Unione Sanitaria Europea

da | 13 Nov 2020 | coronavirus, Europa, evidenza, sanità, UE | 0 commenti

Il Covid-19 cresce e si diffonde in Italia, in Europa e nel resto del mondo. In Italia si arroventa il dibattito tra Governo e Regioni per capire chi deve prendere decisioni difficili quali il colore (sanitario) delle diverse Regioni, gli interventi di lockdown locale (o generale). I Governatori riaffermano il potere locale di prendere decisioni in materia di sanità, salvo poi aspettare che il governo le assuma in prima persona; denunciano con forza l'inadeguatezza delle strutture ospedaliere (degenza, sub-intensiva, rianimazione), la scarsa efficacia della medicina del territorio (medici di base), dimenticando che in una grande parte dei casi, sono state proprio le politiche degli ultimi dieci anni (le loro politiche o se va bene quelle dei loro predecessori) a determinare la attuale fragilità del sistema sanitario italiano. 

 

ma dove sono finiti i soldi della Sanità?

A settembre 2019 la Fondazione Gimbe ha pubblicato il rapporto “Il definanziamento 2010-2019 del Servizio Sanitario Nazionale” in cui emerge che al SSN sono stati sottratti circa 37 miliardi di euro: 25 miliardi nel periodo 2010-2015 in conseguenza di “tagli” previsti da varie manovre finanziarie, 12 miliardi nel periodo 2015-2019 in conseguenza del “definanziamento” che ha assegnato meno risorse rispetto ai livelli programmati. Nello stesso periodo il finanziamento pubblico è aumentato di soli 8,8 miliardi di euro, crescendo in media dello 0,90% annuo. Il rapporto indica la mancanza di un esplicito programma politico per il rilancio del SSN, anzi i governi hanno utilizzato le risorse della spesa sanitaria per fronteggiare le emergenze finanziarie e, nello stesso momento, hanno incrementato i sussidi individuali come il bonus 80 euro, il reddito di cittadinanza e quota 100 “con il solo (fallito) obiettivo di aumentare il consenso elettorale”. Il 50% dei 37 miliardi di euro sono stati “scaricati” su medici ed infermieri con la conseguenza di carenza del personale sanitario che non ha retribuzioni adeguate agli standard europei. (continua a leggere su Il Sole 24Ore)

scarica il rapporto Gimbe

sito della Fondazione Gimbe

la pandemia e la medicina del territorio 
La diffusione della pandemia di Covid 19 ha messo in luce, nel nostro come in altri paesi, le carenze disastrose di una medicina pubblica sottoposta da decenni a tagli nei finanziamenti ed a processi sempre più accelerati di privatizzazione. In questo intervento vogliamo mettere però in evidenza in particolare i danni clamorosi provocati dallo smantellamento, ormai quasi completo, operato nei confronti della medicina del territorio. Intendiamo con questo termine riferirci alla rete di distretti sanitari di quartiere, agli ambulatori di medicina generale, alla medicina scolastica, ai centri vaccinali, ai consultori familiari, vale a dire a quella rete di presidi sanitari territoriali che esistevano fin dai tempi delle mutue e che, dall’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978 in poi, sono stati progressivamente smantellati quasi completamente. Questa rete, per quanto imperfetta, ... (continua a leggere su Humanità Nova)

In questa polemica, a metà strada tra il provinciale e il surreale, si inserisce il recente intervento della Presidente della Commissione Europea.

“La pandemia di coronavirus ha evidenziato la necessità di un maggiore coordinamento nell’Ue, sistemi sanitari più resilienti e migliore preparazione per le crisi future. Oggi iniziamo a costruire una Unione della Sanità”, annuncia Ursula von der Leyen presentando la nuova proposta della Commissione europea, frutto dello shock da seconda ondata di pandemia. Se passa in Consiglio europeo al vaglio degli Stati membri, il nuovo piano introdurrà sistemi comuni per reagire agli eventi epidemiologici, al posto dell’attuale babele di modalità; rafforzerà il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e l’Agenzia europea del farmaco (EMA) prevedendo una spesa di 605 milioni di euro per i prossimi 7 anni, metterà la Commissione europea nelle condizioni di ‘raccomandare’ l’adozione di misure ai paesi membri per contenere i contagi e non solo di ‘suggerire’.

In sostanza, Palazzo Berlaymont potrà tornare a ‘bacchettare’ gli Stati. Non più sui vincoli di bilancio da rispettare, visto che la crisi da Covid ha sospeso il Patto di Stabilità e crescita, ma sulle decisioni da adottare per far fronte alla pandemia per un obiettivo evidentemente comune: la salute di tutti. Un po’ la Commissione europea lo sta già facendo, per esempio mettendo pressione sui paesi dell’Ue per la presentazione dei piani per le vaccinazioni: entro fine mese ... (continua la lettura su Huffington Post) 

 

 

si chiamerà Hera la nuova agenzia Ue per le emergenze sanitarie

Una nuova Autorità per la risposta alle emergenze sanitarie (HERA) sarà proposta entro la fine del 2021 dalla Commissione Ue per migliorare la risposta a livello dell’Unione alle minacce per la salute a carattere transfrontaliero. È uno degli elementi che andranno a costruire l’Unione europea della salute annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen a settembre nel discorso sullo stato dell’Unione. La salute è competenza esclusiva degli Stati membri ma non impedisce di introdurre meccanismi che rafforzino l’Ue in questo ambito.

La commissaria Stella Kyriakides ha presentato una serie di proposte per potenziare il quadro per la sicurezza sanitaria dell’Ue e per rafforzare il ruolo delle principali agenzie europee (ECDC ed EMA) nella preparazione e nella risposta alle crisi. Le nuove proposte saranno negoziate dal Consiglio e dal Parlamento Ue. Non appena adottato, il Regolamento relativo alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero entrerà in vigore e sarà immediatamente applicabile.

la Barda Ue

Nell’idea della Commissione Hera, sigla che sta per Health Emergency Response Authority, dovrebbe essere l’equivalente Ue della Barda, la Biomedical Advanced Research and Development Authority statunitense. È troppo presto però, ha spiegato un funzionario Ue, per indicare quanto personale avrà la Barda e dove sarà stabilita. In genere le agenzie di nuova creazione vengono assegnate prioritariamente agli Stati che non ne ospitano secondo il principio condiviso dai leader Ue della «desiderabilità della diffusione geografica delle agenzie». La nuova autorità Ue aiuterebbe ... (continua a leggere sul Corriere della Sera)

Unione Sanitaria Europea, ora portiamo l'agenzia Hera in Italia


12/11/2020 - Alberto Quadrio Curzio Economista, presidente emerito Accademia dei Lincei

Le capacità mostrate dalle istituzioni Ue specie in campo sanitario dovrebbero togliere ai variegati sovranisti le velleità “di fare da soli”

Adesso è il momento per impegnarsi affinché in Italia venga localizzata la nuova agenzia Hera. Nella filiera della ricerca in campo sanitario (dalla biologia alla genomica, dalla ricerca di base alla clinica) ed anche nella filiera della produzione farmaceutica l’Italia è molto forte ed è esportatrice di prodotti, di competenze e intelligenze. Il nostro Governo dovrebbe subito mettere allo studio un progetto per portare Hera in Italia affidandone il compito ad un Comitato di professionalità scientifiche nel campo medico-sanitario, ma anche in quello delle organizzazioni e di imprese italo-europee. Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta tra tante eccellenze ed esperienze professionali. Si aspetta dunque la “volontà politico-istituzionale”. (leggi tutto l'articolo)

l'Italia si è battuta a lungo (e ha perso) perchè la nuova sede dell'EMA fosse a Milano

15 novembre 2019 - A quasi due anni esatti (era il 20 novembre 2017) dal contestato sorteggio che ha assegnato l’Agenzia europea del farmaco ad Amsterdam, lasciando a bocca asciutta Milano, oggi il governo olandese ha affidato le chiavi del nuovo edificio definitivo ai vertici dell’Ema. Costretta a lasciare Londra a causa della Brexit (evento che peraltro non si è ancora materializzato). Gli accordi prevedevano la consegna della sede il 15 di novembre 2019 e così è stato.

la Sanità pubblica nella UE

Il trattato di Lisbona ha rafforzato l'importanza della politica sanitaria statuendo che, «nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche e attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana». La responsabilità primaria per la tutela della salute e, in particolare, per i sistemi sanitari rimane degli Stati membri. Tuttavia all'UE spetta un ruolo importante nel miglioramento della sanità pubblica in termini di prevenzione e gestione delle malattie, limitazione delle fonti di pericolo per la salute umana e armonizzazione delle strategie sanitarie tra gli Stati membri. L'UE ha attuato con successo una politica globale mediante la strategia sanitaria «Salute per la crescita» e il suo programma d'azione (2014-2020) nonché un corpus di diritto derivato. Il Fondo sociale europeo Plus (FSE+) continuerà a mettere a disposizione finanziamenti durante il periodo di programmazione 2021-2027.

Base giuridica
Articolo 168 TFUE e articolo 114 TFUE. La Corte di giustizia dell'Unione europea si è già più volte pronunciata su come l'UE possa perseguire gli obiettivi di salute pubblica mediante l'integrazione del mercato interno, indicando l'articolo 114 come base giuridica.

Obiettivi
I tre obiettivi strategici della politica sanitaria dell'UE sono quelli di seguito illustrati.

Promuovere un buono stato di salute: prevenire le malattie e incoraggiare stili di vita sani, affrontando le problematiche della nutrizione, dell'attività fisica, del consumo di alcool, di tabacco e di droghe, dei rischi ambientali e delle lesioni da incidenti; con l'invecchiamento della popolazione anche le esigenze sanitarie specifiche degli anziani richiedono maggiore attenzione e negli ultimi anni si è posto un maggiore accento sulla salute mentale.
Proteggere i cittadini dalle minacce per la salute: rafforzare la vigilanza nonché la preparazione alle epidemie e al bioterrorismo migliorando altresì la capacità di reagire alle nuove sfide per la salute come ad esempio i cambiamenti climatici.
Sostenere sistemi sanitari dinamici: aiutare i sistemi sanitari degli Stati membri a raccogliere le sfide poste dall'invecchiamento della popolazione, dalle crescenti aspettative dei cittadini nonché dalla mobilità dei pazienti e degli operatori sanitari, e aiutare gli Stati membri a rendere sostenibili i loro sistemi sanitari.
 

Risultati
La politica sanitaria dell'Unione trae origine dalle disposizioni in materia di salute e sicurezza, e si è successivamente sviluppata in conseguenza della libera circolazione delle persone e dei beni nel mercato interno in quanto fenomeno che richiedeva il coordinamento delle questioni di sanità pubblica. Nel contesto delle misure di armonizzazione finalizzate alla creazione del mercato interno, il fondamento delle proposte nel settore della salute e della sicurezza è stato un elevato grado di protezione. Diversi fattori, tra cui la crisi dell'encefalopatia spongiforme bovina («il morbo della mucca pazza») alla fine del XX secolo, hanno fatto sì che la salute e la protezione dei consumatori acquisissero una posizione di primo piano nell'ambito dell'agenda politica. L'istituzione di agenzie specializzate come l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha costituito un esempio del crescente impegno dell'Unione europea in materia di politica sanitaria. La sanità pubblica ha inoltre beneficiato delle iniziative intraprese in diversi settori di intervento quali, tra gli altri, l'ambiente e l'alimentazione. Anche l'entrata in vigore della normativa REACH (per la valutazione e la registrazione delle sostanze chimiche) e l'istituzione dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sono stati indice degli sforzi multidisciplinari volti a migliorare la salute dei cittadini dell'Europa. (continua a leggere)

 

L’UE integra le politiche sanitarie nazionali, sostenendo i governi locali dell’UE nel raggiungimento di obiettivi comuni, nella condivisione delle risorse e nel superamento delle sfide comuni. Oltre a formulare leggi e norme per i prodotti e i servizi sanitari a livello dell'UE, fornisce anche finanziamenti per progetti in materia di salute in tutto il territorio.

La politica dell’UE in materia di salute intende tutelare e migliorare la salute, garantire la parità di accesso a un’assistenza sanitaria moderna ed efficiente per tutti i cittadini europei e coordinare le gravi minacce sanitarie che coinvolgono più di un paese dell’UE. La prevenzione e la risposta alle malattie sono due temi centrali per la salute pubblica nell'UE. La prevenzione tocca molti settori, quali la vaccinazione, la lotta contro la resistenza antimicrobica, le azioni contro il cancro e un'etichettatura dei prodotti alimentari responsabile.

Per le questioni relative alla salute i governi nazionali ricevono il supporto di due apposite agenzie. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie valuta e controlla le minacce di malattie emergenti per coordinarne la risposta. Contemporaneamente, l'Agenzia europea per i medicinali gestisce la valutazione scientifica della qualità, della sicurezza e dell'efficacia di tutti i farmaci dell'UE.