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Una storia di cliché e pregiudizi

da | 11 Mar 2020 | rom, sinti

Una storia di cliché e pregiudizi

Una conversazione con Klaus-Michael Bogdal sulla situazione dei Sinti e dei Rom in Europa condotta dal giornalista Tobias Asmuth

Klaus-Michael Bogdal ha studiato l'immagine di Sinti e dei Rom in Europa per molti anni. La sua conclusione: lo "zingaro" si rivela uno dei cliché europei più persistenti. La sua analisi mette in luce le strutture dell'odio nei confronti dei rom, i meccanismi di esclusione e l'attualità delle immagini discriminatorie degli estranei e dei diversi.

 

TA - Perché, purtroppo in molte zone gli appartenenti ai popoli rom sono ancora percepiti come un pericolo appena si fanno vedere da qualche parte?


M-KB - Per la maggior parte dei popoli europei, i rom sono assolutamente la definizione di ciò che è “altro”. Prima di ogni qualsiasi esperienza con singole persone  rom, c'è già la certezza di sapere tutto sugli "zingari". Il pericolo sorge perché si è certi di affrontare "selvaggi", incapaci di civiltà, con un istinto errante innato, di incontrare dei parassiti e dei truffatori di cui non ci si può fidare. Abbiamo a che fare con un'ignoranza difficile da scuotere che equivale a privare i rom della dignità di esseri umani. Dobbiamo stare attenti a coloro che non sono "come siamo noi", ma molto diversi in tutto, non appena si avvicinano troppo e comunicano, lavorano o vivono con noi.

 

TA - Quali sono i segnali caratteristici che vengono loro attribuiti ?


M-KB - Sono principalmente segnali di minaccia. Nell'incontro, interpretiamo la loro povertà, la loro cattiva salute, la loro mancanza di istruzione e la loro coesione familiare come potenziali minacce al "nostro" modo di vivere. La percezione è costantemente selettiva ed è confermata da alcune immagini di bambini nudi e trascurati, di donne invadenti e di "capi clan" con i loro denti d'oro. Il fatto che ci siano anche rom che fanno gli artigiani, gli avvocati, gli artisti, i calciatori professionisti è completamente ignorato. L'idea prevalente è che i Rom non possano vivere tra di  noi. Vengono sempre dal di fuori, anche se sono tra noi da seicento anni, dall'Est come gli Unni e i Turchi, sono nomadi, parassiti, criminali che vogliono penetrare nella “nostra” società. Si parla costantemente del loro amore per la sporcizia, della loro mancanza di morale e del loro uso distruttivo di risorse materiali.

 

TA - Come è potuto accadere che la loro presenza e vicinanza non siano tollerate e che vivere insieme sia sembrato impensabile?


MK-B - Questo è uno sviluppo che si svolge in diverse fasi per un lungo periodo di tempo. All'inizio, la religione gioca un ruolo importante. I Rom sono sospettati di essere spie turche, miscredenti, pagani o persino emissari dell'Anticristo che hanno poteri magici. All'inizio dell’età moderna, gli aspetti sociali sono venuti in primo piano. Risalgono a questo periodo, le immagini di mendicanti, truffatori e rapitori di bambini. Nel corso dello sviluppo degli stati-nazione territoriali, sono diventati letteralmente una minoranza nell'Europa occidentale e centrale, sballottata tra i vari fronti e cacciata da un territorio all'altro. Ora anche le famiglie sedentarie sono costrette a diventare nomadi. Questa fase ha visto anche il ritiro di molti gruppi nelle regioni periferiche del continente europeo. Soprattutto dall'Illuminismo, le società europee hanno iniziato a misurare i loro progressi in termini di civiltà confrontandosi con la loro immagine degli "zingari", come esseri arretrati, rimasti indietro. Questo vale per le caratteristiche centrali delle società moderne: lo sviluppo di una coscienza storica, la formazione degli stati, la scienza, la tecnologia e la cultura, la moralità borghese, gli stili di vita urbani, la cultura alimentare e l’igiene personale. Si credeva che i popoli rom non avrebbero mai cercato né raggiunto questi standard. La conseguenza di tutto ciò è l'esclusione e la distanza.

 

TA - Che ruolo ha la loro mobilità in tutto questo?


M-KB - Non si può dare una risposta che valga in generale alla domanda sulla mobilità di determinate ceti, classi o gruppi nel passaggio dal Medioevo all'età moderna. Dipende dalle condizioni sociali e geografiche. Gli schiavi Rom nei Principati di Moldavia avevano un campa d’azione diverso rispetto ai nomadi in Inghilterra o ai Gitanos in Andalusia. Tuttavia, sin dalla formazione degli stati-nazione, i popoli rom sono stati considerati principalmente senza patria, senza tetto e senza padrone. Oggi non è facile distinguere ciò che è il loro stile di vita da ciò che è loro imposto. È chiaro che gli stati-nazione chiedono sempre più ai loro cittadini un legame fisso al territorio e un'identificazione con ciò che dal XIX secolo in poi abbiamo chiamato patria. Se prendiamo questo come punto di riferimento, i rom saranno considerati un popolo senza amor di patria. È stato più volte sottolineato che, come gli ebrei, i rom si sarebbero comportati in modo indifferente e sleale nei confronti di qualsiasi stato.

 

TA - Perché le società europee non hanno riconosciuto le loro auto-designazioni come "Sinti", "Roma" o "Kalderasch", che sono note da secoli, e invece si sono attenute alle attribuzioni dispregiative come "Tartari", "Gypsy" o "Zingari" "?


M-KB - Nomi e denominazioni di popoli sono un campo interessante, ma anche "molto ampio" per la linguistica e gli studi letterari. In breve, vorrei fare riferimento all'equilibrio asimmetrico di potere tra maggioranze e minoranze, che si riflette anche a livello linguistico. La designazione esterna può essere basata sull'indifferenza e sul disprezzo. Il termine "zingaro" è stato usato molto presto in senso derogatorio. Per molte minoranze come gli Inuit, i Sami o gli afroamericani, l'autoidentificazione si è imposta dolo dopo lunghe controversie. Per queste popolazioni, il riconoscimento è un segno che almeno negli spazi pubblici – nei rapporti con le autorità, nella politica, nei media - le denigrazioni non sono più tollerate ed è necessario mostrare rispetto. Per chiunque si trovi in ​​una posizione di minoranza questa strategia è molto più difficile da applicare rispetto a uno stato sovrano come Ceylon, che può imporre l'auto-designazione come Sri Lanka. Per il momento è meglio non parlare della Macedonia.

 

TA - Ad oggi, ai Rom manca una rappresentanza nazionale e ancor di più una rappresentanza europea? Da che cosa dipende questa situazione ?


M-KB - Abbiamo gruppi molto diversi di Rom in diversi paesi europei. L'illusione che alcuni intellettuali Rom sostenevano negli anni '70 di poter creare un'unità ha dovuto nel frattempo essere seppellita. Tuttavia, negli ultimi decenni, alcune organizzazioni con impatto interno ed esterno sono state costituite a vari livelli in alcuni paesi. In parecchi paesi dell'Europa sud-orientale, la mancanza di strutture della società civile è la ragione della debolezza o della scarsa influenza di forme di auto-rappresentanza. La lotta per la sopravvivenza domina la vita di tutti i giorni e impedisce lo sviluppo di prospettive politiche di più lungo periodo. La mancanza di istruzione è un'altra ragione. Inoltre, un gran numero di rom considera ancora la famiglia o la famiglia allargata come unico punto di riferimento per la propria vita sociale. E inoltre, domina l’idea che non si riuscirà a realizzare nulla e, data la loro lunga esperienza, ciò non deve stupirci molto.

 

TA - Che ruolo svolge il Consiglio centrale dei Sinti e dei Rom tedeschi?


M-KB - Il Consiglio Centrale ha ottenuto il riconoscimento e l'autorità all'interno ed all'esterno, in quanto come rappresentanza di interessi e movimento per i diritti civili, ha inizialmente difeso gli interessi dei sopravvissuti dell'Olocausto e poi ha agito in modo coerente contro la discriminazione contro Sinti e Rom, ma anche contro il razzismo in generale. Inoltre, ha assunto compiti scientifici e culturali che contribuiscono alla costruzione dell'identità e al rafforzamento della fiducia in se stessi. Tuttavia, ci si deve chiedere se, nonostante la grande esperienza politica e organizzativa acquisita, non sarà sopraffatto dal compito di dover rappresentare anche gli altri Rom europei.

 

TA - In che misura "l'ostilità  verso gli zingari" differiva e differisce dall'antisemitismo?


M-KB - Vi sono numerose differenze importanti. Questo vale per la questione della provenienza e dell’epoca di arrivo in Europa. È anche importante che la comunità degli ebrei abbia sempre parlato per se stessa e che la sua identità sia ancorata ad una propria religione. Nel mio libro dico che gli ebrei rappresentano l'altro che non si potrà mai essere, i rom l’altro che non si vorrebbe mai diventare.

 

TA - La situazione dei rom in paesi come l'Ungheria e la Repubblica ceca sta diventando sempre più grave. Cosa può fare l'Europa per migliorare la loro situazione?


M-KB - Dovremmo parlare apertamente di razzismo latente e manifesto, non solo nei paesi citati, dove i responsabili dello stato e della società non lo contrastano adeguatamente – ma anche nelle società dove l’apartheid diventa una realtà quotidiana. Questi paesi non possono più evitare di assumersi responsabilità per una parte della loro popolazione. In primo luogo, si tratta bisogni primari come un alloggio dignitoso, l'assistenza sanitaria e l'accesso dei bambini al sistema educativo. Per quanto riguarda la migrazione di manodopera, la difesa in preda al panico è una reazione sbagliata che non porterà a soluzioni. È urgentemente necessaria un'educazione politica tra i responsabili a livello federale, statale e locale.

 

TA - Quali meccanismi della storia svolgono un ruolo nel dibattito sull'immigrazione in condizioni di povertà in Germania? O, per dirla in altro modo: quali immagini dello straniero riconosci nel dibattito sulla cosiddetta immigrazione da povertà?


Non voglio usare il concetto di immigrazione da povertà, voglio chiamare il fenomeno in modo obiettivo: come mobilità al livello del segmento più basso del mercato del lavoro. Anzitutto, queste persone vogliono lavorare, anche se spesso non hanno una formazione che li rende ricercati come lavoratori. Nel mio libro, come fanno gli storici, parlo della "profanazione" della povertà alla fine del Medioevo. Si inizia a combattere i poveri anziché la povertà. La povertà dei rom in particolare è stata vista da allora come la conseguenza diretta della loro incapacità di guadagnarsi da vivere, della loro tendenza alla pigrizia, della loro propensione alla violenza e del loro ritardo. I pregiudizi di oggi possono essere fatti risalire a quel tempo. Riguardano l'idea che gli zingari dilagano in tutto il paese, diffondendosi ovunque, ingannando le persone oneste e diligenti, lasciando dietro di sé ili rifiuti, invece di scomparire.

Siamo così tornati al punto di partenza. Dove dovrebbero andare dal punto di vista della maggioranza della popolazione? Da dove vengono, qualunque parte del mondo sia. Ma anche la maggioranza della popolazione di quei luoghi ritiene che debbano "sparire". I nazionalsocialisti hanno costantemente perseguito questa spirale di discriminazione, di persecuzione, fino all’ annientamento - la "comparsa" definitiva.

autore
Klaus-Michael Bogdal

intervista di
Tobias Asmuth

 

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questo articolo è tratto dal sito della Bundeszentrale für Politische Bildung, comparso il 24 febbraio 2014: vedi articolo originale

 

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