Evasione Fiscale: questioni controverse

da | 19 Mar 2020 | evasione, evasione fiscale, imposte, IRPEF, IVA, tasse

Il contrasto di interessi

detrarre dall'imponibile Irpef le spese su cui grava l’Iva

Nei dibattiti giornalistici e televisivi, ma anche a livelli più tecnici, viene spesso proposta come soluzione “finale” – un vero e proprio uovo di Colombo – del problema dell’evasione dell’Iva.  Basterebbe ammettere – si afferma - la creazione di un contrasto di interessi tra chi vende e acquista realizzabile ammettendo la deduzione dal reddito da dichiarare per l’Irpef, delle spese dell’idraulico, dei consumi, ecc. . In tal caso il contribuente avrebbe interesse a pretendere la fattura.

Chi ragiona  così non ha presenti le spiegazioni date in precedenza.

Bisogna distinguere tra effetti rilevanti ai fine dell’Iva  e effetti rilevanti ai fini dell’Irpef. Per i primi, l’evasore dell’Iva non è in primis l’idraulico, ma chi ne ha chiesta la prestazione! Confidare su questa proposta è come pretendere che  il poliziotto possa catturare il ladro con l’aiuto del complice del ladro stesso!

Per quanto riguarda invece l’evasione dell’Irpef (a cui è interessato chi vende il bene o il servizio), la  possibilità di detrarre il costo della prestazione ha come effetto di dare più potere contrattuale  a chi acquista, che ha un incentivo a pretendere la fattura. Ma l’acquirente potrebbe invece cercare di ottenere (o il venditore potrebbe cercare di proporre) uno sconto sul prezzo della prestazione. L’effetto finale potrebbe essere non una minore evasione ma solo una redistribuzione dei suoi vantaggi tra chi vende e chi acquista. Inoltre la possibilità di detrazione riduce il gettito dell’imposta sul reddito del compratore e quindi nel calcolo del gettito finale va tenuto conto anche del livello relativo delle aliquote marginali dell’Irpef  del venditore e del compratore. 

Come spiega Vincenzo Visco nel libro Colpevoli Evasioni tirando le conclusioni di una ampia trattazione (che si può approfondire anche leggendo l’articolo di Guerra e Zanardi

Ed in verità basta riflettere un momento per rendersi conto che la proposta non farebbe recuperare gettito netto: se la deduzione fosse completa (massimo vantaggio possibile) e in conseguenza di tale possibilità tutti fossero indotti a dedurre le spese e a far fatturare le vendite, il gettito si ridurrebbe per alcuni e aumenterebbe contestualmente per altri nella stessa misura, e quindi non vi sarebbe un guadagno per l'erario (almeno per quanto riguarda le imposte sul reddito), ma in verità il gettito complessivo diminuirebbe in quanto non tutti i venditori evadono, mentre con la riforma a tutti gli acquirenti dovrebbe essere consentito di dedurre le spese sostenute, quindi la perdita di gettito sarebbe superiore all'eventuale recupero. Ma soprattutto è facile intuire che in uno scambio tra soggetti privati vi è sempre la possibilità di trovare un accordo conveniente per entrambi a carico del fisco. 

Come funziona (o non funziona) il contrasto di interessi

Alberto Zanardi e Maria Cecilia Guerra
20.11.06

Si ha contrasto di interessi fra un venditore e un compratore quando la convenienza a evadere dell’uno trova un ostacolo nella convenienza a rendere nota la transazione al fisco da parte dell’altro. Ecco alcuni esempi. Dalla situazione attuale di una convergenza di interessi a evadere alla piena deducibilità dal reddito imponibile del compratore della spesa sostenuta. L’ampiezza dell’intervallo di contrattazione tra i due attori dipende criticamente dalle rispettive aliquote dell’Irpef. Mentre in diversi casi lo Stato non incassa alcun gettito.

Consideriamo il caso di un venditore (si pensi a un artigiano o un libero professionista) che vende una sua prestazione del valore di 100 a un consumatore finale. Se a fronte di questa operazione sostiene costi per 20, il suo profitto, al lordo delle imposte, è pari a 80. Se la sua aliquota Irpef è il 40 per cento il venditore dovrà quindi pagare un’imposta pari a 32 e gli resterà un profitto netto di 48. Sul prezzo della prestazione è dovuta l'Iva con l'aliquota ordinaria del 20 per cento. Poiché l'Iva è a carico del consumatore finale, il prezzo lordo della prestazione sale per lui a 100*(1+0,20)=120. Il consumatore sostiene quindi un onere di imposta (Iva) pari a 20. Lo Stato incassa complessivamente 32+20=52. In questa situazione l’evasione è conveniente per entrambi i soggetti coinvolti: accettando di pagare senza richiedere fattura (evasione totale), il compratore risparmia 20 di Iva e fa risparmiare al venditore 32 di Irpef. Lo Stato non incassa alcun gettito.

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