Aiuto al suicidio: è legittimo?

da | 24 Dic 2019 | aiuto al Suicidio, fine vita, suicidio

la scelta di Dj Fabo

A seguito di un incidente stradale, Fabiano Antoniani (Dj Fabo) era rimasto tetraplegico e affetto da cecità permanente. Non era autonomo nella respirazione e nell'alimentazione (vedi casi analoghi). L’uomo era affetto in maniera ricorrente da acute sofferenze, contrazioni e spasmi, alleviabili esclusivamente con i sedativi. Non era stato possibile trovare cure in grado di migliorare la sua condizione. Nonostante tutto, Dj Fabo era pienamente lucido ed era in grado di manifestare liberamente la propria volontà.

La legge 219 del 2017 avrebbe consentito a Dj Fabo di richiedere l’interruzione della respirazione artificiale e di essere sedato fino al momento della morte. In tal modo, tuttavia, sarebbe intercorso un tempo troppo lungo fra il distacco dal respiratore e il decesso. Una condizione che Dj Fabo considerava incompatibile con la sua idea di dignità della vita oltre che causa di sofferenza per i propri cari. La sua volontà di non ricorrere a questa soluzione è stata ferma e determinata.

 

il ruolo di Marco Cappato

Maturata la propria convinzione profonda in merito al voler “morire subito”, Dj Fabo ha preso contatto con Marco Cappato , membro dei Radicali Italiani , che lo ha accompagnato presso la clinica svizzera Dignitas (vedi dove si trova). Nella clinica DJ Fabo ha assunto il farmaco che ha provocato la sua morte immediata, senza essere aiutato nel compimento dell’atto.

L’aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera, al fine di favorire la realizzazione del suo intento suicidario, ha comportato che per Marco Cappato si aprisse un processo penale in Italia.

perché?
Marco Cappato è stato processato 

 

Il Codice penale e la Costituzione

Il Codice penale italiano, all'articolo 580, prevede il reato di istigazione o aiuto al suicidio: sulla base di questa norma, è stato avviato un processo penale nei confronti di Marco Cappato. I giudici della Corte d’Assise di Milano, chiamati a decidere sul caso, si sono fermati dinanzi a un dubbio sulla costituzionalità dell’art. 580 c.p. La domanda era se la norma fosse in contrasto con la Costituzione (scarica). La Corte di Milano ha dunque rimesso la questione all'organo cui spetta l’ultima parola in questi casi: la Corte Costituzionale.

le persone coinvolte

chi è Marco Cappato?
Associazione Coscioni


Dj Fabo prima di morire ...
E' disponibile sulla rete un video sulle ultime parole pronunciate da Dj Fabo prima di spingere il pulsante che gli avrebbe tolto la vita; il video è molto commovente e atroce nello stesso tempo: se volete guardatelo


per approfondire
il caso Welby

Enciclopedia Treccani
la sentenza del Tribunale di Roma .


per approfondire
il caso Englaro

Enciclopedia Treccani
la sentenza della Corte di Cassazione

 

 

approfondimenti e link

Francesco Palazzo, La sentenza Cappato può dirsi «storica»?, in "Politica del diritto, Rivista trimestrale di cultura giuridica fondata  da Stefano Rodota'" 1/2020, pp. 3-14, doi: 10.1437/96613; leggi


 

Corte d'Assise: "Dj Fabo decise morte in autonomia: solo allora Cappato lo aiutò" (30/01/2020 - Ansa - Redazione)


Dj Fabo, le motivazioni dei giudici: “Scelse di morire. Solo dopo Cappato lo aiutò” (30/01/2020 - IlFattoQuotidiano - Redazione)


Il processo a Marco Cappato, punto per punto (Associazione Coscioni)

Tanto tuonò che piovve”. Pubblicata finalmente la sentenza sull'aiuto al suicidio (“caso Cappato”) (22.11.2019 - LaCostituzione.info - Roberto Bin)

Il caso Cappato e il legislatore latitante (2.10.2019 - IlSole24Ore - Valeria Cianciolo)

Aiuto al suicidio non punibile a determinate condizioni (26.9.2019 - Altalex - Redazione)

Corte costituzionale: sent. 242/2019 (Caso Cappato): assistenza al suicidio (22.11.2019 - Biodiritto - Marta Fasan)

Per un chiarimento sul concetto di suicidio ed eutanasia, consultare le voci
suicidio     Enciclopedia Treccani Ragazzi
eutanasia Enciclopedia Treccani  

Comitato nazionale di bioetica
Riflessioni bioetiche sul suicidio assistito

 

l’inerzia del Parlamento e la sentenza della Corte

In un primo momento, di fronte alla delicatezza della decisione, la Corte Costituzionale ha sospeso il proprio giudizio per un anno, aspettando che il Parlamento approvasse una legge sul tema dell’aiuto al suicidio ed eventualmente riformasse l’art. 580 c.p.. Le leggi, infatti, le fa il Parlamento, in quanto rappresentante del popolo italiano. Passato invano l’anno fissato, nell'autunno 2019 la Corte Costituzionale ha emesso la propria sentenza (vedi la sentenza n. 242/2019). In essa ha ribadito, in primo luogo, che l’incriminazione dell’aiuto al suicidio non è, di per sé, in contrasto con la Costituzione ma è giustificata da esigenze di tutela del diritto alla vita, soprattutto delle persone più deboli e vulnerabili, individui che l’ordinamento vuole proteggere, evitando che una scelta definitiva ed estrema, come quella del suicidio, possa essere il frutto di una volontà “viziata” ed alterata a causa di interferenze di terzi soggetti. Detto ciò, la Consulta ha dichiarato che l’art. 580 è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non esclude la punibilità del medico che, con modalità specifiche, agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di un soggetto, nel caso in cui ricorrano quattro specifiche condizioni. (vedi sotto)

quali sono le “condizioni” a cui fa riferimento la Corte?

La legge 219 del 2017 consente al paziente di decidere la sospensione dell’applicazione di particolari cure o trattamenti vitali, come l’idratazione e l’alimentazione forzata e, insieme, riconosce il diritto ad essere accompagnato alla morte con adeguata terapia del dolore. Cosa accade però in quelle situazioni in cui si applica la terapia del dolore ma il sopraggiungere della morte è distanziato nel tempo? E' possibile in questo caso aiutare il paziente che lo richiede a morire rapidamente? Nella sentenza, essa ha fissato alcune condizioni specifiche, in presenza delle quali è ammissibile l’aiuto medico al suicidio.

  1. il paziente deve essere affetto da una patologia irreversibile;
  2. la patologia comporta grave sofferenza fisica e/o psicologica, di natura intollerabile;
  3. è presente una chiara ed espressa volontà del paziente;
  4. il mantenimento in vita della persona è possibile solo attraverso specifici mezzi di sostentamento vitale.

L'agevolazione al suicidio,  specifica inoltre la Consulta, deve avvenire con specifiche modalità (il riferimento della Corte è alla procedura definita nella legge 219 del 2017 agli articoli 1 e 2). Infine, la Corte evidenzia che tanto le c.d. quattro condizioni quanto le modalità di esecuzione devono essere verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

A queste condizioni, la Corte ha dichiarato illegittimo l’art. 580 c.p. in quanto contrastante con la Costituzione (articoli 2, 13 e 32, secondo comma, Costituzione).

esito processuale - 23 dicembre 2019

Marco Cappato, imputato a Milano per aver accompagnato nel 2017 Fabiano Antoniani a morire in una clinica in Svizzera, è stato assolto il 23 dicembre 2019, dalla Corte d’Assise di Milano, dopo la menzionata pronuncia della Consulta, con la formula "perché il fatto non sussiste". La Corte ha evidenziato come Marco Cappato abbia aiutato Fabiano Antoniani a morire, come da lui scelto, solo dopo aver accertato che la sua decisione fosse stata autonoma e consapevole, che la sua patologia fosse grave e irreversibile e che gli fossero state prospettate correttamente le possibilità alternative, come il rifiuto alle cure (scarica la sentenza)

segui gli aggiornamenti su Civitas