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Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

da | 26 Apr 2021 | Next Generation EU, PNRR, recovery fund

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

Il Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi vale 222,1 miliardi di euro. Ecco cosa prevede il Recovery italiano e il testo licenziato da Palazzo Chigi. In questo articolo Civitas analizza, per i propri lettori, le caratteristi più salienti del piano predisposto dal governo, piano che è stato presentato alle Camere e successivamente inviato a Bruxelles

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghidalla stampa on line vedi attuazione del PNRR

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghiscarica il piano (269 pagine)

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghioppure scarica la versione aggiornata del piano (273 pagine)

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghivai al The Recovery and Resilience Facility sul portale della UE

Il quadro di riferimento

La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2. L’Italia è stata colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria. Le iniziali chiusure locali sono state disposte a febbraio 2020, e a marzo l’Italia è stata il primo paese dell’UE a dover imporre un lockdown generalizzato. Ad oggi sono stati registrati oltre 110.000 decessi ufficiali dovuti al Covid-19, che rendono l’Italia il Paese che ha subito la maggior perdita di vite nell’UE.

La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il 1999 e il 2019, il PIL in Italia è cresciuto in totale del 7,9 per cento. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà è salita dal 3,3 per cento al 7,7 per cento della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4 per cento.

Ad essere particolarmente colpiti sono stati donne e giovani: l’Italia è il Paese dell’UE con il più alto tasso di giovani tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione (NEET), e il tasso di partecipazione delle donne al lavoro in Italia è solo il 53,1 per cento, molto al di sotto del 67,4 per cento della media europea. Questi problemi sono ancora più accentuati nel Mezzogiorno, dove il processo di convergenza con le aree più ricche del Paese è ormai fermo.

Le piccole e medie imprese
Dietro l’incapacità dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei e di correggere i suoi squilibri sociali ed ambientali, c’è l’andamento della produttività, molto più lento in Italia che nel resto d’Europa. Tra le cause del deludente andamento della produttività c’è l’incapacità di cogliere le molte opportunità legate alla rivoluzione digitale. Questo ritardo è dovuto sia alla mancanza di infrastrutture adeguate, sia alla struttura del tessuto produttivo italiano, caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese, che sono state spesso lente nel muoversi verso produzioni di più alto valore aggiunto.

La Pubblica Amministrazione
La scarsa familiarità con le nuove tecnologie digitali caratterizza d’altronde anche il settore pubblico. Prima dello scoppio della pandemia, il 98,8 percento dei dipendenti dell’amministrazione pubblica in Italia non aveva mai utilizzato il lavoro agile (smart working). Anche durante la pandemia, a fronte di un potenziale di lavoro agile nei servizi pubblici pari a circa il 36 per cento, l’utilizzo effettivo è stato del 33 per cento, con livelli più bassi, di circa 10 punti percentuali, nel Mezzogiorno.

Le riforme strutturali sono essenziali per migliorare la qualità della spesa da parte delle amministrazioni pubbliche e incoraggiare i capitali privati verso investimenti e innovazione. Un recente studio della Banca d’Italia trova che le riforme introdotte nell’ultimo decennio in materia di giustizia civile, liberalizzazione dei servizi e incentivi all’innovazione hanno contribuito ad accrescere il PIL nel 2019 di una percentuale tra il 3 per cento e il 6 per cento, con ulteriori effetti previsti nel decennio successivo. È un impatto significativo, che può essere ulteriormente rafforzato con una nuova agenda di semplificazioni.

L’Unione Europea ha risposto alla crisi pandemica con il Next Generation EU (NGEU). È un programma di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU, il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi.

Le risorse economiche del Piano

10 marzo 2021 Il MEF ha stimato al ribasso le risorse del Recovery Fund destinate all’Italia. Per quanto riguarda la dotazione, il Recovery fund “prevede fondi a disposizione del nostro Paese per circa 196 miliardi a prezzi correnti, 69 sotto forma trasferimenti, 127 sotto forma prestiti”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Tuttavia, gli ultimi dati, ha ricordato, e il regolamento europeo che prende a riferimento il Pil del 2019, portano “a una stima dell’entità delle risorse per circa 191,5 miliardi, leggermente inferiore a quella indicata a gennaio”. È sempre importante ricordare che i prestiti dovranno (ovviamente) essere restituiti, anche se a tassi più bassi di quelli pagati oggi dal nostro paese e in tempi molto lunghi; i trasferimenti (c.d. a fondo perduto) non sono da restituire ma tuttavia dovranno essere ripianati dai vari paesi membri, e poiché l’Italia è un contributore netto, dei 69 miliardi concessi, dovremo contribuire a coprirne una parte significativa; in buona sostanza il vero contributo a fondo perduto che il nostro paese riceverà oscilla tra i 25 e i 30 miliardi di euro.

per capire meglio il meccanismo dei contributi a fondo perduto e della quota che il nostro paese dovrà versare guarda su Civitas
Piano nazionale ripresa e resilienza di DraghiLa risposta della Unione Europea alla pandemia
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghisi veda anche Next Generation negli altri paesi dell'Unione

Il governo, dunque, presenterà un pacchetto complessivo di interventi da 221,5 miliardi. Da un lato ci sono 191,5 miliardi coperti con il Recovery Fund vero e proprio (138,5 per nuovi progetti e 53 per sostituire coperture di progetti già in essere), dall’altro i 30,04 del Fondo complementare alimentato con lo scostamento di bilancio in cui dovranno confluire i progetti “esclusi” dal Piano. E' possibile che queste cifre possano subire variazioni, non tanto quelle che si riferiscono al NGEU, ma quelle che nascono da fondi ulteriori derivanti da scostamento di bilancio. Proprio in questi giorni è stato annunciato un nuovo fondo di ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche (entro il 2032); questo porta il totale a disposizione del Governo a 247,5 miliardi.

191,5 mld
NGEU

+ 30,0 mld
fondo complementare

= 221,5 mld
totale

+ 26,0 mld
per opere specifiche

= 247,5 mld
nuovo totale

I due fondi avranno le medesime procedure semplificate, con obiettivi intermedi e target, ma le risorse nazionali non avranno obbligo di rendicontazione a Bruxelles e in alcuni casi potranno essere spese oltre il 2026.

La crescita per il 2021 è prevista al 4,5% con il Pil tendenziale al 4,1%. Il disavanzo, che considera anche l'ultima richiesta di scostamento di bilancio da 40 miliardi, sale al 11,8% del Pil. Il decreto per le imprese dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri l'ultima settimana di aprile.

Debito/Pil al 159,8% nel 2021, deficit vola per sostegno economia

Il Documento di economia e finanza delinea il quadro di finanza pubblica che prevede il governo. Stando alle indicazioni fornire da una nota di Palazzo Chigi, nel 2021 la crescita del Pil programmatico arriverà al 4,5%. Nel 2022 il Pil crescerà del 4,8%, per poi crescere del 2,6% nel 2023 e dell'1,8% nel 2024 – tassi di incremento mai sperimentati nell'ultimo decennio. Il rapporto deficit/Pil è stimato all'11,8% nel 2021, un livello molto elevato dovuto alle misure di sostegno all'economia e alla caduta del prodotto interno lordo. Il rapporto deficit/Pil scenderà al 5,9% nel 2022, al 4,3% nel 2023 e al 3,4% nel 2024. A partire dal 2025, il rapporto deficit/Pil tornerà a scendere sotto il 3%. Il rapporto debito/Pil è stimato al 159,8% nel 2021, per poi diminuire al 156,3% nel 2022, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024. Col nuovo scostamento di bilancio il debito pubblico italiano scala nuove vette, segnando il record da oltre cento anni. Il rapporto tra debito pubblico e Pil stimato al 159,8% quest'anno, supera anche quello del primo dopo-guerra che si attestò al 159,5 per cento.

Il rapporto debito/Pil è stimato al 159,8% nel 2021, per poi diminuire al 156,3% nel 2022, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU, il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi. Il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme - il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Questo piano, che si articola in 6 Missioni e 16 Componenti, beneficia della stretta interlocuzione avvenuta in questi mesi con il Parlamento e con la Commissione Europea, sulla base del Regolamento RRF.

Missioni e componenti del Piano

 

Le Linee guida elaborate dalla Commissione Europea per l’elaborazione dei PNRR identificano le Componenti come gli ambiti in cui aggregare progetti di investimento e riforma dei Piani stessi.

Ciascuna componente riflette riforme e priorità di investimento in un determinato settore o area di intervento, ovvero attività e temi correlati finalizzati ad affrontare sfide specifiche e che formano un pacchetto coerente di misure complementari. Le componenti hanno un grado di dettaglio sufficiente ad evidenziare le interconnessioni tra le diverse misure in esse proposte.

Il Piano si articola in sedici Componenti, raggruppate in sei Missioni. Queste ultime sono articolate in linea con i sei Pilastri menzionati dal Regolamento RRF e illustrati nel precedente paragrafo, sebbene la formulazione segua una sequenza e una aggregazione lievemente differente. 

Nella tabella sotto riportata compaiono le sei Missioni previste nel piano; per ognuna di essa viene riportato il numero di componenti, il totale finanziato, il suo peso in percentuale, il finanziamento NGEU, quello da Fondo, e infine il valore medio di finanziamenti alla singola componente; come si vede la parte del leone la fanno le prime due missioni (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura da un lato e Rivoluzione verde e transizione ecologica) che assorbono complessivamente poco più del 53%.

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

49,2 mld
digitalizzazione

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

68,7 mld
transizione ecologica

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

31,4 mld
mobilità

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

31,9 mld
istruzione e ricerca

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

22,4 mld
inclusione

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

18,5 mld
salute


Le Riforme

I Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza sono innanzitutto piani di riforma.

Le linee di investimento devono essere accompagnate da una strategia di riforme orientata a migliorare le condizioni regolatorie e ordinamentali di contesto e a incrementare stabilmente l’equità, l’efficienza e la competitività del Paese. In questo senso le riforme devono considerarsi, allo stesso tempo, parte integrante dei Piani nazionali e catalizzatori della loro attuazione.

In linea con le Raccomandazioni della Commissione, le riforme previste dal presente Piano affrontano le debolezze del Paese sia in ottica strutturale (CRS 2019), sia ai fini della ripresa e resilienza del sistema economico e sociale a fronte delle trasformazioni provocate dalla crisi pandemica (CSR 2020).

Le azioni messe in campo mirano non solo ad accrescere il potenziale di crescita, ma anche a ridurre le perduranti disparità regionali, intergenerazionali e di genere che frenano lo sviluppo dell’economia.

Il Governo si impegna a realizzare la strategia di riforme del Piano secondo i tempi e gli obiettivi previsti, anche ricorrendo a provvedimenti d’urgenza, ove necessario a garantire il rispetto delle scadenze programmate e ferme restando le prerogative del Parlamento. L’impegno è ad accompagnare e monitorare strettamente anche la fase di attuazione delle misure, attraverso un efficace sistema di governance e monitoraggio dei processi .

A questo fine sono previste tre tipologie di azioni: le riforme orizzontali, le riforme abilitanti e le riforme settoriali.

Le riforme orizzontali o di contesto consistono in innovazioni strutturali dell’ordinamento, d’interesse traversale a tutte le Missioni del Piano, idonee a migliorare l’equità, l’efficienza e la competitività e, con esse, il clima economico (doing business) del Paese. Il Piano ne individua due: la riforma della pubblica amministrazione e la riforma del sistema giudiziario.

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

La riforma della Pubblica Amministrazione

La riforma della PA che il Governo si appresta a realizzare insisterà, principalmente, su quattro linee di intervento: miglioramento dei meccanismi di selezione del personale; semplificazione delle procedure e dei processi; investimenti in capitale umano; rafforzamento della digitalizzazione.

Combinate assieme queste azioni si delineano in una strategia incentrata sul ricambio generazionale dei dipendenti pubblici, degli strumenti a loro disposizione e del modo di interfacciarsi all’interno della PA e con l’utenza (digitalizzazione). Queste azioni avranno un importante effetto sui rapporti che la PA ha con i cittadini e le imprese e su tempi e condizioni in cui si svolgono le attività imprenditoriali e la vita quotidiana.

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

La riforma del sistema giudiziario

La riforma della Giustizia. Le misure che il Governo ha intenzione di introdurre in quest’area mirano ad accrescere l’efficienza del sistema della giustizia e hanno come principale obiettivo la riduzione dei tempi dei processi. A questo scopo le tre principali linee di intervento della riforma della giustizia mireranno a completare il progetto dell’Ufficio del processo, struttura a supporto del magistrato nella fase “conoscitiva” della causa, a rafforzare la capacità amministrativa attraverso investimenti sul capitale umano e a potenziare le infrastrutture digitali a supporto del sistema giudiziario.     

L’idea di fondo per l’innesto della riforma all’interno del modello, è che la maggiore efficienza del sistema giudiziario abbia due effetti sull’economia. Da una parte, renderebbe i mercati maggiormente contendibili e quindi aumenterebbe la facilità di entrata di altre imprese. Dall’altra, un sistema giuridico più efficiente ridurrebbe l’incertezza sui futuri rendimenti del capitale, migliorando le condizioni di finanziamento per famiglie e imprese, e stimolando maggiori investimenti, interni e dall’estero. Sulla base di un recente studio della Banca d’Italia , basato su dati microeconomici a livello di impresa, l’insieme degli effetti di una riforma della giustizia può  essere sinteticamente catturato dalla relazione che intercorre tra la durata dei processi e la produttività del sistema economico. Lo studio mostra come la riduzione nella durata dei processi pari a circa il 15 per cento, intercorsa tra il 2008 e il 2016 a seguito di una serie di innovazioni introdotte da diversi provvedimenti legislativi, abbia innescato un miglioramento della produttività totale dei fattori (TFP) pari allo 0,5 per cento.

Alla luce di tale risultato si ipotizza che le nuove iniziative di riforma del settore giudiziario possano avere effetti addizionali della stessa portata di quelli descritti, gradualmente e su un orizzonte di cinque anni dal momento della loro implementazione.

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghisi veda sul sito del Ministero di Giustizia: Ufficio per il processo

Alla categoria delle misure di contesto appartengono anche le riforme abilitanti, cioè gli interventi funzionali a garantire l’attuazione del Piano e in generale a rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali che condizionano le attività economiche e la qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese. Tra questi ultimi interventi, si annoverano le misure di semplificazione e razionalizzazione della legislazione e quelle per la promozione della concorrenza.

Sono invece contenute all’interno delle singole Missioni le riforme settoriali, cioè le misure consistenti in innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche, destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali (ad esempio, le procedure per l’approvazione di progetti su fonti rinnovabili, la normativa di sicurezza per l’utilizzo dell’idrogeno).

Infine, devono considerarsi concorrenti alla realizzazione degli obiettivi generali del PNRR, anche altre misure che, se pure non ricomprese nel perimetro del Piano, sono destinate ad accompagnarne l’attuazione. Si tratta delle riforme di accompagnamento al Piano, tra le quali devono includersi gli interventi programmati dal Governo per la razionalizzazione e l’equità del sistema fiscale e per l’estensione e il potenziamento della rete di protezione sociale dei lavoratori


La governance del Piano

La governance del PNRR italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del MEF che si avvalgono di personale interno degli uffici. McKinsey, così come altre società di servizi che regolarmente supportano l’Amministrazione nell’ambito di contratti attivi da tempo e su diversi progetti in corso, non è coinvolta nella definizione dei progetti del PNRR. Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia.

L’Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del PNRR. In particolare, l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano.

La governance del piano si articola in strumenti e procedure nelle 3 diverse fasi: attuazione, monitoraggio e controllo


Il premier Mario Draghi ha scelto Chiara Goretti per l’incarico di coordinatrice della segreteria tecnica del PNRR. L'organismo, istituto alla Presidenza del Consiglio, è il punto di raccordo tra la cabina di regia a Palazzo Chigi e il Tavolo permanente di consultazione con parti sociale e autonomie. (26 agosto 2021). Assieme al comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici (28 membri più il presidente); alla commissione speciale per la valutazione di impatto ambientale dei progetti del PNRRe del Piano nazionale integrato energia e clima (40 membri); e alla sovrintendenza unica, si tratta di una delle quattro strutture speciali per dare velocità all'attuazione del Recovery italiano. 

Piano nazionale ripresa e resilienza di DraghiChiara Goretti è membro del Consiglio dell’Ufficio parlamentare di bilancio e consigliere parlamentare del Senato della Repubblica, attualmente fuori ruolo. Laureata in Economia, nel 1991 ha vinto il primo concorso per economisti bandito dalle amministrazioni parlamentari. Nel corso dell'attività lavorativa presso il Senato, è stata responsabile del progetto speciale per la costituzione dell'Unità tecnica per il monitoraggio della finanza pubblica. Dal 2002 al 2004 ha approfondito, presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Directorate for Public Governance, i temi dell'analisi comparata nelle procedure di bilancio. Dal giugno 2013 ad aprile 2014 è stata consigliere economico del Ministro dell'Economia e delle Finanze.


 

Attuazione

Sul piano generale, la fase di attuazione del PNRR si articola in modo da assicurare:

  • la realizzazione di specifici interventi e delle necessarie riforme, cui provvedono, nelle rispettive competenze, le singole Amministrazioni centrali interessate (Ministeri), nonché le regioni e gli enti locali;
  • il coordinamento centralizzato per il monitoraggio e il controllo sull’attuazione del Piano. A tal fine sarà istituito, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, un’apposita struttura, che costituisce il punto di contatto con la Commissione europea per il PNRR;
  • l’istituzione della Cabina di regia per il PNRR, con il compito di garantire il monitoraggio dell’avanzamento del presente Piano, il rafforzamento della cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale, e di proporre l’attivazione di poteri sostitutivi e le modifiche normative necessarie per l’implementazione delle misure del PNRR.

I vari governi che si sono succeduti nel nostro paese ha, quasi tutti, una evidente criticità non tanto nella fase di programmazione, quanto in quella della attuazione; il passaggio dal libro dei sogni a opere realmente effettuate e a riforme avviate sarà inevitabilmente il processo più critico.

Di seguito riportiamo quanto verranno spesi, negli anni 2021 - 2026, i 191,5 mld

2021
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

13,8 mld

7,2%

2022
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

27,6 mld

14,4%

2023
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

37,5 mld

19,6%

2024
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

42,7 mld

22,3%

2025
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

38,3 mld

20,0%

2026
Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

31,6 mld

16,5%

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

Monitoraggio

L’attività di monitoraggio sull’attuazione del PNRR è coadiuvata da un apposito sistema informatico sviluppato dal Ministero dell’economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato come previsto dall’articolo 1 comma 1043 della Legge 30 dicembre 2020, n. 178. 

Il sistema di monitoraggio rileva tutti i dati relativi all’attuazione del PNRR, sia a livello finanziario (spese sostenute per l’attuazione delle misure e le riforme), sia fisico (attraverso la rilevazione degli appositi indicatori), sia procedurale. Nel sistema sono anche registrati i dati di avanzamento dei Target e Milestone. Le informazioni sono rilevate, a livello di dettaglio, da parte dei titolari degli interventi (Comuni, Regioni, Ministeri, altri Enti) e rese disponibili alle singole Amministrazioni responsabili di Misura che le validano e le inviano al Ministero dell’economia e delle finanze che cura l’aggregazione a livello di PNRR e la divulgazione. 

Il sistema di monitoraggio ha la caratteristica di sistema “unitario” per le politiche di investimento a sostegno della crescita in quanto rileverà anche i dati relativi all’attuazione degli interventi finanziati con il Fondo complementare al PNRR, nonché i dati dei programmi finanziati dai fondi strutturali e di investimento europei 2021/2027 e dal Fondo di sviluppo e coesione nazionale.

«Insieme costruiamo un nuovo futuro». Con questo slogan è onine il sito Italia domani, il portale di Palazzo Chigi e Mef dedicato al Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Italia domani” illustra i contenuti del Piano e racconta il percorso di attuazione con una raffica di schede che monitorano investimenti e riforme, con notizie in continuo aggiornamento. Sotto la lente ogni investimento legato al Piano, con le relative spese sostenute. In questo modo, spiega una nota di palazzo Chigi e del Mef, tutti i cittadini potranno controllare e monitorare le informazioni sulla realizzazione del piano.

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghivai al sito  Italia Domani

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi: stato di avanzamento

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

Il Pnrr italiano prevede il completamento di scadenze alla fine di ogni trimestre fino al 2026. Ma le istituzioni europee effettuano una verifica sullo stato di avanzamento dei lavori solo 2 volte all’anno. Dall’esito positivo delle verifiche dipende l’erogazione delle rate successive. Per questo è fondamentale per gli stati membri non ritardare l’invio di tutta la documentazione necessaria. Altrimenti il rischio è quello di non riuscire a richiedere una parte dei fondi.

La commissione infatti può decidere di bloccare l’erogazione delle risorse nel caso di gravi ritardi o inadempienze. Ma anche senza arrivare a questo scenario estremo, se uno stato non rispetta le scadenze previste non potrà presentare in tempo le richieste di finanziamento. Di conseguenza, soprattutto nel lungo periodo, il rischio è quello di non riuscire ad accedere alle risorse anche se queste sono già state assegnate.

per saperne di più sullo stato di avanzamento

per chi volesse saperne di più può consultare i siti istituzionali (governo, UE) oppure

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghiquante e quali sono le scadenze del Pnrr per il 2022  -  Fondazione OpenPolis

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghiscarica le scadenze 2022 ordinate     per trimestre  |  per ministero

Piano nazionale ripresa e resilienza di DraghiOsservatorio PNRR - Il Sole 24 Ore

Piano nazionale ripresa e resilienza di DraghiItalia Domani- Governo 

relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - Italia Domani Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi  (pdf italiano 100 pag.)

Piano nazionale ripresa e resilienza di DraghiOperational arrangements between the European Commission and Italy (pdf inglese 759 pag.)

il PNRR dopo Draghi, come sarà?

8 settembre 2022. Draghi centrerà 29 target su 55, il nuovo governo chiuderà gli altri. A dispetto delle polemiche da campagna elettorale, il governo Draghi ha segnato in modo nettissimo sull’attuazione del Pnrr lo spartiacque fra la propria azione e quella del prossimo governo. Un taglio netto che non lascia margini di ambiguità o spazio a interpretazioni strumentali. Le tabelle messe a punto da Palazzo Chigi elencano infatti i 29 provvedimenti e target che l’attuale esecutivo vuole portare al traguardo entro il mese di ottobre e i 22 che invece arriveranno a conclusione fra novembre e dicembre. Solo per citare le riforme principali, oggetto di attenzione a Bruxelles, nel gruppo che Draghi porterà al traguardo, al netto di complicazioni politiche sempre possibili, c’è la riforma del processo penale e civile. Nel gruppo che resterà al nuovo governo l’attuazione della legge sulla concorrenza. (continua su Il Sole 24Ore a cura di Carmine Fotina e Giorgio Santilli)

29 agosto 2022. Non abbiamo, ovviamente, una risposta a questa domanda, ma in compenso abbiamo qualche dubbio e qualche timore. Le dichiarazioni (elettorali) di alcuni dei politici che i vari sondaggi danno come favoriti alle elezioni del 25 settembre, destano infatti non poche preoccupazioni: andremo a Bruxelles e ricontratteremo il PNRR, ci vuole un PNRR dell'energia, ecc.. In realtà manca oramai poco alla composizione del nuovo governo cui spetterà il compito, tra gli altri, di gestire questa patata bollente. In attesa vi consigliamo la lettura di un interessante articolo apparso in questi giorni su Il Sole 24Ore a cura di Giorgio Santilli.

Corsa a ostacoli Pnrr, 64 miliardi in gioco. Palazzo Chigi anticipa la mappa dei tempi
Piano nazionale ripresa e resilienza di DraghiRallentamenti istituzionali, paletti dei partiti su singoli obiettivi, occhi puntati della Ue: Draghi prova a blindare il Piano, al lavoro su tre rate. Martedì vertice da Garofoli, obiettivo anticipare i target di fine anno a ottobre. Le parole di Mario Draghi al Meeting di Rimini sul Pnrr hanno chiarito la determinazione del premier a blindare il piano e ad andare avanti senza tentennamenti sui target. Il governo dovrà, però, combattere su tre fronti: 1) incassare la seconda rata di finanziamenti da 24,1 miliardi relativa agli obiettivi del giugno 2022 (T2 2022) che dovrebbe essere rilasciata dalla commissione Ue a fine settembre o inizio ottobre, in seguito al consueto assessment, sempre che non ci saranno intoppi sulla questione spinosissima della carriera degli insegnanti; 2) lasciare in sicurezza i target e milestones di fine 2022 (T4 2022) consentendo al nuovo governo di formalizzarli senza troppe partite aperte con Bruxelles; 3) portare avanti la parte attuativa di riforme e investimenti già approvate in precedenza dalla Ue e soprattutto svolgere tutto il lavoro preparatorio (già cadenzato) per gli obiettivi dei primi due trimestri del 2023 che, soprattutto sul fronte delle gare e degli appalti, saranno il primo severissimo banco di prova per gli investimenti del Pnrr. (continua a leggere)

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

Piano nazionale ripresa e resilienza di DraghiAggiornamenti
a cura della redazione di Civitas


Pnrr, Ue versa la prima rata da 21 miliardi all’Italia

14 aprile 2022 - Il Sole 24Ore - Mariolina Sesto
«Buone notizie per l’Italia: al via il primo pagamento dal Next Generation Eu per 21 miliardi di euro per l’Italia». Lo annuncia la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, su Twitter. “Complimenti all’Italia. Next Generation Eu è l’opportunità di una generazione”, aggiunge. «Deciso stamattina il primo pagamento europeo per il Pnrr italiano: 21 miliardi grazie al raggiungimento degli obiettivi concordati per fine 2021. La Commissione è al lavoro con autorità italiane per continuare l'attuazione di Next Generation» fa sapere anche il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, su Twitter. Si tratta della prima “tranche” successiva al pagamento già effettuato del prefinanziamento di circa 25 miliardi (13% dell'intera quota del Recovery Fund che spetta all'Italia). (continua a leggere)


Pnrr 2022: centrati sette obiettivi, ma concorrenza in affanno al Senato

26 marzo 2022 - Il Sole 24Ore - Gianni Trovati
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli: sul Golden power serve una «struttura di sicurezza imprenditoriale». Il contatore del Pnrr italiano per i primi sei mesi del 2022 segna oggi sette obiettivi raggiunti, ma salirà a giorni a 10 per arrivare a quota 17-18 entro le prossime due settimane; quando arriverà in consiglio dei ministri il decreto Pnrr-2 con le semplificazioni e il dimezzamento dei tempi dei procedimenti amministrativi. Il primo censimento in corsa sul nuovo semestre del Recovery è stato offerto venerdì 25 marzo dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli. Nella sua lectio magistralis alla Spisa, la scuola di specializzazione in studi sulla Pa dell’università di Bologna, Garofoli non si è limitato ai numeri. Regista dell... (continua a leggere)


Quale rigenerazione, per quali periferie? Sulle logiche strampalate del Pnrr

7 febbraio 2022 - HuffPost - Omero  a cura di Filippo Celata Sapienza Università di Roma
Analisi dei limiti di un "piano senza piano" che si affida a sterili procedure e indicatori discutibili. In Italia si è tornati finalmente a parlare della “questione urbana”, del tema città e di disuguaglianze. Una proposta di legge sulla rigenerazione urbana è in discussione al Senato. Ci sono poi le ingenti risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): a capodanno sono stati pubblicati gli esiti del primo bando. Colpisce, tra le altre cose, che tre dei nove progetti finanziati a Roma riguardino la riqualificazione dei giardini di Villa Ada, al centro di una delle zone più ricche della città. Nessuno nega l’esigenza dell’intervento, e come noto uno degli obiettivi del PNRR è la “transizione ecologica”. Ma in che senso si tratterebbe di rigenerazione? (continua a leggere)


Una fotografia (senza sconti) sull’attuazione del piano

27 gennaio 2022 - Il Sole 24Ore - Fabio Tamburini
Sappiamo tutti che, come regola generale, l’operazione più difficile è sempre quella di passare dalle parole ai fatti. Sicuramente vale anche nel caso del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’occasione per l’Italia è davvero straordinaria: oltre 191 miliardi di euro per investimenti che possono cambiare la faccia del Paese, fondi resi disponibili dall’Unione europea a condizione che vengano fatte quelle riforme di cui si parla da almeno 30 anni ma che per il momento sono rimaste pure esercitazioni verbali. Argomenti da convegni e dibattiti televisivi. ......... Ecco perché il gruppo Sole 24 Ore ha deciso, nel quadro delle iniziative messe in cantiere per il Festival dell'economia di Trento, di lanciare un Osservatorio sull’applicazione del Pnrr. Abbiamo cominciato da metà del dicembre scorso pubblicando una serie di articoli e d'inchieste che danno conto delle iniziative del governo, dei risultati raggiunti, delle difficoltà da superare. E continueremo a farlo con grande impegno, senza fare sconti a nessuno, perché il Pnrr ha le carte in regola per essere una occasione eccezionale di cambiamento del Paese ma, al contrario, potrebbe risultare una grande occasione mancata. Da oggi i risultati del nostro lavoro verranno raccolti in una iniziativa digitale, quella dell’Osservatorio che trovate qui s24ore.it/osservatoriopnrr. (continua a leggere)


Bozza Pnrr: nel 2022 da centrare 102 (*) obiettivi per 40 miliardi

23 dicembre 2021 - Ansa

Draghi: 'Raggiunti 51 obiettivi per prima rata 24,1 miliardi'. Cresce nel 2022 la sfida del Recovery Plan: secondo quanto si legge nella bozza della relazione che il governo trasmetterà al Parlamento il prossimo anno andranno centrati in tutto 102 (*) obiettivi per assicurarsi seconda e terza rata dei fondi europei, in tutto 40 miliardi. Nel dettaglio andranno raggiunti 47 obiettivi nei primi sei mesi dell'anno e 55 nella seconda parte del 2022. (continua a leggere)

(*) in realtà gli obiettivi sono 100


Pnrr: nel 2022 da centrare 102 (*) obiettivi per 40 miliardi. Protocollo con i sindacati

23 dicembre 2021 - Il Sole 24Ore 

Draghi: è sfida decisiva, tutti i soggetti coinvolti contribuiscano con rapidità, efficienza, onestà. Via libera Ue alla rata italiana da 24,1 miliardi entro tre mesi. «Questo è solo l’inizio di un lungo processo. C’è bisogno di un impegno quotidiano fino al 2026. Aver conseguito i 51 obiettivi previsti dal Piano è importante, ma non è il momento di adagiarsi per l’obiettivo raggiunto». Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha spronato così i ministri in apertura della cabina di regia dedicata al Recovery plan. Passaggio preliminare per l’invio al Parlamento della relazione con i dettagli dello stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Mentre arriva il via libera dall’Ue alle rate semestrali delle risorse del Pnrr riconosciute all’Italia (la prima da 24,1 miliardi giungerà tra ... (continua a leggere)


Lo strike di Draghi sul Recovery (ma ora i soldi vanno spesi)

18 dicembre 2021 - Huff Post - Giuseppe Colombo

Centrati gli obiettivi, la richiesta di pagamento all'Ue della prima rata da 24,1 miliardi per fine anno. Missione finita per il premier?. La formalizzazione del risultato sarà messa nero su bianco nella relazione che Mario Draghi presenterà all’inizio della settimana prossima nel corso di una riunione della cabina di regia a palazzo Chigi. Il risultato: il Governo ha centrato i 51 obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza entro la fine dell’anno.... Il raggiungimento dei 51 obiettivi previsti entro il 31 dicembre blinda l’avvio dell’operazione Recovery, ma ora i soldi vanno spesi.  (continua a leggere)


Comuni, 15mila assunzioni in più per attuare i progetti del Recovery

5 dicembre 2021 - Il Sole 24Ore - Gianni Trovati

Antonio Decaro - Wired Digital Day 2020Un emendamento governativo al decreto Pnrr che entrerà nel vivo dell’esame alla Camera la prossima settimana apre le porte dei Comuni a 15mila assunzioni di tecnici a tempo determinato per l’attuazione dei progetti del Recovery Plan. Il correttivo introduce uno spazio extra nei limiti di spesa, che misurano le possibilità assunzionali degli enti locali in base al rapporto fra entrate stabili e costo degli stipendi. E soprattutto offre una risposta concreta al grido lanciato a più riprese dai sindaci sul rischio di veder sfumare gran parte dei 40 miliardi assegnati dal Piano nazionale agli enti locali per impossibilità di attuare interventi e investimenti con una struttura amministrativa che negli ultimi dieci anni ha perso il 20% del personale (Sole 24 Ore del 16 novembre). «Il governo ha accolto l’allarme che abbiamo lanciato all’assemblea Anci di Parma», commenta il presidente dell’Associazione dei Comuni Antonio Decaro. (continua a leggere)


Pnrr: Franco, raggiunti 35 obiettivi su 51

2 dicembre 2021 - Ansa

"Il tempo per il Pnrr è una variabile cruciale" e per quanto riguarda i primi risultati concreti "abbiamo raggiunto 35 obiettivi chiave (milestones) sui 51 previsti entro la fine dell'anno". Lo ha detto il ministro dell'Economia Daniele Franco intervenendo al Rome Investment Forum organizzato dalla Febaf, ricordando come il Pnrr del nostro paese non preveda solo spese ma anche riforme in settori chiave come la Pubblica amministrazione o la giustizia.


Manovra 2022, le pagelle Ue: bene l’Italia sul Pnrr, ma attenzione alla spesa

24 novembre - Il Sole 24Ore - Beda Romano

Piano nazionale ripresa e resilienza di DraghiNonostante le incertezze relative alla ripresa economica, la Commissione europea è convinta che i paesi con un debito pubblico elevato – come l'Italia – debbano prestare cruciale attenzione alla sostenibilità di bilancio. Quest'ultima è particolarmente importante in un contesto nel quale la politica monetaria della Banca centrale europea è destinata a diventare più restrittiva, con un probabile impatto sui tassi d'interesse finora mantenuti artificialmente bassi. In alcuni paesi, come l'Italia, «stiamo registrando una crescita rapida della spesa corrente», ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, 50 anni, parlando ad alcuni quotidiani europei, tra cui Il Sole/24 Ore. «Invitiamo il governo italiano a introdurre le necessarie misure» durante l'iter di approvazione del bilancio «per limitare l'aumento della spesa». (continua a leggere)


Perché si dovrebbero allungare i tempi del Recovery Plan

22 novembre 2021 - HuffPost - Alberto Quadrio Curzio

Molte incognite tra inflazione, energia, materie prime. Il 2026 è “domani”, congestioni ed errori possono portare a perdere risorse. L’Italia sarebbe la prima economia colpita. Sulla ripresa economica internazionale gravano molte incognite sia connesse alla pandemia sia alla riconfigurazione geoeconomica che negli ultimi due anni si è verificata. In questo contesto i grandi sistemi economici come Usa, Ue e Cina hanno molte più possibilità di reagire a quella che appare una de-globalizzazione che speriamo sia cooperativa, per non diventare una deriva protezionistica. Ciò non toglie che l’Ue debba aumentare la propria autonomia in vari campi ,altrimenti la sua dipendenza non solo dai due citati mega-poli ma anche da altri Paesi potrebbe portare a effetti assai dannosi per la tenuta dell’Unione stessa. Nel seguito tratto di inflazione e di materie prime che hanno forti ricadute sia geoeconomiche che geopolitiche, dalle quali possono ... (continua a leggere)


Qualche mito da sfatare sul Next Generation EU

22 novembre 2021 - HuffPost - Massimo Gaudina

Un primo tranello è la narrazione del “nuovo Piano Marshall” ... “Finalmente arrivano i soldi dell’Europa”, si legge e si ascolta. Prima e dopo il Next Gen, il diluvio, si direbbe. Ma la realtà è ben diversa. Perché come spesso accade quando si trattano temi europei, realtà e percezione sono separati da un divario alimentato da luoghi comuni, difficoltà comunicative, sintesi fuorvianti. Intanto, un primo mito da sfatare è la narrazione del “nuovo Piano Marshall”. Definizione evocativa e forte, ma del tutto inappropriata visto che il Piano Marshall consisteva in aiuti provenienti dall’esterno (i nostri alleati atlantici), mentre con il Next Generation l’Europa si sta aiutando da sola, attraverso emissione di obblig. .. (continua a leggere)


Manovra, via libera da Bruxelles. In arrivo altri  20 miliardi del Recovery

17 novembre 2021 - La Repubblica - Claudio Tito

Il progetto di legge di Bilancio inviato dal governo alla Ue è stato approvato, l’annuncio ufficiale il 25 novembre. Promozione per gli impegni presi dal governo per il Pnrr: ora si potrà accedere alla seconda tranche di fondi. La Commissione Ue è pronta a dare il via libera alla manovra e anche alla seconda tranche del Recovery. Circa venti miliardi che dovrebbero entrare nelle casse dello Stato nei primi due mesi del 2022. I contatti tra Roma e la Commissione in queste settimane sono stati intensi. Il governo italiano aveva approvato e inviato alla Commissione il 20 ottobre scorso il Documento Programmatico di Bilancio. Di fatto la sintesi della manovra economica per il prossimo anno. Il progetto … (contenuti disponibili solo su abbonamento)


Pnrr, attuati 549 provvedimenti. E ora gli obiettivi diventano (anche) settimanali

5 novembre 2021 - Huff Post

Il sottosegretario Garofoli: "Raggiunti 29 target su 51, presto relazione alle Camere". Lo stato di attuazione del Piano Nazionale sarà oggetto di una Relazione , in via di predisposizione, al Parlamento. Intanto, sono 549 i provvedimenti attuati dall’insediamento del Governo Draghi e 29 i target del Piano ‘Italia Domani’ raggiunti sui 51 che devono essere conseguiti entro la fine dell’anno: questo è il bilancio effettuato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, nel corso della Conferenza dei Capi di Gabinetto sull’attuazione del programma di governo e del Pnrr. (continua a leggere)


Pnrr, attuati 13 obiettivi su 51

23 settembre 2021 - Il Sole 24Ore

Il governo valuta provvedimenti per accelerare. Nel corso del Consiglio dei ministri, il sottosegretario alla Presidenza Garofoli e il ministro dell'EconomiaFranco, hanno svolto la prima informativa sul monitoraggio e lo stato di attuazione delle misure previste dal PNRR nel 2021. Pnrr, attuati 13 obiettivi su 51. Il governo valuta provvedimenti per accelerare. Nel corso del Consiglio dei ministri, il sottosegretario alla Presidenza Garofoli e il ministro dell'EconomiaFranco, hanno svolto la prima informativa sul monitoraggio e lo stato di attuazione delle misure previste dal PNRR nel 2021.  Attuati 13 obietti del Pnrr su 51. E il governo Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghivaluta provvedimenti per accelerare. Nel corso del Consiglio dei ministri, il sottosegretario alla Presidenza, Roberto Garofoli, e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Daniele Franco, hanno svolto la prima informativa in merito al monitoraggio e allo stato di attuazione delle misure previste dal PNRR nel 2021. I target da raggiungere per l'anno in corso sono 51 distinti tra riforme ed investimenti, con la precisazione quanto a questi ultimi che, per investimenti, si intende anche l'adozione di atti di normativa primaria e secondaria o di atti amministrativi diretti a disciplinare specifici settori e da cui dipende l'utilizzabilità di risorse finanziarie dedicate per linee di intervento. I 51 target sono divisi in 24 investimenti e 27 riforme da adottare. Delle 51 misure sono stati raggiunti 13 obiettivi. Più nel dettaglio, relativamente agli investimenti, alla data del 22 settembre, ne risultano già definiti 5, pari al 21% del totale. Per tutti i restanti sono state già avviate le procedure di realizzazione. Per quel che riguarda le riforme, ne sono state definite 8, pari al 30% del totale, sono già definite; per le altre 19 è già in corso il procedimento di approvazione. (continua a leggere)

Controllo e Audit

In considerazione della specificità dello strumento finanziario ed in linea con quanto raccomandato dalla Commissione Europea, il PNRR prevede verifiche aggiuntive rispetto all’ordinario e vigente controllo amministrativo stabilito dalla regolamentazione nazionale per il regolare utilizzo delle risorse finanziarie assegnate e che resta interamente confermato.

L’intero “sistema” di verifica del PNRR è ispirato, infatti, ai sistemi di controllo dei fondi strutturali europei ed è orientato alla prevenzione, individuazione e contrasto di gravi irregolarità quali frodi, casi di corruzione e conflitti di interessi nonché a scongiurare potenziali casi di doppio finanziamento.

Le attività di controllo sono di competenza del Servizio centrale del PNRR, ma anche delle amministrazioni centrali responsabili di misure (autocontrollo). Esse sono in particolare concentrate sull’effettivo conseguimento di target e milestone, per fornire rassicurazioni nel processo di rendicontazione alla Commissione Europea, ma anche sulla regolarità delle procedure e delle spese basate sulla valutazione dei rischi e proporzionate ai rischi individuati. 

In aggiunta, si prevedono attività specifiche di Audit svolte dall’Organismo di Audit del PNRR in base agli standard internazionali di controllo e che sono finalizzate: alla verifica indipendente sull’efficacia del sistema di gestione (audit di sistema), sulla regolarità delle procedure e spese dichiarate (audit operazioni) e sulla correttezza dei milestone e target rendicontati (audit di performance). Inoltre, ai fini del rafforzamento delle attività di verifica descritte sono stipulati specifici protocolli d’intesa con la Guardia di Finanza e con le autorità indipendenti competenti tra cui l’ANAC

PNRR, le Comunicazioni del Presidente Draghi alla Camera dei Deputati

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi  40 minuti circa

… sarebbe un errore pensare che il piano nazionale di ripresa e resilienza, pur nella sua storica importanza, sia solo un insieme di progetti tanto necessari quanto ambiziosi. Vi proporrei di leggerlo anche in un altro modo, metteteci dentro la vita degli italiani, le nostre ma soprattutto quelle dei giovani delle donne dei cittadini che verranno, le attese di chi più ha sofferto gli effetti devastanti della pandemia, le aspirazioni delle famiglie preoccupate per l'educazione e il futuro dei propri figli, le giuste rivendicazioni di chi un lavoro non ce l'ha o lo ha perso, le preoccupazioni di chi ha dovuto chiudere la propria attività, per permettere a noi tutti di frenare il contagio, l'ansia dei territori svantaggiati di affrancarsi da disagi e povertà, la consapevolezza di ogni comunità che l'ambiente va tutelato e rispettato ma nell'insieme dei programmi che oggi presenta la vostra attenzione, c'è anche, e soprattutto, il destino del paese, la misura di quello che sarà il suo ruolo nella comunità internazionale la sua credibilità e reputazione come fondatore dell'Unione Europea e protagonista del mondo occidentale; non è dunque solo una questione di reddito lavoro benessere ma anche di valori civili, i sentimenti della nostra comunità nazionale che nessun numero nessuna tabella potranno mai rappresentare; dico questo perché sia chiaro che nel realizzare i progetti ritardi inefficienze, o visioni di parte anteposte al bene comune, peseranno direttamente sulle nostre vite soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti e forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio …..

Piano nazionale ripresa e resilienza di Draghi

Il PNRR è il sovranismo scomparso?
di Alberto Orioli  4 maggio 2021

In 60 secondi, il vicedirettore del Sole 24 Ore Alberto Orioli commenta il tema del sovranismo con l'avvento del PNRR

questo podcast fa parte di una serie La Smorfia. Il vicedirettore del Sole 24 Ore Alberto Orioli racconta come è nata l'idea del podcast settimanale “La smorfia” che racconta l'economia e la società attraverso i numeri della tombola napoletana (vedi)