Biodiritto: questioni controverse

da | 28 Feb 2020 | aiuto al Suicidio, biodiritto, fine vita, questioni controverse, suicidio

Il dibattito sull'ammissibilità del suicidio medicalmente assistito è sempre più ricorrente all'interno delle società contemporanee, specialmente nei Paesi in cui lo sviluppo tecnologico si è maggiormente diffuso. È utile premettere che il suicidio medicalmente assistito, assieme ad eutanasia e rifiuto/rinuncia a trattamenti sanitari salvavita, è uno dei tre grandi temi che fanno da oggetto al biodiritto, quando questo si occupa di analizzare le questioni di fine vita.

L’avanzata del progresso comporta, nei fatti, che la medicina sia sempre più incisiva: non solo perché in grado di proporre cure e terapie per malattie che solo qualche decennio fa si ritenevano essere incurabili, ma anche perché può prolungare la vita di persone in condizioni di grave sofferenza, sia fisica che psicologica. Dinanzi a casi di pazienti che si trovano a vivere in questo stato, si pone l’interrogativo del “se” sia ammissibile un’eventuale richiesta ai medici, da parte degli stessi, ad intervenire per agevolarli a porre fine alla propria esistenza. 

L’analisi del Parere del Comitato Nazionale per la Bioetica, del luglio 2019, consente di mettere a fuoco gli orientamenti presenti nella realtà sociale e culturale italiana riguardo al tema dell’aiuto “medico” al suicidio; un argomento “spinoso” e controverso, in quanto le luci e ombre che si incontrano nell'affrontarlo sono molteplici.

In particolare, si evidenzia, parafrasando lo stesso Parere, che si sono distinte tre posizioni.

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posizione A

è sostenuta da coloro che sono contrari a qualsiasi forma di legittimazione (sia essa etica o giuridica) del suicidio medicalmente assistito in quanto ritengono che la difesa della vita umana sia un principio bioetico imprescindibile. Il medico, secondo gli appartenenti a questa linea di pensiero, ha come compito principale quello di rispettare la vita dei propri pazienti, sempre. Chiedergli di intervenire al fine di permetterne la morte significa snaturare il ruolo e la funzione del medico in quanto tale. 

 

 

 

 

 

 

posizione B

all'opposto, è proposta da coloro che sono favorevoli sul piano morale e giuridico alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito. Secondo questa linea di pensiero, la tutela della vita è un valore che deve essere bilanciato con altri beni costituzionalmente garantiti (in particolare, vengono richiamate la dignità umana e l’autodeterminazione). Inoltre, si osserva che da questo giudizio di bilanciamento devono emergere soluzioni e procedure in grado di tenere in adeguata considerazione la necessità di tutelare tanto il medico che interviene, quanto il paziente che chiede di essere aiutato a morire.

 

 

 

 

posizione C

specifica che non è possibile "tradurre" immediatamente la riflessione "dal piano morale a quello giuridico". Inoltre, sottolinea con preoccupazione che la qualità e l'offerta per la terapia del dolore e per le cure palliative presenta forti disomogeneità sul territorio nazionale per gravi carenze strutturali. Secondo questo orientamento, l'accesso a tutte le cure palliative praticabili - compresa la sedazione palliativa profonda (legge n. 219 del 2017) - deve essere garantito in via prioritaria a prescindere da quella che sarà la decisione del legislatore. La richiesta di aiuto al suicidio non deve mai essere una scelta obbligata come avverrebbe laddove uno stato di sofferenza, che oggettivamente sarebbe mutabile e riducibile, fosse reso insuperabile dalla mancanza di supporto e assistenza (medica, psicologica e psichiatrica) adeguati.