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Evasione Fiscale negli altri paesi

Evasione Fiscale negli altri paesi

da | 20 Mar 2020 | evasione fiscale, fisco, IRPEF, IVA, spesa pubblica, tasse

Evasione Fiscale negli altri paesi

la pressione fiscale negli altri paesi

Evasione Fiscale negli altri paesiLa pressione fiscale legale rappresenta l'indicatore percentuale che misura il livello di imposizione medio di uno stato, di un'entità geografica o di un sottoinsieme della popolazione in rapporto al PIL, al netto dell'economia sommersa e dell'economia criminale, introdotta con il SEC 2010. È un parametro che spesso è tenuto in conto o deriva da scelte del governo in materia di politica fiscale.

La pressione fiscale legale è data dal rapporto tra l'ammontare delle imposte totali raccolte dallo stato e il Prodotto Interno Lordo. Poiché il PIL contempla anche il lavoro sommerso e di conseguenza tale indicatore non tiene conto dell'evasione fiscale, pertanto, la pressione fiscale legale che tiene conto del livello legale di imposizione cui sono soggetti i contribuenti che rispettano la legge, è maggiore della pressione fiscale apparente che è data dal rapporto tra l'ammontare complessivo delle imposte in rapporto al PIL comprensivo dell'economia sommersa (evasione fiscale, traffico di droga, prostituzione).

Il livello complessivo di imposizione legale cui sono soggetti un'impresa o un lavoratore dipendente o autonomo è invece chiamato aliquota fiscale totale.

 

 

quanta è l’evasione fiscale negli altri paesi di Europa?

Evasione Fiscale negli altri paesiNon è facile rispondere. Non tutti i paesi fanno indagini accurate su questo tema. Il Regno Unito e l’Italia sono quelli più attenti allo studio del fenomeno.

Il Parlamento europeo sta dedicando sempre maggiore attenzione al fenomeno (vedi la Relazione sui reati finanziari, l'evasione fiscale e l'elusione fiscale Risoluzione del Parlamento europeo del 26 marzo 2019 sui reati finanziari, l'evasione fiscale e l'elusione fiscale (2018/2121(INI). (scarica)

Le indagini esistenti si riferiscono quasi sempre solo all’Iva e in minor misura alle imposte sulle società e ai contributi sociali.

Il confronto del tax gap per l’Iva è comunque significativo, dato che si tratta di un’imposta rilevante per il gettito, che ha una disciplina abbastanza armonizzata in Europa e la sua evasione  è correlata a quella delle imposte sul reddito.

Pur con tutta la cautela necessaria nel valutare questi dati  è plausibile concludere che l’evasione dell’Iva è relativamente più alta in Italia (vanno peggio solo Grecia e Romania) che altrove come mostra la tabella che segue tratta da una studio della Commissione europea.

 

 

 

Italia sempre maglia nera in Europa sul fronte evasione dell'IVA

I dati nella figura a fianco si riferisco al 2018.con una evasione IVA che rasenta i 36 miliardi di euro.

Dicembre 2022. L’Italia, nonostante i grandi progressi degli ultimi anni è ancora campione d’Europa in termini assoluti per la mancata riscossione dell’Iva: nel 2020 il cosiddetto Tax Vat, ossia il divario tra l’Imposta dichiarata e quella realmente versata nelle casse dello Stato è stato di 26,2 miliardi (20,8%). Si tratta di ben 12, 2 miliardi in più rispetto ai cugini Transalpini che seguono con 14 miliardi in valore assoluto (8%).

C’è poi la Germania con 11,1 miliardi, pari al 4,8%. In termini percentuali l’Italia, secondo i dati resi noti dalla Commissione Europea è preceduta solo da Malta (24,1%) e dalla Romania (35,7%).La classifica, come detto, emerge dal rapporto sull’Iva pubblicato dalla Commissione europea. Nel 2019 lo scarto tra Iva riscossa e Iva attesa in Italia era stato di 31,08 miliardi (in termini assoluti, anche per quell’anno, il valore più alto) pari al 21,8%.

Complessivamente il buco per le casse Ue sul solo fronte dell’Iva non riscossa ammonta nel 2020 a 93 miliardi di euro. Stime prudenti suggeriscono che un quarto delle entrate mancanti può essere attribuito direttamente alle frodi Iva legate al commercio intra-Ue. 

Tra le priorità Ue, dunque, c’è il recupero dell’evasione Iva. E questo passa anche attraverso il nuovo sistema di fatturazione elettronica, che, secondo il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, «aiuterà gli Stati membri a recuperare fino a 11 miliardi di euro all’anno di entrate nei prossimi dieci anni». 

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