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Che cosa pensano gli italiani del cambiamento climatico

da | 7 Mag 2020 | ambiente, clima

Che cosa pensano gli italiani del cambiamento climatico. Nicholas Stern, uno dei più importanti economisti del clima, ha recentemente sostenuto che la crisi del COVID-19 può permetterci di ripensare il rapporto tra salute e ambiente preparandoci a discutere e affrontare nuove politiche nel corso della prossima COP-26 che si dovrebbe tenere a Glasgow, in Scozia (in realtà la pandemia ha costretto a rinviare l'incontro  previsto nel 2020, alla data 1-12 novembre 2021). Secondo Stern, non è possibile scindere i due temi dato che sulla salute e l’ambiente si giocano importanti accordi politici che mettono a dura prova i rapporti tra nazioni di tutto il mondo. Si notano infatti tensioni tra cooperazione e competizione e anche i più importanti organismi internazionali, l’ONU, l’OMS e l’IPCC non sembrano riuscire a favorire mediazioni e strumenti per poter gestire al meglio queste importanti emergenze.

Nelle precedenti conferenze sul clima si è assistito spesso alla difficoltà di giungere a decisioni condivise con la conseguente incapacità di adottare politiche comuni sulle emissioni e sulle modalità con cui limitare i cambiamenti climatici. Ciò ha creato un certo disorientamento nelle società di vari paesi dato che i governi hanno adottato politiche pubbliche molto diverse sul fronte del contrasto all’aumento globale della temperatura.

Consideriamo dunque il punto di vista dell’opinione pubblica, esaminando alcuni recenti studi che offrono interessanti elementi di analisi.

I recenti dati dell’Eurobarometro dimostrano che il cambiamento climatico causato dal riscaldamento globale è la seconda preoccupazione dopo l’immigrazione, con un tasso di incremento del 6% rispetto al 2018. Questo orientamento non è comunque sufficiente a cogliere gli atteggiamenti e i comportamenti dei cittadini e quindi si devono interrogare altri dati.

L’indagine Susdap, condotta da Observa Science in Society in collaborazione con l’Università di Aarhus nel 2018 permette di indagare le percezioni, il livello di informazione e cosa sono disposti a fare gli Italiani per fronteggiare il problema

Che cosa pensano gli italiani del cambiamento climatico

la cosa che preoccupa di più la gente è il fenomeno dell'immigrazione, ma subito dopo, al secondo posto, viene il tema del cambiamento climatico

Il cambiamento climatico nell’immaginario pubblico

L’indagine realizzata nel 2018 mette in luce che i cittadini normalmente pensano al cambiamento climatico in termini di effetti: innalzamento della temperatura, disgelo precoce e mutamenti stagionali. Si intravede quindi la difficoltà di pensare alle cause di questo rilevante fenomeno e la conseguente difficoltà di individuare comportamenti che siano in grado, seppure in scala ridotta, di offrire un contributo significativo per limitarlo.

Quando pensano al cambiamento climatico, gli Italiani si riferiscono principalmente all’ambiente e al territorio allineandosi con le immagini che quasi sempre i media propongono quando si tratta di presentare l’argomento. In misura marginale si propongono aspetti che riguardano la politica e l’economia, anche se sappiamo che questi sono molto rilevanti e influiscono enormemente sulle cause del riscaldamento globale (vedi figura sotto)

Il cambiamento climatico è un fenomeno rilevante e fonte di grande preoccupazione: il 94% degli intervistati si dichiara preoccupato, soprattutto per gli aspetti ambientali. In questo senso si trova una certa coerenza con l’immaginario pubblico descritto in precedenza, molto più della salute e dell’impatto sulle generazioni future.

 

Comportamenti per fronteggiare il cambiamento climatico

Cosa sono disposti a fare gli Italiani per limitare gli effetti del cambiamento climatico?

L’indagine ha proposto alcuni quesiti su tre aree di particolare interesse per la possibilità di fronteggiare gli effetti del riscaldamento globale e del cambiamento climatico.

In primo luogo è stato affrontato il tema del risparmio energetico.
Gli Italiani adottano da tempo alcune misure virtuose, soprattutto a livello domestico. Più del 50% utilizza sempre gli elettrodomestici nelle fasce di risparmio, otto su dieci ha lampadine a basso consumo e spegne gli interruttori quando passa da una stanza all’altra. È interessante notare, dall’analisi dei dati, che non vi sono particolari differenze di genere e area geografica, mentre i più giovani tendono a essere meno assidui in queste pratiche.

Un secondo gruppo di comportamenti riguarda alcune pratiche domestiche come la separazione dei rifiuti, il riciclo dell’acqua e l’acquisto di prodotti biodegradabili. In tutte le aree del paese si pratica la raccolta differenziata con percentuali molto alte - più dell’ottanta per cento – con un maggiore frequenza tra la popolazione più anziana. Sono soprattutto le donne a essere più assidue e attive in questa pratica.

Il riciclo dell’acqua è un comportamento adottato, in maniera più regolare, soprattutto dalle fasce più anziane della popolazione.

Nel caso dei prodotti biodegradabili, si nota una minore propensione all’acquisto che risulta complessivamente più alto nelle regioni del Centro (oltre il 98%), mentre al Sud e nelle Isole si registra il tasso più alto di chi li utilizza in maniera abituale (41%). Rispetto all’età, tali prodotti sono consumati dalla quasi totalità delle persone della classe over 55 (99%), che li utilizzano anche in maniera più frequente anche rispetto alle altre classi di età (41%).

In coerenza con quanto rilevato in precedenza, le ragioni che inducono ad adottare ciascuna delle pratiche domestiche analizzate fanno riferimento in maniera preponderante alla salvaguardia del pianeta e alla riduzione dell’inquinamento del territorio (vedi la tabella sotto riportata).

Che cosa pensano gli italiani del cambiamento climatico

che cosa sono disposti a fare gli italiani

  • risparmio energetico
  • separazione dei rifiuti
  • riciclo dell'acqua
  • prodotti biodegradabili
Che cosa pensano gli italiani del cambiamento climatico

Pratiche per una mobilità sostenibile

Infine, l’indagine ha studiato le pratiche di mobilità della popolazione. Tra quattro tipi di mobilità proposte, le due preferite dagli Italiani sono l’utilizzo della bicicletta e lo spostamento a piedi. Meno frequente l’uso di mezzi pubblici per brevi spostamenti e ancora meno l’uso dell’auto elettrica. Il grafico mostra comunque che anche le due preferite non sono però sempre adottate; la figura sotto mostra le risposte alle domande di quale pratiche sono adottate per una mobilità sostenibile.

Tra le ragioni che orientano i comportamenti adottati nell’ambito dei trasporti, prevale complessivamente il desiderio di ridurre il livello di inquinamento. Ciò è vero soprattutto per l’utilizzo dei mezzi pubblici. Lo è anche per coloro che guidano, regolarmente o saltuariamente, un’auto elettrica; in questo caso, è molto rilevante come risposta anche la necessità di salvaguardare il pianeta. Per quanto riguarda la condivisione del tragitto con qualcuno, le due ragioni prevalenti sono: la riduzione dell’inquinamento e il risparmio di denaro. Infine, rispetto all’utilizzo della bicicletta o dell’andare a piedi la ragione prevalente, oltre alla riduzione dell’inquinamento, è la tutela della propria salute.

Che cosa pensano gli italiani del cambiamento climatico

Che cosa pensano gli italiani del cambiamento climatico - conclusioni

I cittadini dimostrano da alcuni anni di essere interessati e preoccupati per il cambiamento climatico. Le loro opinioni non sempre si accompagnano a comportamenti virtuosi, anche se per alcune pratiche si può dire che in tempi recenti siano effettivamente cambiate numerose condotte, come abbiamo visto dai risultati dell’indagine Susdap. Naturalmente, questi cambiamenti non possono avvenire senza sacrifici e i cittadini valutano attentamente costi e benefici di nuovi comportamenti.

I decisori pubblici possono accogliere questi orientamenti del pubblico in modo opportuno favorendo il passaggio da un’economia dei consumi a un’economia più sostenibile. Si tratta, comunque, di una svolta non facile e per la quale non si intravvede una forte volontà politica, specialmente dei paesi più influenti a livello mondiale.

Se i cittadini dimostreranno di modificare i loro comportamenti e le loro scelte elettorali verso politiche pubbliche più sostenibili, influenzeranno i loro rappresentanti a prendere decisioni coraggiose per un effettivo miglioramento della salute e dell’ambiente. E questa spinta democratica potrebbe essere davvero la chiave di volta per avviare un cambiamento epocale.

Che cosa pensano gli italiani del cambiamento climatico

Di seguito alcuni articoli apparsi sulla stampa italiana on line sul tema del cambiamento climatico; per ognuno viene riportato un breve riassunto e il link al sito del giornale per poter leggere l'articolo completo.

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