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Libertà di stampa e democrazia

Libertà di stampa e democrazia

da | 11 Mag 2022 | Senza categoria

Libertà di stampa e democrazia

Libertà di stampa e democrazia. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 3 maggio Giornata mondiale della libertà di stampa, anche nota semplicemente come Giornata mondiale della stampa, per evidenziare l'importanza della libertà di stampa e ricordare ai governi il loro dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola sancita dall'Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e celebrare l'anniversario della Dichiarazione di Windhoek, un documento sull'importanza fondamentale dei principi in difesa della libertà di stampa, del pluralismo e dell’indipendenza dei media promulgato dai giornalisti africani a Windhoek nel 1991

Nel mese di maggio (2022) è stata pubblicata la classifica che vede assegnato un punteggio a circa 180 paesi sul tema della libertà di stampa; questa notizia ha ricevuto una discreta risonanza sui media italiani, perché? Prima di tutto perché il rapporto che esiste tra democrazia e libertà di stampa è delicato e importante, ma anche perché il nostro paese non ne esce particolarmente bene; già negli anni precedenti non brillava ma, quest’anno, vede peggiorato il proprio posto in classifica. Le classifiche non vanno quasi mai contestate, semmai è meglio scalarle e risalire. Di questo parleremo nell’articolo.

La democrazia non è solo un sistema di libere elezioni; altri valori sono necessari, ma di che tipo, come identificarli? La democrazia è anche possibilità di dire quello che si pensa, e di vivere (entro certi limiti) come si vuole. Ma è anche sovranità popolare, ossia scelte collettive vincolanti per tutti.

Nel 1947 Winston Churchill, in un discorso tenuto alla Camera dei Comuni, affermò che la democrazia era la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si erano sperimentate fino ad allora. La democrazia è uguaglianza, ma è anche libertà. Questi valori sono tra loro in competizione, come farli convivere è uno dei principali problemi della democrazia.

La democrazia si basa sull’esistenza poteri e contro poteri che debbono trovare un bilanciamento in chiave istituzionale. È fuori di dubbio che uno dei contro poteri più forti è rappresentato dalla Stampa.

Quando parliamo di libertà di stampa, o di stampa libera, non ci limitiamo ai quotidiani di carta venduti nelle edicole (sempre meno acquistati e letti)  ma, più in generale, ci riferiamo a tutti i mezzi di comunicazione presenti: quindi giornali, riviste, quotidiani on line, televisioni, radio, social network, ecc…; quindi a tutti i mezzi (o media) che, con un processo di broadcasting, sono in grado di influenzare la nostra opinione.

Parlare di stampa libera ci costringerebbe a parlare anche di fabbrica delle fake news, molto di moda in questo periodo; un’attività molto praticata (tra gli altri) dalla Russia di Putin; e questo già nel passato recente  ma soprattutto in questo momento, caratterizzato dal conflitto armato con l’Ucraina (ma sarebbe meglio dire invasione).

Si pensi alle dichiarazioni, rilasciate proprio in questi giorni (maggio 2022), da Igor Volobuev, il manager russo di Gazprom fuggito per unirsi agli ucraini e che ora combatte contro la disinformazione targata Putin. "Le fake news era dettata dal braccio destro di Putin, giornalisti a libro paga per diffonderla”  

Quello del giornalista è un mestiere pericoloso?

In questo articolo ci concentreremo sul tema della libertà di stampa cercando di affrontare alcuni dei vari aspetti che sono in grado di condizionarla. Lo faremo ricorrendo all'importante contributo fornite dall'organizzazione Reportes Senza Frontiere: questa organizzazione esegue il monitoraggio costante degli attacchi alla libertà di informazione a livello mondiale e pubblica ogni anno un report (il 2022 è uscito di recente). L'indagine viene condotta sulla base di un questionario articolato su 5 temi: politico, economico, legale, sociale e sicurezza

Esiste sicuramente un piano politico: i media controllano i politici e questi cercano spesso di condizionarli; si pensi al rapporto difficile, al limite del violento, trascorso tra Donald Trump e la testata giornalistica Washington Post (posseduta da Jeff Bezos di Amazon).

Peggio, forse, quando un soggetto che controlla mezzi di comunicazione decide di entrare, in modo attivo, nella politica; per non andare troppo lontani basterebbe ricordare Silvio Berlusconi: quattro volte presidente del Consiglio dei Ministri in Italia e proprietario, tra l’altro, di Fininvest, Mediaset e Mondadori Editore; ma potremmo citare anche Andrej Babiš il  politico e imprenditore ceco e Primo ministro della Repubblica Ceca dal dicembre 2017 al dicembre 2021, l'uomo più ricco del paese e proprietario di due dei più grandi giornali cechi.

Si pone poi con evidenza un piano economico (forse meglio chiamarlo un serio problema economico) perché chiunque di noi si svegliasse con il progetto di fondare una nuova testata giornalistica, troverebbe sulla sua strada dei grossi problemi di natura finanziaria, non sempre le entrate derivati dalla vendita delle copie di un giornale (e dalla pubblicità) sono in grado di remunerare l’investimento e di sostenere i costi di produzione, e questo anche al di là dei contributi che molti governi riconoscono alla stampa.

Esistono poi l’aspetto legale e quello sociale, ma anche quello della sicurezza; il mestiere del giornalista può essere un mestiere molto pericoloso, almeno in certi paesi o in certe situazioni (reporter di guerra); ogni anno l’associazione Reporter senza Frontiere stila l’elenco dei giornalisti che scompaiono per morte violenta o di quelli che vengono imprigionati ingiustamente, le due figure che seguono ne testimoniano i valori complessivi.

Il numero di morti nel 2022 è ovviamente e malauguratamente provvisorio, inoltre non conosciamo la data cui si riferiscono le statistiche di Reporter senza Frontiere per quanto riguarda l’anno in corso, basti pensare che fino al mese di aprile e nella sola Ucraina si contano già 23 giornalisti morti.

Senza contare il 2022 il totale dei giornalisti uccisi in 22 anni è di 1.725 (quasi 80 all'anno), mentre quelli imprigionati in 5 anni sono 1,243 (quasi 250 ogni anno).

sì, il mestiere del giornalista, forse, è davvero pericoloso

Libertà di stampa e democrazia
Libertà di stampa e democrazia

l'indagine Reporter Senza Frontiere del 2022

La ventesima edizione dell’Indice Mondiale della Libertà di Stampa pubblicato da Reporter Senza Frontiere (RSF) rivela un doppio aumento della polarizzazione amplificata dal caos dell'informazione - cioè la polarizzazione dei media che alimenta le divisioni all'interno dei paesi, così come la polarizzazione tra paesi a livello internazionale.

L'edizione 2022 del World Press Freedom Index, che valuta lo stato del giornalismo in 180 paesi e territori, evidenzia gli effetti disastrosi del caos delle notizie e dell'informazione - gli effetti di uno spazio informativo online globalizzato e non regolamentato che incoraggia le fake news e la propaganda.

In termini sintetici possiamo dire che la situazione generale sta, negli ultimi 5 anni, decisamente peggiorando: nella fascia dei paesi virtuosi (buono  o soddisfacente) si passa da 45% → 27%, mentre cresce sensibilmente il numero dei paesi che finisce nel fondo della classifica (difficile o molto grave)  da 23% →39%

 

giudizio 2022 2021 2020 2019 2018
buono/soddisfacente 27% 43% 44% 47% 44%
problematico 34% 33% 34% 30% 33%
difficile/molto grave 39% 24% 22% 23% 22%

 

All'interno delle società democratiche, le divisioni stanno crescendo a causa della diffusione di media d'opinione che seguono il "modello Fox News" e la diffusione di circuiti di disinformazione che sono amplificati dal funzionamento dei social media. A livello internazionale, le democrazie sono indebolite dall'asimmetria tra società aperte e regimi dispotici che controllano i loro media e le loro piattaforme online mentre conducono guerre di propaganda contro le democrazie. La polarizzazione su questi due livelli sta alimentando una maggiore tensione.

per consultare l'elenco completo di ogni annoLibertà di stampa e democrazia

Libertà di stampa e democraziascarica lo schema del questionario

Libertà di stampa e democraziascarica l'elenco sintetico dei vari paesi (da Civitas: una pagina per anno)

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L'invasione dell'Ucraina (106°) da parte della Russia (155°) alla fine di febbraio riflette questo processo, poiché il conflitto fisico è stato preceduto da una guerra di propaganda. La Cina (175°), uno dei regimi autocratici più repressivi del mondo, usa il suo arsenale legislativo per confinare la sua popolazione e tagliarla fuori dal resto del mondo, specialmente la popolazione di Hong Kong (148°), che è crollata nell'indice. Lo scontro tra "blocchi" sta crescendo, come si vede tra l'India del nazionalista Narendra Modi (150°) e il Pakistan (157°). La mancanza di libertà di stampa in Medio Oriente continua ad avere un impatto sul conflitto tra Israele (86°), Palestina (170°) e gli stati arabi.

La polarizzazione mediatica sta alimentando e rafforzando le divisioni sociali interne in società democratiche come gli Stati Uniti (42°), nonostante l'elezione del presidente Joe Biden. L'aumento delle tensioni sociali e politiche è alimentato dai social media e dai nuovi media d'opinione, soprattutto in Francia (26°). La soppressione dei media indipendenti contribuisce a una forte polarizzazione in "democrazie illiberali" come la Polonia (66°), dove le autorità hanno consolidato il loro controllo sulla radiotelevisione pubblica e la loro strategia di "ri-polonizzazione" dei media privati.

Il trio di paesi nordici in cima all'Indice - Norvegia, Danimarca e Svezia - continua ad essere un modello democratico dove la libertà di espressione fiorisce, mentre la Moldavia (40°) e la Bulgaria (91°) si distinguono quest'anno grazie ad un cambio di governo e alla speranza che ha portato ad un miglioramento della situazione dei giornalisti anche se gli oligarchi possiedono o controllano ancora i media.

La situazione è classificata come "molto cattiva" in un numero record di 28 paesi nell'Indice di quest'anno, mentre 12 paesi, tra cui Bielorussia (153°) e Russia (155°), sono sulla lista rossa dell'Indice (che indica situazioni di libertà di stampa "molto cattive") sulla mappa. I 10 paesi peggiori del mondo per la libertà di stampa includono il Myanmar (176°), dove il colpo di stato del febbraio 2021 ha riportato la libertà di stampa indietro di 10 anni, così come la Cina, il Turkmenistan (177°), l'Iran (178°), l'Eritrea (179°) e la Corea del Nord (180°).

La libertà di espressione è uno dei diritti fondamentali riconosciuti e garantiti da ogni democrazia, insieme alla libertà di stampa e al diritto all’informazione. Eppure, secondo il World Press Freedom Index, quasi la metà della popolazione globale non ha accesso ad una libera informazione e, quindi, alla garanzia di una corretta rappresentazione della realtà.

«Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere». Così recita l’articolo 19 della Dichiarazione universale dei Diritti umani.

Ciò nonostante, a 73 anni dalla sua promulgazione, questo diritto è violato e gli attacchi alla libertà di stampa e di espressione sono ormai all’ordine del giorno in ogni parte del mondo. Del resto, come è noto, l’informazione libera e completa è la prima ad essere minacciata e “limitata” nei governi antidemocratici che sul controllo dell’opinione pubblica e sulla gestione del consenso comune fondano gran parte della loro sopravvivenza.

 

I Predatori della Libertà di Stampa

A partire dal 2001, Reporter Senza Frontiere pubblica annualmente l'indice dei Predatori della Libertà di Stampa, in cui vengono evidenziati i soggetti che sono considerati i peggiori violatori della libertà di stampa.

Libertà di stampa e democraziaPer la prima volta un leader dell'Unione europea è finito nella lista dei predatori della libertà di stampa stilata da Reporter senza frontiere. Si tratta del primo ministro ungherese Viktor Orbán. Per l'organizzazione con sede a Parigi, Orbán ha "costantemente minato l'indipendenza della stampa, ha trasformato il servizio pubblico in un organo di propaganda" e ha ridotto al silenzio "i media privati" grazie all'acquisto delle società "da parte di persone vicine al suo partito". Insomma un giudizio spietato che il portavoce del premier bolla come una fake news. (come abbiamo già detto le classifiche si possono anche contestare, ma sarebbe più opportuno scalarle).

Non poteva mancare nella lista il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, considerato il mandante dell'omicidio del giornalista Kashoggi, scomparso il 2 ottobre 2018 nel consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul (il padre, Salman bin Abdulaziz Al Saud, era già presente nella lista).

lista dei Predatori

Abdel Fattah el-Sisi, Presidente dell'EgittoLibertà di stampa e democrazia
Aljaksandr Lukašėnka, Presidente della Bielorussia
Ali Khamenei, Supremo Leader dell'Iran
Al-Shabaab, Milizia islamica armata, Somalia
Ansarullah Bangla Team, Organizzazione estremista islamica
Bashar al-Assad, Presidente della Siria
Gurbanguly Berdymukhamedov, Presidente del Turkmenistan
Hamad Ben Aissa Al Khalifa, Re del Bahrain
Houthis, (added 2016), Movimento Zaidi Shia-led
Ilham Aliev, Presidente dell'Azerbaigian
Islamic State of Iraq and the Levant, Gruppo militante jihadista salafita
Issaias Afeworki, Presidente dell'Eritrea
Joseph Kabila, Presidente della Repubblica Democratica del Congo
Kim Jong-un, Leader supremo, Corea del Nord
Lee Hsien Loong, Primo Ministro di Singapore
Los Zetas, Cartello della droga messicano
Nguyễn Phú Trọng, Segretario generale del Partito Comunista, Vietnam
Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela (aggiunto nel 2016)
Nursultan Nazarbayev, Presidente del Kazakistan
Omar Hasan Ahmad al-Bashir, Presidente del Sudan
Agenzie dei servizi segreti pakistani
Paul Kagame, Presidente del Ruanda
Pierre Nkurunziza, Presidente del Burundi
Prayut Chan-o-cha, Primo Ministro della Tailandia
Ramzan Kadyrov, Capo della Cecenia
Raúl Castro, Presidente del Consiglio di Stato, Cuba
Recep Tayyip Erdoğan, Presidente della Turchia (aggiunto nel 2016)
Salman bin Abdulaziz Al Saud, Re dell'Arabia Saudita (aggiunto nel 2016)
Salva Kiir, Presidente del Sud Sudan
Talebani, Movimento fondamentalista islamico
Teodoro Obiang Nguema, Presidente della Guinea equatoriale
Vladimir Putin, Presidente della Federazione russa
Xi Jinping, Presidente e segretario generale del partito Comunista, Cina

 Libertà di stampa e democrazia in Europa

Se andate a rivedere la figura che descrive graficamente lo stato della libertà di stampa nei 5 continenti, troverete che la percentuale più alta del colore verde (quello a cui RSF assegna il massimo giudizio – buono) troverete che la percentuale più alta si trova proprio in Europa; dall’elenco delle prime 20 posizioni (nel 2022) vediamo quali sono i paesi.

Più del 65% si trova in Europa e di questi quasi il 50% nella Unione Europea. Si riscontra una evidente polarizzazione del nord, fatta salva l'ottima eccezione del Portogallo (7°). Tra i grandi paesi la migliore è la Germania (16esimo posto), e fuori dalla lista dei primi 20 troviamo il Regno Unito al 24° posto, la Francia al 26° e la Spagna al 32°.

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e l’Italia?

Se per assurdo chiedessimo a 100 cittadini italiani dove è posizionata l’Italia in questa classifica, (ma prima dovremmo forse spiegare loro che questa classifica esiste), il numero ipotizzato sarebbe probabilmente tra il 10 e il 20esimo posto. Non abbiamo mai fatto questo sondaggio e quindi questa resta solo una nostra ipotesi

Gli Italiani hanno spesso il difetto (o il vezzo) di essere molto critici nei confronti del proprio paese, del Governo e dei partiti e, in parte, anche delle Istituzioni, ma tutto sommato sono convinti di vivere in un paese democratico e civile (ed è così); in fine dei conti apparteniamo al G7 e alla Nato, ma sul tema della liberta di stampa, la realtà dei fatti (o dei questionari di RSF) dice altro.

la posizione che occupa l’Italia è 58

Pur con il massimo rispetto per i paesi che citeremo, meglio di noi, nel 2022, fanno, tra gli altri:
Costa Rica, Seychelles, Timor Est, Namibia, Trinidad e Tobago, Repubblica Dominicana, Bhutan, Guyana, Capo Verde, Costa d'Avorio, Burkina Faso, Samoa, Sierra Leone, Belize, Tonga, Gambia, Armenia, Suriname, Andorra, Macedonia

Ma è sempre stata questa la posizione dell'Italia negli anni passati? Si direbbe che il periodo migliore sia stato il triennio 2019-21, e che ci siano stati momenti peggiori dell’attuale: ad esempio il 2015 e il 2016, dove eravamo oltre il 70esimo posto e peggio di noi c’erano, nella UE, soltanto la Grecia e la Bulgaria.

Ma quale è la vera novità? Nonostante nel 2016 fossimo al 77esimo posto, il punteggio totale era di 71,1 e questo ci poneva ancora nella zona soddisfacente; oggi siamo al posto 58 ma con un punteggio inferiore a 70 (68,2) che ci fa entrare, per la prima volta, in zona problematica.

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Libertà di stampa e democrazia: la scheda RSF sull'Italia

La libertà di stampa in Italia continua a essere minacciata dalla criminalità organizzata, in particolare nel sud del Paese, e da vari gruppi estremisti o di protesta che usano la violenza, che hanno visto un aumento significativo nel corso della pandemia.

Panorama dei mezzi di informazione
Il panorama dei mezzi di informazione italiano è ben sviluppato e presenta un'ampia gamma di mezzi di comunicazione che garantiscono una reale diversità di opinioni. Il settore radiotelevisivo comprende diversi canali televisivi pubblici (come Rai 1) e stazioni radiofoniche pubbliche, oltre a molte stazioni radiotelevisive private. La stessa diversità caratterizza la carta stampata, che comprende quasi 20 quotidiani con una tiratura superiore a 20.000 copie (come il Corriere della Sera e La Repubblica), circa 50 settimanali con una notevole diffusione (come L'Espresso e Famiglia Cristiana), oltre a numerose riviste e una serie di siti web di notizie.

Contesto politico (punti 65,9 → 57°)
I giornalisti italiani godono per lo più di un clima di libertà. Tuttavia, a volte cedono alla tentazione di autocensurarsi, sia per conformarsi alla linea editoriale della propria testata, sia per evitare una querela per diffamazione o un'altra forma di azione legale, sia per paura di rappresaglie da parte di gruppi estremisti o della criminalità organizzata.

Quadro giuridico (punti 73,9 → 59°)
Una certa paralisi legislativa frena l'adozione di diverse proposte di legge volte a preservare e persino a migliorare la libertà giornalistica. Questo spiega in parte le limitazioni che alcuni reporter incontrano nel loro lavoro. La diffamazione non è ancora stata depenalizzata e la pandemia ha reso più complesso e laborioso l'accesso dei media nazionali ai dati in possesso dello Stato.

Contesto economico (punti  47,5 → 67°↓)
A causa della crisi economica, i media nel loro complesso dipendono sempre più dagli introiti pubblicitari e da eventuali sussidi statali, mentre la stampa sta affrontando un graduale calo delle vendite. Il risultato è una crescente precarietà che mina pericolosamente il giornalismo, la sua energia e la sua autonomia.

Contesto socio-culturale (punti 80,0 → 49°↑) 
La polarizzazione della società italiana durante la pandemia di Covid-19 ha colpito i giornalisti, che sono stati oggetto di attacchi sia verbali che fisici durante le proteste contro le misure adottate dalle autorità per combattere la pandemia.

Sicurezza (punti 73,5 → 68°↓)  
I giornalisti che indagano sulla criminalità organizzata e sulla corruzione sono sistematicamente minacciati e talvolta sottoposti a violenza fisica, compresi gli attacchi incendiari alle loro auto o alle loro case. Vengono orchestrate campagne di intimidazione online per "punire" i giornalisti che hanno il coraggio di approfondire temi delicati come la collusione tra famiglie mafiose e politici locali. Venti giornalisti sono attualmente protetti dalla polizia 24 ore su 24 perché hanno subito intimidazioni, minacce di morte o attacchi.

Al di là di queste considerazioni, di natura essenzialmente qualitativa, Civitas non dispone della singola scheda dove: ogni stato viene valutato, in modo quantitativo, in merito ai 5 profili e da questi, con una media aritmetica, viene desunto il punteggio totale. Ci limitiamo a prenderne atto, salvo riportare, nella scheda successiva, il paragone tra i valori delle singole voci del questionario relativi all’Italia e quelli relativi ad alcuni dei principali paesi europei.

Libertà di stampa e democrazia

Come si può vedere i parametri che maggiormente penalizzano l’Italia sono quello economico (47,5 contro i 90,4 della Norvegia) e quello relativo alla sicurezza (73,5 contro i 93,0 della Danimarca).

l'handicap dell'Ordine dei Giornalisti: una leggenda metropolitana?

Esiste poi un altro parametro per cui si dice che l’Italia viene penalizzata nel giudizio sulla Libertà di Stampa: l’esistenza dell'Ordine dei Giornalisti; non sappiamo se e in che modo le classifiche di RSF tengano conto di questo parametro; la possibilità che l’esistenza o meno di questo Ordine, possa influenzare il giudizio di merito ci pare onestamente che sconfini un po’ nel campo delle leggende metropolitane, in realtà anche negli altri paesi sono presenti meccanismi di selezione.

L'Ordine dei giornalisti è un’anomalia solo tutta italiana? Non è così. Che sia la tessera dell’Ordine o la carte de presse, che sia un titolo professionale o le shield laws, cambiano i fattori ma il risultato non cambia. In ogni Paese, anche in quelli come Germania e Spagna, dove non c’è uno status giuridico vero e proprio dei giornalisti, in realtà le leggi che regolamentano la natura e l’attività dei giornalisti si richiamano – tutte – a precisi vincoli di autonomia, deontologia e accesso alla professione.

Nell’ordinamento anglosassone – e negli stessi Stati Uniti, in particolare, solitamente portati a esempio di come si possa fare i giornalisti senza un Ordine professionale – in realtà ci sono precisi accordi contrattuali tra le aziende e i loro giornalisti che prevedono il licenziamento del dipendente se il giornalista si rende colpevole di commistione tra pubblicità e informazione o se non garantisce piena autonomia e indipendenza sul lavoro.

questo per quanto attiene il codice deontologico di chi voglia intraprendere la professione di giornalista; resta tuttavia valida l'obiezione che per diventare giornalisti, in Italia, sia necessario superare alcune serie barriere che, di fatto, limitano l'accesso alla professione

 

i giornalisti nei film (americani)

Molti film sono ambientati nel mondo del giornalismo, in genere americano; alcuni di questi sono stati diretti da registi molto famosi: non sempre i giornalisti fanno una buona figura. Qui riportiamo l'elenco;  per chi volesse saperne un po' di più può sempre leggere l'articolo da cui abbiamo desunto questa lista

Quarto potere di Orson Welles (1941 - Oscar)Tutti gli uomini del presidente - Giornalistitalia
La signora del venerdì di Howard Hawks (1940)
Scandalo a Filadelfia di George Cukor (1940 - 2 Oscar)
L’asso nella manica di Billy Wilder (1951)
Prima pagina di Billy Wilder (1974)
Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula (1976 - 2 Oscar minori)
Quinto potere di Sidney Lumet (1975)
Diritto di cronaca di Sydney Pollack (1981)
Un anno vissuto pericolosamente di Peter Weir (1982 - Oscar)
Eroe per caso di Stephen Frears (1992)
Quasi famosi di Cameron Crowe (2000 - Oscar)
The insider di Michael Mann (1999)
Frost/Nixon di Ron Howard (2008)
Spotlight di Tom McCarthy (2015)

Mappe concettuali

Terminiamo questo articolo con due mappe concettuali che permettono di visualizzare graficamente alcuni dei dati visti in precedenza. Il primo è un grafico desunto dal sito Our Word in Data gestito dall'Università di Oxford (Press Freedom 2021), un secondo elaborato da Civitas in cui tentiamo di arricchire il grafico relativo ai 5 continenti.

I due grafici si rifanno alla stessa base di dati resa disponibile dal Reporter Senza Frontiere, solo che quello dell'università di Oxford mappa la liberta di stampa di ogni paese in modo inverso a quello di RSF: così recita il portale inglese "viene usato l'indice di Reporters Sans Frontieres che combina le valutazioni degli esperti con i dati sulla violenza contro i giornalisti; con dati sulla violenza contro i giornalisti; Va da 0 a 100 (nessuna libertà)". Se ricordat,e la classifica di RSF assegna a zero la massima libertà; inoltre il grafico si ferma al 2021 e, per questo motivo, non viene evidenziato il recente peggioramento del nostro paese.

se non avete mai utilizzato questo tipo di grafici vi consigliamo di aprire e leggere prima il riquadro che cosa è il portale Our World in Data

che cosa è il portale Our World in Data

OurWorldInData è un sito di pubblicazione scientifica appartenente alla categoria della Editoria digitale che presenta ricerche empiriche e dati che mostrano come stanno cambiando le condizioni di vita nel mondo. Questa pubblicazione web sullo sviluppo globale comunica questa conoscenza empirica per mezzo di visualizzazioni di dati interattive (diagrammi e mappe) e presenta le scoperte sullo sviluppo che spiegano cosa provoca i cambiamenti che osserviamo e quali sono le conseguenze di questi cambiamenti.

I grafici mostrano dati interessanti relativi a diversi paesi del mondo; le modalità di visualizzazione sono tre: CHART, MAP e TABLE.

  • CHART mostra i dati come grafico nel tempo, in questo caso è possibile aggiungere altre nazioni rispetto a quelle mostrate inizialmente; con il comando ±add country  è possibile aggiungere (ma anche togliere)  qualche paese (Italia, Francia e Germania ad esempio).
  • MAP i dati sono mostrati sulla mappa mondiale assegnando ad ogni paese un colore che simboleggia l'intensità della violazione, con un azione di mouse over compaio altri dati relativi al paese specifico
  • TABLE i dati sono visualizzati in tabella (e sono esportabile in formato CSV con il comando download
  • con il tasto  Libertà di stampa e democraziail grafico (sia CHART che MAP) viene animato( nel tempo)

 

Quanto inquina InternetL'obiettivo è mostrare come il mondo sta cambiando e perché. La pubblicazione è sviluppata all'Università di Oxford ed il suo autore è Max Roser, storico sociale ed economista dello sviluppo. Copre una vasta gamma di argomenti in molte discipline accademiche: le tendenze riguardo a salute, risorse alimentari, crescita e distribuzione della ricchezza, violenza, diritti, guerre, cultura, consumo di energia, istruzione, e cambiamento ambientale. Coprire tutti questi aspetti in una sola risorsa rende possibile capire come le tendenze a lungo termine osservate siano interconnesse.

La ricerca sullo sviluppo globale viene presentata ad un pubblico di curiosi, giornalisti, accademici e persone che devono prendere decisioni strategiche. Gli articoli hanno dei riferimenti incrociati tra di loro far capire cosa provoca le tendenze a lungo termine osservate. Per ogni argomento viene discussa la qualità dei dati e, indicando le fonti al visitatore, il sito agisce come database di database – un meta-database.

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La mappa elaborata da Civitas: sub-continenti

A partire dalla base di dati resa disponibile dal RSF, abbiamo eseguito una semplice elaborazione calcolando il punteggio dei vari sub-continenti, utilizzando la media aritmetica; abbiamo anche eseguito l'elaborazione con la media pesata dei punteggi di ogni paese (dove il peso è la popolazione) ma i risultanti non cambiano di molto tranne il fatto che il punteggio dell'estremo oriente peggiora un poco.

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