Opinioni a confronto sul Recovery Fund

da | 23 Lug 2020 | Next Generation UE, questioni controverse, recovery fund

aggiornato
nov 2020

si è conclusa la trattativa

Si è appena conclusa positivamente la lunga e combattuta trattativa che si è tenuta al Consiglio Europeo sul tema dei fondi da destinare ai paesi membri (Recovery Fund o Next Generation EU). Come spesso accade la vittoria ha molti padri (e molte madri). Certamente è una vittoria di Angela Merkel che, nei primi giorni che la vede alla presidenza del Consiglio della UE, porta a casa una vittoria importante e, per certi versi, non scontata; canta vittoria anche Emmanuel Macron che vede rafforzato il ruolo franco-tedesco nei processi decisionali dell’Europa e ha vinto anche Giuseppe Conte che, almeno sulla carta, torna a casa con una discreta quantità di fondi e che viene ricevuto in Parlamento come una sorta di imperator. Probabilmente cantano vittoria anche Mark Rutte (il frugale cattivo) e Sebastian Kurz (il frugale buono) che incassano degli sconti significativi (rebates) sui fondi da trasferire alla UE per il finanziamento della macchina. E infine ha forse vinto anche Viktor Orban che è riuscito a scongiurare il condizionamento dei fondi al suo paese legato al rispetto dei diritti umani.

Ma è corretto interpretare quanto è successo alla luce della opposizione vincitori/vinti? In realtà quanto è emerso dal duro e prolungato confronto tra i capi di stato e di governo nel Consiglio è, come naturale che sia, un compromesso. Il fatto in sé non solo non è negativo (che sia un compromesso e che sia stato difficile raggiungerlo), ma neppure implica di per sé segno di debolezza dell’Unione europea. Tutto dipende dalla valutazione del risultato: ciò che alla fine si è raggiunto è o non è un esito positivo, in vista a) del consolidamento dell’Unione come comunità che condivide il destino dei suoi membri e 2) come risposta comune alla crisi determinata dalla pandemia? E ancora: per l’Italia (ma analogo discorso varrebbe anche per altri paesi), il piano Next Generaion EU costituisce una reale occasione di rilancio e di uscita dalla stagnazione, nella quale il paese versava già prima del Covid, oppure no? Su questi temi, ascoltiamo due pareri diversi.

attenzione alle cifre!

L’importo complessivo del Recovery Fund, 750 miliardi, sarà finanziato in larga parte con l’emissione di titoli comunitari di debito da parte della Commissione, in parte minore con fondi propri, derivati da nuove tasse (ancora da determinare:  fra le proposte, per ora, varie forme di carbon tax, plastic tax, web tax) e da disinvestimenti su precedenti progetti della Commissione stessa.

L’Italia, che, ricordiamolo, è da sempre contributore netto dell’Unione (ossia dà più soldi al bilancio dell’Unione di quanti non ne riceva) dovrà contribuire per la sua parte al rimborso complessivo dei 390 miliardi che l’Europa erogherà a fondo perduto. Non solo quindi dovremo rimborsare i 127 miliardi ottenuti in prestito (benché in trent’anni, fra il 2026 e il 2056, e a tassi di interesse molto più vantaggiosi di quelli che paghiamo sui titoli di stato) ma dovremo anche partecipare al rimborso dei sussidi.

Ciò tuttavia avverrà a partire dal 2028, con un piano di rifinanziamento distribuito lungo l’arco di trent’anni. Stando al peso di Roma (circa il 13,5% dell’intera economia Ue), il nostro Paese, tra il 2028 e il 2057, dovrà versare tra i 50 e i 55 miliardi  propri. In pratica, degli 81,4 miliardi  di sussidi che l’Italia riceverà nei prossimi tre anni, dovrà comunque restituirne circa due terzi, seppure con tempi lunghissimi (37 anni da oggi).

Il “netto” che il paese riceve come risorse a fondo perduto ammonta quindi, a seconda delle stime, ad un totale che oscilla fra i 25 e i 30 miliardi circa.

 

 

Aggiornamenti
a cura della redazione di Civitas

Il tema del Recovery Fund (o Next Generation UE) è tutt'altro che risolto; dopo i primi giustificati  entusiasmi, le acque si sono intorpidite e sulla scena si sono affacciati diversi interlocutori che hanno in parte soffocato gli entusiasmi delle prime ore: la posizione dei cosiddetti paesi frugali da un lato e l'atteggiamento, in parte bellicoso, del blocco di Visegrad all'altro, la posizione assunta dal parlamento europeo, e infine la recente posizione del Il presidente tedesco del PPE Manfred Weber, hanno reso la partita ancora più complicata. Nel seguito Civitas vi terrà aggiornati sui fatti più salienti, così come vengono riferiti dalla stampa on line

Nov 2020 - il Recovery Fund: un strada tutta in salita

Angela Mauro
HuffPost - 27/11/2020

Recovery fund in bilico: braccio di ferro tra Est e Merkel

Dopo il bilaterale con Orban ieri, il polacco Morawiecki ribadisce il veto alla cancelliera. Ma da Bruxelles: nessuna nuova offerta. E si esplora il 'piano B'. All’indomani del bilaterale con l’ungherese Viktor Orban, il premier polacco Mateusz Morawiecki lo spiega di persona anche ad Angela Merkel: “Polonia e Ungheria restano sulla linea del veto sul recovery fund, se non si trova una soluzione per tutta l’Unione e non solo per alcuni Stati. Ci aspettiamo che ci lavoriate ancora”. La cancelliera sta infondendo tutte le sue energie nella mediazione, ma per ora risultati non ce ne sono: il recovery fund è seriamente in pericolo, ormai si cercherà una soluzione al Consiglio Ue del 10 e 11 dicembre. A Bruxelles si comincia a pensare al piano B, vale a dire l’esercizio provvisorio in caso di mancata approvazione del bilancio pluriennale, ma sarebbe una strada temporanea, prevista dai Trattati, non una soluzione. Il recovery fund finirebbe gambe all’aria. (continua a leggere)


Angela Mauro
HuffPost - 17/11/2020

 

a frenare il Recovery fund ci si mettono anche i Popolari

Il presidente tedesco del Ppe Manfred Weber chiede di votare l'accordo finale a dicembre e non la settimana prossima. Sponda (indiretta) ai veti di Ungheria e Polonia. C’è il veto di Ungheria e Polonia, ancora oggi sulle barricate al Consiglio dei ministri degli Affari Europei. Ma a frenare il cammino del recovery fund ci si mette anche il Ppe, la più grande famiglia politica europea che conta 187 eurodeputati. Il presidente del gruppo, il tedesco Manfred Weber, chiede di rinviare a dicembre il voto finale sull’accordo concluso con la presidenza tedesca. Motivazione: meglio aspettare che si superi lo stallo con Budapest e Varsavia per votare il pacchetto tutto insieme.  (continua a leggere)


Angela Mauro
HuffPost - 16/11/2020

 

veto di Ungheria e Polonia sul Recovery fund, si studia come aggirarlo

L'ipotesi di trasformare il fondo in trattato intergovernativo tipo MES, ma servirebbero 6-8 mesi. Quando Polonia e Ungheria hanno bloccato la decisione che andava presa all’unanimità sulle cosiddette ‘risorse proprie’ e posto così il loro veto opposto al bilancio pluriennale dell’Ue e al ‘recovery fund’, al tavolo dei 27 ambasciatori dell’Ue nessuno si è sorpreso. La mossa era più che annunciata dai governi di Varsavia e Budapest, furiosi per come si è concluso il negoziato con l’Europarlamento sullo stato di diritto, trasformato in una condizione ‘sine qua non’ per avere i fondi Ue. Ma adesso che lo stallo è ufficiale e il recovery fund è davvero avviato sul treno dei ritardi (non entrerà in funzione a gennaio come inizialmente previsto), la presidenza tedesca sta studiando come poter aggirare il ‘cartellino rosso’ dei due paesi del blocco di Visegrad. Per evitare che l’Unione si fermi per colpa di due Stati. (continua a leggere)


Angela Mauro
HuffPost - 10/11/2020

 
15 miliardi in più per i programmi Ue. Ma la ratifica degli Stati non prima di primavera, i fondi non prima di fine 2021
 
Dopo mesi di intense trattative, scontri e minacce, la presidenza tedesca di turno dell’Ue, a nome degli Stati membri, ha raggiunto un accordo con l’Europarlamento su tutto il pacchetto relativo al Next Generation Eu. Dopo aver raggiunto un’intesa sullo stato di diritto giovedì scorso, oggi i negoziatori hanno chiuso anche sulla parte relativa al bilancio pluriennale dell’Ue: gli Stati si impegnano a garantire 15 miliardi di euro in più per rafforzare i programmi ‘bandiera’ dell’Ue, tra cui Horizon Europe (ricerca), EU4Health (sanità) ed Erasmus (studio). Ora davvero l’operatività del recovery fund dipende dai paesi ancora recalcitranti, a partire dall’Ungheria di Viktor Orban. E le ratifiche nazionali non si concluderanno prima di primavera, ci dicono fonti Ue: significa che i fondi potrebbero non essere disponibili prima della fine del 2021. ... (continua a leggere)

 


10 novembre 2020 - Il Sole 24Ore
Recovery Fund e bilancio Ue: accordo tra Europarlamento e Consiglio

La commissione bilancio dell'Europarlamento ha annunciato che è stato trovato un accordo politico preliminare con il Consiglio sul futuro finanziamento 2021-2027 del bilancio europeo, cui è strettamente associato Next Generation Eu. Si tratta di un passo decisivo per l'attuazione del fondo per ripresa e resilienza (Recovery Fund). L'entità dei fondi a disposizione del bilancio 2021-2027 è stata elevata di 16 miliardi. Questo il risultato del negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio. Proverranno principalmente dagli importi corrispondenti alle multe sulla concorrenza (che le imprese devono pagare quando non rispettano le norme europee), in linea con la richiesta di lunga data del Parlamento che il denaro generato dall'Unione europea rimanga nel bilancio della Ue. Il Parlamento aveva chiesto un incremento di 39 miliardi, il Consiglio di solo 9 miliardi. Il tetto del bilancio concordato a luglio è 1074 miliardi. 15 miliardi di euro rafforzeranno i programmi faro per proteggere i cittadini dalla pandemia Covid-19, fornire opportunità alla prossima generazione e preservare i valori europei. 1 miliardo di euro aumenterà la flessibilità per far fronte alle ... (continua a leggere)


Angela Mauro
HuffPost - 09/11/2020

 
Lettera di Orban all'Ue. Pur "orfani" di Trump, ungheresi e polacchi minacciano il veto: inaccettabile l'intesa sullo stato di diritto

“Alla luce degli ultimi sviluppi, l’Ungheria non può fornire l’unanimità richiesta per il pacchetto adottato a luglio”. Firmato Viktor Orban. Con una lettera inviata alla Commissione europea e alla presidenza tedesca dell’Ue, il premier ungherese minaccia il veto sul recovery fund. Insieme alla Polonia, Orban non condivide l’intesa raggiunta giovedì scorso con il Parlamento europeo sullo stato di diritto. La sconfitta alle presidenziali Usa di Donald Trump, maggiore punto di riferimento internazionale dei sovranismi europei, per ora non produce effetti visibili nel vecchio continente. Le relazioni tra Bruxelles e i governi più nazionalisti dell’Unione restano tese. E il recovery fund, l’oggetto più desiderato dai leader alle prese con la pandemia in tutti gli Stati membri, resta ancora bloccato sui veti ... (continua a leggere)

LUG 2020 - Europa e Italia su un ponte tibetano fra declino e ricostruzione

 HuffPost - 22 luglio 2020
di Alberto Quadrio Curzio Economista, presidente emerito Accademia dei Lincei

Il Consiglio Europeo (CE) dei capi di Stato o di governo si è concluso dopo quasi quattro giorni di trattative. Ci vorrà del tempo per valutarne la portata. È chiaro adesso che il CE ha evitato alla Ue di cadere in un precipizio e lo ha fatto gettando, con notevole innovazione, un “ponte snodabile” e come tale oscillante tra le due sponde. Adesso bisogna camminare con abilità e velocità verso la sponda della sicurezza ma anche per passare su un “ponte robusto” per approdare poi alla  sponda sicura che significa sviluppo e occupazione, innovazione e convergenza. Ovvero per portare, ... (continua a leggere)

 

LUG 2020 - Il giurista: «Attenti ai facili entusiasmi»

Cattolica News - 22 luglio 2020 Katia Biondi

Secondo il professor Alessandro Mangia, prima di sbilanciarsi in giudizi entusiastici sull’accordo di Bruxelles, è necessario aspettare la traduzione normativa delle intese raggiunte. I problemi dell’Unione europea sono ancora tutti davanti ai nostri occhi

Ci sono voluti quattro giorni e cinque notti di Consiglio europeo per raggiungere l’accordo sul Recovery Fund definito da molti “storico”. Abbiamo chiesto ad alcuni professori dell’Università Cattolica un commento sull’intesa del 21 luglio che potrebbe segnare la storia dell’Unione europea. «Innanzitutto vorrei esaminare nei dettagli quello che è stato firmato». Alessandro Mangia, docente di Diritto costituzionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica è ben lungi dal cantare vittoria all’indomani dell’intesa raggiunta sul Recovery Fund. «Vivere di ... (continua a leggere)