Attori del processo migratorio

da | 9 Ott 2020 | evidenza, fenomeni migratori, Organismi Internazionali

Quella economica fu e rimane la causa prima del migrare, altre ragioni che hanno indotto grandi masse di persone ad abbandonare la propria terra sono cause di ordine politico, etnico e religioso. Negli anni Trenta del 900 furono di origine politica le migliaia di partenze dalla Germania nazista e dall’Italia fascista, in seguito alla promulgazione delle leggi razziale che privavano gli ebrei di elementari diritti senza i quali la vita diventava invivibile. A spingere chi compie una scelta così dura sono la disperazione e la speranza.

La prima convince che non c’è rimedio alle condizioni di miseria in cui si versa e che il futuro in patria non riserva più alcuna opportunità. La seconda induce a credere che in un’altra terra il futuro sarà migliore. Negli ultimi decenni una nuova causa si è aggiunta a quelle tradizionali che spiegano le ragioni del migrare. Sono la globalizzazione e i suoi effetti, che spostano un numero crescente di individui da un paese all’altro per ragioni di studio e lavoro, oltre che per turismo. Questo fenomeno non coinvolge più grandi masse di persone, ma singoli individui seppure in numero rilevante.

L']immigrazione in Italia ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all'incirca dagli anni 1970, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia italiana nei primi anni del terzo millennio.

Secondo le definizioni fornite dall'ISTAT, la popolazione immigrata non va confusa con la popolazione straniera: la popolazione immigrata è composta da tutti i residenti che sono nati all'estero con cittadinanza straniera, anche se hanno successivamente acquisito la cittadinanza italiana; mentre la popolazione straniera è composta da tutti i residenti che hanno cittadinanza straniera, anche se sono nati in Italia.

Secondo Eurostat, al 1º gennaio 2017 l'Italia era il quarto Paese dell'UE per popolazione immigrata, ovvero nata all'estero, con 6,1 milioni di immigrati, dopo Germania (12,1 milioni), Regno Unito (9,3 milioni) e Francia (8,2 milioni), appena davanti alla Spagna (6,0 milioni). Era invece il terzo Paese dell'Unione Europea per popolazione straniera, con 5 milioni di cittadini stranieri, dopo Germania (9,2 milioni) e Regno Unito (6,1 milioni) e davanti a Francia (4,6 milioni) e Spagna (4,4 milioni). Per numero di stranieri (inclusi gli apolidi) in percentuale rispetto al totale della popolazione residente, l'Italia si classificava al quattordicesimo posto (su 28) nell'Unione Europea (con l'8,3% di immigrati sul totale della popolazione).

Queste scarne cifre mostrano però con una certa evidenza che il problema della migrazione verso l'Italia non è di certo il primo (e nemmeno il secondo) dei nostri problemi e che a volte lo spettro dell'invasione dal Mediterraneo è stato forse utilizzato più per ottenere consensi che per mettere in evidenza un pericolo reale. Per una buona parte degli indicatori siamo in genere l'ultima delle "grandi nazioni" della UE, e per numero di stranieri in percentuale sul totale della popolazione siamo addirittura a metà classifica.

Su questo argomento vale la pena di soffermarsi sui risultati delle indagini commissionate a Ipsos ed all’Osservatorio di Pavia, e presentate a Bologna in questi giorni (ottobre 2020) , la prima sulla percezione del fenomeno migratorio da parte degli italiani e la seconda sulla rappresentazione di migranti e migrazioni nei media, nei primi 6 mesi del 2020 in quotidiani e TG nazionali.  Il dato che più colpisce è quello per cui entrambi i rapporti evidenziano il sovradimensionamento del fenomeno migratorio a livello nazionale, sia sui media che nella percezione dell’opinione pubblica. Se chiediamo agli italiani quali sono per loro i problemi principali, pensando al contesto nazionale 1 italiano su quattro (27%) risponde “migrazioni”, se lo chiediamo a livello del proprio Comune è solo 1 italiano su 10 (12%). Un dato da leggere con l’analisi realizzata dall’Osservatorio di Pavia su come i Media trattano il tema migratorio: meno del 4% nei tg prime time. Continua a leggere l'articolo di Marco Chiesara Presidente di WeWorld apparso sul Huffington Post il 9 ottobre dal titolo II migrante è una persona, non una categoria. Partiamo da qui

 

Chi sono gli attori?

Ovviamente i veri attori di questo processo sono i migranti, con le loro paure, le loro famiglie, le loro speranze e i loro morti. Ma qui intendiamo occuparci degli enti e degli organismi che sono attivi all'interno dei fenomeni migratori con particolare riferimento all’Europa, al Mediterraneo e all’Italia.

Sono un numero elevato; in Civitas ci limitiamo a parlare di alcuni dei principali attori, riconducibili a: organismi internazionali, agenzie della UE, organizzazioni non governative.

Organismi Internazionali

nel seguito riferiamo su due organismi, in particolare: l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).



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Agenzie della UE

Il tema dei flussi migratori è certamente all'attenzione del Parlamento Europeo, del Consiglio della UE e della Commissione, ma in questo articolo ci limiteremo a riferire di due Agenzie della UE che sono di fatto, su questo tema, il braccio (o le braccia) operativo della Unione Europea: l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) e l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO).

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vedi anche le Agenzie Europee

Organizzazioni non governative

Una organizzazione non governativa (ONG) è un'organizzazione senza fini di lucro che è indipendente dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali. Qui parleremo delle ONG che operano nel Mediterraneo e che partecipano al salvataggio di migranti in difficoltà. Le pagine dei nostri giornali hanno ospitato, in questi anni, molti eventi, anche contraddittori, che le hanno riguardato.

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