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Recovery Fund aggiornamenti dalla stampa on-line

Recovery Fund aggiornamenti dalla stampa on-line

da | 17 Dic 2020 | Next Generation EU, rassegna stampa, recovery fund

aggiornato
apr 2021

Recovery Fund aggiornamenti dalla stampa on-line 
a cura della redazione di Civitas

Il tema del Recovery Fund (o Next Generation UE) è tutt'altro che risolto; dopo i primi giustificati  entusiasmi, le acque si sono intorpidite e sulla scena si sono affacciati diversi interlocutori che hanno in parte soffocato gli entusiasmi delle prime ore: la posizione dei cosiddetti paesi frugali da un lato e l'atteggiamento, in parte bellicoso, del blocco di Visegrad all'altro, la posizione assunta dal parlamento europeo, e infine la recente posizione del Il presidente tedesco del PPE Manfred Weber, hanno reso la partita ancora più complicata. Nel seguito Civitas vi terrà aggiornati sui fatti più salienti, così come vengono riferiti dalla stampa on line


La Corte tedesca scongela il Recovery. Esulta l'Europa

21 aprile 2021 - HuffPost - Claudio Paudice

Via libera dell'Alta Corte di Karlsruhe. Ma potrebbe non essere finita qui. I giudici: "L'esame costituzionale prosegue". Una decisione dettata da ragioni di opportunità politica ma soprattutto economica. La Corte costituzionale tedesca ha respinto il ricorso che mirava a bloccare la ratifica del piano di rilancio europeo, il Recovery fund, e in particolare il meccanismo di debito comune. Come si legge sul sito della Corte di Karlsruhe, “un esame sommario non rivela una forte probabilità di violazione” della legge costituzionale e non sembra ledere l’autonomia di bilancio del Parlamento tedesco. Via libera quindi alla ratifica della legge che consente di finanziare il Next Generation Eu, bloccata dalla stessa corte un mese fa in seguito al ricorso di una associazione di più di duemila cittadini guidati dall’ex leader dell’Afd Bernd Lucke. Un ricorso che ha messo momentaneamente in freezer il piano di ripresa dell’Ue generando profonda incertezza sui tempi per l’entrata in vigore del fondo da 750 miliardi. E non sorprende quindi che tra i primi a gioire ci sia la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che accoglie “con favore la decisione odierna della Corte costituzionale tedesca. L’Ue rimane sulla buona strada per la sua ripresa economica, a seguito di questa pandemia senza precedenti”.  “La decisione della Corte Costituzionale tedesca è importante in Germania ed è un grande passo avanti sulla strada del piano europeo di Recovery”, ha detto il Commissario Paolo Gentiloni. Tuttavia, leggendo la sentenza, il contezioso giuridico potrebbe non essersi risolto qui. (continua a leggere)


Recovery: 2000 aziende tedesche scrivono a Draghi le richieste per Bruxelles

9 marzo 2021 - IlSole24Ore - Gerardo Pelosi

La lettera inviata dalla Camera di commercio italo tedesca (AHK Italien): «occasione per rilanciare il sistema Italia e affrontare problemi strutturali che da tempo le limitano il potenziale. È un documento dettagliato in più punti sulle priorità che dovrebbe contenere il Piano italiano di Ripresa e Resilienza da presentare a Bruxelles quello che la Camera di commercio italo tedesca (AHK Italien) ha inviato la settimana scorsa al presidente del Consiglio Mario Draghi e ai ministri dell'Economia Daniele Franco, dell'Istruzione Patrizio Bianchi, dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e della transizione ecologica Roberto Cingolani. Un invito ad accogliere la sfida del futuro come Paese che avrà a disposizione la maggiore fetta dei fondi per la ripresa europea (191,5 miliardi di euro) e soprattutto «un'occasione per rilanciare il sistema Italia e affrontare problemi strutturali che da tempo le limitano il potenziale». Tra Italia e Germania il vincolo forte della “Supply chian” Ahk Italien si offre di «essere parte di questo processo» anche perché con 700 soci dà da sempre voce alle esigenze di 2000 aziende tedesche che operano nel nostro Paese a cominciare da colossi come Allianz, Basf, Bayer, Continental, Deutsche Bank, Rheinmetall Defence, Infineon. Aziende che impiegano quasi 170mila dipendenti e sviluppano un fatturato che supera i 72 miliardi di euro. In altre parole uno dei principali driver di flussi di interscambio con la Germania che con 130 miliardi di euro  ... (continua a leggere)


Parlamento Ue: “Inefficace il sistema con cui Bruxelles scrive la lista dei paradisi fiscali

21 Gennaio 2021- Il Fatto Quotidiano

I Paesi Ue non vanno esclusi dall’analisi”. L'Eurocamera ha approvato con 587 voti a favore una risoluzione in cui invita a modificare i criteri di analisi: "Guernsey, le Bahamas e le Isole Cayman sono solo stati tolti dopo cambiamenti minimi". Le Cayman hanno ancora aliquote dello 0%. Il presidente della sottocommissione per le questioni fiscali, l'olandese Paul Tang (S&D): "Rifiutandosi di affrontare adeguatamente l’evasione fiscale, i governi nazionali stanno deludendo le aspettative dei loro cittadini per oltre 140 miliardi"... l’olandese Paul Tang (S&D), ha commentato dicendo che “rifiutandosi di affrontare adeguatamente l’evasione fiscale, i governi nazionali stanno deludendo le aspettative dei loro cittadini per oltre 140 miliardi di euro. Soprattutto nel contesto attuale, ciò è inaccettabile. Inoltre, bisogna anche guardarsi allo specchio: i Paesi Ue sono responsabili del 36% dei paradisi fiscali”. (continua a leggere)


Cosa c’è nei Recovery Plan degli altri Paesi europei

Non solo rafforzamento dei sistemi sanitari, ma anche digitalizzazione, reti 5G ed economia circolare. Dei 750 miliardi previsti, all’Italia ne spettano circa 208, seguiti dai 162 della Spagna e i 71 della Polonia. Ci sono poi i 41 della Francia, i 35 della Romania, i 32 della Grecia, a cui seguono i 31 del Portogallo e i 27 della Germania. Non tutti spenderanno l’intero importo, mentre altri addirittura includeranno risorse interne per arricchire i piani di investimento. La Francia, ad esempio, nel suo France Relance, allocherà circa 100 miliardi, più del doppio dei contributi ricevuti. Altri Paesi sono invece più cauti, come il Portogallo che investirà solo 14 dei 30 miliardi a fondo perduto e farà valutazioni sull’utilizzo dei 15,7 miliardi di prestiti. La Polonia, invece, non offre spunti precisi ma indica solo che investirà in energia, ambiente, digitalizzazione, trasporti e infrastrutture. I suoi fondi saranno comunque vincolati dalla violazione dello stato di diritto, clausola che è stato oggetto di dibattito negli scorsi mesi anche dall’Ungheria (con il veto posto dai due Paesi nei mesi scorsi). La voce più ricorrente è la strategia nazionale per l’idrogeno, indicata da Germania e Francia, con quest’ultima che investirà soprattutto nella ristrutturazione termica degli edifici a idrogeno. Se si considerano le energie rinnovabili in generale, ci sono anche la Grecia, che ci investirà quasi il 60% dei fondi, e la Polonia. (continua a leggere)


Recovery Plan, non tutti gli investimenti sono uguali

24 dicembre 2020 - HuffPost Alberto Quadrio Curzio - Economista, presidente emerito Accademia dei Lincei

Il 2020 dice che l'Italia resiste grazie all'Europa. Tra il 2021 e il 2026 il Paese deve cambiare. Politici e tecnici insieme devono saper spendere e puntare su investimenti ad alto impatto sulla crescita. Le valutazioni sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano (Pnrr) sono ovviamente variegate. Su un punto, ovvio, c’è accordo. Le risorse europee per il nostro Paese sono di “grandi dimensioni” e vanno perciò “ben usate”. Perché la nostra crisi causa pandemia è gravissima e colpisce un’economia già provata da tanti dualismi che ne hanno ridotto le potenzialità.Il 2020: l’Italia resiste grazie all’Europa. L’anno si chiude un calo del Pil di circa il 10% con un debito pubblico sul Pil che sale al 160% dal 134% del 2019. La crescita del nostro debito è stata di circa 160 miliardi. Non siamo però crollati per due “macro reti” di salvataggio. (continua a leggere)


Nuova lezioncina olandese all’Italia sull’uso dei fondi europei. Il ministro Blok a Roma: “Amsterdam vigila”

14 dicembre 2020 - Il Fatto Quotidiano - Mauro Del Corno

Incontro bilaterale a Roma tra i ministro degli Esteri di Italia e Olanda. L'olandese Blok prende la palla al balzo per impartirci una nuova lezioncina sull'uso dei fondi europei per cui Amsterdam verserà poco o nulle. Tra le richieste rivolte dalla Commissione Ue all'Olanda c'è quella di cambiare le regole fiscali che ogni anno sottraggono agli altri paesi 22 miliardi di euro. Per ora non è cambiato nulla. L’Olanda, quinto paese al mondo per numero depositi bancari opachi, che ogni anno sottrae agli altri paesi 22 miliardi di euro, grazie alla sua legislazione fiscale e societaria compiacente, ci impartisce la solita lezioncina. In vista a Roma per dialogo annuale bilaterale Italia-Olanda, il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, ripete che “L’Olanda ha insistito ... (continua a leggere)


Merkel chiude l'anno in bellezza: accordo sul recovery fund

10 dicembre 2020 - HuffPost - Angela Mauro

Recovery Fund aggiornamenti dalla stampa on-lineLa cancelliera manda avanti i fondi Ue cedendo a Orban. Ma per i 209 miliardi c'è da aspettareTra i 27 leader europei riuniti all’Europa Building a Bruxelles la discussione sul recovery fund e sul bilancio pluriennale dell’Ue dura nemmeno mezz’ora. Tutto è stato deciso ieri da Angela Merkel, presidente di turno dell’Ue, e i governi di Ungheria e Polonia. Il compromesso, che di fatto sospende il regolamento che lega i fondi europei al rispetto dello stato di diritto, plana sul tavolo del Consiglio europeo e viene approvato senza emendamenti. Così il veto posto da Viktor Orban e il suo alleato polacco Mateusz Morawiecki viene superato. Sbloccati ben 1800 miliardi di euro, la somma tra il bilancio 2021-27 e il ‘Next Generation Eu’, bazooka anti-crisi da covid-19. Ma per l’erogazione dei soldi bisognerà aspettare le ratifiche dei Parlamenti nazionali: un processo non proprio scontato, sul quale l’Ue non può più di una moral suasion. Dipende dagli Stati membri. (continua a leggere)


Il piano B di Merkel: Recovery fund senza Ungheria e Polonia

2 dicembre 2020 - HuffPost - Angela Mauro

La cancelliera pronta allo strappo al Consiglio Ue. I due Paesi perderebbero soldi, ma si libererebbero della clausola sullo stato di diritto. Per tutti lo spettro dell'esercizio provvisorio. “E’ necessario che tutte le parti scendano ad un compromesso” sul bilancio Ue e il Recovery Fund, altrimenti l’accordo “non funzionerà”, avverte Angela Merkel alla videoconferenza delle commissioni per gli affari Ue dei Parlamenti nazionali europei. Soprattutto, confermano diverse fonti europee ad Huffpost, la cancelliera non vuole uscire a mani vuote dal Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre, l’ultimo della presidenza tedesca di turno dell’Ue. Vuole portare a casa il recovery fund, a tutti i costi. Anche nel caso in cui dovesse essere costretta a usare l’arma più estrema. Cioè trasformare il recovery fund in un accordo intergovernativo a 25 senza Ungheria e Polonia. (continua a leggere)

Nov 2020 - il Recovery Fund: un strada tutta in salita

Angela Mauro
HuffPost - 27/11/2020

Recovery fund in bilico: braccio di ferro tra Est e Merkel

Dopo il bilaterale con Orban ieri, il polacco Morawiecki ribadisce il veto alla cancelliera. Ma da Bruxelles: nessuna nuova offerta. E si esplora il 'piano B'. All’indomani del bilaterale con l’ungherese Viktor Orban, il premier polacco Mateusz Morawiecki lo spiega di persona anche ad Angela Merkel: “Polonia e Ungheria restano sulla linea del veto sul recovery fund, se non si trova una soluzione per tutta l’Unione e non solo per alcuni Stati. Ci aspettiamo che ci lavoriate ancora”. La cancelliera sta infondendo tutte le sue energie nella mediazione, ma per ora risultati non ce ne sono: il recovery fund è seriamente in pericolo, ormai si cercherà una soluzione al Consiglio Ue del 10 e 11 dicembre. A Bruxelles si comincia a pensare al piano B, vale a dire l’esercizio provvisorio in caso di mancata approvazione del bilancio pluriennale, ma sarebbe una strada temporanea, prevista dai Trattati, non una soluzione. Il recovery fund finirebbe gambe all’aria. (continua a leggere)


Angela Mauro
HuffPost - 17/11/2020

 

a frenare il Recovery fund ci si mettono anche i Popolari

Il presidente tedesco del Ppe Manfred Weber chiede di votare l'accordo finale a dicembre e non la settimana prossima. Sponda (indiretta) ai veti di Ungheria e Polonia. C’è il veto di Ungheria e Polonia, ancora oggi sulle barricate al Consiglio dei ministri degli Affari Europei. Ma a frenare il cammino del recovery fund ci si mette anche il Ppe, la più grande famiglia politica europea che conta 187 eurodeputati. Il presidente del gruppo, il tedesco Manfred Weber, chiede di rinviare a dicembre il voto finale sull’accordo concluso con la presidenza tedesca. Motivazione: meglio aspettare che si superi lo stallo con Budapest e Varsavia per votare il pacchetto tutto insieme.  (continua a leggere)


Angela Mauro
HuffPost - 16/11/2020

 

veto di Ungheria e Polonia sul Recovery fund, si studia come aggirarlo

L'ipotesi di trasformare il fondo in trattato intergovernativo tipo MES, ma servirebbero 6-8 mesi. Quando Polonia e Ungheria hanno bloccato la decisione che andava presa all’unanimità sulle cosiddette ‘risorse proprie’ e posto così il loro veto opposto al bilancio pluriennale dell’Ue e al ‘recovery fund’, al tavolo dei 27 ambasciatori dell’Ue nessuno si è sorpreso. La mossa era più che annunciata dai governi di Varsavia e Budapest, furiosi per come si è concluso il negoziato con l’Europarlamento sullo stato di diritto, trasformato in una condizione ‘sine qua non’ per avere i fondi Ue. Ma adesso che lo stallo è ufficiale e il recovery fund è davvero avviato sul treno dei ritardi (non entrerà in funzione a gennaio come inizialmente previsto), la presidenza tedesca sta studiando come poter aggirare il ‘cartellino rosso’ dei due paesi del blocco di Visegrad. Per evitare che l’Unione si fermi per colpa di due Stati. (continua a leggere)


Angela Mauro
HuffPost - 10/11/2020

 
15 miliardi in più per i programmi Ue. Ma la ratifica degli Stati non prima di primavera, i fondi non prima di fine 2021
 
Dopo mesi di intense trattative, scontri e minacce, la presidenza tedesca di turno dell’Ue, a nome degli Stati membri, ha raggiunto un accordo con l’Europarlamento su tutto il pacchetto relativo al Next Generation Eu. Dopo aver raggiunto un’intesa sullo stato di diritto giovedì scorso, oggi i negoziatori hanno chiuso anche sulla parte relativa al bilancio pluriennale dell’Ue: gli Stati si impegnano a garantire 15 miliardi di euro in più per rafforzare i programmi ‘bandiera’ dell’Ue, tra cui Horizon Europe (ricerca), EU4Health (sanità) ed Erasmus (studio). Ora davvero l’operatività del recovery fund dipende dai paesi ancora recalcitranti, a partire dall’Ungheria di Viktor Orban. E le ratifiche nazionali non si concluderanno prima di primavera, ci dicono fonti Ue: significa che i fondi potrebbero non essere disponibili prima della fine del 2021. ... (continua a leggere)

 


10 novembre 2020 - Il Sole 24Ore
Recovery Fund e bilancio Ue: accordo tra Europarlamento e Consiglio

La commissione bilancio dell'Europarlamento ha annunciato che è stato trovato un accordo politico preliminare con il Consiglio sul futuro finanziamento 2021-2027 del bilancio europeo, cui è strettamente associato Next Generation Eu. Si tratta di un passo decisivo per l'attuazione del fondo per ripresa e resilienza (Recovery Fund). L'entità dei fondi a disposizione del bilancio 2021-2027 è stata elevata di 16 miliardi. Questo il risultato del negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio. Proverranno principalmente dagli importi corrispondenti alle multe sulla concorrenza (che le imprese devono pagare quando non rispettano le norme europee), in linea con la richiesta di lunga data del Parlamento che il denaro generato dall'Unione europea rimanga nel bilancio della Ue. Il Parlamento aveva chiesto un incremento di 39 miliardi, il Consiglio di solo 9 miliardi. Il tetto del bilancio concordato a luglio è 1074 miliardi. 15 miliardi di euro rafforzeranno i programmi faro per proteggere i cittadini dalla pandemia Covid-19, fornire opportunità alla prossima generazione e preservare i valori europei. 1 miliardo di euro aumenterà la flessibilità per far fronte alle ... (continua a leggere)


Angela Mauro
HuffPost - 09/11/2020

 
Lettera di Orban all'Ue. Pur "orfani" di Trump, ungheresi e polacchi minacciano il veto: inaccettabile l'intesa sullo stato di diritto

“Alla luce degli ultimi sviluppi, l’Ungheria non può fornire l’unanimità richiesta per il pacchetto adottato a luglio”. Firmato Viktor Orban. Con una lettera inviata alla Commissione europea e alla presidenza tedesca dell’Ue, il premier ungherese minaccia il veto sul recovery fund. Insieme alla Polonia, Orban non condivide l’intesa raggiunta giovedì scorso con il Parlamento europeo sullo stato di diritto. La sconfitta alle presidenziali Usa di Donald Trump, maggiore punto di riferimento internazionale dei sovranismi europei, per ora non produce effetti visibili nel vecchio continente. Le relazioni tra Bruxelles e i governi più nazionalisti dell’Unione restano tese. E il recovery fund, l’oggetto più desiderato dai leader alle prese con la pandemia in tutti gli Stati membri, resta ancora bloccato sui veti ... (continua a leggere)

LUG 2020 - Europa e Italia su un ponte tibetano fra declino e ricostruzione

 HuffPost - 22 luglio 2020
di Alberto Quadrio Curzio Economista, presidente emerito Accademia dei Lincei

Il Consiglio Europeo (CE) dei capi di Stato o di governo si è concluso dopo quasi quattro giorni di trattative. Ci vorrà del tempo per valutarne la portata. È chiaro adesso che il CE ha evitato alla Ue di cadere in un precipizio e lo ha fatto gettando, con notevole innovazione, un “ponte snodabile” e come tale oscillante tra le due sponde. Adesso bisogna camminare con abilità e velocità verso la sponda della sicurezza ma anche per passare su un “ponte robusto” per approdare poi alla  sponda sicura che significa sviluppo e occupazione, innovazione e convergenza. Ovvero per portare, ... (continua a leggere)

 

LUG 2020 - Il giurista: «Attenti ai facili entusiasmi»

Cattolica News - 22 luglio 2020 Katia Biondi

Secondo il professor Alessandro Mangia, prima di sbilanciarsi in giudizi entusiastici sull’accordo di Bruxelles, è necessario aspettare la traduzione normativa delle intese raggiunte. I problemi dell’Unione europea sono ancora tutti davanti ai nostri occhi

Ci sono voluti quattro giorni e cinque notti di Consiglio europeo per raggiungere l’accordo sul Recovery Fund definito da molti “storico”. Abbiamo chiesto ad alcuni professori dell’Università Cattolica un commento sull’intesa del 21 luglio che potrebbe segnare la storia dell’Unione europea. «Innanzitutto vorrei esaminare nei dettagli quello che è stato firmato». Alessandro Mangia, docente di Diritto costituzionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica è ben lungi dal cantare vittoria all’indomani dell’intesa raggiunta sul Recovery Fund. «Vivere di ... (continua a leggere)