura 3).

Immigrati e sistema giudiziario

Questi dati necessitano di ulteriori specificazioni: si è sottolineato che generalmente gli stranieri, regolari e non, commettono crimini differenti rispetto a quelli che commettono gli italiani. Si tratta perlopiù di crimini considerati meno gravi, e questo si rispecchia nella diversa durata della pena. Come mostrano i dati Antigone, i detenuti stranieri costituiscono quasi la metà del totale dei condannati a pene inferiori a un anno: appena il 12 per cento dei detenuti stranieri sconta invece pene superiori ai 20 anni. Un numero ancora inferiore nel caso dell’ergastolo, la pena più grave: per Antigone solo il 6 per cento dei condannati al carcere a vita in Italia è di nazionalità straniera.

Sui numeri dei detenuti stranieri, in più, incide la maggiore difficoltà che incontrano con il sistema giuridico italiano, per la lingua, l’ignoranza dei propri diritti, cosicché più difficilmente, sottolinea Antigone, riescono ad accedere a detenzione domiciliare, regime di semilibertà e altre misure alternative al carcere.

In conclusione, le posizioni di chi associa immigrazione (regolare e non regolare) e criminalità sono sommarie, incuranti della complessità del problema e sostanzialmente infondate.