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Il settore automobilistico nel 2035

Il settore automobilistico nel 2035

da | 15 Dic 2021 | automotive, batterie elettriche, litio, settore automobilistico, settori industriali

Il settore automobilistico nel 2035
Il settore automobilistico nel 2035. Molte sono le sfide che il settore dell'automotive dovrà affrontare nei prossimi anni. La crisi dei microchip sta mettendo in ginocchio l'industria dell'auto, ma, probabilmente, a questo verrà trovata una soluzione nel 2022. La vera sfida è un'altra: dal 2035 in poi non si potranno più vendere auto con motore a scoppio, solo auto elettriche.  Chi riuscirà ad essere pronto a questo appuntamento? quali ripercussioni si avranno sul fronte dell'occupazione? quale controffensiva metteranno in capo i sindacati, visto che la transizione rischia di mettere in crisi una cifra consistente dei posti di lavoro: tra il 30% e il 40%.

Molte le domande e una parte di esse troverà risposta su questo articolo, altre  si chiariranno attraverso una lettura intelligente e selezionata dei moltissimi articoli che sono comparsi, e compariranno, sulla stampa italiana, altre forse non troveranno risposte credibili.

Vestivamo alla marinara

Correvano gli anni 60, e chi allora possedeva un'automobile (tranquillizziamo i più giovani, l’America era già stata scoperta, e esisteva da un bel po’ l’elettricità; in fin dei conti sono passati solamente 60 anni) e si ricorda forse che la benzina costava poco più 100 lire/litro e che con 600 lire (30 centesimi di euro) si facevano 6 litri (rigorosamente metà super e metà normale) e così erano assicurati, se guidavi una 500, un po’ più di 100 Km (di fare il pieno se ne parlava di rado).

Per avere un’idea del contesto automobilistico di allora può giovare ricordare che a volte giocavamo a calcio nella strada (magari una secondaria) e il grido di allarme macchina! segnalava a tutti il probabile passaggio di un’auto; ci si fermava e nel giro di qualche minuto si ricominciava.

Le automobili di quei tempi si guastavano frequentemente, e qualche temerario osava anche aprire il cofano (nella 500 era posteriore) e cercava di riparare il malfunzionamento: qualche volta gli riusciva anche. Oggi questo atto ardimentoso rischierebbe un sicuro fallimento. Le auto degli anni 2000 si basano ancora (per una parte preponderante) sul motore a scoppio, ma un esperto meccanico degli anni 60 che ne aprisse il cofano potrebbe avere un piccolo mancamento: un’auto moderna contiene circa tremila microchip che governano di tutto, dalla frenata al climatizzatore, dalla gestione del motore al movimento dei sedili.

Il settore automobilistico nel 2035
Il settore automobilistico nel 2035

Il motore a scoppio, o meglio il motore e combustione interna

Il settore automobilistico nel 2035Il motore a combustione interna (MCI) o impropriamente motore a scoppio è una macchina motrice per convertire l'energia termica, posseduta da un flusso aeriforme aria-combustibile, in lavoro meccanico reso disponibile all'albero motore, ed usato per il movimento o convertito in corrente elettrica con generatore elettrico. La conversione avviene nella camera di combustione, dove i gas combusti generano alta pressione ed aumento di volume tale che spingono il pistone verso il basso, e il pistone a sua volta fa ruotare l'albero motore e trasmette lavoro all'albero di trasmissione. La miscela consiste in un combustibile (possono essere benzina, gasolio, cherosene, gpl, gas naturale, alcool), mentre l'ossigeno dell'aria funziona come comburente. Il tipo di combustibile determina le caratteristiche del motore e quindi la sua applicazione nei vari ambiti.

L'invenzione è ricondotta ai lucchesi Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, nel 1853 dettagliarono il funzionamento e la costruzione in documenti e brevetti depositati in diversi paesi europei quali Gran Bretagna, Francia, Italia e Germania.

Nei primi prototipi mancava la fase di compressione, ovvero la fase di aspirazione terminava precocemente con la chiusura della valvola di aspirazione prima che il pistone raggiungesse metà corsa, al che scoccava la scintilla e la combustione spingeva il pistone per la restante corsa, approfittando poi della riduzione di pressione per farlo risalire e questo ciclo era davvero poco efficiente.

Le prime applicazioni pratiche dei motori a combustione interna furono come motori marini fuoribordo. Questo perché il principale impedimento all'applicazione pratica del motore a combustione interna in veicoli terrestri era il fatto che, a differenza del motore a vapore, non poteva partire da fermo. I motori marini non risentono di questo problema, essendo le eliche esenti da un rilevante momento di inerzia. Dopo anni di sperimentazioni, solo nel 1899 apparvero delle vere frizioni in grado di far partire un veicolo terrestre da fermo senza doverlo spingere manualmente: ciò diede l'effettivo impulso allo sviluppo dell'autovettura.

La crisi dell'auto:  una crisi in parte congiunturale e in parte strutturale

Sono passati 60 anni e sono tanti soprattutto per il settore della tecnologia; negli anni '80 il personal computer, a metà degli anni '90 i cellulari, ecc.., e anche l'automobile è cambiata profondamente, anche se non è sempre così facile percepirlo.

L'industria automobilistica, che da oltre un anno ha subito il pesantissimo impatto della pandemia, è ancora alle prese con una carenza di chip che ha forzato i costruttori a pianificare chiusure temporanee di stabilimenti, cancellando o riprogrammando in molti i casi la produzione di vetture e furgoni: abbiamo parlato di 3.000 microchip per ogni auto, in realtà la cifra varia tra i 1.500 e i 3.000 a seconda di quanto l'auto sia più sofisticata e più costosa; questi numeri tendono poi a crescere nelle auto elettriche. La carenza di semiconduttori prosegue da parecchi mesi e, secondo gli analisti, non si prevede un ritorno alla normalità prima della fine del 2022. Anche se fondamentali per l’auto, solo una minima parte dei microchip prodotti nel mondo finiscono sulle quattro ruote. Basti dire che l’azienda leader mondiale di questo settore – la Tsmc – destina al mondo dei motori solo il 3% dei suoi chip: il resto è destinato alle aziende di telefonia, pc e telecomunicazioni, al settore militare e aerospaziale, ecc…

 

Il settore automobilistico nel 2035

 

Ma come hanno reagito le varie case automobilistiche a questa situazione? C’è chi ha rinunciato ai cruscotti digitali tornano a quelli analogici (come Stellantis), chi ha tagliato l’orario di lavoro (come Mercedes) e chi, come Volkswagen, ha bloccato la produzione: 100.000 auto in meno nel 2021 e altrettante nel 2022. Clamorosa, infine la decisione del gruppo Jaguar e Land Rover, in mano all’Indiana Tata, che ha rivisto al ribasso il numero di vetture in uscita dai suoi stabilimenti: meno 70% solo nel Regno Unito.

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L'auto e la crisi dei microchip. Tutto quello che bisogna sapere (La Repubblica)
Ecco cosa s'inventano le Case auto per superare la crisi dei chip (Motor1.com)

 

La parte congiunturale

La parte congiunturale di questa crisi dipende da un serie di errori fatti nelle previsioni di marketing relative alla domanda futura di microchip: lo stato di crisi derivanti dalla pandemia Covid-19 che ha colpito gran parte del mondo occidentale aveva fatto prevedere una diminuzione sensibile della domanda; ma così non è stato, al contrario si è verificata una forte crescita.

La pandemia ha però messo in evidenza un aspetto di natura strategico e strutturale: i microchip sono diventati una specie di materia prima alla base della supply-chain dell’economia più avanzata preziosa quanto o forse più del petrolio. Non è più solo un problema di domanda e di errate previsioni di marketing: si tratta anche di equilibri e conflitti geopolitici.

All’interno dei quali l’Unione Europea è un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. I protagonisti infatti sono altri, principalmente Stati Uniti, Cina, Taiwan (TSMC), Corea del Sud (Samsung), che si dividono questo mercato emergente e strategico. (se vuoi approfondire vedi su Civitas)

Gli aspetti strutturali e strategici della crisi: le auto elettriche

Una parte delle sofferenze che affliggono il settore automobilistico è dunque di natura congiunturale e deriva dalla scarsa disponibilità di alcuni componenti vitali per l’assemblaggio quali sono i microchip. Ma questo settore industriale, sarà costretto ad affrontare, nel prossimo decennio, sfide molto più complesse, sfide destinate ad influenzare in modo sostenuto gli apparati produttivi, quelli di marketing, l’approvvigionamento. Non ultimo dei problemi sarà la riconversione della forza lavoro (quando andrà bene) e più in generale la perditae secca di posti di lavoro, con tutto quello che ne conseguirà, dai riflessi sindacali, al ricorso consistente alla cassa integrazione e agli inevitabili conflitti sindacali

Stiamo parlando delle auto elettriche. Dal 2035, poco più di un decennio, non si potranno (o non si potrebbero) più vendere automobili alimentate a benzina o diesel, ma solo auto elettriche.

Dunque, siamo all’indomani del pensionamento del motore a scoppio o (come lo chiamano le persone del settore) del motore a combustione interna o motore endotermico. Di certo uno scenario popolato da sole auto elettriche (ma full electric) è certamente auspicabile: meno smog, meno emissione di CO2 nelle città e soprattutto meno polveri sottili; ovviamente qualcuno dovrà occuparsi di come produrre l’elettricità per ri-caricare le batterie perché fintanto che questa si produrrà con la combustione di prodotti fossili (petrolio e carbone) il problema della CO2 e delle varie emissioni nocive non sarà del tutto risolto giacché, almeno in gran parte, ne avremo solo delocalizzato la produzione.

Abbiamo detto in gran parte perché dobbiamo tenere conto delle forme alternative di produzione dell’energia elettrica, quali ad esempio il solare e l’eolico (ma al momento nessuno è stato in grado di concepire un’auto alimentata con pannelli fotovoltaici o con grandi pale capaci di catturare il vento).

Un problema nel problema: le batterie

Un ulteriore problema: le batterie elettriche e il loro smaltimento o riciclaggio. Le auto elettriche si basano sostanzialmente su batteria agli ioni di litio e hanno una durata di vita utile di 8/10 anni, con un chilometraggio minimo garantito di almeno 160 mila Km. L’evoluzione diretta delle batterie al litio sono le batterie allo stato solido, o ai polimeri di litio, utilizzate da aziende come Tesla, BMW, Toyota e Volkswagen. Al posto degli elettroliti liquidi usano una sostanza solida, una configurazione che garantisce fino al 50% in più di capacità, una gestione ottimale della temperatura e un minore spazio d’ingombro. In ogni caso, prima o poi, una batteria va dismessa sostituita e riciclata.

Fortunatamente si parla più di riciclaggio e meno di smaltimento . Nella maggior dei casi le batterie riciclate delle auto elettriche vengono utilizzate per sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili; infatti, vengono collegate insieme decine o centinaia di questi dispositivi per creare sistemi di accumulo ad alta capacità. I progetti realizzati con queste soluzioni sono numerosissimi in tutto il mondo, dall’illuminazione dell’Amsterdam Arena, lo stadio di calcio dove gioca l’Ajax, fino ai sistemi di stoccaggio di Renault, Nissan e Tesla, molti dei quali forniscono energia pulita a isole e strutture in diverse città europee, asiatiche e americane.

 

Batterie e materie prime

Si pone poi il problema della geopolitica delle materie prime e dei costruttori di batterie elettriche. Come abbiamo visto la materia prima fondamentale è il litio, ma anche il cobalto viene impiegato.

Il litio si trova per la maggior parte nei grandi laghi salati del sud America (Cile, Bolivia, e Argentina), in Asia forti giacimenti di Litio si trovano in Afghanistan, un paese con cui è, oggi, difficile (anche per la Cina) avviare accordi “estrattivi”. In Europa, cronicamente priva di laghi salati, una miniera di litio è nota solo nel nord del Portogallo, nella zona di São Gonçalo. (vedi dove si trova)

Di recente, è stato individuato (2 maggio 2021) un ricco giacimento di litio al di sotto del fiume Reno, in Germania: si tratta di un volume di materia prima capace di soddisfare l'esigenza di produzione di batterie che possono alimentare 400 milioni di vetture. Secondo le informazioni disponibili, il giacimento è uno tra i più grandi del mondo. Il metallo si trova raccolto in forma fusa a diversi chilometri di profondità al di sotto della superficie nella valle dell'Alto Reno.

Il cobalto si trova soprattutto in Africa, nella Repubblica Democratica del Congo. L’estrazione ha innescato polemiche per le norme di sicurezza e lo sfruttamento dei bambini, spingendo le aziende ad adottare una politica più responsabile. Le stime affermano che circa il 15% delle forniture congolesi del cobalto viene estratto a mano da bambini e giovani.

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La ricarica wireless: fantascienza o prossimo futuro?

La ricarica wireless per le auto elettriche è essenzialmente una versione potenziata di quella utilizzata per gli smartphone di fascia alta, che si basa sull’induzione magnetica risonante per trasferire energia tra un pad, posizionato a terra, e un altro posto sul fondo dell’auto elettrica. Il pad di ricarica è di circa un metro quadrato, mentre il pad di ricezione dell’auto è racchiuso in un più piccolo dispositivo posizionato sotto la macchina. Una volta allineati i due pad, la ricarica può avvenire a 3,3 kW, 6,6 kW o 20 kW di velocità. Si tratta di tecnologia che consentirà un uso più efficiente della capacità della batteria, ottimizzando anche i tempi di ricarica.

La ricarica senza fili consentirà alle auto elettriche di collegarsi automaticamente, ovvero senza l’utilizzo di connettori specifici, alla rete elettrica. Sarà possibile ricaricare l’auto comodamente dai pavimenti del garage o anche quando il veicolo è in movimento, grazie a degli appositi sistemi posizionati sulle autostrade che consentono la ricarica wireless delle batterie mentre il veicolo si sposta su strada. La ricarica wireless apre un nuovo approccio alla gestione dell’alimentazione e potrebbe davvero funzionare. (continua a leggere)

Chi sono i produttori mondiali di batterie elettriche

Il mercato della produzione di batterie elettriche è appannaggio del mondo asiatico, e il paese leader è la Cina

  1. il primo posto è della China’s Contemporary Amperex Technology (Catl), che vanta tra i propri clienti la Bmw, Toyota, Volvo, Honda e Volkswagen
  2. al secondo posto c’è la LG Chem (Corea del Sud), che produce batterie per Renault, Hyundai, Ford, Tesla e Lucid;
  3. il terzo è la giapponese Panasonic, principale partner di Tesla
  4. quarto è la Byd (Cina) con la quale Toyota ha annunciato nel 2020 una joint venture con dedicata alla ricerca e allo sviluppo di batterie per auto elettriche
  5. infine quinto (ma ce ne sono altri) è Samsung SDI (Corea del Sud), già fornitrice di case automobilistiche come BMW e Volvo

per approfondire  leggi Chi produce le batterie per le auto elettriche su Energy.it

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Il settore automobilistico nel 2035

I produttori d’auto che cosa dicono?

Quasi tutti i produttori d’auto hanno capito che le auto a motore endotermico hanno gli anni contati, e che sarà necessario passare in fretta alle auto elettriche. Ma è sulla conta degli anni che non si riesce a trovare, per il momento, un accordo. C’è chi vorrebbe poter ripiegare su soluzioni alternative: dai sistemi ibridi, fino all’uso di carburanti compatibili con il motore a scoppio.

Gas naturale e GPL, GNC e GNL
Pur essendo carburanti di origine fossile, sono stati inseriti nella lista dei carburanti alternativi perché, almeno in una prima fase, sostituiranno la benzina ed il diesel nel trasporto automobilistico, marittimo e ferroviario, prima della decarbonizzazione totale del trasporto.

Idrogeno
L’idrogeno come carburante è utilizzato sia nelle vetture a combustione interna sia nelle vetture elettriche ibride a celle a combustibile. Ricordiamo che la combustione produce solo vapore d'acqua (H2 + O =H2O)

I biocarburanti 
Ssono il biometano, il bioetanolo, il FAME (biodiesel), l’HVO (biodiesel e biocherosene), il GTL (biodiesel e biocherosene), il DME (sostituto del diesel) il biobutanolo (alternativo alla benzina e al diesel) ed anche il bioidrogeno.

per saperne di più sui combustibili alternativi puoi scaricare i documento "I carburanti alternativi per contrastare i cambiamenti  climatici e l’inquinamento delle città" di Ferruccio Trifirò (scarica)

 

in ogni caso l’orizzonte del 2035 viene visto da molti come troppo vicino

in Italia quanto auto elettriche si vendono?

Nello scenario attuale caratterizzato ancora dal Covid, invece, le auto elettriche vanno a gonfie vele. In tutto il 2021 ne sono state vendute oltre 67.500, vale a dire quasi il doppio del 2020 (34.000 pezzi); osservando i dati rispetto al totale, ogni cento automobili vendute nella Penisola, cinque sono elettriche.

Le 10 auto elettriche più vendute in Italia indicano un trend ben preciso che riguarda il nostro mercato: i modelli preferiti sono quelli più piccoli, evidentemente più adatti all'uso cittadino. 

  • Fiat 500 elettrica (10.753 unità) 
  • Smart EQ fortwo (6.162 unità) 
  • Renault Twingo Electric (5.822 unità) 
  • Dacia Spring (5.496 unità) 
  • Tesla Model 3 (5.047 unità)
  • Renault Zoe (3.808 unità)
  • Volkswagen ID.3 (3.440 unità)
  • Peugeot e-208 (2.758 unità)
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Si perderanno molti posti di lavoro

Che l’avvento dell’auto elettrica creasse preoccupazioni riguardo ai tagli occupazionali causati dalla riconversione industriale è cosa nota. Già dopo l’estate una ricerca del Boston Consulting Group aveva evidenziato che la transizione all’elettrone sarebbe costata all’Europa mezzo milione di occupati “tradizionali”, ovvero legati alla produzione di auto con motori endotermici. Una transizione accelerata comporterebbe, nel nostro paese, il rischio di 60.000 posti di lavoro in meno. Teniamo presente infatti che un auto elettrica richiede un 30% in meno di componenti e questo comporterebbe una diminuzione di posti di lavoro compresa tra il 30% e il 40% di quelli attuali.

Queste sono le cifre che circolano in questo momento (dicembre 2021) tra gli esperti del settore; tuttavia, ci pare consigliabile avanzare qualche interrogativo.

Innanzitutto, a quale contesto si riferisce la raccomandazione della commissione che dice stop alla produzione di automobili a combustione endotermica a patire dal 2035? Di sicuro a quello delle automobili, ma sono compresi i furgoni, i TIR, i motocicli? Si arriverà a una Formula 1 elettrica o ci dovremo accontentare della Formula E?

Quando poi si parla di 60.000 posti di lavoro in meno a quali comparti ci si riferisce? Di certo alle catene di montaggio e agli uffici di progettazione delle varie case automobilistiche; ma si tiene conto anche delle terze parti che producono accessori più o meno importanti per il settore (almeno quelle parti che hanno a che fare con il motore a scoppio), e le auto officine? E si tiene conto della catena di distribuzione dei carburanti fossili (benzina e diesel) che va dai distributori fino agli approvvigionamenti di petrolio e ai successivi processi di lavorazione?

Si parla di 2035 come anno limite per la vendita (e quindi per la produzione) di autoveicoli a benzina, ma occorre tenere conto che non tutti i paesi si adegueranno allo stesso modo e alla stessa data; anche se questo avvenisse, dobbiamo tenere conto che dal 2035 non si potranno più vendere auto a benzina, ma quante e per quanto tempo ne resteranno in circolazione?

Il settore automobilistico nel 2035Molti dubbi, dunque, ma poche risposte. Una cosa è certa, lo switch off all’elettrico non sarà indolore. Un cambio radicale di tecnologia ha quasi sempre decretato la fine di molti posti di lavoro, per contro ne ha spesso generati di nuovi; questa è la buona notizia, la cattiva è che le nuove competenze e le nuove capacità non riguarderanno molto la forza lavoro del nostro paese: questa volta non sarà sufficiente mettere in campo il genio italico perché per fare fronte a questo nuovo scenario si richiedono investimenti di considerevole entità, investimenti che altri hanno già realizzato da tempo, e l'accesso a materie prime (litio e cobalto) non facile per l'Italia.

per avere un'idea più completa delle sfide che il settore dell'automotive dovrà affrontare nel prossimo decennio può essere utili consultare uno studi molto completo prodotto dalla Deloitte: "2021 Global Automotive Consumer Study" (scarica)

 

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quel che manca all’Italia

L’Italia potrà salvare il settore se saprà fare tre cose.

La prima: attirare gli investimenti dei nuovi produttori di auto elettriche.

La seconda: costruire delle giga-factory per produrre, rigenerare, riparare e riciclare batterie, senza dipendere totalmente dai cinesi. Vuol dire mettere in conto una collaborazione pubblico-privato, perché costruire una giga-factory richiede qualche miliardo di euro di investimento. Al momento ci sono in campo Stellantis a Termoli, la svedese Italvolt a Torino, Fincantieri in provincia di Forsinone e Faam a Taverola, vicino a Caserta. Però siamo ancora alle intenzioni, i tempi della transizione sono stretti e un vero piano industriale non c’è.

La terza: predisporre strumenti, condivisi con il sindacato, per gestire il passaggio da un lavoro a un altro. Significa creare un fondo per la conversione del settore, con risorse che consentano la riduzione dell’orario di lavoro per dedicare tempo all’aggiornamento delle competenze. Per fare tutto questo servono fondi. Ma, come ha detto Mario Draghi al Cop26, i soldi per la transizione green ci sono. Il Pnrr stanzia 740 milioni per la rete delle colonnine e circa 1 miliardo nella filiera delle batterie. Quello che manca è la capacità di coordinare gli sforzi a livello nazionale, per non rimanere indietro e disperdere risorse che domani diventeranno debito. (continua a leggere)

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il testo a fianco è tratto da un interessante articolo di Milena Gabanelli apparso sul Data Room del Corriere della Sera del 22 novembre 2021: si consiglia vivamente di leggerlo e di guardare il video

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e i benzinai?

L'Italia vanta il record di stazioni di benzina; nessun altro paese della Ue ha così tanti distributori di servizio come il nostro Paese: ben 20.800 (50 anni fa ne esistevano 40.000), il doppio rispetto a Francia e Spagna. Al secondo posto la Germania, grande quasi quanto l’Italia ma con 20 milioni di persone in più, ne ha 14.500.

La strategia europea per la crescita sostenibile prevede la realizzazione di un milione di stazioni di ricarica in Europa già entro il 2025 per quello che viene definita sostenibilità competitiva. L'obbiettivvo successivo è quello di 3 milioni di stazioni di ricarica entro il 2030 e la realizzazione, di pari passo, anche della prima metà delle 1000 stazioni di idrogeno previste.

Il settore delle auto ibride sta conquistando col tempo fette di mercato sempre più grandi. Per queste ragioni è probabile che gli effetti sui distributori di carburante avranno tempi più lunghi e funzionali all'età media dei veicoli circolanti. Va osservato inoltre, che molte delle attuali stazioni di servizio, soprattutto quelle situate lungo le tratte autostradali, potranno diventare stazioni di rifornimento di energia elettrica per la ricarica di auto elettriche appunto. Il PNRR al riguardo prevede lo sviluppo di un trasporto sostenibile attraverso la realizzazione di circa 7500 punti di ricarica rapida in sede autostradale e 13.750 punti di ricarica in centri urbani.

un filo di malinconia

Come cambierà la vita in una città popolata da sole auto elettriche? Sarà sicuramene migliore, meno inquinamento, minore quantità di polveri sottili, ecc.. Ma mancherà qualche cosa? Sicuramente il rumore dei motori; sarà un bene, anche se vale la pena ricordare che noi siamo abituati ad attraversare le strade, orientandoci anche a orecchio; i nostri bambini probabilmente, nel futuro, non potranno più fare brum brum per imitare una auto che arriva. Ma ci abitueremo in fretta.

Il settore automobilistico nel 2035

Chiudiamo con le parole di Chiara Valerio la scrittrice e giornalista che, su La Repubblica del 11 dicembre, con l’articolo Il silenzio senza rombo (la fine dei motori a combustibile ) dice:

Quando salgo su un motorino elettrico succedono due cose. La prima: mi sento nel film Matrix, poggio un dito su una porzione di schermo del mio iPhone e il bauletto dei caschi si apre. La seconda: dopo aver premuto il tasto di accensione mormoro brum brum, come i bambini al volante di un’automobile parcheggiata. Sono nata nel mondo del motore a scoppio e per anni ho guardato la Formula l. Quando passava in chiaro sulla Rai insieme ai tornei di tennis. Il tennis produceva un rumore regolare di metronomo grazie al quale potevi seguire la partita da un’altra stanza. Il rumore dà informazioni. Anzi, in matematica, il rumore è un segnale di disturbo rispetto all’informazione trasmessa. Ne esistono di vari colori, rosa, marrone, grigio, il più famoso è il rumore bianco. Così, quando ho letto che dal 2035 le macchine con motore endotermico — il cosiddetto motore a scoppio — andranno fuorilegge, ho pensato alla necessità di una decisione del genere ma pure al rumore. Brum Brum facevo leggendo.


Le auto elettriche devono trovare un loro suono

3 agosto 2022 - ilPost
Ogni casa automobilistica ne sta cercando uno diverso, e questo potrebbe essere un problema per la sicurezza (e le orecchie) degli utenti della strada, Il rumore dei veicoli con motore a scoppio è sia un problema di inquinamento acustico che una peculiarità a volte ricercata, perlomeno per certi estimatori di alcune auto o moto. Senz’altro, poi, è spesso determinante nel permettere a pedoni, ciclisti e altri utenti deboli della strada di sentire che un veicolo si sta avvicinando e provare a capire, dal suono che emette, da dove arriva, dove sta andando e a quale velocità. I veicoli ibridi o elettrici, invece, fanno molto meno rumore, soprattutto a velocità relativamente basse: per questo già da qualche anno esistono, sia negli Stati Uniti che in Europa, regole per far sì che emettano anche loro un qualche suono. Resta tuttavia da capire quale suono debbano fare queste auto, che col passare del tempo saranno sempre di più, e se sarà un problema il fatto che, come sembra inevitabile, quel suono sarà diverso tra una casa automobilistica e l’altra e tra un modello di auto e l’altro, con conseguenti problemi di rumore e capacità di percezione del rischio.(continua a leggere)

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a cura della redazione di Civitas


Auto elettriche, l'infrastruttura di ricarica può diventare un'opportunità

29 settembre 2022 - Il Sole 24Ore - Simonluca  Pini
Può l'infrastruttura di ricarica passare dall'essere una delle principali sfide per la crescita dell'auto elettrica ad un'opportunità di business? Sì, secondo l'analisi EY sull'infrastruttura di ricarica elettrica in anteprima per Il Sole 24 Ore. Nonostante i numeri siano ancora contenuti - oggi i veicoli elettrici rappresentano solo l’1,5% dei 326 milioni del parco auto totale europeo - secondo EY la quota crescerà fino a 65 milioni di veicoli entro il 2030 e raddoppierà a 130 milioni di veicoli entro il 2035.  La crescita della mobilità elettrica presenta opportunità trasversali. La collaborazione tra gli ecosistemi, in particolare dell'infrastruttura di ricarica, sarà fondamentale per la crescita dell'intero comparto. Attualmente, ci sono 374 mila punti di ricarica accessibili al pubblico in Europa, cresciuti del 40% nel 2021. Ma il numero di caricabatterie nelle varie aree geografiche rimane disomogeneo. Paesi come Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito rappresentano più del 60% del totale delle stazioni di ricarica accessibili al pubblico. Tuttavia, sono 10 i Paesi europei che non hanno una sola ... (continua a leggere)


Il Messico punta tutto sul litio

27 agosto 2022 - Il Fattoquotidiano - Ruggero Tantulli
Colima city mexico immagini e fotografie stock ad alta risoluzione - AlamyNasce una società pubblica ad hoc. Sull’oro bianco l’asse con Bolivia, Argentina e Cile: ecco perché. Il Paese è ricco di riserve del cosiddetto "petrolio del futuro", utilizzato per le batterie degli smartphone e delle auto elettriche. L'obiettivo è impedire a società straniere di trarre profitto dal minerale strategico. Il governo messicano ha creato una società pubblica che si occuperà del litio, considerato il petrolio del futuro. A quattro mesi dall’approvazione della riforma della legge mineraria – con la quale il Parlamento messicano ha nazionalizzato il prezioso minerale, dichiarandolo “patrimonio della Nazione” – è nata ufficialmente la società Litio para México (LitioMx), destinata a guidare tutte le attività relative all’oro bianco, risorsa naturale sempre più importante a livello globale. (continua a leggere)


Addio litio, ecco le batterie a base di alluminio e zolfo

25 agosto 2022 - Ansa
Non più il costoso litio: sono state messe a punto le batterie low-cost per auto a base di sostanze molto comuni, come zolfo e alluminio. Pensate per essere economiche e sicure, a prova di incendio, le nuove batterie saranno presto sottoposte a test su larga scala. Sono state realizzate dal gruppo di ricerca guidato da Donald Sadoway, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e descritte sulla rivista Nature. "Volevamo inventare qualcosa che fosse migliore, molto migliore, delle attuali batterie a ioni di litio usate per il settore automobilistico", ha commentato Sadoway, uno dei massimi esperti al mondo nel settore delle batterie nonché vincitore nel 2022 del Premio Europeo degli Inventori (Epo) per l'ideazione di batterie a metallo liquido. (continua a leggere)


Stanno arrivando batterie più efficienti per le auto elettriche

18 luglio 2022 - Il Post
La scorsa settimana la multinazionale giapponese Panasonic ha annunciato che investirà 4 miliardi di dollari in una nuova fabbrica di batterie per veicoli elettrici, che sarà costruita in Kansas (Stati Uniti) con l’obiettivo di rifornire soprattutto l’azienda automobilistica Tesla, uno dei suoi principali clienti. L’impianto avrà un centro di ricerca per lo sviluppo di una nuova generazione di batterie che si ricaricano più velocemente e durano di più a parità di dimensioni. Panasonic è solo una delle numerose aziende al lavoro per sviluppare questi nuovi sistemi, che potrebbero essere pronti per il mercato in pochi anni e considerati essenziali per la transizione dalle automobili con motori termici a quelli elettrici. Le batterie sono l’elemento centrale delle auto elettriche e sono anche tra i loro componenti più costosi. Agli attuali prezzi, aumentati anche a causa della crisi delle materie prime seguita alla pandemia, da sole costituiscono fino a un terzo del costo complessivo di produzione. Con una domanda in rapida espansione, le aziende automobilistiche possono fare affidamento su una quantità limitata di grandi fornitori di batterie, quasi tutte aziende asiatiche, e per questo negli ultimi anni importanti società del settore come Volkswagen, Ford e Stellantis hanno fatto enormi investimenti per ridurre la loro dipendenza da terzi e al tempo stesso migliorare l’efficienza delle batterie.  (continua a leggere)


Byd, l’outsider cinese sorpassa Tesla nel primo semestre

5 luglio 2022 - Il Sole 24Ore - Alberto Annicchiarico
Finora tutti avevano guardato al braccio di ferro tra Volkswagen e Tesla, con i tedeschi ben decisi, per voce del ceo Herbert Diess, a sopravanzare gli americani entro il 2025. Qualche giorno fa un report di Bank of America aveva avvisato che nel solo mercato americano il sorpasso sarebbe avvenuto sempre nel 2025 ma ad opera delle due case a stelle e strisce storiche, GM e Ford. Si parla di vendite di auto elettriche e la sorpresa arriva dalla Cina. Il sorpasso è già avvenuto. Lo ha effettuato il colosso locale, Byd, nel quale ha una quota vicina all’8% l’investitore per antonomasia, l’oracolo di Omaha, Warren Buffett con la sua Berkshire Hathaway. Byd è un produttore globale di impianti di energia rinnovabile e opera in 50 Paesi. Produce mezzi di trasporto pubblico elettrici (venduti anche in Europa, dove per le auto ha esordito in Norvegia con il suv elettrico Tang), batterie (ambito da cui tutto è iniziato fino a superare la coreana LG, per cui ora Byd è al secondo posto dietro l’altra cinese CATL) e componenti per smartphone (infatti, tra i clienti ci sono Apple, Xiaomi e Huawei). Il gruppo ha una trentina di siti industriali di cui alcuni disseminati tra Stati Uniti, Brasile, Giappone e India. I dipendenti sono 230mila, più del doppio di Tesla. . (continua a leggere)


Litio green, Stellantis si rafforza in Vulcan. E la cinese Catl lancia la super batteria

24 giugno 2022 - Il Sole 24Ore
.... Catl annuncia la batteria da mille chilometri. Intanto, dall’altra parte del mondo, il primo produttore di batterie al litio per auto, la cinese Catl (Contemporary Amperex Technology Co. Ltd.), ha presentato “Qilin”, una nuova batteria che promette di assicurare un’autonomia di mille chilometri. La produzione vera e propria comincerà nel 2023 ma ci sono già i primi acquirenti, le startup cinesi Li Auto e Hozon New Energy Automobile oltre alla coreana Kia. La densità dichiarata è di 255 watt/ora per chilogrammo, e sarebbe più sicura e più durevole delle celle esistenti, secondo Catl. La nuova batteria sarebbe anche il 13% più potente di quelle progettate da Tesla, che pure è uno dei principali clienti di Catl. La batteria, che prende il nome da una creatura mitica cinese, avebbe la più lunga autonomia mai offerta da qualsiasi produttore mainstream e arriva mentre si alza il livello della concorrenza nel settore. Catl deve difendere il suo primato dalle cinesi BYD e China Aviation Lithium Battery, dai coreani di LG Energy Solution e dai giapponesi di Panasonic. (continua a leggere)


Auto elettrica, una rivoluzione difficile che apre nuovi scenari industriali e opportunità

4 giugno 2022 - Il Sole 24Ore - Filomena Greco
Al Festival dell’Economia di Trento, si è parlato dei rischi e delle opportunità offerte dalla transizione energetica legata alla mobilità e all’automotive.  «L'auto elettrica non è una scelta dell'industria ma della politica, per portare avanti la decarbonizzazione». Il rischio ideologico resta alto, perché la transizione è solo all'inizio, pone un tema di dipendenza rispetto alla produzione asiatica di batterie, apre al rischio di forti ricadute sull'occupazione e presenta un problema pesante sul fronte del fabbisogno aggiuntivo di energia elettrica da fonte rinnovabile. Chi come Quagliano ha un approccio critico elenca le difficoltà: «Prezzo elevato per mancanza di economie di scala, necessità di incentivi e di forti investimenti sulla rete di ricarica, limiti attuali delle tecnologie di produzione delle batterie, sul fronte della densità energetica e delle materie prime come il litio». (continua a leggere)


2030, il sorpasso dell’auto elettrica

22 febbraio 2022 - UffPost - Stefano Panzeri
Nel 2025 le auto elettriche saranno le più richieste sul mercato e nel 2030 rappresenteranno oltre il 50% della domanda del settore. È quanto emerge dal report “La mobilità elettrica: inevitabile o no? Analisi dal punto di vista dei consumatori” realizzato Motus-E e Quintegia sui dati di uno studio condotto dalla società di consulenza inglese Element Energy su commissione della Platform for Electromobility, l’ente europeo per la promozione e facilitazione di politiche a supporto dello sviluppo della mobilità elettrica. Un’indagine effettuata sentendo l’opinione di 14.052 consumatori di Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Polonia. Presente pure l’Italia con un campione di 2.004 persone sul quale si concentra l’analisi di Motus-E e Quintegia. (continua a leggere)

Il settore automobilistico nel 2035scarica il rapporto Motus-E/Quintegia


Gigafactory a Termoli, accordo per terzo polo batterie Stellantis in Ue

8 febbraio 2022 - Il Sole 24Ore - R.I.T.
Accordo fatto tra Stellantis e Governo italiano per la realizzazione a Termoli della terza gigafactory del Gruppo in Europa. Del progetto aveva parlato lo stesso ceo di Stellantis, Carlos Tavares, qualche giorno fa rimarcando però il fatto che la discussione con i ministeri e l’esecutivo fosse ancora in corso e mettendo così in allarme i sindacati. Ora però il dossier sembrerebbe chiuso come riferiscono fonti di stampa, con un investimento di circa due miliardi e mezzo a fronte di 370 milioni che dovrebbero essere garantiti dallo Stato. (continua a leggere)


Giorgetti: "Stiamo consegnando il futuro dell'auto a un soggetto che sta fuori dall'Europa"

7 febbraio 2022 - AGI - Giandomenico Serrao - Silvia Inghirami
Il settore automobilistico nel 2035Mercoledì, in un vertice straordinario a Palazzo Chigi, il responsabile del Mise ne discuterà con i ministri Giovannini e Franco. Federmeccanica e sindacati, in una lettera, avevano paventano il rischio di deindustrializzazione di un comparto chiave dell'economia italiana. Vertice sulle prospettive del settore auto a palazzo Chigi mercoledì 9 febbraio. La notizia dell'appuntamento arriva mentre il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti afferma ad un evento della Camera di Commercio italo-germanica che è necessario ascoltare gli input che ci vengono dall'industria, onde evitare il rischio di conseguenze sociali e occupazionali "indesiderate e potenzialmente gravi". "La trasformazione dell'industria non può dunque che passare dall'industria stessa", aggiunge. Alla riunione, convocata in mattinata, secondo quanto si app ... (continua a leggere)


Stellantis si rafforza in Cina: sale al 75% nella jv con Gac, che replica: «Comunicazione non concordata»

27 gennaio 2022 - Il Sole 24Ore

Stellantis ha annunciato il progetto per aumentare la sua partecipazione azionaria in Gac-Stellantis dal 50% al 75%. «L'annuncio è un elemento fondamentale del piano di Stellantis per la costruzione di nuove basi per la sua attività in Cina», si legge in una nota. Gac-Stellantis è una joint venture formata a marzo 2010 tra il gruppo cinese Guangzhou Automobile Group (Gac Group) e Stellantis.  (continua a leggere)

Il settore automobilistico nel 2035


Auto elettriche, alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi pronta a investire 23 miliardi

27 gennaio 2022 - Il Sole 24Ore

L’alleanza composta dai gruppi automobilistici Renault, Nissan e Mitsubishi investirà 23 miliardi di euro nei prossimi 5 anni per sostenere la sua «strategia aggressiva nell’elettrificazione». È quanto si legge in una nota congiunta. Entro il 2030 i tre gruppi avranno 35 nuove auto elettriche, «proponendo la più larga offerta elettrica a livello globale» sulla base di «5 piattaforme comune per vetture nativamente elettriche». A un anno e mezzo da quando i tre gruppi automobilistici hanno ridisegnato la loro alleanza, oggi annunciano i progetti comuni per accelerare lo sviluppo al 2030, basato su veicoli elettrici e connettività. Entro il 2026, i tre gruppi puntano ....  (continua a leggere)


La crisi dei chip fa crollare il mercato Europeo dell'automobile

19 gennaio 2022 - AGI - Gaia Vendettuoli

Nel 2021 nell'Unione europea sono stati venduti 9,7 milioni di veicoli, è il più basso dato registrato dall'inizio delle serie statistiche nel 1990, inferiore al 2013 e al 1993, già anni bui per l'industria automobilistica. In controtendenza l'Italia che ha registrato nel 2021 una leggera ripresa (+5,5%). Le vendite di auto nuove in Europa hanno segnato un nuovo record al ribasso nel 2021, frenate dalla crisi pandemica e dalla carenza di chip. Secondo gli ultimi dati dell'Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea), lo scorso anno nell'Unione europea sono stati venduti 9,7 milioni di veicoli: si tratta del dato più basso registrato dall'inizio delle serie statistiche nel 1990, inferiore al 2013 e al 1993, già anni bui per l'industria automobilistica. (continua a leggere)


Toyota: guida classifica mondiale vendite nel 2021

13 gennaio 2022 -Ansa

Il settore automobilistico nel 2035La Toyota si conferma al comando della classifica del marchio di auto più venduto al mondo nel 2021, battendo la Volkswagen per il secondo anno consecutivo, malgrado le criticità provocate dalla pandemia da Covid, che hanno causato ritardi alla produzione nei paesi del Sudest asiatico. Nell'anno appena concluso l'azienda nipponica - che include i marchi Daihatsu e Hino Motors, ha venduto 9,56 milioni di autovetture, contro gli 8,8 milioni della concorrente tedesca, con un calo del 4,5%, a fronte della carenza di semiconduttori per il comparto automotive. Toyota ha invece attenuato l'impatto rispetto agli altri costruttori, riducendo gradualmente la produzione tra i mesi estivi e l'autunno, ma confermando un'accelerazione delle immatricolazioni nei principali mercati chiave, tra cui Cina e Stati Uniti. (continua a leggere)

Articoli 2021


Auto in Cina, dal 1° gennaio 2022 revocate le restrizioni per le case straniere

29 Dicembre 2021 - Il Sole 24Ore - Corrado Canali

Il settore automobilistico nel 2035Il Ministero del Commercio cinese ha rimosso le restrizioni per consentire un più facile accesso a produttori stranieri, e soprattutto per agevolare accordi dei brand cinesi in tema di export. La Cina con una mossa a dir poco sorprendente ha deciso di rimuovere completamente tutte le restrizioni in precedenza richieste alle proprietà straniere dell’industria dell'auto. La decisione che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2022 è stata annunciata attraverso un documento diffuso nei giorni scorsi dal Ministero del Commercio cinese e dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme. La decisione si va ad inserire in una nuova gestione del settore automotive sulla base delle mutate condizioni di mercato, ma anche delle nuove ambizioni dei marchi cinesi che puntano sempre più all'export. (continua a leggere)


Da Amarcord al suono del vento, auto elettriche in cerca di una voce

24 dicembre 2021 -Huff Post - Maria Pia Terrosi

Il settore automobilistico nel 2035La possibilità di riconoscere il passaggio di un’Alfa Romeo o di una Porsche dal rombo del motore non è solo una questione di meccanica. Quel rumore - o meglio quel suono - è una componente fondamentale nell’identità dell’automobile. Ora, con la progressiva diffusione dei veicoli elettrici, silenziosi per definizione, si tratta di ripensare da zero l’universo sonoro legato al mondo delle automobili. Prima di tutto per ragioni di sicurezza. A partire dal luglio 2019 infatti, ogni veicolo elettrico e ibrido immatricolato in un Paese Ue, deve essere dotato di un sistema di allarme acustico Avas (Acoustic Vehicles Alert System) che segnala a pedoni e ciclisti, l’arrivo di un veicolo elettrico. Personalizzabile dalle case automobilistiche, il segnale acustico deve avere un livello sonoro compreso tra i 56 ed i 75 decibel e attivarsi fino alla velocità di 20 chilometri orari (oltre questa velocità il rumore detto “di rotolamento” è sufficiente) e in retromarcia. (continua a leggere)


Auto, elettriche e plug-in a quota 26% in Europa ma il mercato crolla. Ecco le più vendute

21 dicembre 2021 - Il Sole 24Ore - Corrado Canali

Si conferma però il boom di elettriche e plug-in che rappresentano oltre un quarto delle immatricolazioni. L’auto più venduta in Europa è stata la Renault Clio. Le immatricolazioni di nuove auto in Europa hanno fatto registrare il livello più basso degli ultimi tre decenni. I dati complessivi che sono stati rilevati dall’istituto britannico JATO Dynamics per il mese di novembre sono di 855.281 unità. Rispetto al novembre 2020, il volume è stato del 18% inferiore e del 29% rispetto a novembre 2019 prima che la pandemia colpisse il mercato. Secondo Jato il problema non è la mancanza di domanda, ma piuttosto la mancanza dell'offerta. Tanto che dall’inizio dell'anno ad oggi la crescita delle immatricolazioni è stata di appena lo 0,4 % rispetto al 2020, e il 2021 dovrebbe concludersi con livelli molto bassi. (continua a leggere)


Volkswagen trema, nel 2022 possibile calo produzione per la crisi dei chip

16 dicembre 2021 - Il Sole 24Ore - Alberto Annicchiarico

Il settore automobilistico nel 2035Sul versante finanziario i conti dovrebbero essere salvati ancora dai marchi premium, soprattutto Porsche e anche Audi. Vertice con Bosch per le forniture carenti. Ma quale ripresa, non c’è pace per il gruppo Volkswagen. La crisi dei microchip rischia di colpire più duramente del previsto il primo costruttore europeo di automobili nel pieno dei costosi programmi di elettrificazione di prodotti e fabbriche. Lo stabilimento di Wolfsburg, come era emerso durante il dibattito pubblico in fabbrica che aveva visto le tesi contrapposte dell’amministratore delegato del gruppo, Herbert Diess, e della presidente del consiglio di fabbrica (il sindacato interno) Daniela Cavallo, non costruirà 400.000 auto nel 2021. Il totale del gruppo non dovrebbe andare oltre i 9 milioni. Contro i quasi 11 milioni del 2019 (nel 2020 pandemico 9,3 milioni, pari al -15% sull’anno precedente). Cavallo aveva accusato il management di non avere saputo gestire la crisi alla pari con i concorrenti. In effetti Bmw e Toyota, ma anche Daimler, hanno fatto meglio, reagendo tempestivamente e collaborando strettamente con i fornitori. (continua a leggere)


Toyota annuncia 3,5 milioni di auto elettriche per il 2030 e Lexus 100% elettrica

14 dicembre 2021 - Il Sole 24Ore - Nicola Desiderio

Il settore automobilistico nel 2035Per raggiungere questo target, la casa di Nagoya metterà sul tavolo dal 2022 al 2030 ben 8 trilioni di yen, ovvero 62,4 miliardi di euro. Toyota accelera sull'elettrificazione e alza gli obiettivi per l'elettrico annunciando che per il 2030 produrrà 3,5 milioni di auto a batteria e che Lexus diventerà elettrica al 100% elettrica, dapprima nei mercati di riferimento ovvero Nordamerica, Europa e Cina, e globalmente entro il 2035. Per raggiungere questo target, la casa di Nagoya metterà sul tavolo dal 2022 al 2030 ben 8 trilioni di yen, ovvero 62,4 miliardi di euro ripartiti a metà tra auto ibride, ibride plug-in e fuel cell a idrogeno e l'altra metà sulle elettriche includendo 2 trilioni di yen (oltre 16 miliardi di euro) per le batterie per un volume approssimativo di 200 GWh all'anno. (continua a leggere)


Confindustria Nord "sconcertata" per transizione auto, "a rischio 70mila posti"

13 dicembre 2021 - Huff Post

Preoccupa la “mancanza di una progettualità chiara che consenta a migliaia di aziende italiane del settore di adeguarsi gradualmente all’imposizione dell’Ue". I presidenti Francesco Buzzella (Confindustria Lombardia), Pietro Ferrari (Confindustria Emilia-Romagna), Marco Gay (Confindustria Piemonte), Enrico Carraro (Confindustria Veneto) esprimono “sconcerto e preoccupazione in merito alle ultime dichiarazioni del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica - Cite sulla transizione tecnologica della filiera automotive”. A preoccupare è la “mancanza di una progettualità chiara che consenta a migliaia di aziende italiane del settore di adeguarsi gradualmente all’imposizione dell’Ue di procedere con l’elettrificazione dei motori abbandonando completamente la combustione”.(continua a leggere)


Il piano di Stellantis per non restare più senza microchip

7 dicembre 2021 - AGI

Un accordo con Foxconn, tre piattaforme tecnologiche basate sull’intelligenza artificiale, 4.500 ingegneri informatici e una software academy dedicata per portare innovazione a bordo dei veicoli, ma anche per non dover più subire la carenza di componenti.  Stellantis avrà a disposizione nel 2024 "tre nuovissime piattaforme tecnologiche basate sull’intelligenza artificiale" che come spiega l'ad Carlos Tavares, "verranno implementate sulle quattro piattaforme di veicoli Stellantis, sfrutteremo la velocità e l'agilità associate al disaccoppiamento dei cicli hardware e software". (continua a leggere)


Mercedes, 60 miliardi di investimenti entro il 2026 per diventare un marchio 100% elettrico

3 dicembre 2021 - Il Sole 24Ore - Alberto Annicchiarico

Il settore automobilistico nel 2035Il ceo Källenius: l’obiettivo è la leadership tecnologica nel segmento automobilistico di lusso e nell’area dei furgoni premium, pur rimanendo fedeli ai nostri ambiziosi obiettivi di margine. Il futuro è l’auto elettrica. Non si era ancora capito? ll Consiglio di Sorveglianza di Daimler ha approvato il piano industriale 2022-2026 di Mercedes-Benz, avallando l’obiettivo di diventare un brand 100% elettrico. Dopo lo spin-off di Daimler Truck, previsto per il prossimo 10 dicembre, Mercedes-Benz si concentrerà costantemente su opportunità di profitto e crescita nel settore delle autovetture e dei furgoni. Per la trasformazione in un futuro guidato dal software e a zero emissioni, il Consiglio ha firmato un piano di investimenti di oltre 60 miliardi di euro. Il piano include alcuni dei 40 miliardi di euro già impegnati per elettrificare la gamma Mercedes nel corso del decennio. (continua a leggere)


Stellantis e Brebemi insieme per testare la ricarica wireless su strada

2 dicembre 2021 - Il Sole 24Ore - Filomena Greco

Al via la fase di sperimentazione del progetto lungo un circuito da 1.035 metri a ridosso dell’Autostrada che unisce Brescia a Milano. Si chiama “Arena del Futuro” la ricarica ad induzione dinamica per le auto elettriche. Il progetto è nato dalla collaborazione tra Stellantis e Brebemi che insieme hanno inaugurato il circuito “Arena Del Futuro” costruito dalla società che gestisce l’autostrada A35. Lungo 1.050, il circuito si trova in un’area privata dell’autostrada, in prossimità dell’uscita Chiari Ovest, ed è alimentato con una potenza elettrica di 1 MW. Grazie al Dynamic Wireless Power Transfer (DWPT ), i veicoli elettrici possono ricaricarsi in modalità wireless viaggiando su corsie cablate con un innovativo sistema di spire posizionate sotto l’asfalto. (continua a leggere)
Il settore automobilistico nel 2035