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La elezione diretta del Capo

La elezione diretta del Capo

da | 31 Ott 2023 | istituzioniIT, Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica

Il Presidente del Consiglio

La elezione diretta del Capo, ossia del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio dei Ministri (ma sarebbe forse meglio, in questo caso, parlare dell’elezione del premier) è uno dei temi sensibili che si trovano in questi mesi al centro del dibattito politico.

La questione non è di poco conto, perché si tratterebbe di modificare, in modo sostanziale, quanto previsto dalla vigente Costituzione; ricordiamo che oggi il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento e non dai cittadini aventi diritto di voto ed di questo che si intende quando si parla di elezione diretta; il diritto al voto è sancito dall'articolo 48 della Costituzione che stabilisce che tutti i cittadini maggiorenni, senza distinzione di sesso ed età, possono esprimere il proprio voto.

Elezione del Presidente della Repubblica

L'elezione del Presidente della Repubblica avviene su iniziativa del Presidente della Camera dei deputati e la Camera dei deputati è la sede per la votazione. Il Presidente della Camera convoca la seduta comune trenta giorni prima della scadenza naturale del mandato in corso. Nel caso di impedimento permanente, di morte o di dimissioni del presidente in carica, il Presidente della Camera convoca la seduta comune entro quindici giorni.

Nel caso le camere siano sciolte o manchino meno di tre mesi alla loro cessazione, l'elezione del presidente della Repubblica avrà luogo entro il quindicesimo giorno a partire dalla riunione delle nuove camere. Nel frattempo sono prorogati i poteri del presidente in carica. Quest'ultima previsione serve a svincolare l'elezione del nuovo presidente della Repubblica dalla conflittualità tipica del periodo pre-elettorale e a fare in modo che il nuovo presidente risulti eletto da un Parlamento completamente legittimato.

Elezione del Presidente del Consiglio dei Ministri

L'art.92 della Costituzione disciplina la formazione del Governo con una formula semplice e concisa: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Il Presidente della Repubblica conferisce l'incarico direttamente alla personalità che, per indicazione dei gruppi di maggioranza, può costituire un governo ed ottenere la fiducia dal Parlamento. Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento secondo la formula rituale indicata dall'art. 1, comma 3, della legge n. 400/88.

Entro dieci giorni dal decreto di nomina, il Governo è tenuto a presentarsi davanti a ciascuna Camera per ottenere il voto di fiducia, voto che deve essere motivato dai gruppi parlamentari ed avvenire per appello nominale, al fine di impegnare direttamente i parlamentari nella responsabilità di tale concessione di fronte all'elettorato. E' bene precisare che il Presidente del Consiglio e i Ministri assumono le loro responsabilità sin dal giuramento e, quindi, prima della fiducia.

Il giuramento del Governo Meloni al Quirinale | www.governo.itFormula rituale del giuramento
Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione

L’azione del Governo

La elezione diretta del CapoIl governo Meloni sta lavorando su una riforma costituzionale che prevede l'elezione diretta del premier¹. Questa riforma, definita come "la riforma delle riforme" dalla ministra Elisabetta Casellati, è racchiusa in un disegno di legge costituzionale formato da cinque articoli⁶. Questa è la principale novità della riforma costituzionale del governo Meloni. La riforma è vista come un passo verso la "Terza Repubblica" italiana. Giorgia Meloni e il suo governo sperano di scrivere una nuova pagina di storia, chiudendo la Seconda Repubblica nata dopo gli anni tempestosi di Tangentopoli. Tuttavia, ci sono ancora dubbi su alcuni passaggi decisivi del disegno di legge. Le forze di opposizione e anche diversi costituzionalisti temono che la riforma possa intaccare i poteri del capo dello Stato, minando l'equilibrio di pesi e contrappesi che sorregge l'architettura istituzionale.

 

Il disegno di legge

La elezione diretta del CapoLa ministra Maria Elisabetta Casellati, (ex presidente del Senato e prima donna a ricoprire la carica, e dal 22 ottobre 2022  Ministro per le riforme istituzionali nel governo Meloni) l'ha definita "la riforma delle riforme".
Sul tema ha una delega ad hoc e ci sta lavorando da mesi, ed è racchiusa in un disegno di legge costituzionale formato da cinque articoli.

elezione del Premier
secondo le ultime bozze del disegno di legge costituzionale circolate, la riforma andrebbe a modificare tre articoli della Carta: l'art. 88 cost. sul potere del capo dello Stato di sciogliere le Camere, l'art. 92 cost. sulla nomina del premier e l'art. 94 cost. sulla mozione di fiducia e sfiducia al governo.

premio di maggioranza
previsto anche un sistema elettorale maggioritario con un premio del 55% assegnato su base nazionale che assicurerebbe il 55% dei seggi nelle Camere ai candidati e alle liste collegate al candidato premier eletto.

poteri del Capo dello Stato
in virtù della riforma e stando alle bozze, al capo dello Stato non spetterebbe più il potere di nomina del premier (come prevede oggi l'articolo 92 della Costituzione), ma quello di conferire l'incarico al premier eletto, mentre manterrebbe il potere di nomina dei ministri, su indicazione del capo del governo.

norma 'anti ribaltone'
nel testo predisposto dalla ministra si ipotizza che, nel caso in cui il premier si dimetta o decada dal suo ruolo, il presidente della Repubblica possa assegnare l'incarico di formare un nuovo governo al premier dimissionario o a un altro parlamentare eletto e collegato al presidente del Consiglio.

stop ai Senatori a vita
potrebbe saltare anche un'altra prerogativa del presidente della Repubblica, ossia il potere di nominare i senatori a vita. In ogni caso la riforma garantirebbe che gli attuali senatori restino in carica fino alla fine del proprio mandato.

Un paio di pareri (discordanti con il governo) espresso da costituzionalisti

Michele Ainis 22 ottobre 2023
La elezione diretta del CapoPresidenzialismo o premierato e autonomia differenziata: sono questi i due principali obiettivi politico-istituzionali che il governo vuole raggiungere. Comunque la si pensi, due riforme che ci consegnerebbero ad un altro sistema rispetto a quello disegnato con la Costituzione repubblicana. Si parte dalla elezione diretta del Presidente; della Repubblica ovvero del Consiglio: come se fosse equivalente, purché si elegga un “Capo”. Può non essere considerato un male in sé, ma lo diventa in un Paese come il nostro privo di forti contropoteri e che, a seguito della riforma, perderebbe l’unico organo di garanzia politica attualmente operante: il Presidente della Repubblica garante verrebbe travolto dal Presidente governante. Si tratta di una questione di fondo. Quando si va a modificare la forma di governo, e quindi si deve correggere non solo l’investitura di chi ha ‘le chiavi del Governo’, che sia un Presidente della Repubblica o un Presidente del Consiglio o un ‘Sindaco d’Italia’, che si debbono toccare anche altri ingranaggi dell’orologio costituzionale. Per poter fare questo si deve avere una legittimazione molto forte da parte dei cittadini. Ora, l’attuale Parlamento non è delegittimato, ma certamente non ha una forte legittimazione, per due motivi: il primo è che alla consultazione elettorale c’è stata una grossa percentuale di astensionismo che ha portato la coalizione del centro-destra a rappresentare circa il 25% degli elettori. Il secondo motivo è che si tratta di un Parlamento figlio delle liste bloccate, di scelte dei segretari di partito che hanno deciso chi fa il senatore e chi il deputato. È evidente che non è sufficiente, come prevede l’art. 138 cost., raggiungere i due terzi di voti favorevoli in Parlamento, perché questi non corrispondono ai due terzi dell’elettorato. Non basta nemmeno il referendum che, se pure si dovesse fare, si risolverebbe in un plebiscito perché sottoponendo agli elettori 30-40 articoli della Costituzione completamente nuovi, si costringerebbe l’elettore a un ‘prendere o lasciare’, e questa scelta rappresenterebbe una violenza alla libertà dell’elettore stesso”.

Giuliano Amato 3 novembre 2023
La elezione diretta del CapoÈ uno sconvolgimento proprio in termini tecnici, il nostro sistema di governo è fondato sul Parlamento come interprete primo della sovranità popolare, quindi fonte di legittimazione degli altri organi costituzionali, dal governo alla Presidenza della Repubblica e in parte alla stessa Corte costituzionale. Quindi introdurre per uno di questi organi una diretta legittimazione popolare significa squilibrare un'architettura che è fondata tutta sul Parlamento: il Presidente della Repubblica perde nella sostanza due poteri fondamentali: quello di nominare il presidente del consiglio al quale si limiterà a conferire l'incarico - con atto puramente notarile - e il potere di sciogliere le camere. Il disegno di legge prevede inoltre che in caso di crisi di governo il capo dello Stato sia vincolato a dare il mandato al premier dimissionario o ad un nuovo premier espresso dalla stessa maggioranza; francamente dubito che questa disposizione sopravviva la discussione in Parlamento, trattandosi di una norma che depotenzia ulteriormente il Quirinale e restringe ancora di più il ruolo del Parlamento. Ma tutto questo non basta per mettere a fuoco il vero grave vulnus impresso dalla riforma, un argomento che tende a passare sotto chiunque abbia un minimo di cognizione della politica non può ignorare il punto centrale: una istituzione che deriva dalla sua legittimazione dal Parlamento messa a confronto con un'altra istituzione legittimata dal corpo elettorale è paragonabile a un palloncino sgonfiato. Questa riforma va a minare proprio l'autorevolezza di cui finora ha goduto il Presidente della Repubblica in quella funzione di garanzia che esercita attraverso atti formali e informali.

I cittadini che cosa ne pensano?

Ancora pochi i sondaggi per formulare un’ipotesi attendibile; tuttavia da quelli condotti in questo periodo (ad esempio Partner&PI di per La Repubblica, Quorum/YouTrend  per SKY TG24) emerge un atteggiamento tutto sommato favorevole all’ipotesi di elezione diretta del capo (sia Presidente della Repubblica che del Consiglio dei Ministri); ovviamente con un atteggiamento maggiormente positivo espresso dai sostenitori dei partiti al Governo (Fdi, FI e Lega); rispetto a quelli schierati con i partiti all’opposizione (Pd e M5s).

Il Presidente del Consiglio