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Le sentenze CEDU non rispettate

da | 25 Dic 2020 | Europa, istituzioni | 0 commenti

aggiornato
dic 2020

Quante sono le sentenze CEDU non rispettate dai paesi aderenti? Moltissime quasi 10mila. L’Italia è il Paese che meno rispetta le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, dopo di noi Russia e Turchia.

Circa 10mila sentenze emesse da Strasburgo non hanno avuto ricadute nelle leggi nazionali, al contrario di quanto stabilito dai paesi che hanno aderito. Non sono tutte a carico dell’Italia ma lo il nostro paese vanta il maggior numero di sentenze non rispettate.

Il contenuto di questa pagina è tratto in gran parte da un articolo di Giuditta Mosca apparso su Business Insider Italia, se vuoi leggi l'articolo originale

Non sono tutte a carico dell’Italia ma lo il nostro paese vanta il maggior numero di sentenze non rispettate

La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) è nata nel 1959 in seguito alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950), Magna Charta europea a cui aderiscono tutti i 47 membri del Consiglio d’Europa, firmata a Roma il 4 novembre del 1950 originariamente dai 12 paesi all’epoca membri del Consiglio d’Europa, tra i quali figura anche l’Italia che ne ha decretato l’entrata in vigore nel 1955.

La Corte di Strasburgo si sta configurando come un fallimento, soprattutto perché inascoltata.

La conseguenza di ciò, espressa in modo schietto e lapidario, è preoccupante: i governi continuano a violare i diritti dell’uomo nonostante la Cedu abbia riscontrato tali violazioni. I casi a loro modo esemplari sono molteplici.

Uno tra i più eclatanti risale al 2014 quando la Corte ha intimato all’Azerbaijan di porre fine alla carcerazione dell’oppositore politico Ilgar Mammadov. Secondo Strasburgo le autorità azere gli hanno tolto la libertà per metterlo a tacere e come ritorsione per le sue critiche al governo locale. Nonostante la sentenza, Mammadov è rimasto ancora a lungo in carcere e, a ottobre del 2017, il Consiglio d’Europa ha comunicato al governo di Baku di voler avviare una procedura speciale affinché la sentenza venisse rispettata. Mammadov è stato scarcerato il 13 agosto di questo 2018, quindi 4 anni dopo la sentenza, rimasta inascoltata a lungo e che, al pari di ogni altra risoluzione della Cedu, sarebbe dovuta entrare nella giurisprudenza nazionale.

Altri casi di sentenze non recepite dalle nazioni contro cui sono state emesse riguardano la carcerazione dei sieropositivi in Grecia o le morti sospette tra i detenuti in Romania.

la Turchia

Erdoğan ha respinto la sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) con la quale si chiedeva l’immediata liberazione del leader curdo Selahattin Demirtaş, sostenendo che “la sentenza non è vincolante per Ankara”. Parlando alla riunione settimanale del Comitato esecutivo centrale (MYK) del suo Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP), il leader turco ha detto che “la Cedu approva tutti i ricorsi contro la Turchia riguardanti casi di terrorismo”. 

A onor del vero non è la prima volta che Ankara si rifiuta di eseguire le deliberazioni della Cedu. Non lo aveva fatto il 10 dicembre 2019, quando la Corte di Strasburgo, dopo aver valutato il ricorso per la scarcerazione di Osman Kavala, aveva concluso che il filantropo turco era stato arrestato per “motivi politici” e “per mettere a tacere i difensori dei diritti umani” e ne chiese la “liberazione immediata”, ma la Corte di Istanbul, come è successo anche per lo scrittore Ahmet Altan, non ha tenuto conto della sentenza perentoria della Cedu. E non lo fece nemmeno dopo che, il 4 giugno 2020, il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, organo decisionale della Corte di Strasburgo, aveva invitato Ankara a eseguire le sue sentenze e a “liberare immediatamente” l’attivista per i diritti umani Kavala come richiesto dalla Cedu e a novembre di quest’anno lo stesso organo decisionale ha adottato una nuova risoluzione provvisoria con la quale è tornato a chiedere alla Turchia la liberazione immediata del filantropo turco. (continua a leggere)

Le sentenze CEDU non rispettate dall’Italia

L’Italia si lascia infliggere condanne dai giudici di Strasburgo per avere violato i diritti umani. Le leggi interne rimangono non allineate a quelle imposte dalla Cedu e i risarcimenti si affastellano senza essere pagati.

Siamo il paese con più sentenze Cedu non messe in pratica, delle 9.994 non recepite in totale, 2.219 sono addebitabili all’Italia (il 22% circa, ovvero una su cinque).

A seguire la Russia con 1.540 sentenze non recepite e la Turchia con 1.342, paesi decisamente non in cima alle classifiche di libertà e democrazia.

Delle 2.219 sentenze che non recepiamo, quelle che necessitano azioni rapide o cambiamenti radicali del diritto sono 2.105, altro segnale di quanto Roma e Strasburgo, da questo punto di vista, non siano per nulla allineate.

vedi anche il disegno di legge per la costituzione di una Commissione Indipendente per la tutela dei diritti umani

 

I temi più caldi

I ricorsi presentati a Strasburgo contro l’Italia, che più hanno attirato l’attenzione dei media locali, sono quelli relativi allo stato dei detenuti, le detenzioni abusive nei Centri di identificazione e espulsione (CIE) e le violenze di Genova durante il G8 del 2001.

Le sentenze CEDU non rispettate dai paesi aderenti
Le sentenze CEDU non rispettate dai paesi aderenti

A molti dei nostri lettori è ancora nella memoria che cosa sia successo al G8 tenutosi a Genova nel 2001: furono giornate caratterizzate da fatti di violenza inaudita e, malauguratamente, commessi anche da parte di quelle forze di polizia che avrebbero dovuto assicurare l'ordinato svolgimento dei lavori; per un millenial probabilmente questi fatti  sono un po' più oscuri; chi volesse approfondire l'argomento trova molti riferimenti sulla rete, Civitas si limita ad indicarne qualcuno.

Fatti del G8 di Genova (Wikipedia)

G8 Genova, Strasburgo condanna Italia: "A Bolzaneto fu tortura" (la Repubblica)

I fatti di Genova (Misteri d'Italia)

Bolzaneto, la caserma delle torture del G8  (Adnkronos)

"Pregiudizi sulle donne stuprate", la Corte di Strasburgo condanna l'Italia

Decisione unanime dei 6 giudici: “È essenziale che le autorità giudiziarie evitino di riprodurre stereotipi sessisti nelle loro decisione, di minimizzare le violenze basate sul genere". La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per “pregiudizi sulla donna” in una sentenza per violenza sessuale su una trentenne. Con una decisione unanime dei sei giudici, la Corte di Strasburgo ha accusato la giustizia italiana di “violazione della vita privata” della presunta vittima di aggressioni sessuali risalenti al 2008, quando era ancora studentessa. Più grave ancora, nel corso del dibattimento le autorità giudiziarie dell’Italia hanno fatto leva su una serie di argomentazioni emblematiche “dei pregiudizi sul ruolo della donna che esistono nella società italiana”. Nel rendere il suo giudizio, l’istituzione giudiziaria della Consiglio d’Europa ha sottolineato che “è essenziale che le autorità giudiziarie evitino di riprodurre stereotipi sessisti nelle loro decisioni, di minimizzare le violenze basate sul genere e di esporre le donne ad una vittimizzazione secondaria con parole colpevolizzanti e moralizzatrici”.

continua su AGI del 27 maggio 2021

continua su RaiNews del 27 maggio 2021

La situazione nei 47 paesi aderenti

L’Italia è fanalino di coda, come scritto, alle spalle di Russia e Turchia. Anche a usare come indice di lettura la percentuale di sentenze non applicate sul totale di quelle emesse, siamo nelle ultime posizioni della graduatoria, dietro all’Ucraina.

Tra i virtuosi figurano nazioni più piccole; il Lussemburgo ha recepito tutte le 142 sentenze tranne 1 (il 99,7%), l’Irlanda non ha recepito 5 sentenze su 162 (3,09%), l’Islanda 3 su 115 (2,61%) e San Marino 2 su 43 (8,7%)

Le sentenze CEDU non rispettate dai paesi aderenti