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Materie prime e semilavorati che mancano

Materie prime e semilavorati che mancano

da | 10 Set 2021 | materie prime | 0 commenti

Materie prime e semilavorati che mancano. Il mondo occidentale esce faticosamente dalla crisi generata dalla pandemi Covid-19, l'economia sembra riprendere slancio e all'improvviso si accorge che mancano molte materie prime e semilavorati quali i microchip. Il produttore svedese di autocarri Scania ha sospeso la produzione di camion, la crisi dei microchip blocca il polo Stellantis di Melfi nel mese di settembre (2021); in generale l'automotive è tutta più o meno in crisi.

Il costo delle materie prime non ha frenato l’interscambio commerciale cinese, che in agosto ha retto ai contagi e alla chiusura dei porti, ma spinge l’aumento dei prezzi alla produzione ai massimi da 13 anni a questa parte facendo registrare in agosto un dato da record: +9,5 in agosto. Anche i prezzi al consumo salgono dello 0,8% rispetto all’1% di luglio. Come è evidente, i problemi più seri restano quelli collegati alla funzionalità della catena produttiva e della logistica. I prezzi dei prodotti alimentari, per il momento, sono in declino, ma in un contesto di sofferenza per le aziende nell’accesso al credito, calano le prospettive sul Pil atteso.

A questo si aggiunge una crisi della logistica: trasporti e stoccaggi. In Italia mancano circa 17.000 camionisti, il sistema dei trasporti via nave è stato messo in crisi da alcuni gravi incidenti verificatisi nel canale di Suez. Nuovo incidente nel Canale di Suez dove una gigantesca portacontainer (la Coral Crystal in viaggio verso Port Sudan sul Mar Rosso, costruita nel 2012, lunga 225 metri e larga 32) ha bloccato per alcune ore il passaggio causando il ritardo del transito di almeno altre quattro imbarcazioni. Già a marzo scorso (2021) si era verificato un episodio simile quando un’altra portacontainer, la EverGiven, rimase bloccata per giorni causando una congestione di 422 navi.

Per i suoi lettori, Civitas seguirà quanto compare di significativo, sulla stampa on line, sul fronte delle materie prime, dei semilavorati, dei trasporti e della logistica in generale.

vedi la tavola degli elementi

vedi la tavola delle terre rare

 

Acciaio


Offerta Usa per risolvere la disputa con Ue su dazi acciaio

10 settembre 2021 - Ansa - Bloomberg

Gli Stati Uniti hanno presentato un'offerta iniziale all'Unione Europea per risolvere la disputa triennale sulle importazioni di acciaio negli Usa. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali l'offerta spiana la strada a una soluzione entro la fine dell'anno. Donald Trump ha imposto nel 2018 dazi del 25% sull'importazioni di acciaio dall'Ue. La proposta americana includerebbe dei contingenti tariffari. (continua a leggere)


In Italia manca l’acciaio e l’Ue ha le sue colpe

8 settembre - HuffPost - Claudio Paudice

Acciai Inossidabili ǀ SUPERMAGICAI dazi insostenibili per le nostre imprese. Tonnellate ferme nei porti di Ravenna e Marghera. Di acciaio ce n’è poco, quel poco che c’è costa caro e una parte di quello già pronto per essere lavorato è bloccato nei porti per vincoli normativi stabiliti dall’Unione Europea. La situazione con cui in questi giorni stanno facendo i conti gli importatori del metallo industriale è tanto grave quanto “paradossale”: così l’ha definita il presidente dell’Ance, l’associazione dei costruttori edili, che lunedì ha lanciato un allarme sui pericoli imminenti per il rilancio economico post-Covid: “C’è il rischio concreto che le opere del PNRR e gli interventi privati relativi al Superbonus non arriveranno nei tempi stabiliti, trasformando in un fuoco di paglia la ripresa in atto”, ha detto Gabriele Buia. Se in larga parte la carenza e i prezzi alle stelle sono un effetto indesiderato dei blocchi produttivi causati dalla pandemia un anno fa, ad aggravare la situazione ci hanno pensato tuttavia le norme europee, (continua a leggere)

Alluminio


Alluminio senza freni dopo il colpo di Stato in Guinea: prezzi al top da 10 anni

7 settembre 2021 - Il Sole 24Ore - Sissi Bellomo

Si intensifica il rally del metallo, già in rialzo di quasi il 40% da inizio anno. Il Paese africano è responsabile di un quarto della produzione mondiale di bauxite. Alluminio senza freni dopo il colpo di Stato in Guinea, che solleva allarme in un mercato che già da mesi è in forte tensione. Il prezzo del metallo, già in rialzo di circa il 40% da gennaio, ha aggiornato il record decennale al London Metal Exchange, spingendosi fino a 2.782 dollari per tonnellata nel primo giorno in cui la borsa londinese ha riaperto il ring alle contrattazioni dal vivo dopo la lunga sospensione dovuta al Covid. (contenuto disponibile su abbonamento)


Alluminio a prezzi record: la Cina produce meno e importa sempre di più

31 agosto 2021 - Il Sole 24Ore - Sissi Bellomo

Le quotazioni a Londra sono salite di un terzo da inizio anno. In più i consumatori europei e nordamericani pagano premi record. Procurarsi metallo non è facile. Nemmeno la variante Delta è riuscita a fermare la corsa dell’alluminio, che non sembra più trovare ostacoli. Le quotazioni del metallo lunedì 30 si sono spinte ai massimi da 13 anni a Shanghai e minacciano di salire ulteriormente anche al London Metal Exchange (Lme), che è rimasto chiuso per festività. Alla Borsa metalli londinese l’alluminio si è già apprezzato di oltre un terzo da inizio anno e dell’80% rispetto ai minimi di marzo 2020, al picco dei lockdown, fino a superare 2.650 dollari per tonnellata... (continua a leggere)

Litio


Scoperto in Europa un enorme giacimento di litio

3 maggio 2021 - QuotidianoNazionale - Andrea Bai 

Scoperto in Europa un enorme giacimento di litio: batterie per 400 milioni di auto elettriche. Ecco dove si trova
Si tratterebbe di uno dei più grandi giacimenti del mondo e consentirebbe al settore automobilistico europeo di non dover dipendere dai fornitori in Asia, Australia e America Latina.  In Germania è stato individuato un ricco giacimento di litio al di sotto del fiume Reno: si tratta di un volume di materia prima capace di soddisfare l'esigenza di produzione di batterie che possono alimentare 400 milioni di vetture. Secondo le informazioni disponibili il giacimento è uno tra i più grandi del mondo. Il metallo si trova raccolto in forma fusa a diversi chilometri di profondità al di sotto della superficie nella valle dell'Alto Reno. La possibilità di sfruttare questo giacimento per l'approvvigionamento di materie prime ora particolarmente appetibili per il settore automobilistico permetterebbe all'industria delle auto europea di non dover più importare il litio dagli estrattori oggi dislocati principalmente in Australia, Cile e Cina, riducendo quindi l'impronta di carbonio rispetto alle attuali condizioni di produzione e trasporto. (continua a leggere)

Coltan


Il nuovo petrolio si chiama Coltan e il Venezuela ne è casualmente pieno

20 febbraio 2019 - The Vision - Roberta Errico

Materie prime e semilavorati che mancanoDa mesi ci viene descritto un Paese sull’orlo del collasso, eppure le ricchezze della Repubblica bolivariana del Venezuela sono invidiabili: il Paese sudamericano conserva nel suo sottosuolo cospicue quantità di oro (le riserve stimate sono intorno alle 15 tonnellate), possiede le più grandi scorte petrolifere del pianeta e negli ultimi anni ha scoperto di avere giacimenti ricchissimi di coltan, un minerale destinato a diventare il petrolio del futuro. ... Fino all’anno scorso, si pensava che i giacimenti di coltan si trovassero in consistenti quantità solo in Congo, Ruanda e Burundi, ma nell’ottobre 2018 il Venezuela ha inaugurato il più grande impianto di estrazione di coltan di tutto il Sudamerica. Al momento dell’inaugurazione, il leader venezuelano Nicolas Maduro, ha dichiarato che l’impianto avrebbe prodotto 7,8 milioni di dollari al giorno di introiti a beneficio della nazione, rilanciando l’importanza del Paese bolivariano sullo scacchiere energetico globale. Coltan, petrolio e oro: sono materie prime che fanno gola e l’instabilità politica del Venezuela rende il Paese una preda appetibile. (continua a leggere)

Microchip


Stellantis, mancano ancora i semiconduttori: 

15 settembre 2021 - Il Fatto Quotidiano

turni ridotti e 900 operai in meno alla Sevel. Sindacati: “Inaccettabile inerzia del Mise”. Stellantis nel mirino dei sindacati. È la conseguenza immediata dell’ultima decisione presa dal gruppo italo francese nato dalla fusione tra Fca e Psa, che mercoledì 15 settembre ha annunciato una riduzione da 18 a 15 dei turni di lavoro settimanali nello stabilimento Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, dove si producono veicoli commerciali. Colpa ancora una volta della carenza di semiconduttori e in particolare di un chip nella centralina Abs Bosch fornita da un impianto malese, si è giustificata la società presieduta da John Elkann, ma le sigle temono sia l’avvio di una riorganizzazione della struttura produttiva che avrà come conseguenza l’eccedenza di oltre 900 operai. (continua a leggere)


Crisi dei chip, Intel prepara investimento in Europa da 95 miliardi

7 settembre  2021 - Il Sole 24Ore - Matteo Meneghello

INTC prezzo e grafico azione — TradingViewL’annnuncio del ceo Par Gelsinger: nuovo impianto in Irlanda (in aggiunta alla nuova capacità produttiva in Usa) - Le mosse degli altri big. Scende anche in campo anche Intel nella corsa dei produttori ad adeguare la capacità produttiva globale alla domanda crescente di semiconduttori. Il colosso americano prepara un investimento in Europa da 95 miliardi di dollari in dieci anni. L’amministratore delegato, Pat Gelsinger, ha dichiarato che il gruppo sta pianificando la costruzione di due impianti per la produzione di microchip in un nuovo sito europeo e che il piano potrebbe potenzialmente espandersi ulteriormente nel corso di oltre un decennio. «Questa nuova era di domanda sostenuta per i semiconduttori ha bisogno di grandi e ampie valutazioni» ha detto Gelsinger, intervenuto a un evento al Motor Show di Monaco di Baviera. Il rivale Taiwan Semiconductor Manufacturing Co, il maggior produttore di chip al mondo, ha detto quest’anno che spenderà 100 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per aumentare la produzione. (continua a leggere)


La guerra dei microchip, anche Google (dopo Apple) produrrà i propri

2 settembre 2021 - HuffPost

Amazon, Facebook, Microsoft, Tesla, Baidu e Alibaba Group Holding sono tutti in corsa per costruire i propri semiconduttori per alimentare i loro servizi cloud e prodotti elettronici. Google sta iniziando a produrre in proprio i microchip per i suoi notebook e PC tablet e secondo quanto riportato da Nikkei Asia potrebbe essere pronta al lancio dei nuovi processori già nel 2023. In un periodo storico segnato dalla carestia dei semiconduttori, i materiali speciali che si utilizzano per realizzare le componenti di base dei chip, la gara alla produzione “in casa” è già iniziata da diversi anni. Anzi, il colosso americano ha rivelato di essersi ispirato al successo ottenuto da Apple nella produzione, e conseguente sostituzione, dei propri microchip all’interno dei Mac. Una gara tra giganti, perché ... (continua a leggere)


Carenza di chip, anche Scania blocca la produzione di camion

30 agosto 2021 - HuffPost

Il produttore svedese di autocarri Scania lunedì sospenderà la produzione di camion per una settimana in Svezia, Francia e Paesi Bassi, a causa della carenza globale di semiconduttori che sta ancora frenando l’industria automobilistica globale. L’America Latina (Argentina e Brasile) vedrà invece uno stop la prossima settimana. La società, parte del gruppo Volkswagen ... (continua a leggere)


La crisi dei microchip blocca il polo Stellantis di Melfi nel mese di settembre

30 agosto - Il Sole 24Ore - Filomena Greco

La fabbrica lucana produce la metà delle autovetture realizzate in Italia dal Gruppo - In settimana si decide sullo sciopero alla Sevel. Per gli stabilimenti italiani di Stellantis si tratta della crisi dei semiconduttori più seria mai registrata finora. Una sorta di “tempesta perfetta” che ha toccato prima Pomigliano, poi il polo Sevel di Atessa e che ora ha bloccato anche la riapertura di Melfi, il più grande degli stabilimenti del Gruppo in Europa. Le previsioni per settembre sono nere: la riapertura slitta al 13 settembre, si potrà garantire la produzione soltanto per cinque giorni, poi toccherà fermarsi per carenza di componenti elettroniche. Le difficoltà di approvvigionamento lungo la supply chain dunque stanno minacciando un comparto che fa fatica a risollevarsi dopo la .. (continua a leggere)


Grosso guaio da Taiwan, Tsmc aumenta i prezzi dei chip fino al 20%

27 agosto 2021 - Il Sole 24Ore - Sissi Bellomo

Il big del settore, con il 31% del mercato, pianifica aumenti di prezzo intorno al 10% per i semiconduttori più avanzati e di circa il 20% per quelli per l'automotive. Microchip non solo introvabili, ma anche sempre più costosi. Il maggior produttore mondiale, Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (Tsmc, forte del 31% delle quote di mercato a livello globale) starebbe pianificando aumenti di prezzo intorno al 10% per i semiconduttori più avanzati e di circa il 20% per quelli meno sofisticati, impiegati nell'automotive. Lo riferiscono fonti del Wall Street Journal. I rincari dovrebbero essere applicati anche ai grandi clienti (uno dei maggiori è Apple) verso fine anno o dal 2022. La società taiwanese, con una lettera inviata a marzo dal ceo C.C. Wei, ha già comunicato ai clienti che non praticherà più sconti nemmeno sugli ordini più importanti, in quanto ha dovuto sopportare un forte aumento del costo delle materie prime. Inoltre deve finanziare un piano di investimenti da 100 miliardi di dollari in tre anni, con cui punta ad espandere la produzione, a fronte delle attuali carenze, e a sviluppare chip più potenti. (continua a leggere)

 

Terre Rare

Indispensabile una politica europea per le materie prime strategiche

13 settembre - HuffPost - Gaetano Fausto Esposito Direttore generale del Centro Studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne e Prof. di Economia Politica

Dalla risposta che l’Ue saprà dare dipenderà non solo una crescita “senza contraccolpi” nei campi del green e del digitale, ma anche la prospettiva di assetti geopolitici meno squilibrati nel prossimo futuro. Transizioni gemelle. L’espressione, che fa riferimento alla necessità di far crescere processi produttivi e sociali più attenti ai temi del green e del digitale, è divenuta familiare in epoca covid e in tutte le strategie per rilanciare l’economia mondiale, a partire dal Next Generation EU europeo. Sviluppare processi produttivi più green e favorire la crescita digitale ha delle importanti implicazioni in termini di impiego dei fattori produttivi e in particolare di consumo di specifiche materie prime. Uno degli aspetti riguarda le cosiddette critical row material e soprattutto le “terre rare”, ossia un gruppo di 17 elementi della tavola periodica (come gallio, indio, rodio, ecc.), che sono diventate indispensabili per qualunque dispositivo elettronico. Oltre che per smartphone e computer, sono fondamentali nel campo dell’energia eolica, solare, elettrica e per le fibre ottiche. Stiamo parlando di elementi come il litio, il berillio, il cobalto, il gallio e molti altri dai nomi poco conosciuti, se non dagli addetti ai lavori, ma che conferiscono particolari proprietà ai moderni dispositivi dalle batterie elettriche, ai motori elettrici, ai laser e ai radar, a tantissimi altri utilizzi. (continua a leggere)

Aumenta anche il pezzo di petrolio e gas

Dopo i lunghi mesi di lockdown, l'attività produttiva ha ripreso ovunque la sua corsa, con un conseguente aumento del fabbisogno energetico. La maggiore domanda ha fatto lievitare i prezzi delle materie prime da cui dipende la produzione energetica: in Europa (e in Italia), petrolio e gas naturale soprattutto. Si tratta di materie prime sempre più difficili da reperire, o per gli elevati costi legati al trasporto o perché presenti in natura in quantità sempre più limitate. Dalla primavera 2020 il prezzo del petrolio è aumentato del 200%, mentre quello del gas naturale ha fatto registare un rincaro del 30% solo nel secondo trimestre del 2021. il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, durante il convegno della CGIL organizzato a Genova lo scorso 14 settembre, ha annunciato: nel prossimo trimestre la bolletta dell'elettricità potrebbe aumentare del 40%.


Energia, ecco perché (e come) rincara la bolletta

14 settembre 2021 - Il Sole 24Ore - Jacopo Giliberto
I prezzi dell’energia potrebbero crescere tra poche settimane fra il 30% e il 40%, se il Governo o l’autorità dell’energia Arera non interverranno per mitigare le bollette di luce e gas togliendo alcune voci di costo che aggiungono peso alla fattura energetica. Il fenomeno non è italiano e non c’è da immaginare dietrologie cospirologiche o una complottologia per far tornare il nucleare in Italia, come alludono i soliti sospettosi dall’umor nero. Semplicemente, in tutto il mondo e in tutta Europa, la domanda di energia corre all’impazzata, le materie prime faticano a stare al passo con la crescita della produzione, la richiesta di metano usato soprattutto dall’industria è altissima e l’offerta bassa, le fonti rinnovabili non bastano a soddisfare il fabbisogno, le normative ambientali fanno rincarare i costi di produzione. (continua a leggere)


Bollette: perché il sistema dei prezzi è fallito (e perché lo pagheremo tutti)

14 settembre 2021 - HuffPost - Claudio Paudice
Non solo boom di domanda e carenza di gas. I rincari mostrano quanto è impervia la strada per la transizione green. Il boom della domanda globale post-Covid, le minori forniture da Russia e Norvegia, l’apporto ancora insufficiente delle rinnovabili, eventi climatici avversi, la grave dipendenza da Paesi stranieri e la contestuale riduzione della produzione interna, il sistema di determinazione dei prezzi a livello europeo. E poi i costi della transizione energetica che, seppur in parte residuale, impattano sul conto finale. C’è un insieme complesso e variegato di fattori dietro l’incremento esponenziale dei prezzi di gas ed elettricità che ora, salvo interventi del Governo, rischia di colpire direttamente le tasche dei cittadini italiani. Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha avvertito sui possibili rincari fino al 40% per le utenze domestiche e industriali, ma ha assicurato che il Governo sta lavorando per mitigare quantomeno il danno per i contribuenti.  (continua a leggere)