Corti e tribunali internazionali

da | 5 Set 2020 | Corte di Giustizia, evidenza, Giustizia, Organismi Internazionali

Non esiste una definizione universalmente accettata di corte internazionale. Qui intenderemo per corte un'istituzione dotata di una certa stabilità (nel senso che operi in relazione non a un caso singolo, ma a una serie indefinita di casi), composta di uno o più individui indipendenti, i giudici, e chiamata a decidere, sulla base del diritto, nel rispetto di procedure predeterminate e con sentenza vincolante per le parti in causa, sia in merito a controversie di vario genere e tra soggetti di varia natura, sia con riguardo ad accuse penali nei confronti di individui. Si riterrà internazionale un'istituzione di questo tipo che sia costituita tramite accordo tra Stati, o tramite procedimenti normativi che si fondino sull'accordo (quali le decisioni assunte in seno a organizzazioni internazionali intergovernative).

Questo articolo è tratto in parte dall'Enciclopedia delle Scienze Sociali di Treccani e, in particolare dalla voce Corti internazionali curata  da 

Marco Pedrazzi

 

pote consultare l'articolo originale di cui riportiamo il sommario
1. Introduzione. 2. Lineamenti storici. 3. La Corte Internazionale di Giustizia. 4. Altre corti a livello mondiale con giurisdizione speciale: a) il Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare; b) l'Organo d'appello del sistema per la soluzione delle controversie dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. 5. Le corti istituite a livello regionale, nell'ambito delle unioni economiche: a) la Corte di Giustizia delle Comunità Europee; b) altre corti. 6. Le corti istituite a livello regionale, con competenza nel settore dei diritti dell'uomo: a) la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo; b) la Corte Interamericana dei Diritti dell'Uomo; c) altre corti. 7. I tribunali amministrativi delle organizzazioni internazionali. 8. I tribunali penali internazionali: a) il Tribunale per la ex Jugoslavia; b) il Tribunale per il Ruanda; c) il progetto di Corte Penale Internazionale. 9. Considerazioni conclusive. □ Bibliografia.

Corte Internazionale di Giustizia

La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) è l'erede della Corte Permanente di Giustizia Internazionale: perché fu istituita, all'indomani della seconda guerra mondiale, per sostituire la CPGI, la cui sorte risultava legata a quella della morente Società delle Nazioni; perché le sue funzioni ricalcano quelle della CPGI. La CIG, a differenza della CPGI, è formalmente inserita nella struttura organica della massima organizzazione mondiale: è istituita dalla Carta di San Francisco del 26 giugno 1945, il cui art. 96 la definisce "organo giurisdizionale principale delle Nazioni Unite".

La Corte è composta di 15 giudici, eletti, con doppia votazione, dall'Assemblea generale e dal Consiglio di Sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite (NU) da una lista di persone indirettamente designate dai governi degli Stati aderenti allo Statuto tra persone di alta levatura morale, che possiedano i requisiti richiesti nei loro rispettivi paesi per la nomina alle più alte cariche giudiziarie o siano giureconsulti di riconosciuta competenza nel campo del diritto internazionale. Tra questi la CIG elegge il proprio Presidente, che dura in carica tre anni.

 

 

Sede
Palazzo della Pace - l'Aja (vedi su GMAPS)

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Il Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare

Il Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare (TIDM) è stato istituito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, aperta alla firma a Montego Bay il 10 dicembre 1982 ed entrata in vigore nel novembre 1994 (ne sono attualmente parte più di 130 Stati). Esso ha iniziato la propria attività nel 1996. Il suo Statuto figura in allegato alla Convenzione.

Esso è composto di 21 giudici, scelti dagli Stati parte della Convenzione tra persone di elevata integrità e competenza nel diritto del mare, la maggioranza dei quali proviene da paesi in via di sviluppo.

È ancora presto per dire quale potrà essere il rilievo del ruolo del Tribunale in questo campo. Quanto alle competenze innovative della Camera dei fondi marini, esse potranno esercitarsi appieno solo quando l'attività di sfruttamento sarà divenuta tecnologicamente possibile ed economicamente conveniente.

Sede
Am Internationalen Seegerichtshof 1
22609 Hambourg (vedi su GMAPS)

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La Corte di Giustizia delle Comunità Europee

La Corte di Giustizia delle Comunità Europee (CGCE) nasce nel 1958, cumulando le funzioni della preesistente Corte di Giustizia della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA), operante fin dal 1953, con quelle previste nei Trattati di Roma del 25 marzo 1957 istitutivi della Comunità Economica Europea (oggi Comunità Europea: CE) e della Comunità Europea dell'Energia Atomica (CEEA o EURATOM). Alcune competenze ulteriori sono state attribuite alla CGCE, nell'ambito dell'Unione Europea (quadro generale della cooperazione interna ed esterna alle Comunità tra gli Stati membri di queste ultime, sorta per effetto del Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992), in particolare del cosiddetto 'terzo pilastro' (cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale), dal Trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997. (vedi la scheda su Civitas)

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

La prima corte di giustizia competente ad accertare le violazioni commesse dagli Stati di obblighi attinenti alla tutela dei diritti dell'uomo fu istituita nell'ambito del Consiglio d'Europa, con la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 ed entrata in vigore nel settembre 1953. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) entrò in funzione nel 1959. Nel sistema originario contemplato dalla Convenzione, i ricorsi, sia statali sia individuali, venivano filtrati da un altro organo quasi giurisdizionale, la Commissione europea dei diritti dell'uomo, cui erano demandati anche compiti di conciliazione tra le parti. 

La CEDU, la quale, a differenza che in passato, siede in permanenza, è attualmente composta di un numero di giudici pari a quello degli Stati membri: essi sono eletti dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa per ciascuna delle parti contraenti, da liste di tre candidati presentate da queste ultime. Sono previsti gli usuali requisiti di competenza e integrità nonché le usuali garanzie di indipendenza e imparzialità; è invece irrilevante la nazionalità. Il mandato è di sei anni, rinnovabile.

Sede
Allée des Droits de l'Homme, 67000 Strasbourg, Francia (vedi su GMAPS)

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La Corte Interamericana dei Diritti dell'Uomo

Il sistema interamericano dei diritti dell'uomo stabilito dalla Convenzione americana sui diritti dell'uomo, elaborata nell'ambito dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA), aperta alla firma a San José de Costa Rica il 22 novembre 1969 ed entrata in vigore nel 1978, è modellato, con alcune differenze, sul sistema originario previsto dalla Convenzione europea del 1950. Le funzioni di tutela sono ripartite tra la Commissione interamericana dei diritti dell'uomo, organo dell'OSA, preesistente alla Convenzione (fu istituita nel 1959), la quale svolge compiti di rilievo anche al di fuori del campo d'azione di quest'ultima e la Corte interamericana dei diritti dell'uomo, creata invece ex novo e operante per lo più nell'ambito convenzionale.

La Corte Interamericana, che ha sede a San José ed è operativa dal 1979, si compone di sette giudici, eletti nell'Assemblea generale dell'OSA dagli Stati parte della Convenzione per un mandato di sei anni, rinnovabile una sola volta.

I paesi membri dell'Organizzazione degli Stati Americani sono 35 e precisamente:
Antigua e Barbuda (1967),  Argentina (1948),  Bahamas (1982),  Barbados (1967),  Belize (1991),  Bolivia (1948),  Brasile (1948),  Canada (1990),  Cile (1948),  Colombia (1948),  Costa Rica (1948),  Cuba (1948)[4],  Dominica (1979),  Ecuador (1948),  El Salvador (1948),  Giamaica (1969),  Grenada (1975),  Guatemala (1948),  Guyana (1991),  Haiti (1948),  Honduras (1948)[5],  Messico (1948),  Nicaragua (1948),  Panama (1948),  Paraguay (1948),  Perù (1948),  Rep. Dominicana (1948),  Saint Kitts e Nevis (1984),  Saint Vincent e Grenadine (1981),  Saint Lucia (1979),  Stati Uniti (1948),  Suriname (1977),  Trinidad e Tobago (1967),  Uruguay (1948),  Venezuela (1948)

 

Sede
Avenida 10, Calles 45 y 47, Los Yoses, San Pedro, San José, Costa Rica (vedi su GMAPS)

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La Corte Penale internazionale

La Corte penale internazionale (in inglese: International Criminal Court - ICC, in francese: Cour pénale internationale - CPI) è un tribunale per crimini internazionali che ha sede all'Aia, nei Paesi Bassi.

La competenza del Tribunale è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra (cosiddetti crimina iuris gentium), e di recente anche il crimine di aggressione (art. 5, par. 1, Statuto di Roma). La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire se e solo se gli Stati non possono (o non vogliono) agire per punire crimini internazionali.

La Corte penale internazionale non è un organo dell'Onu e non va confusa con la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, anch'essa con sede all'Aia. Ha però alcuni legami con le Nazioni Unite: ad esempio il Consiglio di sicurezza ha il potere di deferire alla Corte situazioni che altrimenti non sarebbero sotto la sua giurisdizione (art. 13(b), Statuto di Roma).

La CPI è composta di 18 giudici, eletti dall'Assemblea degli Stati parte per un mandato di nove anni non rinnovabile, i quali operano in camere dei giudizi preliminari di uno o tre membri, in camere di primo grado di tre membri e in una Camera d'appello di cinque membri.

N.B. nella voce curata da Marco Pedrazzi per Treccani, questo tribunale è indicato come Il progetto di Corte Penale Internazionale perché la voce è stata pubblicata nel 2001, mentre il Tribunale ha preso l'avvio nel 2002

Sede
Oude Waalsdorperweg 10, 2597 AK Den Haag, l'Aja Paesi Bassi (vedi su GMAPS)

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quali Paesi hanno aderito?

I paesi che aderiscono allo Statuto di Roma sono 123 (ottobre 2017). Altri 32 paesi hanno firmato ma non ratificato il trattato. Fra questi, Israele, Russia, Stati Uniti e Sudan hanno dichiarato di non avere intenzione di ratificarlo.
Tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU (Francia, Regno Unito, USA, Cina, Russia) Russia e Cina, oltre agli USA, non hanno aderito alla Corte penale internazionale.

Una ricaduta sulle adesioni già accordate si è avuta a seguito delle iniziative di sostegno, anche in sede di Unione africana, agli inquisiti posti ai vertici degli Stati sudanese e keniota, oggetto di indagini da parte della Corte nella prima metà del secondo decennio del XXI secolo. Infatti, si è registrato il fenomeno delle proteste degli Stati africani, in merito ad un presunto accanimento della Corte contro il continente e le sue prassi di gestione politica: anche alla luce di ciò, nel 2016 il Burundi, il Sudafrica e il Gambia hanno annunciato la volontà di recedere dallo Statuto di Roma per negare giurisdizione alla Corte sul loro territorio, ma solo il Burundi, nell'ottobre 2017, ha confermato la decisione di lasciare la Corte.

 
 

La Corte penale internazionale nel mirino di Washington

Per quanto possa essere difficile crederlo, l’11 giugno 2020 Donald Trump ha firmato un decreto presidenziale che permette di imporre sanzioni economiche ai funzionari della Corte penale internazionale(Cpi)Donald Trump ha reagito in questo modo all’annuncio da parte del tribunale di un’inchiesta sui possibili crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dagli Stati Uniti nella guerra in Afghanistan.

Nessun paese gradisce imputazioni così gravi, in cima alla gerarchia delle violazioni delle regole di guerra. Tuttavia ritenersi al di sopra di qualsiasi legge internazionale e di qualsiasi sospetto è un segno evidente di arroganza. Significa pensare che la giustizia riguarda altri.

I vertici dell’amministrazione Trump hanno perso le staffe dopo che a marzo la Cpi ha autorizzato il suo procuratore a indagare su eventuali crimini commessi dai soldati statunitensi e dalla Cia in Afghanistan e nei centri di interrogatorio segreti a partire dal 2003. Il tribunale ritiene che esistano prove sufficienti per portare avanti questa inchiesta senza precedenti.

continua a leggere su Internazionale l'articolo di Pierre Hasky.

I tribunali penali internazionali

L'evoluzione forse più significativa dell'ultimo decennio in tema di giurisdizioni internazionali è data dagli sviluppi verificatisi nel diritto internazionale penale. L'idea di istituire una corte internazionale competente a giudicare taluni crimini individuali, in particolare le gravi violazioni del diritto umanitario commesse in tempo di guerra, non è nuova. 

A fronte di gravissime situazioni di emergenza verificatesi in diverse parti del globo, è intervenuto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con l'istituzione di due tribunali ad hoc, per giudicare dei crimini commessi, rispettivamente, sui territori della ex Jugoslavia e del Ruanda (ma anche Cambogia e Sierra Leone): né la natura speciale e temporanea di questi tribunali li priva delle caratteristiche di stabilità che si sono identificate come proprie delle corti internazionali.

vedi alcuni degli imputati

Tribunale ex Jugoslavia
Tribunale Ruanda
Tribunale Sierra Leone
Tribunale Cambogia

Conclusioni

La lista delle Corti e dei Tribunali internazionali non si esaurisce di certo con gli esempi riportati; altre ne esistono quali ad esempio l'Organo d'appello del sistema per la soluzione delle controversie dell’Organizzazione mondiale del commercio, la Corte di giustizia del Benelux, la Corte EFTA, la Corte di Giustizia della Comunità Andina, la Corte di Giustizia del Mercato Comune dell'Africa Orientale e Meridionale, la Commissione Africana, ecc...;  rimandiamo chi è interessato a saperne di più alla lettura della voce completa della Treccani.