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Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

da | 26 Apr 2021 | Next Generation EU, PNRR, recovery fund | 0 commenti

Il Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi vale 222,1 miliardi di euro. Ecco cosa prevede il Recovery italiano e il testo licenziato da Palazzo Chigi. In questo articolo Civitas analizza, per i propri lettori, le caratteristi più salienti del piano predisposto dal governo, piano che è stato presentato alle Camere e successivamente inviato a Bruxelles

dalla stampa on line vedi attuazione del PNRR

scarica il piano (269 pagine)

oppure scarica la versione aggiornata del piano (273 pagine)

vai al The Recovery and Resilience Facility sul portale della UE

Il quadro di riferimento

La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2. L’Italia è stata colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria. Le iniziali chiusure locali sono state disposte a febbraio 2020, e a marzo l’Italia è stata il primo paese dell’UE a dover imporre un lockdown generalizzato. Ad oggi sono stati registrati oltre 110.000 decessi ufficiali dovuti al Covid-19, che rendono l’Italia il Paese che ha subito la maggior perdita di vite nell’UE.

La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il 1999 e il 2019, il PIL in Italia è cresciuto in totale del 7,9 per cento. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà è salita dal 3,3 per cento al 7,7 per cento della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4 per cento.

Ad essere particolarmente colpiti sono stati donne e giovani: l’Italia è il Paese dell’UE con il più alto tasso di giovani tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione (NEET), e il tasso di partecipazione delle donne al lavoro in Italia è solo il 53,1 per cento, molto al di sotto del 67,4 per cento della media europea. Questi problemi sono ancora più accentuati nel Mezzogiorno, dove il processo di convergenza con le aree più ricche del Paese è ormai fermo.

Le piccole e medie imprese
Dietro l’incapacità dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei e di correggere i suoi squilibri sociali ed ambientali, c’è l’andamento della produttività, molto più lento in Italia che nel resto d’Europa. Tra le cause del deludente andamento della produttività c’è l’incapacità di cogliere le molte opportunità legate alla rivoluzione digitale. Questo ritardo è dovuto sia alla mancanza di infrastrutture adeguate, sia alla struttura del tessuto produttivo italiano, caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese, che sono state spesso lente nel muoversi verso produzioni di più alto valore aggiunto.

La Pubblica Amministrazione
La scarsa familiarità con le nuove tecnologie digitali caratterizza d’altronde anche il settore pubblico. Prima dello scoppio della pandemia, il 98,8 percento dei dipendenti dell’amministrazione pubblica in Italia non aveva mai utilizzato il lavoro agile (smart working). Anche durante la pandemia, a fronte di un potenziale di lavoro agile nei servizi pubblici pari a circa il 36 per cento, l’utilizzo effettivo è stato del 33 per cento, con livelli più bassi, di circa 10 punti percentuali, nel Mezzogiorno.

Le riforme strutturali sono essenziali per migliorare la qualità della spesa da parte delle amministrazioni pubbliche e incoraggiare i capitali privati verso investimenti e innovazione. Un recente studio della Banca d’Italia trova che le riforme introdotte nell’ultimo decennio in materia di giustizia civile, liberalizzazione dei servizi e incentivi all’innovazione hanno contribuito ad accrescere il PIL nel 2019 di una percentuale tra il 3 per cento e il 6 per cento, con ulteriori effetti previsti nel decennio successivo. È un impatto significativo, che può essere ulteriormente rafforzato con una nuova agenda di semplificazioni.

L’Unione Europea ha risposto alla crisi pandemica con il Next Generation EU (NGEU). È un programma di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU, il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi.

Le risorse economiche del Piano

10 marzo 2021 Il MEF ha stimato al ribasso le risorse del Recovery Fund destinate all’Italia. Per quanto riguarda la dotazione, il Recovery fund “prevede fondi a disposizione del nostro Paese per circa 196 miliardi a prezzi correnti, 69 sotto forma trasferimenti, 127 sotto forma prestiti”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Tuttavia, gli ultimi dati, ha ricordato, e il regolamento europeo che prende a riferimento il Pil del 2019, portano “a una stima dell’entità delle risorse per circa 191,5 miliardi, leggermente inferiore a quella indicata a gennaio”. È sempre importante ricordare che i prestiti dovranno (ovviamente) essere restituiti, anche se a tassi più bassi di quelli pagati oggi dal nostro paese e in tempi molto lunghi; i trasferimenti (c.d. a fondo perduto) non sono da restituire ma tuttavia dovranno essere ripianati dai vari paesi membri, e poiché l’Italia è un contributore netto, dei 69 miliardi concessi, dovremo contribuire a coprirne una parte significativa; in buona sostanza il vero contributo a fondo perduto che il nostro paese riceverà oscilla tra i 25 e i 30 miliardi di euro.

per capire meglio il meccanismo dei contributi a fondo perduto e della quota che il nostro paese dovrà versare guarda su Civitas
La risposta della Unione Europea alla pandemia
si veda anche Next Generation negli altri paesi dell'Unione

Il governo, dunque, presenterà un pacchetto complessivo di interventi da 221,5 miliardi. Da un lato ci sono 191,5 miliardi coperti con il Recovery Fund vero e proprio (138,5 per nuovi progetti e 53 per sostituire coperture di progetti già in essere), dall’altro i 30,04 del Fondo complementare alimentato con lo scostamento di bilancio in cui dovranno confluire i progetti “esclusi” dal Piano. E' possibile che queste cifre possano subire variazioni, non tanto quelle che si riferiscono al NGEU, ma quelle che nascono da fondi ulteriori derivanti da scostamento di bilancio. Proprio in questi giorni è stato annunciato un nuovo fondo di ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche (entro il 2032); questo porta il totale a disposizione del Governo a 247,5 miliardi.

191,5 mld
NGEU

+ 30,0 mld
fondo complementare

= 221,5 mld
totale

+ 26,0 mld
per opere specifiche

= 247,5 mld
nuovo totale

I due fondi avranno le medesime procedure semplificate, con obiettivi intermedi e target, ma le risorse nazionali non avranno obbligo di rendicontazione a Bruxelles e in alcuni casi potranno essere spese oltre il 2026.

La crescita per il 2021 è prevista al 4,5% con il Pil tendenziale al 4,1%. Il disavanzo, che considera anche l'ultima richiesta di scostamento di bilancio da 40 miliardi, sale al 11,8% del Pil. Il decreto per le imprese dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri l'ultima settimana di aprile.

Debito/Pil al 159,8% nel 2021, deficit vola per sostegno economia

Il Documento di economia e finanza delinea il quadro di finanza pubblica che prevede il governo. Stando alle indicazioni fornire da una nota di Palazzo Chigi, nel 2021 la crescita del Pil programmatico arriverà al 4,5%. Nel 2022 il Pil crescerà del 4,8%, per poi crescere del 2,6% nel 2023 e dell'1,8% nel 2024 – tassi di incremento mai sperimentati nell'ultimo decennio. Il rapporto deficit/Pil è stimato all'11,8% nel 2021, un livello molto elevato dovuto alle misure di sostegno all'economia e alla caduta del prodotto interno lordo. Il rapporto deficit/Pil scenderà al 5,9% nel 2022, al 4,3% nel 2023 e al 3,4% nel 2024. A partire dal 2025, il rapporto deficit/Pil tornerà a scendere sotto il 3%. Il rapporto debito/Pil è stimato al 159,8% nel 2021, per poi diminuire al 156,3% nel 2022, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024. Col nuovo scostamento di bilancio il debito pubblico italiano scala nuove vette, segnando il record da oltre cento anni. Il rapporto tra debito pubblico e Pil stimato al 159,8% quest'anno, supera anche quello del primo dopo-guerra che si attestò al 159,5 per cento.

Il rapporto debito/Pil è stimato al 159,8% nel 2021, per poi diminuire al 156,3% nel 2022, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU, il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi. Il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme - il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Questo piano, che si articola in 6 Missioni e 16 Componenti, beneficia della stretta interlocuzione avvenuta in questi mesi con il Parlamento e con la Commissione Europea, sulla base del Regolamento RRF.

Missioni e componenti del Piano

 

Le Linee guida elaborate dalla Commissione Europea per l’elaborazione dei PNRR identificano le Componenti come gli ambiti in cui aggregare progetti di investimento e riforma dei Piani stessi.

Ciascuna componente riflette riforme e priorità di investimento in un determinato settore o area di intervento, ovvero attività e temi correlati finalizzati ad affrontare sfide specifiche e che formano un pacchetto coerente di misure complementari. Le componenti hanno un grado di dettaglio sufficiente ad evidenziare le interconnessioni tra le diverse misure in esse proposte.

Il Piano si articola in sedici Componenti, raggruppate in sei Missioni. Queste ultime sono articolate in linea con i sei Pilastri menzionati dal Regolamento RRF e illustrati nel precedente paragrafo, sebbene la formulazione segua una sequenza e una aggregazione lievemente differente. 

Nella tabella sotto riportata compaiono le sei Missioni previste nel piano; per ognuna di essa viene riportato il numero di componenti, il totale finanziato, il suo peso in percentuale, il finanziamento NGEU, quello da Fondo, e infine il valore medio di finanziamenti alla singola componente; come si vede la parte del leone la fanno le prime due missioni (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura da un lato e Rivoluzione verde e transizione ecologica) che assorbono complessivamente poco più del 53%.

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

49,2 mld
digitalizzazione

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

68,7 mld
transizione ecologica

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

31,4 mld
mobilità

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

31,9 mld
istruzione e ricerca

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

22,4 mld
inclusione

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

18,5 mld
salute


Le Riforme

I Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza sono innanzitutto piani di riforma.

Le linee di investimento devono essere accompagnate da una strategia di riforme orientata a migliorare le condizioni regolatorie e ordinamentali di contesto e a incrementare stabilmente l’equità, l’efficienza e la competitività del Paese. In questo senso le riforme devono considerarsi, allo stesso tempo, parte integrante dei Piani nazionali e catalizzatori della loro attuazione.

In linea con le Raccomandazioni della Commissione, le riforme previste dal presente Piano affrontano le debolezze del Paese sia in ottica strutturale (CRS 2019), sia ai fini della ripresa e resilienza del sistema economico e sociale a fronte delle trasformazioni provocate dalla crisi pandemica (CSR 2020).

Le azioni messe in campo mirano non solo ad accrescere il potenziale di crescita, ma anche a ridurre le perduranti disparità regionali, intergenerazionali e di genere che frenano lo sviluppo dell’economia.

Il Governo si impegna a realizzare la strategia di riforme del Piano secondo i tempi e gli obiettivi previsti, anche ricorrendo a provvedimenti d’urgenza, ove necessario a garantire il rispetto delle scadenze programmate e ferme restando le prerogative del Parlamento. L’impegno è ad accompagnare e monitorare strettamente anche la fase di attuazione delle misure, attraverso un efficace sistema di governance e monitoraggio dei processi .

A questo fine sono previste tre tipologie di azioni: le riforme orizzontali, le riforme abilitanti e le riforme settoriali.

Le riforme orizzontali o di contesto consistono in innovazioni strutturali dell’ordinamento, d’interesse traversale a tutte le Missioni del Piano, idonee a migliorare l’equità, l’efficienza e la competitività e, con esse, il clima economico (doing business) del Paese. Il Piano ne individua due: la riforma della pubblica amministrazione e la riforma del sistema giudiziario.

La riforma della Pubblica Amministrazione

La riforma della PA che il Governo si appresta a realizzare insisterà, principalmente, su quattro linee di intervento: miglioramento dei meccanismi di selezione del personale; semplificazione delle procedure e dei processi; investimenti in capitale umano; rafforzamento della digitalizzazione.

Combinate assieme queste azioni si delineano in una strategia incentrata sul ricambio generazionale dei dipendenti pubblici, degli strumenti a loro disposizione e del modo di interfacciarsi all’interno della PA e con l’utenza (digitalizzazione). Queste azioni avranno un importante effetto sui rapporti che la PA ha con i cittadini e le imprese e su tempi e condizioni in cui si svolgono le attività imprenditoriali e la vita quotidiana.

La riforma del sistema giudiziario

La riforma della Giustizia. Le misure che il Governo ha intenzione di introdurre in quest’area mirano ad accrescere l’efficienza del sistema della giustizia e hanno come principale obiettivo la riduzione dei tempi dei processi. A questo scopo le tre principali linee di intervento della riforma della giustizia mireranno a completare il progetto dell’Ufficio del processo, struttura a supporto del magistrato nella fase “conoscitiva” della causa, a rafforzare la capacità amministrativa attraverso investimenti sul capitale umano e a potenziare le infrastrutture digitali a supporto del sistema giudiziario.     

L’idea di fondo per l’innesto della riforma all’interno del modello, è che la maggiore efficienza del sistema giudiziario abbia due effetti sull’economia. Da una parte, renderebbe i mercati maggiormente contendibili e quindi aumenterebbe la facilità di entrata di altre imprese. Dall’altra, un sistema giuridico più efficiente ridurrebbe l’incertezza sui futuri rendimenti del capitale, migliorando le condizioni di finanziamento per famiglie e imprese, e stimolando maggiori investimenti, interni e dall’estero. Sulla base di un recente studio della Banca d’Italia , basato su dati microeconomici a livello di impresa, l’insieme degli effetti di una riforma della giustizia può  essere sinteticamente catturato dalla relazione che intercorre tra la durata dei processi e la produttività del sistema economico. Lo studio mostra come la riduzione nella durata dei processi pari a circa il 15 per cento, intercorsa tra il 2008 e il 2016 a seguito di una serie di innovazioni introdotte da diversi provvedimenti legislativi, abbia innescato un miglioramento della produttività totale dei fattori (TFP) pari allo 0,5 per cento.

Alla luce di tale risultato si ipotizza che le nuove iniziative di riforma del settore giudiziario possano avere effetti addizionali della stessa portata di quelli descritti, gradualmente e su un orizzonte di cinque anni dal momento della loro implementazione.

si veda sul sito del Ministero di Giustizia: Ufficio per il processo

Alla categoria delle misure di contesto appartengono anche le riforme abilitanti, cioè gli interventi funzionali a garantire l’attuazione del Piano e in generale a rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali che condizionano le attività economiche e la qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese. Tra questi ultimi interventi, si annoverano le misure di semplificazione e razionalizzazione della legislazione e quelle per la promozione della concorrenza.

Sono invece contenute all’interno delle singole Missioni le riforme settoriali, cioè le misure consistenti in innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche, destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali (ad esempio, le procedure per l’approvazione di progetti su fonti rinnovabili, la normativa di sicurezza per l’utilizzo dell’idrogeno).

Infine, devono considerarsi concorrenti alla realizzazione degli obiettivi generali del PNRR, anche altre misure che, se pure non ricomprese nel perimetro del Piano, sono destinate ad accompagnarne l’attuazione. Si tratta delle riforme di accompagnamento al Piano, tra le quali devono includersi gli interventi programmati dal Governo per la razionalizzazione e l’equità del sistema fiscale e per l’estensione e il potenziamento della rete di protezione sociale dei lavoratori


La governance del Piano

La governance del PNRR italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del MEF che si avvalgono di personale interno degli uffici. McKinsey, così come altre società di servizi che regolarmente supportano l’Amministrazione nell’ambito di contratti attivi da tempo e su diversi progetti in corso, non è coinvolta nella definizione dei progetti del PNRR. Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia.

L’Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del PNRR. In particolare, l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano.

La governance del piano si articola in strumenti e procedure nelle 3 diverse fasi: attuazione, monitoraggio e controllo


Il premier Mario Draghi ha scelto Chiara Goretti per l’incarico di coordinatrice della segreteria tecnica del PNRR. L'organismo, istituto alla Presidenza del Consiglio, è il punto di raccordo tra la cabina di regia a Palazzo Chigi e il Tavolo permanente di consultazione con parti sociale e autonomie. (26 agosto 2021). Assieme al comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici (28 membri più il presidente); alla commissione speciale per la valutazione di impatto ambientale dei progetti del PNRRe del Piano nazionale integrato energia e clima (40 membri); e alla sovrintendenza unica, si tratta di una delle quattro strutture speciali per dare velocità all'attuazione del Recovery italiano. 

Chiara Goretti è membro del Consiglio dell’Ufficio parlamentare di bilancio e consigliere parlamentare del Senato della Repubblica, attualmente fuori ruolo. Laureata in Economia, nel 1991 ha vinto il primo concorso per economisti bandito dalle amministrazioni parlamentari. Nel corso dell'attività lavorativa presso il Senato, è stata responsabile del progetto speciale per la costituzione dell'Unità tecnica per il monitoraggio della finanza pubblica. Dal 2002 al 2004 ha approfondito, presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Directorate for Public Governance, i temi dell'analisi comparata nelle procedure di bilancio. Dal giugno 2013 ad aprile 2014 è stata consigliere economico del Ministro dell'Economia e delle Finanze.


 

Attuazione

Sul piano generale, la fase di attuazione del PNRR si articola in modo da assicurare:

  • la realizzazione di specifici interventi e delle necessarie riforme, cui provvedono, nelle rispettive competenze, le singole Amministrazioni centrali interessate (Ministeri), nonché le regioni e gli enti locali;
  • il coordinamento centralizzato per il monitoraggio e il controllo sull’attuazione del Piano. A tal fine sarà istituito, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, un’apposita struttura, che costituisce il punto di contatto con la Commissione europea per il PNRR;
  • l’istituzione della Cabina di regia per il PNRR, con il compito di garantire il monitoraggio dell’avanzamento del presente Piano, il rafforzamento della cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale, e di proporre l’attivazione di poteri sostitutivi e le modifiche normative necessarie per l’implementazione delle misure del PNRR.

I vari governi che si sono succeduti nel nostro paese ha, quasi tutti, una evidente criticità non tanto nella fase di programmazione, quanto in quella della attuazione; il passaggio dal libro dei sogni a opere realmente effettuate e a riforme avviate sarà inevitabilmente il processo più critico.

Di seguito riportiamo quanto verranno spesi, negli anni 2021 - 2026, i 191,5 mld

2021

13,8 mld

7,2%

2022

27,6 mld

14,4%

2023

37,5 mld

19,6%

2024

42,7 mld

22,3%

2025

38,3 mld

20,0%

2026

31,6 mld

16,5%

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

Monitoraggio

L’attività di monitoraggio sull’attuazione del PNRR è coadiuvata da un apposito sistema informatico sviluppato dal Ministero dell’economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato come previsto dall’articolo 1 comma 1043 della Legge 30 dicembre 2020, n. 178. 

Il sistema di monitoraggio rileva tutti i dati relativi all’attuazione del PNRR, sia a livello finanziario (spese sostenute per l’attuazione delle misure e le riforme), sia fisico (attraverso la rilevazione degli appositi indicatori), sia procedurale. Nel sistema sono anche registrati i dati di avanzamento dei Target e Milestone. Le informazioni sono rilevate, a livello di dettaglio, da parte dei titolari degli interventi (Comuni, Regioni, Ministeri, altri Enti) e rese disponibili alle singole Amministrazioni responsabili di Misura che le validano e le inviano al Ministero dell’economia e delle finanze che cura l’aggregazione a livello di PNRR e la divulgazione. 

Il sistema di monitoraggio ha la caratteristica di sistema “unitario” per le politiche di investimento a sostegno della crescita in quanto rileverà anche i dati relativi all’attuazione degli interventi finanziati con il Fondo complementare al PNRR, nonché i dati dei programmi finanziati dai fondi strutturali e di investimento europei 2021/2027 e dal Fondo di sviluppo e coesione nazionale.

«Insieme costruiamo un nuovo futuro». Con questo slogan è onine il sito Italia domani, il portale di Palazzo Chigi e Mef dedicato al Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Italia domani” illustra i contenuti del Piano e racconta il percorso di attuazione con una raffica di schede che monitorano investimenti e riforme, con notizie in continuo aggiornamento. Sotto la lente ogni investimento legato al Piano, con le relative spese sostenute. In questo modo, spiega una nota di palazzo Chigi e del Mef, tutti i cittadini potranno controllare e monitorare le informazioni sulla realizzazione del piano.

vai al sito  Italia Domani

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi: stato di avanzamento


Pnrr, attuati 13 obiettivi su 51

23 settembre 2021 - Il Sole 24Ore

Il governo valuta provvedimenti per accelerare. Nel corso del Consiglio dei ministri, il sottosegretario alla Presidenza Garofoli e il ministro dell'EconomiaFranco, hanno svolto la prima informativa sul monitoraggio e lo stato di attuazione delle misure previste dal PNRR nel 2021. Pnrr, attuati 13 obiettivi su 51. Il governo valuta provvedimenti per accelerare. Nel corso del Consiglio dei ministri, il sottosegretario alla Presidenza Garofoli e il ministro dell'EconomiaFranco, hanno svolto la prima informativa sul monitoraggio e lo stato di attuazione delle misure previste dal PNRR nel 2021.  Attuati 13 obietti del Pnrr su 51. E il governo valuta provvedimenti per accelerare. Nel corso del Consiglio dei ministri, il sottosegretario alla Presidenza, Roberto Garofoli, e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Daniele Franco, hanno svolto la prima informativa in merito al monitoraggio e allo stato di attuazione delle misure previste dal PNRR nel 2021. I target da raggiungere per l'anno in corso sono 51 distinti tra riforme ed investimenti, con la precisazione quanto a questi ultimi che, per investimenti, si intende anche l'adozione di atti di normativa primaria e secondaria o di atti amministrativi diretti a disciplinare specifici settori e da cui dipende l'utilizzabilità di risorse finanziarie dedicate per linee di intervento. I 51 target sono divisi in 24 investimenti e 27 riforme da adottare. Delle 51 misure sono stati raggiunti 13 obiettivi. Più nel dettaglio, relativamente agli investimenti, alla data del 22 settembre, ne risultano già definiti 5, pari al 21% del totale. Per tutti i restanti sono state già avviate le procedure di realizzazione. Per quel che riguarda le riforme, ne sono state definite 8, pari al 30% del totale, sono già definite; per le altre 19 è già in corso il procedimento di approvazione. (continua a leggere)

Controllo e Audit

In considerazione della specificità dello strumento finanziario ed in linea con quanto raccomandato dalla Commissione Europea, il PNRR prevede verifiche aggiuntive rispetto all’ordinario e vigente controllo amministrativo stabilito dalla regolamentazione nazionale per il regolare utilizzo delle risorse finanziarie assegnate e che resta interamente confermato.

L’intero “sistema” di verifica del PNRR è ispirato, infatti, ai sistemi di controllo dei fondi strutturali europei ed è orientato alla prevenzione, individuazione e contrasto di gravi irregolarità quali frodi, casi di corruzione e conflitti di interessi nonché a scongiurare potenziali casi di doppio finanziamento.

Le attività di controllo sono di competenza del Servizio centrale del PNRR, ma anche delle amministrazioni centrali responsabili di misure (autocontrollo). Esse sono in particolare concentrate sull’effettivo conseguimento di target e milestone, per fornire rassicurazioni nel processo di rendicontazione alla Commissione Europea, ma anche sulla regolarità delle procedure e delle spese basate sulla valutazione dei rischi e proporzionate ai rischi individuati. 

In aggiunta, si prevedono attività specifiche di Audit svolte dall’Organismo di Audit del PNRR in base agli standard internazionali di controllo e che sono finalizzate: alla verifica indipendente sull’efficacia del sistema di gestione (audit di sistema), sulla regolarità delle procedure e spese dichiarate (audit operazioni) e sulla correttezza dei milestone e target rendicontati (audit di performance). Inoltre, ai fini del rafforzamento delle attività di verifica descritte sono stipulati specifici protocolli d’intesa con la Guardia di Finanza e con le autorità indipendenti competenti tra cui l’ANAC. 

PNRR, le Comunicazioni del Presidente Draghi alla Camera dei Deputati

  40 minuti circa

… sarebbe un errore pensare che il piano nazionale di ripresa e resilienza, pur nella sua storica importanza, sia solo un insieme di progetti tanto necessari quanto ambiziosi. Vi proporrei di leggerlo anche in un altro modo, metteteci dentro la vita degli italiani, le nostre ma soprattutto quelle dei giovani delle donne dei cittadini che verranno, le attese di chi più ha sofferto gli effetti devastanti della pandemia, le aspirazioni delle famiglie preoccupate per l'educazione e il futuro dei propri figli, le giuste rivendicazioni di chi un lavoro non ce l'ha o lo ha perso, le preoccupazioni di chi ha dovuto chiudere la propria attività, per permettere a noi tutti di frenare il contagio, l'ansia dei territori svantaggiati di affrancarsi da disagi e povertà, la consapevolezza di ogni comunità che l'ambiente va tutelato e rispettato ma nell'insieme dei programmi che oggi presenta la vostra attenzione, c'è anche, e soprattutto, il destino del paese, la misura di quello che sarà il suo ruolo nella comunità internazionale la sua credibilità e reputazione come fondatore dell'Unione Europea e protagonista del mondo occidentale; non è dunque solo una questione di reddito lavoro benessere ma anche di valori civili, i sentimenti della nostra comunità nazionale che nessun numero nessuna tabella potranno mai rappresentare; dico questo perché sia chiaro che nel realizzare i progetti ritardi inefficienze, o visioni di parte anteposte al bene comune, peseranno direttamente sulle nostre vite soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti e forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio …..

Il PNRR è il sovranismo scomparso?
di Alberto Orioli  4 maggio 2021

In 60 secondi, il vicedirettore del Sole 24 Ore Alberto Orioli commenta il tema del sovranismo con l'avvento del PNRR

questo podcast fa parte di una serie La Smorfia. Il vicedirettore del Sole 24 Ore Alberto Orioli racconta come è nata l'idea del podcast settimanale “La smorfia” che racconta l'economia e la società attraverso i numeri della tombola napoletana (vedi)