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La crisi mondiale delle materie prime

La crisi mondiale delle materie prime

da | 26 Ago 2021 | crisi mondiale, materie prime | 0 commenti

La crisi mondiale delle materie prime. La domanda di beni e merce di vario genere è cresciuta molto nelle ultime settimane, complice l’allentamento delle restrizioni in molti Paesi. Ma questo, scrive Bloomberg in un lungo articolo, ha ricadute sulla produzione, sul trasporto e sulla fornitura di rame, caffè, alluminio, carta, acciaio e praticamente qualsiasi altra cosa.

La crisi mondiale delle materie primeleggi il rapporto Bloomberg 2021 sulla crisi delle materie prime


Esaurimento scorte: il mondo è improvvisamente a corto di materie prime

28 maggio 2021 - Linkiesta - vai all'articolo originale ⇒

Con le riaperture delle ultime settimane è tornata a crescere in maniera costante la domanda di beni. Questo ha portato a un aumento della produzione, per permettere all’offerta di adeguarsi. E chi produce ha ovviamente dovuto ordinare componenti e materie prime in gran quantità: non solo quella necessaria a sostenere la domanda di oggi, ma anche per quella che verosimilmente caratterizzerà i prossimi mesi in cui la prospettiva di avere maggiori libertà dovrebbe far crescere ancora di più i consumi.

In questo modo, la crescita della domanda, attuale e prevista, sta prosciugando le scorte in magazzino di qualunque fornitore di materie prime, semilavorati o componenti. In tutti i settori.

Ad aprile Linkiesta raccontava come la penuria di semiconduttori stesse frenando la produzione degli apparecchi tecnologici, dagli smartphone all’industria automobilistica fino ai forni a microonde: «Con il lockdown della scorsa primavera le catene globali del valore hanno dovuto interrompere la produzione, il trasporto di beni e le forniture; poi smartworking e didattica a distanza entravano nel vivere comune, con l’esplosione della domanda di dispositivi elettronici». 

L’industria dei microchip è abituata a lavorare secondo il principio del just in time minimizzando le scorte in magazzino e contenendo i costi. Vista l’impennata della domanda non ha potuto fare altro che riorganizzare la propria fornitura verso le aziende tecnologiche. Ma i produttori di chip non hanno la possibilità di aumentare così improvvisamente e quantitativamente la produzione, e l’intera filiera è in affanno.

Questo stesso fenomeno adesso si sta ripetendo in tanti altri segmenti di mercato: rame, ferro e acciaio, poi mais, caffè, grano, soia, e ancora legname, semiconduttori, plastica e cartone per imballaggi.

il mondo è a corto di tutto

Ne ha scritto Bloomberg in una lunga analisi firmata da Brendan Murray, Enda Curran e Kim Chipman: «I produttori di materassi, le case automobilistiche, i produttori di fogli di alluminio, stanno acquistando più di quanto necessario, per sopravvivere alla velocità vertiginosa con cui la domanda di beni sta crescendo e per placare la paura che prima o poi torni a spegnersi. Le carenze, i colli di bottiglia nei trasporti e le impennate dei prezzi si stanno avvicinando ai livelli più alti nella storia recente, sollevando la preoccupazione che un’economia globale sovralimentata possa alimentare l’inflazione». (continua a leggere)