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Il PIL la spesa pubblica e le imposte

da | 19 Mar 2020 | evasione, evasione fiscale, imposte, IRPEF, IVA, spesa pubblica, tasse

Il PIL la spesa pubblica e le imposte. Ogni anno in Italia si producono beni e servizi finali, vale dire Prodotto interno lordo, Pil, valutato nel 2019 in 1788 mld di euro; 29,6 mila euro per ogni cittadino italiano.

Di questo flusso annuo di valore aggiunto/reddito oltre il 50 per cento è in qualche modo prelevato o utilizzato dalle Amministrazioni pubbliche, nei suoi vari livelli: amministrazioni centrali (di cui quella predominante è lo Stato centrale), amministrazioni locali (Comuni, Regioni e molte altri enti), enti di previdenza (di cui il principale è l’Inps che paga le pensioni)]

Le Amministrazioni Pubbliche (Ministeri, Regioni, Comuni, ecc.) usano queste risorse finanziarie per produrre, in proprio o regolamentando l’intervento di imprese private, beni ma soprattutto servizi, di cui facciamo uso quotidiano.

 

la presenza dello Stato

La presenza dello Stato nella nostra vita quotidiana è molto più pervasiva di quanto non si pensi. Provate ad immaginare quante volte, nell'arco di una giornata, una persona si imbatte in esso. Si sveglia, accende la luce: è fornita da un’impresa pubblica o regolata dallo Stato. Idem per l’acqua della doccia e il gas acceso per il caffè. Va al lavoro o a scuola percorrendo strade la cui costruzione e manutenzione sono opera di un ente pubblico. Se qualcuno ha il vizio di fumarsi una sigaretta prima della lezione, sappia che oltre il 75% del suo prezzo è costituito da un’imposta indiretta messa dallo Stato. Idem per la benzina.

Una lezione è quasi sempre svolta in un edificio che è di proprietà di un ente pubblico, da cui dipende anche il docente che tiene la lezione. Proviamo ora ad immaginare una normale esistenza. Nasciamo, molto spesso, in un ospedale pubblico o convenzionato con lo Stato. Passiamo la nostra infanzia e giovinezza in scuole, quasi sempre pubbliche. Entriamo nel mercato del lavoro: una parte non trascurabile di noi lavora alle dipendenze di un ente pubblico. Il salario o lo stipendio di tutti è in gran parte costituito da prelievi obbligatori, i contributi sociali, destinati a tutelarci da rischi sociali. Non c’è bene che acquistiamo che non sia gravato da una qualche imposta.

Ci sposiamo, abbiamo figli, e spesso, soprattutto se non siamo molto ricchi, riceviamo aiuti economici dallo Stato o sgravi fiscali. Se ci ammaliamo siamo quasi sempre curati in ospedali pubblici. Da vecchi, smettiamo di lavorare e riceviamo una pensione, pagata da un ente pubblico, la cui misura è stata definita da regole fissate da leggi dello Stato. Moriamo e siamo sepolti in un cimitero costruito dal Comune

Il peso delle imposte dirette indirette e dei contributi sociali rispetto al Pil si chiama pressione fiscale (click per ingrandire)

Il PIL la spesa pubblica e le imposte

ma dove finiscono i soldi?

Le destinazioni del prelievo sono numerosissime: la sicurezza pubblica (polizia e vigili), l’amministrazione della giustizia , la scuola, in tutti i suoi ordini e gradi, i trasporti, i servizi pubblici di base (luce, acqua e gas), In gran parte si tratta di spese correnti [che devono essere ripetute ogni anno] per pagare salari e stipendi e per l’uso di beni e servizi di consumo; in parte minore per costruire beni durevoli (ospedali, scuole, strade, cimiteri, mercati, ecc.).

Questa parte è pari a circa il 40% della spesa pubblica e il 20% del Pil. La parte maggiore (un ulteriore 30% del Pil) è invece usata per trasferire denaro a persone a cui tali risorse sono necessarie per vivere quando non possono farcela da soli: perché vecchie o invalide (pensioni); senza lavoro (indennità di disoccupazione); povera (reddito di cittadinanza). Una parte infine va a pagare interessi a chi in passato ha prestato soldi allo stato (interessi sul debito pubblico).


I mezzi per finanziare la spesa pubblica deve essere prelevato ai cittadini (lavoratori pubblici e privati, imprenditori) che producono il Pil e lo strumento principale sono le imposte, che rappresentano il 90% delle entrate complessive delle AP. Esse sono pari al 42,2% del Pil e questa percentuale è chiamata pressione fiscale. Il restante 10% delle entrate proviene da eterogenee forme di incassi (profitti realizzati da società di proprietà parziale o totale dello stato, multe stradali, ecc.). Se il totale delle uscite delle Amministrazioni Pubbliche (Ministeri, Regioni, Comuni, ecc.) è superiore al totale delle entrate si crea un disavanzo (nel 2019 era pari a 29,3 mld di euro, l’1,6 % del Pil) che è stato coperto emettendo titoli del debito pubblico.

Le imposte sono moltissime, difficile dirne il numero preciso, sempre variabile, ma certamente più di 100. Ma poche sono quelle più importanti. Si è solito classificarle in imposte dirette, indirette e contributi sociali. Le imposte dirette sono commisurate al reddito (e in misura minore al patrimonio/ricchezza); le indirette sono imposte che paghiamo al momento in cui consumiamo o scambiamo beni ; i contributi sociali sono prelievi commisurati ai redditi di lavoro (circa per due terzi a carico dei datori di lavoro) che servono per pagare le pensioni e altri istituti del welfare e sono gestiti dagli enti di previdenza). La figura mostra la composizione di queste grandi categorie di prelievi.

Se ci limitiamo alle imposte dirette e indirette vediamo che il 96% delle gettito delle imposte dirette e indirette è raccolto attraverso solo nove imposte. E fra queste spiccano per importanza massima due di esse: l’Irpef e l’Iva.

 

gettito delle principali imposte del sistema tributario italiano nel 2018 (cassa)

Il PIL la spesa pubblica e le imposteleggi anche La Spesa Pubblica
di Massimo Baldini