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Le imposte e il mercato

da | 19 Mar 2020 | evasione, evasione fiscale, imposte, IRPEF, IVA, tasse

Le imposte e il mercato. Facciamo un passo indietro. Abbiamo visto che lo stato svolge molte attività e utilizza molte risorse. Ma è proprio necessario che le attività economiche e sociali cose siano organizzate in questo modo: produzione/regolamentazione pubblica finanziata con imposte? Non potrebbe funzionare sempre e meglio il meccanismo di mercato?

Ho bisogno di curarmi, vado da un medico privato; ho bisogno di difendermi, recluto una guardia del corpo; voglio imparare l’informatica, pago una lezione privata; so che quando sarò vecchio non avrò le forze per lavorare e procurarmi reddito, risparmio nel periodo lavorativo e investo il mio risparmio in azioni o obbligazioni private per usarlo in futuro.

La risposta è complicata: per alcune delle attività dello stato (difesa, giustizia, sicurezza ) il meccanismo del mercato (domanda offerta e prezzo per pagare ciò che si domanda) non funziona: manca l’incentivo a produrre questi beni che hanno la caratteristica di beni pubblici [beni cioè che  una volta prodotti sono a disposizione di tutti senza possibilità di esclusione e quindi non trovano nessuno disposto a manifestare una propria spontanea domanda pagante]. E’ discutibile quanto l’intervento pubblico debba essere ampio, ma è comunque necessario: e quindi esistono le imposte.

Ma vi sono anche altre ragioni. Le imposte hanno anche la funzione di redistribuire il reddito, correggendo l’esito del mercato, facendo in modo che il pagamento dei servizi pubblici che riteniamo essenziali per tutti sia tale da riflettere un principio di giustizia (un valore etico quindi) che lo stato afferma, che in una società democratica si suppone condiviso dalla maggioranza dei cittadini,  ma è comunque “imposto” come norma a tutti. Da ciò il principio della progressività sancito dalla nostra Costituzione.

Nella quasi totalità dei  paesi il trend secolare della pressione fiscale e della spesa pubblica è crescente, indipendentemente dai grandi e diversi orientamenti ideologici manifestati dai governi. Ciò parrebbe il segnale che il ruolo dello stato (produzione di beni pubblici e redistribuzione del reddito e della ricchezza) è sempre più importante. Un tema, questo, che merita di essere discusso in premessa.

 

Ci sono tendenze di fondo di medio lungo periodo che giustificano l’aumento dei bisogni collettivi? L’invecchiamento della popolazione (aumento della spesa pensionistica, tutela della non autosufficienza); la necessità di aumentare la produttività dei cittadini giovani (aumento dei costi per un’istruzione di massa sempre più elevata); una seria politica di tutela dell’ambiente (costi crescenti per la riconversione energetica, lo smaltimento dei rifiuti, ecc.): tutti questi - e molti altri -sono aspetti della vita nei quali i bisogni sono destinati sicuramente a crescere e, con loro, la spesa pubblica adeguata a soddisfarli

Questi crescenti bisogni collettivi portano all'aumento della pressione fiscale, una parte della quale è poi utilizzata per pagare gli interessi del debito pubblico che lo stato ha accumulato in passato.

Nel 2019  in Italia  tale spesa è stata di 60 miliardi di euro; una percentuale pari al 3,4 % del Pil, circa un paio di punti più alta di quella dei principali paesi europei. La pressione fiscale risulta in tal modo elevata anche se la spesa per servizi che otteniamo della stato (la spesa complessiva al netto degli interessi del debito pubblico) è meno elevata delle imposte che paghiamo (si ha in tal caso un avanzo primario).

Tutto ciò alimenta l’insofferenza verso l’elevatezza della pressione fiscale. Ma va però capita.

La soluzione non può essere semplicemente la riduzione della pressione fiscale. Questa implicherebbe in gran parte anche la riduzione dei bisogni collettivi sopra accennati.

Eppure sul piano politico vediamo che “abbassare le tasse” è un parola d’ordine che accomuna tutte le parti politiche. Sbandierando questa si vincono le elezioni. In qualche modo, 

demonizzando le imposte
si contribuisce
a livello di opinione di massa
a legittimare l’evasione