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COP26 un primo bilancio

COP26 un primo bilancio

da | 15 Nov 2021 | accordi internazionali, ambiente, clima

COP26 un primo bilancio

COP26 un primo bilancio. La prima COP (Conferenza delle Parti) si è tenuta a Berlino nel 1995 e, da quasi tre decenni, l’Unfccc (ONU) riunisce quasi tutti i Paesi della terra per i vertici globali sul clima. Da allora il cambiamento climatico è passato dall’essere una questione marginale a diventare una priorità globale.

Sabato 13 novembre 2021 si è conclusa, con un giorno in più di lavori, la COP26 di Glasgow. Quali siano le conclusioni che si possono trarre da questa ventiseiesima edizione della conferenza è compito non semplice. BLA, BLA, BLA sarebbe (ed è stato) il commento di Vanessa Nakate e Greta Thunberg, e tutto sommato non si può dar loro torto quando hanno ribattezzato la conferenza come Flop26; in fin dei conti fanno il loro mestiere di attiviste per il clima, intransigenti e poco disponibili ad accordi al ribasso (non ci arrenderemo mai dice Greta), così come non si può che essere d’accordo con i forti timori dei rappresentanti dei piccoli stati insulari, fortemente minacciati da un inevitabile innalzamento dei mari che rischia di sommergere e cancellare, per sempre, i loro paesi.

COP26 un primo bilancio: difficile parlare di un successo

Tuttavia, il giudizio sugli esiti della conferenza è forzatamente più sfaccettato e non può essere relegato ad un bla, bla, bla. Diciamo però subito che la COP26 non è stato un successo, successo che gli osservatori più attenti e più critici non si aspettavano, visti anche i timidi risultati del G20 di Roma. Forse a testimonianza di questa affermazione è sufficiente ricordare il forte imbarazzo del presidente della conferenza nell’annunciarne le conclusioni. Sono profondamente dispiaciuto e Alok Sharma si blocca, con la voce interrotta da un accenno di pianto, e la performance sembra che non sia stata particolarmente apprezzata da Boris Johnson, il premier del Regno Unito, paese ospitante la conferenza..

COP26 un primo bilancioIl testo dell’intesa, faticosamente concordato parola per parola per giorni, era stato modificato all’ultimo momento da un blitz di un piccolo gruppo di (grandi) Paesi guidato da India e Cina. È stata sostituita una sola parola, ma pesante: la frase “accelerare gli sforzi per l’eliminazione dei sussidi inefficienti ai combustibili fossili” è stata sostituita con “accelerare gli sforzi per la diminuzione dei sussidi inefficienti ai combustibili fossili”. 
In una intervista, rilasciata a la Repubblica il 18 novembre, Roberto Cingolani, ministro per la Transizione Ecologica, ammette: "sono abili negoziatori, se avessimo optato per il muro contro muro, gli indiani si sarebbero svincolati da ogni impegno e avrebbero prodotto tutta la possibile CO2, rendendo irreversibile il cambiamento e inutili gli sforzi di tutto il resto del mondo."

Spostare la neutralità carbonica al 2070 (India) o al 2060 (Cina) non fa ben sperare circa le concrete possibilità di contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta entro 1,5 °C (nel 2015 la COP21 di Parigi aveva indicato il 2030 come data). Ricordiamo che Cina, Usa e India sono tra i maggiori produttori della CO2 che si fissa nell’atmosfera producendo un effetto coperta, responsabile del surriscaldamento.

Complessivamente i tre paesi (Cina, Usa, India) contribuiscono a circa il 45% del totale delle emissioni, anche se la produzione pro-capite di ognuno di loro è sensibilmente diversa: in testa alla classifica troviamo gli Stati Uniti d’America con 16 tonnellate di CO2 per ogni cittadino, 1,7 volte la produzione di un cinese e 10 volte in più di un indiano. Inoltre, il 70% della elettricità indiana è prodotta da centrali a carbone: la Coil India impiega 270.000 persone: un’economia fossile difficile da smantellare in tempi brevi (si veda la neutralità carbonica fissata al 2070, anziché 2050).

COP26 un primo bilancio: sbagliato parlare di un fallimento totale

Tuttavia, sarebbe sbagliato etichettare la COP26 come un solenne fallimento. L'accordo è inadeguato a fronteggiare l'emergenza climatica ma mantiene vivo l'obiettivo di 1,5 °C di innalzamento della temperatura, ammette il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, il processo che ha portato a Glasgow ha aperto una breccia paesi finora refrattari come Cina e India adesso hanno fissato date per quanto molto lontane e mettono, nero su bianco, una riduzione graduale del carbone.

 

L'accordo Cina - USA

Non va dimenticato l’accordo bilaterale raggiunto tra Pechino e Washington per aiutare la Cina a diminuire le emissioni di metano derivanti da perdite di impianti obsoleti. Nel testo dell'accordo, ci si impegna a “potenziare l’azione sul clima negli anni 2020”, come Xie Zhenhua ha spiegato in un briefing serale a Glasgow. Il rappresentante cinese ha sottolineato come le due parti riconoscano “il divario che esiste tra gli sforzi attuali e gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi”; e si impegnano quindi a “potenziare l’azione” per contenere il surriscaldamento terrestre

 

Forse questa volta i 600 miliardi di finanziamento sono reali

Ai paesi africani, a quelli del sud-est asiatico, sono state fornite forti garanzie in merito ai 100 miliardi di $ ogni anno per sei anni che i paesi industrializzati si erano impegnati a versare in funzione della transizione ecologica.

 

La deforestazione

C’è poi il tema della lotta alla deforestazione. Al G20 era stata formula una promessa: piantare 1000 miliardi di alberi, attualmente ce ne sono circa 3.000 miliardi (vedi la scheda Civitas sulle grandi foreste del pianeta). Una proposta bella, forse un po’ romantica, anche se per avere un effetto sull’assorbimento di CO2 ci vorrebbero circa 30 anni.

Forse è più importante, efficace e innovativa la proposta di fermare la deforestazione entro il 2030 avanzata dalla Cop26, in cui volutamente non si è parlato invece di numeri. Non era in verità la prima volta che ci si impegnava per ridurre la deforestazione entro il 2030, era già successo nel 2014 con la Dichiarazione di New York che però era una dichiarazione. Oggi sono diversi il palco e la risonanza, i leader si giocano davvero la faccia su questo.

L’altra differenza rispetto al passato è che qui ci si è impegnati a mettere dei soldi, parliamo di 20 miliardi di dollari di cui 12 pubblici e 7-8 mobilizzati da fondi privati; si è fatto accenno a un ecosistema particolare quali sono foreste del bacino del Congo, per cui diversi stati hanno messo oltre un miliardo e mezzo. La cosa importante, che appare concreta, è che non si tratta di una promessa vuota, ma si sono individuate azioni prioritarie.

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arrivederci a novembre 2022

Sharm El-Sheikh, Egypt

COP27

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Rassegna stampa
a cura della redazione di Civitas

Il giorno dopo la conclusione dei lavori della COP26 ovviamente la stampa italiana (e internazionale) si è occupata a fondo dell'evento presentando diversi commenti; i commenti sono allineati con la metafora del bicchiere mezzo pieno e il bicchiere mezzo vuoto; di seguito riportiamo una selezione di alcuni articoli ed è doverosa una precisazione: non fatevi sviare dal titolo dell'articolo (quasi mai lo decide il giornalista), perché spesso dietro ad un titolo "catastrofico", si nasconde, a volte, un contenuto molto più "equilibrato"


Altro che Cop26, il consumo di carbone aumenta e le quotazioni salgono sui massimi da 12 anni

15 novembre - Il Fatto Quotidiano

A far aumentare le quotazioni è innanzitutto l'alto prezzo del gas che induce a spostarsi su altre fonti più economiche. Negli Stati Uniti l'uso del più inquinante tra i combustibili fossili è salito per la prima volta dal 2014. In Cina il 62% dell'elettricità proviene da centrali a carbone. La più semplice ed efficace analisi degli esiti della conferenza sul clima di Glasgow si può probabilmente leggere nel prezzo del carbone, balzato sui massimi da 12 anni. La conferenza Cop26 si è aperta con l’idea di fissare un impegno e una data per la dismissione totale del più inquinante tra i combustibili fossili. Si è chiusa con un molto più generico impegno a ridurne l’utilizzo. La fine del carbone, da cui deriva circa un terzo dell’elettricità prodotta nel mondo, si allontana. I prezzi che negli Usa sfiorano ormai i 90 dollari (78 euro) a tonnellata, sono stanti spinti al rialzo ... (continua a leggere)


Clima, Cingolani: «Mancato l’obiettivo dei 100 miliardi ai paesi vulnerabili»

15 novembre 2021 - Il Sole 24Ore - N.Co

COP26 un primo bilancioIl ministro è molto insoddisfatto della parte finanziaria: «Non sono convinto che tutti abbiano capito l’importanza della solidarietà». «Sono molto insoddisfatto sulla parte finanziaria. Non sono convinto che tutti abbiano capito l’importanza della solidarietà». Lo ha dichiarato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ospite a 24 Mattino Radio 24, commentando Cop26. Per i Paesi più in difficoltà «dal 2015 erano stati promessi 100 miliardi l’anno, non ci siamo ancora arrivati, forse quest’anno li sfioreremo». Quanto all’Italia «da mezzo miliardo quest’anno abbiamo triplicato le nostre cifre». Il ministro, intervistato da Simone Spetia nel corso della trasmissione 24 Mattino, si è detto «soddisfattissimo dell’impatto che ha avuto l’Italia con il G20, così come sono soddisfatto per quanto riguarda trasparenza e metodologie della Cop». Il ministro ha sottolineato che «l’impianto del vertice ... (continua a leggere)


Delusione Cop26. Prevalgono gli egoismi e si rimanda ancora

15 novembre 2021 - HuffPost - Alfredo De Girolamo

L’accordo di Glasgow lascia amarezza ma anche scadenze coerenti con l’emergenza. E qualche consapevolezza in più. Cop26, iniziata tra divisioni e defezioni, è finita lasciando molti punti in sospeso, con la conferma degli impegni di Parigi 2015 e poco più. I limiti diplomatici della vigilia, che aleggiavano sinistri al G20 di Roma, hanno determinato e influenzato l’agenda dei lavori. Mettendo in luce arroganze e dissimmetrie d’indirizzo. La distanza tra l’urgenza delle azioni necessarie e la lentezza dei negoziati ci fu anche a Parigi ma, almeno lì, arrivò il colpo di reni di Usa e Cina che sul filo di lana portò a siglare un accordo innovativo e lungimirante. Oggi, l’asticella, sebbene la situazione è evoluta negativamente rispetto al 2015, non è stata ... (continua a leggere)


Tra limiti e carenze della Cop26, qualche spiraglio aperto

15 novembre 2021 - HuffPost - Edo Ronchi Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Ciò che ha richiamato maggiore attenzione dei media nei bilanci della COP 26 di Glasgow è stata la sostituzione del termine “eliminare” con il termine “ridurre l’uso” del carbone per produrre energia elettrica - sempre senza indicare una data, basta che siano ”accelerati gli sforzi” - e lasciando l’indicazione, sempre senza data, di non incentivare i “fossili inefficienti”, lasciando incentivabile il loro utilizzo ”efficiente”. Sostituzione sostenuta dall’India, spalleggiata dalla Cina. Chi ha posto l’accento sui risultati positivi di questa COP - a partire dal Premier del Paese ospitante, Boris Johnson, nella conferenza stampa di bilancio - ha sottolineato l’obiettivo di 1,5°C . Nel testo finale del Patto di Glasgow rimane il riferimento dell’Accordo di ... (continua a leggere)

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