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Gli attori della privatizzazione Telecom

Gli attori della privatizzazione Telecom

da | 3 Dic 2021 | Internet, Telefonia

Gli attori della privatizzazione Telecom . Quella di Telecom è la storia di una privatizzazione mai completata. Con lo Stato che, attraverso la prima, la seconda e anche la terza Repubblica, è sempre rimasto a disturbare la «linea». Di questa storia vanno ricordati quattro capitoli che l'hanno condizionata fino a oggi: lo sbarco in Borsa del titolo Telecom, avvenuto nell'ottobre del 1997, l'Opa lanciata da Roberto Colaninno e soci nel '99, l'acquisto da parte di Marco Tronchetti Provera del 2001 e nel 2007 la presa del controllo da parte di Telco, costituita dalle banche italiane e dalla spagnola Telefonica. Fino ai giorni di oggi (dicembre 2021) con il controllo esercitato dalla francese Vivendi e la dichiarazione di interesse del fondo americano KKR.

Nel seguito un breve profilo dei diversi attori in campo.

FiberCoop

FiberCop S.p.A. è un'azienda italiana che opera nel mercato delle infrastrutture di rete, fornendo agli operatori autorizzati servizi di accesso alla propria Rete Secondaria passiva.. La società è operativa dal 1º aprile 2021. Sono confluite all'interno della nuova realtà la rete secondaria di TIM e la rete in fibra ottica sviluppata da Flashfiber, la joint venture creata da Telecom Italia (80%) e Fastweb (20%). La società è controllata per il 58% da TIM, per il 37,5% dal fondo KKR e per la restante quota da Fastweb.

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Open Fiber

Open Fiber S.p.A. è un operatore all'ingrosso nel mercato italiano di infrastrutture di rete, posseduto con quota paritaria da Enel e CDP Equity. Enel Open Fiber S.p.A., fu costituita nel mese di dicembre del 2015 e detenuta interamente da Enel. Nel giugno 2016, Enel intraprese le trattative con CDP Equity e F2i SGR ambendo a una futura integrazione tra Open Fiber e Metroweb. Il primo passo fu la sottoscrizione dell'aumento di capitale di Open Fiber che condusse alla creazione di una joint venture paritetica tra Enel e CDP Equity. Il passo successivo fu l'acquisizione – in data 20 dicembre 2016 – dell'intero capitale di Metroweb da parte di Open Fiber, alla quale seguì la fusione per incorporazione di Metroweb in Open Fiber, approvata dal consiglio di amministrazione il 13 gennaio 2017 e perfezionatasi nel primo trimestre del 2017.

Open Fiber nasce per realizzare un’infrastruttura di rete a banda ultra larga (BUL) interamente in fibra ottica FTTH (Fiber To The Home) in tutte le regioni italiane. Per realizzare il progetto è stato scelto scelto un modello di business “wholesale only” così da garantire un libero accesso a tutti gli operatori interessati, a parità di condizioni, fornendo agli utenti una vasta possibilità di scelta.

La missione di Open Fiber persegue gli obiettivi previsti dall’Agenda Digitale Europea, dalla Strategia Italiana per la banda ultra larga e dalla Gigabit Society. Un piano che permette di stabilire i livelli minimi di connettività in tutti i Paesi europei per cittadini, istituzioni e aziende.

Nel mese di Ottobre (2021) Enel ha ceduto il suo pacchetto (50%) al fondo Mcquaire per il 40%, e il restante 10% ad Cdp Equity che sale in questo modo al 60%.

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Telecom Italia Sparkle

Telecom Italia Sparkle S.p.A. è un'azienda italiana di telecomunicazioni controllata da Telecom Italia di cui gestisce la rete di tipo Tier 1. Attraverso Seabone (South East Access backBONE), la dorsale in fibra ottica basata su tecnologia DWDM che, in Europa, in America, in Asia e nel resto del mondo, Telecom Italia Sparkle provvede a fornire il routing internazionale per la maggior parte del traffico telefonico e dati generato dall'utenza di Telecom Italia, oltre a rivendere servizi a terzi. È il settimo operatore mondiale del settore ed il secondo in Europa.

Ha una rete di 560 000 chilometri in fibra ottica con una capacità di trasmissione di 24 terabit (2 milioni di volte di più delle fibre urbane), estesa dal Mar Mediterraneo, all'Oceano Atlantico e Indiano, ceduta a 500 clienti, tra cui Google e Facebook. Dai cavi Sparkle, ad esempio, passa l’80% del traffico internet di Israele. È l'unica compagnia occidentale ad aver aperto un Point of presence in Iran.

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Cassa Depositi e Prestiti

La Cassa Depositi e Prestiti (CDP) è un'istituzione finanziaria italiana, sotto forma di società per azioni, controllata per circa l'83% da parte del Ministero dell'economia e delle finanze e per circa il 16% da diverse fondazioni bancarie.
La CDP opera all'interno del sistema economico italiano essenzialmente come una banca di Stato, avendo fra le sue diverse attività principali anche la partecipazione nel capitale di rischio delle medie e grandi imprese nazionali, quotate e non, profittevoli e ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese.

La principale fonte di raccolta delle risorse finanziarie è costituita da tutto il risparmio postale italiano che CDP gestisce dal 1875. A quest'ultimo, pari a circa 275 miliardi di euro, si aggiunge la raccolta obbligazionaria effettuata sui mercati, sia presso investitori istituzionali sia al dettaglio. Il principale impiego delle risorse finanziarie è rappresentato dai prestiti verso lo Stato e le amministrazioni locali, dall'investimento nel capitale di rischio di imprese italiane che operano anche all'estero e dalla partecipazione in progetti immobiliari, infrastrutturali e finanziari ritenuti strategici per lo sviluppo dell'economia nazionale.

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Fastweb

Fastweb S.p.A. è un'azienda italiana di telecomunicazioni specializzata nella telefonia terrestre e nelle connessioni a banda larga; è parte del gruppo delle comunicazioni svizzero Swisscom. In Italia opera nel settore della telefonia mobile 4G e 5G come operatore virtuale sotto la rete di Wind Tre e TIM.

Per numero di clienti è in Italia il terzo operatore di telefonia fissa (15,2% del mercato al 31/12/2020) dopo TIM e Vodafone Italia]. La società nel 2000 è stata quotata presso la Borsa valori di Milano, ma nel 2011 il titolo è stato delistato, a seguito dell'offerta pubblica di acquisto promossa da Swisscom.

Nel 2016 Fastweb ha annunciato una Joint Venture con TIM, denominata Flash Fiber, per portare la fibra fino alle abitazioni. Grazie a questo accordo, entro il 2020 Fastweb ha dichiarato che il numero di unità abitative e sedi business coperte dalla propria rete FTTH è passato dai 2 milioni iniziali a 5 milioni, cioè il 20% della popolazione italiana. Nel giugno 2019 Fastweb ha annunciato di aver siglato un accordo strategico, di durata decennale, tramite il quale Fastweb dovrebbe utilizzare la rete mobile di Wind Tre per la condivisione delle sue attività come operatore mobile virtuale (attività fino ad allora gestita da TIM) e lo sviluppo della tecnologia 5G; contemporaneamente, Fastweb fornirà a Wind l'accesso wholesale alla sua rete in fibra ottica in banda ultralarga FTTH e in FTTC.

A fine 2020 Fastweb lancia la rete Ultra FWA e inoltre con un upgrade tecnologico la velocità di connessione a 2,5 gigabit al secondo su FTTH.

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Il fondo KKR

KKR & Co. L.P. (precedentemente conosciuta come Kohlberg Kravis Roberts & Co.) (NYSE: KKR) è un operatore internazionale di private equity, specializzato nel segmento di leveraged buyout, con sede a New York. Dalla sua fondazione la società ha completato oltre $ 400 miliardi in transazioni nel settore del private equity, nel 2017 la somma amministrata è di $ 153 miliardi. Dal luglio 2010 è quotato alla Borsa di New York.

La Società è stata fondata nel 1976 da Jerome Kohlberg, Jr. e dai cugini Henry Kravis e George R. Roberts, che avevano precedentemente lavorato insieme alla Bear Stearns, dove avevano completato alcuni dei primi leveraged buyout. Dalla sua fondazione, KKR ha compiuto investimenti in oltre 160 società target, effettuando almeno un investimento all'anno, ad eccezione del 1982 e del 1990. La prima operazione nel 1977 con l'acquisizione di AJ Industries.

Nel 1987 si dimette Jerome Kholberg jr: ha 61 anni e in seguito fonda la sua società di private equity, la Kohlberg & Co.

L'attuale presidente del fondo è David Petraeus, ex direttore della CIA e ex comandante in capo delle forze di coalizione presenti in Afghanistan, dove ha guidato anche il contingente italiano.

KKR invia forte segnale d'acquisto per settore tlc europeo
Kkr non ha ancora terminato lo shopping nel settore europeo delle telecomunicazioni. Il nuovo oggetto dei desideri del gigante statunitense del private equity è una quota leggermente inferiore alla metà della rete da 52.000 chilometri di cavi in fibra ottica controllata dall'operatore spagnolo Red Electrica (Ree). La società ha già acquisito la spagnola Masmovil, ha approcciato l'operatore olandese Kpn e punta a Telecom Italia (Tim) con un'operazione da 33 miliardi di euro. Per gli investitori del settore poco amato, il messaggio dovrebbe essere forte e chiaro. (continua a leggere)

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Il Gruppo Macquarie

Gli attori della privatizzazione TelecomIl Gruppo Macquarie o Macquarie Group Limited (soprannominata dai media australiani: "The Millionaire Factory", la fabbrica di milionari) è una banca d'investimenti australiana ed un gruppo di servizi finanziari diversificati, consigliere finanziario ed erogatrice di servizi per gestione di fondi di investimento per aziende, istituzioni e clienti al dettaglio in tutto il mondo. Ha sede a Sydney Macquarie è la più grande banca d'investimenti australiana ed una delle migliori come consigliere in fusioni e acquisizioni in Australia. In Australia è quotata (ASX:MQG) ed è regolata dal regolatore bancario australiano APRA, come proprietaria di Macquarie Bank Limited. Dopo l'acquisizione da parte della società del parco di divertimenti Dreamworld, venne creata la società Ardent Leisure.

Il logo del gruppo rappresenta lo Holey dollar (Dollaro bucato), la prima coniazione australiana, creata dal governatore Macquarie per controllare la carenza di valuta che avrebbero dovuto affrontare i primi coloni australiani.

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Il gruppo Vivendi

Vivendi SA (precedentemente conosciuta con il nome di Vivendi Universal) è una società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni, con Universal Music Group, il gruppo di pay TV Canal + e Havas, il gruppo editoriale Editis. È anche azionista di TIM con il 23,68% e di Mediaset con il 28,8%. Vivendi è quotata all'Euronext di Parigi nell'indice CAC 40.

Nel giugno 2014 l'assemblea generale del gruppo convalida l'arrivo di Vincent Bolloré a capo del consiglio di vigilanza mentre Arnaud de Puyfontaine è nominato CEO del gruppo. Tre mesi più tardi, in settembre, Vivendi annuncia la vendita della partecipazione in GVT all'operatore spagnolo Telefónica per 7,2 miliardi di euro, ovvero 4,66 miliardi in contanti, contro una quota del 7,4% in Telefonica Brasil e il 5,7% in Telecom Italia. L'accordo è finalizzato nel maggio 2015. Nel marzo 2016 Vivendi entra in Telecom Italia, determinando la seguente composizione azionaria: Vivendi 23,94%, altri investitori esteri 57,20%, investitori italiani 14,33%, Norges Bank (Norvegia) 3,45%, azioni proprie 1,08% (continua su Wikiipedia).

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Telefonica

Telefonica è una compagnia di telecomunicazioni spagnola, operante principalmente in Spagna e America Latina; è una delle più grandi società mondiali di telecomunicazioni fissa e mobile, quarta in termini di numero di clienti e quinta nel valore di mercato totale. Fondata nel 1924, Telefonica era il solo operatore telefonico in Spagna fino alla liberalizzazione del mercato avvenuta nel 1997, e nel 2004 aveva ancora una posizione dominante con oltre il 75% del mercato.

A febbraio 2007 Telecom Italia era entrata in trattativa con Telefónica per l'entrata di quest'ultima in Olimpia, la holding che controlla il 18% dell'ex monopolista italiano, poi sospesa. Ma nel marzo 2007 l'azienda è tornata a interessarsi a Telecom, e il mese dopo ha creato una cordata con Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo, e Benetton, la quale il 28 aprile 2007 ha lanciato un'offerta per l'acquisto di Olimpia da Pirelli; essa è stata accettata dall'azienda di Tronchetti Provera e si è concretizzata il 24 ottobre dello stesso anno.

Dopo l'uscita di Benetton, Telefonica possiede il 46,179% di Telco che possiede il 22,447% di Telecom Italia. A settembre 2013 Telefonica aumenta la partecipazione in Telecom Italia: avrà il 66% di Telco, di cui il 46,2% con diritto di voto, Generali il 19,32%, con diritto di voto per il 30,6%, e Intesa Sanpaolo e Mediobanca il 7,34% entrambe, con diritto di voto pari all'11,6%. Da gennaio 2014, previo parere favorevole dell'autorità Antitrust, Telefónica potrà salire al 100% di Telco. A settembre Telco vende la propria quota di Telecom al gruppo Vivendi.

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Paul Elliot Singer

Paul Singer è il fondatore e partner del fondo Elliott Management Corporation, uno tra i maggiori fondi hedge americani, specializzati nell'azionismo attivista, nell'acquisizione di imprese che hanno potenziale di miglioramento e di debiti sovrani. Vari investimenti effettuati dai fondi amministrati da Paul Singer hanno riguardato i debiti dei Paesi in default.

Nel marzo 2018, Elliott entra di nuovo in Telecom Italia, società controllata dal gruppo francese Vivendi di Vincent Bolloré, dichiarando inizialmente una partecipazione inferiore al 3%, che in seguito è cresciuta fino al 6% in borsa. Paul Singer ha mosso critiche all'amministrazione di Telecom Italia da parte di Vivendi su diversi fronti, come la governance aziendale, la valutazione del titolo, le strategie e le relazioni con le autorità italiane. Elliott ha sostenuto che tutti questi elementi potrebbero essere migliorati con l'aiuto di un nuovo consiglio indipendente. Singer accusa anche Vivendi di trovarsi (nel caso Telecom Italia) in conflitto di interessi a causa dello scontro in atto con Mediaset di Silvio Berlusconi su Premium.

Oltre allo scontro con Mediaset c'è anche il braccio di ferro tra il vertice di Telecom Italia e il governo Gentiloni che vedrebbe di buon occhio lo scorporo della rete con la creazione di due società (una per i servizi, una per il network) e un'intesa tra Telecom e Open Fiber, una società di Enel e della CDP, Cassa Depositi e Prestiti. Vivendi non è d'accordo. Nello stesso mese CDP, controllata dal Tesoro italiano, entra in Telecom con una quota del 4,26%. Nell'assemblea del 4 maggio 2018 il ribaltone: il fondo Elliott, appoggiato anche da CDP, vince con il 49,84% dei voti (che gli valgono 10 posti su 15 nel board) mentre Vivendi ottiene il 47,18%. Con il nuovo consiglio d'amministrazione formato da 13 consiglieri indipendenti su 15, compreso il presidente, Telecom Italia diventa, come voluto da Elliott, una public company. Il 7 maggio vengono eletti all'unanimità, con la sola loro astensione, Fulvio Conti presidente e Amos Genish  come amministratore delegato.

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