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La spesa pubblica (sintesi)

La spesa pubblica (sintesi)

da | 14 Mag 2020 | spesa pubblica, versione semplificata | 0 commenti

La spesa pubblica (sintesi). Si chiama spesa pubblica ciò che uno stato spende ogni anno per fornire servizi ai cittadini e alle imprese. Nel 2019 lo stato italiano ha speso 871 miliardi di euro. Sono molti, sono pochi e gli altri paesi quanto spendono per i loro cittadini? Per rendere confrontabile questo dato dobbiamo tenere conto di quanti sono i cittadini e le imprese del paese con il quale vogliamo misurarci, ma soprattutto della sua ricchezza.

 

la ricchezza di un paese: il PIL

Il parametro di riferimento è il prodotto interno lordo (PIL), ossia il valore dei prodotti e servizi realizzati all'interno di uno Stato in un determinato arco di tempo. Questo valore è quello che risulta da un processo di scambio ovvero, in parole povere, dalla vendita di prodotti e servizi: questo esclude dal computo i prodotti/servizi realizzati da un soggetto per autoconsumo e i servizi resi a titolo gratuito. Nel calcolo non conta la nazionalità del produttore ma bensì la realtà geografica in cui il prodotto/servizio viene realizzato: una lavatrice prodotta in Italia da una società australiana entra nel PIL dell'Italia, mentre un corso di cucina (quindi un servizio) tenuto in Australia da una società italiana viene computato nel PIL dell'Australia.

Nel 2019 il PIL dell’Italia è stato di 1788 miliardi. La spesa pubblica è stata dunque pari a quasi al 49% del PIL. La maggior parte dei paesi europei ha una spesa pubblica che oscilla tra il 45% e il 55% (in realtà 10 punti di differenza si fanno sentire); più di noi spendono la Francia e la Finlandia, mentre come noi ci sono il Belgio, la Svezia e la Grecia, tutti gli altri spendono meno o molto meno. In realtà, oltre all’indicatore spesa/PIL, sono non meno importanti altri due parametri: la composizione della spesa, ossia la ripartizione per settori in cui vengono spesi i soldi (istruzione, sanità, trasporti, ecc..), e la qualità della spesa (rapporto fra quantità della spesa e efficacia dei beni e servizi prodotti)

 

da dove vengono i soldi?

Ma lo Stato dove trova tutti questi quattrini per finanziare la spesa pubblica? Per gran parte vengono dalle imposte e dai contributi che ogni anno cittadini e imprese versano allo stato: nel 2019 751 miliardi (circa l’87% del fabbisogno); un’altra parte, 91 miliardi (poco più del 10%), provengono da altre entrate quali multe, dividendi di società partecipate, vendita di beni e servizi; ma mancano ancora 29 miliardi (circa il 3%), destinati a pagare gli interessi ai creditori che gli hanno prestato denaro. E dove li trova lo Stato? Indebitandosi ancora, con altre emissioni di titoli (BOT, CCT ecc…), contribuendo in questo modo alla crescita del debito pubblico italiano.

La spesa pubblica (sintesi)

 

e come vengono impiegati?

Nei manuali di economia pubblica il ruolo dello Stato nell'economia viene spiegato a partire dal primo teorema dell’economia del benessere, il quale afferma semplicemente che, sotto certe condizioni, un’economia concorrenziale è efficiente. In altre parole, l’economia di mercato “funziona” bene, a meno che però non siano presenti “fallimenti del mercato”.

Il classico fallimento del mercato ha luogo in presenza di beni pubblici, cioè beni che aumentano il benessere collettivo ma che il mercato produce in quantità e qualità insufficienti, perché ciascuno di noi può consumarli anche senza pagarne il costo. Esempi tipici di bene pubblico sono la difesa nazionale e l’amministrazione della giustizia, attività che impegnano lo Stato da millenni. Ma l’elenco dei beni pubblici va aggiornato: il clima, le politiche di prevenzione dell’inquinamento e delle epidemie, la salute collettiva, il livello culturale di una nazione sono tutti esempi di beni pubblici fondamentali nelle società contemporanee. Tutti noi attribuiamo loro grande importanza, ma tendiamo a comportarci da free riders: li vogliamo e li consumiamo ma speriamo che a pagare per essi siano altri. Se però tutti si comportano in questo modo, gli esiti collettivi possono essere negativi o addirittura disastrosi.

Proviamo a fare un esempio domestico. Il nostro compagno di classe, Mario, compie 18 anni e ci invita tutti ad una festa a casa sua; decidiamo di fargli un regalo che sappiamo lo farebbe molto felice: un tablet; io mi faccio prestare i soldi dai miei genitori, compro il tablet e sabato andiamo alla festa; Mario quasi si commuove al regalo e ci ringrazia tutti con sincero affetto; ovviamente tutti mi danno i soldi della loro quota, tutti tranne tre che dicono di essersene dimenticati e che in futuro non me li renderanno mai; forse questo è un esempio di free riders; i tre hanno goduto del senso di riconoscenza di Mario, hanno mangiato dei buonissimi dolci, ma non hanno tirato fuori un euro.

 

la composizione della spesa

La tabella mostra la composizione della spesa pubblica per funzioni (nel 2018) in Italia e in alcuni paesi europei. Rispetto alla media dell’Unione europea, la spesa italiana è leggermente più alta, anche se la composizione interna è molto simile. In Italia si spende di più in servizi generali - a causa del maggior peso degli interessi sul debito (3.4% del PIL nel 2019), compresi in questa voce - e in protezione sociale, meno in istruzione, anche per l’elevata età media della popolazione.  Ovunque la voce più importante è la protezione sociale, costituita soprattutto da pensioni e altri trasferimenti in denaro alle famiglie, di solito seguita per importanza dalla sanità e dall'istruzione.

La spesa pubblica (sintesi)

 

Nella tabella la terza colonna (delta) rappresenta lo scostamento tra la spesa italiana (in percentuale sul PIL) e l'equivalente valore medio dell'Europa a 27 paesi, i settori sono ordinati per scostamento decrescente.

 

una curiosità dall'Agenzia delle Entrate

La spesa pubblica (sintesi) una volta entrati nel sito, con le proprie credenziali,  è possibile (voce Destinazione Imposte) scaricare un file PDF nel quale viene illustrato come sono state ripartite le proprie imposte (IRPEF, eventuali addizionali regionali e comunali, cedolare secca sulle locazioni, ecc..) tra i diversi settori della spesa pubblica, nella tabella (click per ingrandirla) un esempio relativo ad un totale di imposte pagate per 5372 euro

e la qualità della spesa?

Abbiamo visto molti dati sulla quantità della spesa pubblica italiana e sulla sua distribuzione, ma non abbiamo considerato un altro aspetto centrale: la qualità della spesa pubblica del nostro paese – ovvero il rapporto tra quanto lo Stato spende e l’efficacia dei beni e servizi offerti - è alta o bassa? Insomma, lo Stato spende bene o spende male? Non dimentichiamo che la funzione politica principale di un governo consiste nella allocazione delle risorse: più essa è equa, efficace, lungimirante, più è virtuosa l’azione del governo.


Esistono diverse misure della qualità dell’azione di un governo. Una delle più note è il Government Effectiveness Index elaborato dalla Banca Mondiale, che sintetizza le opinioni sulla qualità dei servizi e dei dipendenti pubblici di tutte le nazioni del pianeta.
L’Italia nel 2018 è al 57esimo posto su 193 paesi, vicina a Cina, Croazia, Barbados e Costa Rica. Ai primi posti troviamo Singapore, Svizzera e Finlandia, agli ultimi Haiti, Somalia e Yemen. Tra i paesi dell’Europa occidentale solo la Grecia occupa una posizione inferiore.

Anche secondo questo indicatore la qualità della spesa italiana è in media modesta, anche se con forti differenze regionali.

Ora che hai letto la versione sintetica sei pronto per leggere l'articolo di Massimo Baldini che tratta l'argomento in modo più completo e più approfondito. (vai all'articolo)