Evasione Fiscale

da | 18 Mar 2020 | evasione, evasione fiscale, evidenza, IRPEF, IVA, tasse

aggiornato
nov 2020

I cittadini non sono sempre consapevoli dell’importante nesso tra spesa pubblica,  ovvero la capacità dello Stato di spendere al meglio, e problemi di equità, che sono sottostanti al pagamento delle imposte. Non vedono il momento del prelievo come uno dei momenti chiave del rapporto tra cittadino e stato, ma semplicemente lo vivono come un’“imposizione” (da ciò il nome…) [efficienza allocativa].

A nessuno piace pagare le tasse, anche se si è detto, non a sproposito per chi abbia consapevolezza dei fondamento del vivere sociale, che “le imposte sono una cosa bellissima“ (Tommaso Padoa Schioppa). Se una cosa non piace, si cerca di evitarla e a qualcuno può venire in mente di non pagare le imposte, anche se la legge lo impone. Questa è l’evasione.

Il fenomeno dell’evasione coinvolge quindi aspetti del comportamento sociale molto profondi la cui comprensione coinvolge gli studiosi di filosofia morale, della scienza politica, della sociologia. La lotta all’evasione è però un’attività molto complessa anche su altri piani, per affrontare la quale è necessario approfondire aspetti concettuali e tecnici.

prima di continuare se vuoi leggi alcune premesse

Il presidente Mattarella sull'evasione

L’incontro con gli studenti della scuole di secondo grado (9.12.2019) . Il presidente: «L’evasione fiscale è l’esaltazione della chiusura in sé stessi, dell'individualismo esasperato. È un problema serio in molti Paesi. Lo è nel nostro. Vi sono Paesi in cui è molto più grave, vi sono Paesi in cui invece il senso civico di ciascuno lo ha quasi azzerato»


e negli altri paesi?

la Spesa Pubblica di Massimo Baldini


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autore
Paolo Bosi


Milena Gabanelli parla dell'evasione fiscale in Italia nel DataRoom del Corriere della Sera: leggi l'articolo

 


 

Riferimenti Bibliografici

Visco, V. (2017), Colpevoli evasioni. Le tasse come questione non solo tecnica, Univ. Bocconi editore, Milano. La presentazione più completa, impegnativa ma chiara,  dei fondamenti del tema dello studioso e politico  che più ha contribuito alla conoscenza e al contrasto del fenomeno dell’evasione. 


Santoro, A. (2010), L’evasione fiscale, Quanto, come e perché, Farsi un’Idea, Il Mulino, Bologna.  Un’accurata e agile presentazione del tema con riferimenti anche al tema connesso dell’economia sommersa


Pennacchi,L. (2004), L’eguaglianza e le tasse, Fisco, mercato, governo e libertà, Saggine, Donzelli editore, Roma


Gallo, F. (2011), Le ragioni del fisco e Etica e giustizia nella tassazione, Il Mulino Bologna. Due importanti libri che affrontano con taglio giuridico e  filosofico i temi del rapporto tra cittadino e fisco, tra imposta e libertà. 


Mef, 2019, Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva - anno 2019, Allegato alla Nota di aggiornamento del Documento di Economia e finanza del 2019, Mef, Roma. Per essere annualmente informati sulla misura del fenomeno e sugli orientamenti del governo nella lotta all’evasione.


Bosi,P., Guerra, M.C (2020), I tributi nell'economia italiana, Il Mulino, Bologna. Per colmare eventuali lacune sulla conoscenza del funzionamento delle imposte nel nostro paese.

Evasione, Elusione ed Erosione (definizioni)

Ciò che intendiamo nel linguaggio comune come evasione ha a che fare con aspetti del fenomeno connessi, ma concettualmente diversi. Diamo alcune definizioni.

Evasione: attività illegale di occultamento di imponibili e/o imposte.
Elusione (abuso fiscale del diritto): uso sleale da parte del contribuente di istituti giuridici disegnati per finalità diverse, allo scopo di ridurre gli oneri fiscali.
Erosione: smagliatura del disegno di un tributo, che si traduce nell'esclusione, per legge, dalla base imponibile idealmente corrispondente al presupposto dell’imposta (termine giuridico che indica il fatto o la circostanza a cui è connessa l’applicazione dell’imposta) di quote di reddito, per finalità estranee alla logica del tributo (ad esempio, esclusione dei redditi delle attività finanziarie dalla base imponibile di un’imposta che dovrebbe essere sul reddito complessivo).

L'evasione
E' il fenomeno più generale: si tratta di un comportamento illecito del contribuente che quasi sempre consiste nell’occultamento della base imponibile (avviene solitamente con le imposte sul reddito o sul patrimonio) o nel mancato versamento dell’imposta (spesso nel caso di imposte indirette come l’Iva).

L'elusione
Riguarda ancora il comportamento del contribuente, ma non si tratta di un reato vero e proprio, come lo è l’evasione, ma di una “furbizia” volta a sfruttare incongruenze, imperfezioni o imprecisioni delle leggi fiscali. Recentemente tale fenomeno è stato oggetto di una ridefinizione giuridica per rendere il suo contrasto rilevante anche dal punto di vista operativo ed è indicato come abuso del diritto. Si manifesta, ad esempio, quando si cerca di trasformare un reddito più tassato in uno meno tassato, di trasferire quote di reddito da un paese ad alta a uno a bassa tassazione, di suddividere il reddito tra più persone ad esempio, di sfruttare la disciplina sulle fusioni per compensare perdite e profitti di due società, ecc. Richiede spesso grandi competenze giuridiche (il c.d Tax planning) e viene praticata soprattutto da grandi imprese. Per questo viene indicata come “l’evasione dei ricchi”.

L'erosione
Riguarda il modo in cui è disciplinata una particolare imposta. In questo caso il fenomeno non dipende dal comportamento del contribuente, o da sviste e imperfezioni della norma, ma da vere i propri difetti di impostazione della normativa. Le diverse imposte di un sistema fiscale hanno una loro logica. Ad esempio l’Irpef si configura come imposta personale sul reddito complessivo di un contribuente, perché solo al reddito complessivo possiamo associare la capacità contributiva del soggetto e quindi la progressività. Se però, per svariate ragioni, l’imposta viene disegnata e disciplinata in modo da escludere importanti componenti del reddito (ad esempio i redditi da capitale, come avviene in Italia, per l’Irpef), abbiamo un’erosione della base rispetto a quella ideale del modello. Anche in questo caso, come con l’evasione e l’elusione, vi sono conseguenze negative dal punto di vista dell’equità, ma la responsabilità (politica) è del modo in cui si è disegnato il sistema fiscale non del comportamento dei cittadini.

Le cause dell’evasione

Le cause sono molteplici ed è difficile stabilirne l’ordine d’importanza..

La prima causa, va da sé, è semplicemente connessa alla diffusione di comportamenti egoistici e amorali dei contribuenti, tesi a sfuggire all'onere delle imposte in presenza di rischi modesti di essere scoperti. L’evasione dipende quindi dal grado di moralità dei cittadini?  Gli economisti tradizionali pongono il problema in modo un po’ diverso. Basandosi su modelli che presuppongono comportamenti razionali ed egoistici degli individui,  vedono la decisione di evadere come una scelta tra una perdita certa (l’imposta da pagare) e il rischio di una perdita futura (pari alla probabilità di essere rintracciato dal fisco moltiplicata per la somma dell’imposta e delle sanzioni). 

Il fenomeno può tuttavia avere anche una spiegazione politica. Esso può essere il segnale dell’insoddisfazione per un livello troppo elevato di pressione fiscale o per un uso poco produttivo della spesa pubblica.

Sempre nel quadro di spiegazioni di tipo politico, l’evasione potrebbe essere vista come il risultato di scambio tra governanti e talune categorie di governati (voto contro libertà di evasione).

I rimedi che possono essere indicati per superare il fenomeno variano al variare della causa.

Nel primo caso maggiori accertamenti e più elevate penalità possono indurre comportamenti più corretti, come si deduce appunto dalla teoria economica (che suggerisce però anche che gli accertamenti pur importanti  non possono essere a tappeto, perché troppo costosi, ma a campione (anche lo stato razionale scegli sulla base di un ragionamento probabilistico: perdita di gettito verso probabilità di trovare l’evasore sostenendo il costo dell’accertamento). Se però si ritiene che i comportamenti umani non si esauriscano nei presupposti dell’economia neoclassica (individui razionali egoisti), molta importanza ha l’educazione civile, che va perseguita con tenacia anche se richiede azioni educative e tempi molto lunghi.

Nel secondo, assume maggiore importanza un ripensamento del disegno del sistema tributario, che potrebbe essere costruito in modo da accentuare gli aspetti di controprestazione tra prelievo e spesa (quanto più un territorio paga di tasse, tanto più riceve in servizi), anche se questo può entrare in conflitto con l’esigenza di uguaglianza.

Nel terzo caso infine, in cui è in gioco la natura stessa del rapporto tra politico e cittadino, i rimedi sono meno chiari da individuare, perché coinvolgono aspetti profondi della vita democratica.

comportamenti egoistici e amorali dei contribuenti
l'educazione civile

insoddisfazione per un livello troppo elevato di pressione fiscale
ripensamento del sistema tributario

voto contro libertà di evasione
la vita democratica

altre cause

Oltre a queste cause di carattere generale, comuni in diversa misura a tutte le economie di mercato, si possono però ricordare alcuni fattori specifici del nostro paese. 

Un elemento importante è costituito dalla rilevante presenza nella struttura economico-sociale italiana di imprese di piccole dimensioni e di lavoratori autonomi. La quota del lavoro indipendente sul totale degli occupati, al netto di quelli agricoli, è sensibilmente più elevata in Italia che nei più avanzati paesi europei. Questo dato strutturale rende più difficile l’attività di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria e facilita comportamenti collusivi dei contribuenti. 

Un altro aspetto riguarda la scarsa efficienza dell’amministrazione finanziaria, che ha stentato ad adeguarsi ad un sistema tributario che è diventato di massa: nel 1973, anno della principale riforma fiscale del nostro paese che ha istituito l’Irpef e l’Iva, i contribuenti soggetti ad imposizione personale erano 4,5 milioni, ora sono circa 41 milioni. Le scelte della riforma del 1973-74 si sono rivelate poco coerenti sotto questo profilo: si è scelto il criterio della tassazione del reddito effettivo (in linea con i principi di un moderno sistema tributario) e si sono stabiliti criteri di accertamento analitico in presenza di una struttura produttiva caratterizzata da un elevato numero di piccole imprese e di lavoratori autonomi. Si è però anche disattesa l’attuazione di una serie di interventi che ponessero l’amministrazione in grado di far fronte ai suoi compiti. 

Possono poi contribuire all'evasione anche la complessità non sempre giustificata delle norme fiscali e il disordine del disegno dei tributi, anno dopo anno sottoposti a continue modificazioni settoriali che hanno offuscato la logica del disegno originario e favorito comportamenti elusivi.

Un fattore particolarmente negativo è costituito dalla decisione di adottare periodicamente provvedimenti di condono fiscale, che mettono a repentaglio la certezza del diritto e aumentano la probabilità per i potenziali evasori di incorre in minori oneri futuri in caso di evasione.

Nei casi più gravi l’evasione nasconde altre attività illegali e si intreccia con il lavoro nero e con la tratta di esseri umani. Permette inoltre la costituzione di fondi neri che alimentano la corruzione.

rilevante presenza nella struttura economico-sociale italiana di piccole dimensioni e di lavoratori autonomi

scarsa efficienza dell'amministrazione finanziaria

complessità non sempre giustificata delle norme fiscali e il disordine del disegno dei tributi

negatività dei provvedimenti di condono fiscale

come avviene l'evasione

Possiamo citare solo alcuni esempi:

Per le imprese di grandi dimensioni l’evasione si manifesta frequentemente con il ricorso al transfer pricing, con cui si sposta imponibile in stati con più bassa pressione fiscale, o con l’adozione di aggressive pratiche di tax planning, utilizzando prevalentemente il canale estero. Nei casi più dolosi si ricorre alla produzione di fatture per operazioni inesistenti e alla creazione di società fittizie al fine di realizzare abbattimenti degli imponibili (i c.d. caroselli fiscali). 

Nelle imprese di piccole dimensioni e nel lavoro autonomo l’evasione si manifesta con ricorso ad attività in nero, alla mancata o parziale fatturazione e/o alla sovrastima dei costi.

Per gli enti non commerciali l’evasione è spesso attuata con l’adozione abusiva di forme istituzionali non commerciali che godono di privilegi fiscali.

I grandi redditieri frequentemente ricorrono all'intestazione di redditi e patrimoni a soggetti di comodo o a trasferimenti illegali all'estero di capitali.

imprese di grandi dimensioni
transfer pricing, tax planning , fatture per operazioni inesistenti, società fittizie 

imprese di piccole dimensioni
attività in nero, mancata fatturazione, sovrastima dei costi

enti non commerciali
adozione abusiva di forme istituzionali non commerciali che godono di privilegi fiscali

grandi redditieri
intestazione di redditi e patrimoni a soggetti di comodo, trasferimenti illegali all'estero di capitali

la misura dell'evasione

Anche se non vi sono dubbi che l’evasione sia molto elevata, la misura del fenomeno è, per definizione, tutt'altro che semplice. La stima della sua dimensione è quindi molto presuntiva.

Gli studi che hanno tentato di stimare l’evasione hanno seguito tre vie alternative.

La prima, di natura indiretta, indicata come tecnica top down, è quella di confrontare l’ammontare dei redditi dichiarati con le valutazioni del reddito effettuate dalla contabilità nazionale. Un analogo metodo può essere utilizzato per il calcolo dell’erosione, cercando di misurare, sulla base dei dati di contabilità nazionale, gli aggregati di reddito che non sono sottoposti a tassazione rispetto al disegno ideale di un’imposta sul reddito complessivo fondata sul criterio del reddito entrata. Le definizioni dei redditi imponibili sono però spesso distanti dalle categorie della contabilità nazionale . Pur con questi limiti, i risultati di queste stime sono quelli più spesso citati nella letteratura sul tema. 

Una via alternativa, anch'essa indiretta, per valutare l’evasione, consiste nel confrontare i dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi con quelli che risultano da indagini sui bilanci familiari. Il presupposto di questo confronto è che le informazioni fornite dagli intervistati siano più veritiere di quelle fornite al fisco, dato che la partecipazione all'indagine è volontaria e riservata. Rispetto al primo metodo, questo tipo di analisi consente di fare raffronti tra tipologie di redditi più disaggregate per livello di reddito individuale, per tipi di contribuenti (lavoratori dipendenti, autonomi, imprenditori, ecc.), per aree di residenza, ecc. È però assodato che anche i redditi dell’indagine dell’Istat e della Banca d’Italia sono, per talune categorie di soggetti, sottostimati.

Una terza via, indicata come tecnica bottom up, parte da un campione di controlli effettuato in modo casuale e utilizza tecniche econometriche, per la stima della base imponibile potenziale, che risulta funzione di una serie di caratteristiche individuali ed economico-contabili. L’evasione è poi stimata attraverso il confronto fra la base imponibile potenziale e quella dichiarata. 

tecnica top down,  confrontare l’ammontare dei redditi dichiarati con le valutazioni del reddito effettuate dalla contabilità nazionale. 

confrontare i dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi con quelli che risultano da indagini sui bilanci familiari

tecnica bottom up, campione di controlli effettuato in modo casuale e utilizza tecniche econometriche, 

Come contrastare l’evasione?

Più controlli? Meno imposte? Atteggiamenti più friendly da parte dell’Amministrazione finanziaria con i contribuenti (imprese e lavoratori autonomi)? Il dibattito è aperto. 

In passato si è fatto riferimento a criteri forfetari di definizione dei redditi (gli studi di settore), che sulla base di analisi statistiche definivano i ricavi normali di categorie di imprese o lavoratori autonomi, lasciando dichiarare ai contribuenti i costi . L’idea era di mettere in guardia il contribuente che, se dichiarava meno di quanto emergeva dalla media degli studi di settore, sarebbe stato sottoposto ad accertamento. Il problema degli studi di settore era che in larga parte le informazioni per il calcolo del reddito normale erano fornite dagli stessi contribuenti e quindi solo in parte attendibili. Inoltre, di fatto, anche i contribuenti con redditi superiori al normale finivano per appiattire la propria dichiarazione sul livello del reddito normale.  In tal modo uno dei principi di fondo dell’imposta personale – tassazione del reddito effettivo - veniva frustrato.

Le tendenze più recenti cercano di trovare modalità di rapporto con il contribuente più favorevoli, adottando norme e prassi che favoriscano l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari (tax compliance), che realizzino una maggiore certezza del diritto e trasparenza nei rapporti col fisco e una semplificazione degli adempimenti e che mettano a punto strumenti di controllo più mirati, in quanto fondati su analisi del rischio specifiche per ciascuna categoria di contribuenti. Tra gli strumenti citati vi sono, ad esempio, per le imprese di maggiore dimensione e più strutturate, l’adozione di processi di auditing interno e un’interlocuzione più assidua tra contribuente e fisco che includa attività di tutoraggio (cooperative tax compliance); per le imprese di minori dimensioni, un utilizzo più ampio delle informazioni già in possesso dell’amministrazione finanziaria e una contestuale semplificazione degli adempimenti.

Un’altra linea - senza dubbio più importante ed efficace è quella di rendere tracciabili tutti gli scambi: prima con lo scontrino fiscale, ora con la fatturazione elettronica. Le tecnologie consentono di realizzare passi da gigante.  Nella stessa linea di interventi vi può essere quella di limitare l’uso del contante, costringendo ad usare mezzi di pagamenti tracciabili. In questo caso il problema dell’evasione si interseca con quello del riciclaggio del denaro e con la lotta all'economia sommersa e illegale.

Sempre in questa direzione, una seconda e forse più importante linea di azione riguarda l’uso più intenso e l’incrocio delle basi di dati potenzialmente disponibili all'Amministrazione pubblica., allo scopo di individuare criteri di rischio utili per far emergere posizioni da sottoporre a controllo e per incentivare l’adempimento spontaneo da parte del contribuente. Tale integrazione, previa pseudonomizzazione dei dati per il rispetto della privacy (vedi anche GDPR), consentirebbe la definizione di profili dei contribuenti e l’individuazione di probabilità di comportamenti anomali, da cui partire per azioni di tipo preventivo e repressivo; e consentirebbe anche di rilevare situazioni che sfuggono all'utilizzo dei dati della fatturazione elettronica e dell’invio telematico dei corrispettivi perché legate a fenomeni di evasione con consenso.  Il successo di queste iniziative dipende in misura non piccola dal superamento delle problematiche di riservatezza (privacy) connesse con il trattamento dei dati personali.  E anche in questo caso, l’individuazione dello strumento tecnicamente efficiente si scontra con il rispetto di altri principi a cui una società liberale non vuole rinunciare.

Infine, di grande interesse sono le proposte volte a generalizzare il meccanismo del sostituto di imposta in una gestione più integrata dell’Irpef e dell’Iva.

Pur riconoscendo che non potrà mai essere radicalmente debellata, l’evasione non sarà posta sotto controllo se non vi sono regolari controlli e non si  evitano periodici  provvedimenti di condono.  

  • gli studi di settore
  • l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari 
  • rendere tracciabili tutti gli scambi
  • limitare l’uso del contante
  • l’uso più intenso e l’incrocio delle basi di dati potenzialmente disponibili all'Amministrazione pubblica
  • la definizione di profili dei contribuenti e l’individuazione di probabilità di comportamenti anomali
  • il meccanismo del sostituto di imposta
  • regolari controlli
  • evitare periodici  provvedimenti di condono

La Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva

Per realizzare un monitoraggio costante del fenomeno dell’evasione Il Governo, è tenuto a presentare annualmente, contestualmente alla Nota di aggiornamento al Def, un Rapporto al Parlamento contenente i risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva, distinguendo tra imposte accertate e riscosse ed evidenziando il recupero di gettito fiscale e contributivo attribuibile alla maggiore propensione all'adempimento da parte dei contribuenti. Il Rapporto illustra anche le strategie per il contrasto dell’evasione fiscale e contributiva, confrontando i risultati con gli obiettivi prefissati. L’elaborazione del Rapporto si avvale della Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva predisposta da un’apposita Commissione di esperti.

Secondo il Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale allegato alla Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza del 2019, nel 2016, ultimo anno per il quale si dispone di dati completi, la differenza tra il gettito delle principali imposte del sistema tributario (Iva, Irpef-Ires e Irap) e il gettito potenziale, il c.d. tax gap), è stimabile in 97,9 miliardi, il 5,5% del Pil. Si stima in 39,2 miliardi l’evasione attribuibile all’Irpef (di cui 34 attribuibili al reddito di impresa e autonomo, corrispondente ad una propensione all'evasione (indice di tax non compliance) pari al 68% nel 2016), 8,6 miliardi all’Ires, 5,6 all’Irap e in 36 miliardi quella relativa all'Iva.  Il tax gap relativo ai contributi sociali e stimato in 11,1 miliardi. Il tax gap complessivo (imposte dirette, indirette e contributi sociali) è quindi di 109,1 miliardi.

In termini settoriali il tax gap è particolarmente elevato nel settore delle costruzioni, del commercio e dei servizi (ristorazione e servizi alla persona). In termini territoriali, l’ammontare assoluto di evasione stimata è più elevato nel Nord del paese, in ragione della maggiore quota di valore aggiunto ivi prodotta, ma la sua intensità (rapporto tra stima dell’evasione per unità di gettito regolarmente versato) è maggiore nel Mezzogiorno.

Il tax gap complessivo
(dirette, indirette e contributi sociali)
è quindi di

109,1

miliardi



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Documento di Economia e Finanza
del 2019

Aggiornamenti
a cura della redazione di Civitas

la materia dell'evasione in Italia e nel mondo è indubbiamente molto complessa, nel seguito vi terremo aggiornati ricorrendo a quanto appare sulla stampa italiana.

Nov 2020 - quanto ci costano i paradisi fiscali?

Di seguito alcuni articoli apparsi sul Web sul tema dell'evasione fiscale legata all'esistenza di c.d. paradisi fiscali;  esistono alcune differenze sulle cifre a volte perché citate in dollari anziché in euro, in altri casi per motivi diversi


24/11/2020 - HuffPost Valerio De Molli
Dalla Svizzera all'Olanda: i paradisi fiscali drenano 22 miliardi all'Italia

Osservare la mappa degli investimenti internazionali solleva alcune riflessioni. Il Paese che attrae più capitali dall’estero sono i Paesi Bassi, che nel 2018 ospitavano quasi 400 milioni di dollari di investimenti in più rispetto a quanto accolto dagli Stati Uniti. Le stranezze non finiscono qua: il Lussemburgo attrae più investimenti diretti esteri (IDE) di Regno Unito, Francia e Spagna combinati. Bermuda, Isole Vergini Britanniche ospitano più IDE della Spagna. Nella top-15 è possibile evidenziare un insieme di nove Paesi che, da solo, attira il 42,9% degli IDE mondiali. (continua a leggere)


21 novembre 2020 - Il Sole 24Ore - Davide Colombo
L’Italia perde ogni anno 6,4 miliardi a vantaggio dei paradisi fiscali

Secondo gli ultimi dati nove Paesi (quattro dei quali in Europa) attraggono il 42% degli investimenti diretti esteri globali. Nove paradisi fiscali attraggono ogni anno il 42% degli investimenti diretti esteri globali (Ide) e oltre il 40% dei profitti realizzati dalle multinazionali, con un profit shifting di circa 741 miliardi l’anno sottratti alle altre economie. Per l’Italia questo dumping fiscale si traduce in una perdita di gettito attorno ai 6,4 miliardi annui, su 27 miliardi di profitti registrati in dollari statunitensi. La Germania perde il 26% del gettito della tassazione sugli utili d’impresa, la Francia il 22%, l'Italia il 15 per cento. È il dato politicamente più clamoroso rilanciato dalla ... (continua a leggere)


21 novembre 2020 - Il Fatto Quotidiano - Mauro del Corno
Elusione fiscale, ogni anno l’Italia perde 10 miliardi di euro. “Quanto basterebbe per pagare lo stipendio di 379mila infermieri”

I dati sono contenuti nel rapporto 2020 di Tax Justice Network che a livello globale stima che ogni hanno multinazionali e ricchi non paghino tasse per 427 miliardi di dollari grazie alle possibilità offerte dai paradisi fiscali. La Grecia potrebbe pagare un quarto degli interessi sul suo debito. I numeri sull’evasione fiscale si leggono, indignano ma poi si dimenticano. Soprattutto raramente si pensa a quello che potrebbero significare per ciascuno di noi. Un’idea molto concreta la fornisce l’ultimo rapporto di Tax Justice Network (Tjn), associazione di esperti fiscali che da anni registra e denuncia i numeri delle pratiche fiscali scorrette --- (continua a leggere)


20 Novembre 2020 - Il Sole 24Ore - Giuliana Licini
L’evasione globale costa 427 miliardi $ (lo stipendio annuo di 34 milioni di infermieri)

Secondo uno studio della Ong “Tax Justice Network”, l’Italia perde 12,4 miliardi e i mancati introiti corrispondono al 9%della spesa sanitaria. L’evasione verso i paradisi fiscali o verso Paesi con un fisco ‘accomodante’ da parte di imprese o privati costa ogni anno 427 miliardi di dollari a livello mondiale alle casse pubbliche a cui sfuggono tali entrate. E’ la stima fatta dall’Ong ‘Tax Justice Network’ in quello che definisce il primo rapporto su questo argomento. E poiché siamo in tempi di pandemia e quindi di bilanci statali alle prese con i costi sanitari ed economici del coronavirus, la Ong precisa che evasione ed elusione nel pianeta corrispondono all’equivalente del salario annuale di 34 milioni di infermieri. Per l’Italia, stando al rapporto, si tratta di una perdita complessiva di 12,4 miliardi di dollari, che per 8,8 miliardi derivano da abusi sulla tassazione societaria e per 3,8 miliardi dall’evasione offshore dei privati. I mancati introiti corrispondono al 9% della spesa sanitaria e allo stipendio annuale di 379.380 infermieri nel caso della Penisola.(continua a leggere)

n.d.r. ovviamente si sta parlando dell'evasione fiscale verso i paradisi fiscali o verso paesi con un fisco accomodante, la stima di 12,4 mld di dollari fatta per l'Italia corrisponda a circa il 10% dell'evasione totale