Seleziona una pagina
Next Generation negli altri paesi della Unione

Next Generation negli altri paesi della Unione

da | 31 Mag 2021 | Next Generation EU, PNRR, recovery fund | 0 commenti

Next Generation negli altri paesi della Unione
Next Generation negli altri paesi della Unione. È ormai vicinissimo alla conclusione l’annoso processo di ratifica nazionale del provvedimento che permetterà alla Commissione europea di raccogliere denaro sui mercati per finanziare il nuovo Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro. L’iter dovrebbe terminare nei prossimi giorni per consentire all’esecutivo comunitario di andare sui mercati possibilmente in giugno. Si rafforza quindi l’ipotesi che i primi esborsi avvengano prima della pausa estiva.

Secondo le ultime informazioni, 22 Paesi membri dell’Unione europea su 27 hanno completato la ratifica, e notificato l’avvenuta approvazione alle istituzioni comunitarie, come prevedono le regole europee. Cinque Paesi – Ungheria, Olanda, Romania e per ultimo proprio ieri l’Austria e la Polonia, quest’ultima in serata con un confuso voto in Senato – hanno completato l’iter parlamentare; devono ora soltanto notificare la loro decisione

È un dato ormai acquisito il fatto che il meccanismo di finanziamento previsto dal Next Generation EU si basa su prestiti a tassi molto vantaggiosi e tempi di restituzione alti che vengono riconosciuti ad ogni paese da un lato, e a trasferimenti c.d. a fondo perduto dall’altro. Mentre i prestiti ottenuti dovranno essere restituiti, i sussidi dovranno essere ripianati nel bilancio della UE.

Questi meccanismi di finanziamento non sono gli unici, sono previsti infatti altri fondi e in particolare e si tratta del fondo di coesione ReactEU e il Just Transition Fund. (si veda in fondo)

Sussidi a fondo perduto

Per quanto riguarda i finanziamenti da restituire non è prevedibile come i diversi paesi destinatari si avvarranno di questa possibilità e, se sì, in quale misura; dipenderà in gran parte dalle condizioni alle quali ogni singolo paese sarà in grado di finanziarsi sul mercato del credito. La stessa Italia gode oramai, da parecchi mesi, di condizioni abbastanza favorevoli, caratterizzate da uno spread che si aggira intorno tra i 100 e i 120 punti base (si veda in Home Page).

Concentriamoci, invece, sugli aspetti legati a quella parte del NGUE che si riferisce ai sussidi, o, in altre parole, al trasferimento di finanziamenti a fondo perduto: come funziona il meccanismo di ripiano di questa parte? I sussidi a fondo perduto sono un costo della UE e come tale deve essere ripianato dai vari paesi in funzione del PIL di ciascuno.

Tutto questo avverrà a partire dal 2028, con un piano di rifinanziamento distribuito lungo l’arco di trent’anni. Stando al peso di Roma (circa il 12,4% dell’intera economia Ue nel 2020), il nostro Paese, tra il 2028 e il 2057, dovrà versare il 12,4% di 338,2 miliardi (a tanto ammonta il totale dei sussidi a tutti i 27 paesi della UE) è cioè 42 miliardi di euro, circa 1,4 miliardi per 30 anni. A questa cifra va ovviamente aggiunta la quota che l’Italia riconosce alla UE, ogni anno, per il suo funzionamento ordinario.

I sussidi ovviamente non sono stati assegnati con lo stesso criterio della restituzione (il PIL), ma nascono da considerazioni di ordine politico ed economico più generali. Ne consegue che esistono paesi che ricevono più di quello che saranno chiamati a ripianare e paesi che si trovano nella posizione esattamente contraria. Questa situazione asimmetrica gioca per circa 132 miliardi in totale.

Next Generation negli altri paesi della Unione

Paesi donatori

I paesi che ripianano più dei sussidi a loro riconosciuti (chiamiamoli convenzionalmente paesi donatori) sono 11 e sono sostanzialmente riconducibili ai paesi virtuosi del nord (più Malta i cui conti sono, però, sostanzialmente ininfluenti): Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi e Svezia; questi paesi hanno uno sbilancio (negativo) di 132,4 miliardi.

Next Generation negli altri paesi della Unione

La terza colonna da destra rappresenta il saldo tra ricevuto e ripianato; come ci si poteva attendere, Germania e Francia fanno la parte del leone, ma se il saldo viene confrontato con gli abitanti (o in % sul PIL) i paesi che danno di più sono il Lussemburgo seguito da Irlanda e Danimarca.

 

Paesi riceventi

Sul fronte opposto troviamo gli altri 16 paesi (convenzionalmente riceventi) che hanno una situazione inversa, con uno sbilancio ovviamente dello stesso valore e tra questi troviamo l’Italia, e più in generale i paesi del Europa del Sud e dell’Est.

Next Generation negli altri paesi della Unione
Next Generation negli altri paesi della Unione

Come si vede all’Italia spettano 68,9 miliardi al cui ripiano il nostro paese concorrerà (in 30 anni) con la cifra di 42,0 e quindi con un saldo netto di 26,9 miliardi. Forse vale la pena sfatare l’idea diffusa che il nostro paese sia stato quello particolarmente privilegiato; in testa alla classifica c’è la Spagna (*) con 69,5 miliardi, e con un valore di contribuzione al ripianamento di certo più basso, pari a 28,5 e un netto di 41; se poi riportiamo i sussidi ad un valore pro-capite vediamo che la parte più favorita è costituita dai paesi dell’Europa del Sud: in testa a tutti la Grecia, seguita da Croazia, Spagna, Portogallo. Slovacchia e, circa a metà classifica, troviamo l’Italia.

(*) L'incremento dell'accantonamento per la Spagna rispetto alla previsione di 59,16 miliardi di euro è dovuto al fatto che i dati sono stati ricalcolati tenendo conto delle previsioni economiche emesse a novembre dalla Commissione europea, che hanno peggiorato la stima del Pil 2020 per la Spagna, così come l'inflazione, poiché l'ultima ridistribuzione è espressa a prezzi correnti e la precedente era a prezzi 2018. Per avere maggiori dettagli sulla prima versione (prezzi 2018) e la seconda (prezzi correnti) potete consultare il documento

The EU’s 2021-2027 long-term Budget and NextGenerationEU Facts and Figure (pag. 31).


e fuori dall'Europa?

Certamente la manovra più significativa messa in campo dai paesi fuori Europa è quella annunciata dagli USA: 6.000 miliardi di dollari. A volta dalla stampa viene descritta come una manovra analoga al Next Generation, anche se di analogo ci sono le finalità (rilancio dell'economia e lotta alla pandemia), ma non l'entità. Al cambio attuale 6000 miliardi di dollari corrispondono a poco più di 4900 miliardi di euro e quindi, rispetto ai 750 nel NGEU, 6,5 volte tanto, e se poi riparametriamo le cifre rispetto alla popolazione (328 milioni di cittadini USA rispetto ai 443 dell'Europa a 27) allora la sproporzione è ancora maggiore (quasi 9 volte tanto); in sostanza abbiamo 

15.000 euro per ogni cittadino americano contro i 1.700 per ogni europeo

da il Sole 24Ore - 28 maggio 2021 - Luca Veronese

Biden, un budget da 6.000 miliardi per «reinventare» l’economia

Il budget da 6mila miliardi di dollari presentato il 28 maggio da Joe Biden al Congresso mette in chiaro le priorità dell’amministrazione democratica: infrastrutture (strade e ponti ma anche internet a banda larga); programmi sociali (dal congedo familiare retribuito, fino alla scuola materna universale); istruzione e sanità (con un aumento superiore al 20% delle risorse); ricerca ed energie rinnovabili per contrastare il cambiamento climatico. «L’obiettivo - ha spiegato Biden - è rendere l’economia Usa più competitiva e riequilibrare le fratture sociali», evidenziate anche dal Covid-19. Approfittando del ridotto costo del debito. «Non possiamo ritornare semplicemente a come erano prima le cose, dobbiamo cogliere il momento per reimmaginare e ricostruire l’economia americana», ha detto il presidente. «Il modo migliore per far crescere la nostra economia non è dall’alto verso il basso, ma dal basso verso l’alto e dal centro verso l’esterno», ha aggiunto. (continua a leggere)


REACT-EU

REACT-EU (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe) sarà uno dei più grandi programmi nell'ambito del nuovo strumento Next Generation EU per un importo di 47,5 miliardi di euro. Questo finanziamento è del tutto nuovo: si tratta di un completamento ai programmi 2014-2020 e in aggiunta alle dotazioni di coesione 2021-2027, portando la dotazione totale dei Fondi strutturali e di investimento superiore ai livelli attuali e diventando il più alto strumento di sovvenzione alle politiche bilancio dell'UE.

È la risposta alle crisi generate dalla pandemia, e sono fornite attraverso la Coronavirus Response Investment Initiative e la Coronavirus Response Investment Initiative Plus e costituisce un ponte verso il piano di ripresa a lungo termine. Pertanto, queste risorse aggiuntive dovrebbero essere utilizzate per progetti che promuovono le capacità di riparazione delle crisi nel contesto della crisi del coronavirus, nonché per investimenti in operazioni che contribuiscono a preparare una ripresa verde, digitale e resiliente dell'economia. Il successo dell'attuazione di REACT-EU dipenderà da 3 elementi costitutivi: la sua forza (dotazione finanziaria), la velocità (utilizzando i programmi esistenti fino al 2023) e la piena flessibilità delle regole di attuazione. 

si veda sul sito UE

 


Recovery: a Italia 4,7 miliardi da programma React-Eu

17 settembre 2021 - Il Sole 24Ore

I fondi supplementari contribuiranno ad aumentare le assunzioni di giovani e donne, consentiranno ai lavoratori di partecipare alla formazione e sosterranno servizi su misura per le persone in cerca di lavoro. La Commissione Ue ha assegnato all’Italia 4,7 miliardi di euro nell’ambito del programma React-Eu per sostenere la risposta alla crisi del Coronavirus e contribuire alla ripresa socio-economica. Lo ha reso noto la stessa Commissione. I nuovi fondi sono stati resi disponibili soprattutto attraverso la modifica dei programmi operativi del Fse (Fondo sociale europeo). REACT-Eu è entrato in vigore il 24 dicembre 2020 e può finanziare spese retroattivamente dal 1ºfebbraio 2020 al 31 dicembre 2023. I fondi REACT-Eu integrano le risorse che l’Italia riceve dal dispositivo per la ripresa e la resilienza. (continua a leggere)

 

Just Transition Fund


Il Fondo per una transizione giusta è il primo pilastro del meccanismo per una transizione giusta.


Il Fondo sarà dotato di 40 miliardi di euro. Questo importo è costituito da nuovi fondi messi a disposizione per sostenere i paesi dell'UE nella loro transizione, di cui 10 miliardi di euro dovrebbero provenire da stanziamenti di bilancio, mentre le restanti risorse aggiuntive di 40 miliardi di euro, per il periodo dal 2021 al 2024, costituiranno entrate con destinazione specifica esterne derivanti dallo strumento europeo per la ripresa.


Al fine di sbloccare i finanziamenti del Fondo per una transizione giusta, i paesi dell'UE, per ogni euro ricevuto da tale fondo, per la quota finanziata dal bilancio dell'Unione (10 miliardi di euro), dovranno abbinare da 1,5 a 3 euro provenienti dalle risorse loro destinate dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo sociale europeo Plus (FSE+). Alla spesa a carico del bilancio dell'UE si aggiungerà il cofinanziamento nazionale in conformità della politica di coesione. In questo modo la capacità di finanziamento globale del Fondo per una transizione giusta supera gli 89 miliardi di euro e può raggiungere i 107 miliardi di euro.
Il fondo sosterrà la diversificazione economica e la riconversione dei territori interessati.

Ciò significa favorire gli investimenti produttivi nelle piccole e medie imprese, la creazione di nuove imprese, la ricerca e l'innovazione, il risanamento ambientale, l'energia pulita, la qualificazione e riqualificazione dei lavoratori, programmi di assistenza nella ricerca di un impiego e di inserimento attivo di chi è in cerca di occupazione, nonché la trasformazione degli attuali impianti ad alta intensità di CO2 qualora tali investimenti comportino una riduzione sostanziale delle emissioni e la protezione dei posti di lavoro.

si veda sul sito UE