Seleziona una pagina
Quanto inquina Internet

Quanto inquina Internet

da | 7 Mag 2021 | ambiente, clima, evidenza, Internet | 0 commenti

Quanto inquina Internet? La domanda sembrerà ad alcuni un po’ bizzarra, perché siamo quasi tutti abituati ad indentificare Internet e le tecnologie informatiche con un mondo virtuale popolato da bit, incapace di avere interazioni con il mondo reale; ma non è proprio così. Se potessimo identificare il mondo di Internet con uno stato sovrano troveremmo che si trova al quarto posto per produzione di CO2, preceduto solo da Cina, USA e India. Nell’articolo cercheremo di chiarire meglio i meccanismi con i quali Internet interagisce con il clima del nostro pianeta, facendo prima alcune considerazioni di ordine tecnico sugli effetti prodotti dalla CO2 e dagli altri gas climalteranti.

CO2 e gas climateranti

La CO2 (anidride carbonica o biossido di carbonio) è un gas inerte, inodore ed incolore, naturalmente presente in atmosfera in concentrazioni limitate. La CO2 è parte dei cicli biogeochimici naturali, quale il risultato della ossidazione delle molecole organiche (cioè le molecole della vita), definite “carboniose” proprio perché strutturate intorno all’atomo di carbonio. La CO2 non è tossica, non è nociva: è un composto atmosferico "naturale".

Una volta generata tramite respirazione cellulare, combustione o decomposizione delle molecole organiche, la CO2 trova il suo “destino ambientale” nel comparto atmosferico, dove permane per lungo tempo contribuendo all’effetto serra naturale: l'effetto serra è il fenomeno di termoregolazione naturale della Terra, che permette condizioni termiche idonee alla nascita ed al mantenimento della vita terrestre. Una sorta di "maglione naturale", insomma, che grazie ad un complesso bilancio termico mantiene una temperatura relativamente omogenea e costante su tutta la crosta terrestre. Una temperatura che però può aumentare anche e soprattutto in ragione dell'emissione antropica di CO2 e degli altri gas ad effetto serra, portando ad un riscaldamento non naturale del clima globale, eccessivo e pericoloso: il riscaldamento climatico!

A partire dalla seconda metà del 1700 le emissioni di CO2 connesse con le attività umane durante la rivoluzione industriale hanno fatto sì che questo gas si sia progressivamente accumulato in atmosfera, accentuando l’effetto serra e determinando il riscaldamento del clima terrestre. Il quale è a sua volta causa di squilibri del comparto atmosferico, idrico e biologico, con conseguenze, in prospettiva, sempre più rilevanti sull’uomo e sulla sua economica.

L’uomo ha infatti man mano accresciuto l’uso di combustibili fossili (petrolio, gas naturale, carbone) a scopo combustivo, per riscaldarsi, muoversi, azionare macchinari: in questo modo è andato ad estrarre il carbonio che era contenuto nel sottosuolo nelle molecole organiche di questi combustibili, bruciandole e reimmettendo così il carbonio in atmosfera in forma ossidata (la CO2, appunto). Le emissioni di CO2 atmosferica oggi sono primariamente il risultato della ossidazione (combustione) dei combustibili fossili, i quali effettivamente costituiscono la principale fonte umana di emissione atmosferica di CO2 dell’era moderna.

La CO è oggi il principale responsabile dell’aumento dell’effetto serra antropicamente indotto, una situazione fortemente differente rispetto a condizioni pre-industriali quando il principale gas serra era il vapore acqueo! La concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha attualmente superato la soglia dei 400 ppm (parti per milione), con un ritmo di crescita di 2,5 ppm annue: siamo pericolosamente prossimi al limite di concentrazione atmosferica di CO2 per poter limitare l'incremento di temperatura sotto i 2 °C (e quindi sperare in effetti non disastrosi dei cambiamenti climatici).

I gas climalteranti (GHG - GreenHouse Gases), responsabili dell'aumento dell'effetto serra naturale, sono infatti numerosi e vanno oltre la sola CO2. Questi gas, coinvolti negli obiettivi di riduzione collegati al Protocollo di Kyoto sono:

  • CO2, appunto, prodotta dall'impiego dei combustibili fossili in tutte le attività energetiche e industriali oltre che nei trasporti;
  • CH4 (metano), prodotto dalle discariche dei rifiuti, dagli allevamenti zootecnici e dalle coltivazioni di riso;
  • N2O (protossido di azoto), prodotto nel settore agricolo e nelle industrie chimiche;
  • HFC (idrofluorocarburi), impiegati nelle industrie chimiche e manifatturiere;
  • PFC (perfluorocarburi), impiegati nelle industrie chimiche e manifatturiere;
  • SF6 (esafluoruro di zolfo), impiegato nelle industrie chimiche e manifatturiere.

CO2  prodotta nel mondo

Ma quanta CO2 viene prodotta in un anno? Le emissioni di CO2  prodotte dai vari paesi si misurano oramai in miliardi di tonnellate, altrimenti detti Giga Ton, e abbreviate in GT Nel 2019 le emissioni mondiali di CO2  si sono stabilizzate a

33 miliardi di tonnellate

in termini di volume 33 mld di tonnellate di CO2 sono circa 66 miliardi di metri cubi, che equivalgono a circa 66.000 Empire State Building. L’Agenzia per la protezione dell’ambiente tedesca, per esempio, ha stimato che l’emissione di una tonnellata di CO2 genera un danno di 180 euro; seguendo questo parametro, altri fanno stime inferiori, il danno globale sarebbe di seimila miliardi di euro (più del PIL di Germania e Francia messe assieme).

Questi fatti sono (tragicamente) noti ma il tema di questo articolo è di comprendere meglio quale è il contributo che Intenet fornisce a questo pericoloso e dannoso fenomeno.

A partire dalla comparsa dei primi personal computer tutti noi siamo diventati produttori di informatica: documenti e fogli elettronici all’inizio, PowerPoint poco dopo; ma la vera esplosione si è verificata nella metà degli anni 90, quando è iniziata veramente l’era Internet (Internet nasce poco dopo il lancio dello Sputnik effettuato da parte dell’allora Unione Sovietica). Da allora (anni 90) gli abitanti del pianeta sono passati da 5,5 miliardi ai quasi 7,9 del 2021, si stima che ci siano 1,7 miliardi di personal computer, centinaia di milioni di server, più di un miliardo di siti internet; per non parlare delle mail che ogni giorno vengono inviate; quante sono? Nel tempo che ci avrete messo a leggere questa frase, circa 20 milioni di mail saranno entrate in rete; si stima che ogni giorno vengono inviate 247 miliardi di mail (fate voi il conto annuo), corrispondenti a una ogni 0.00000035 secondi; infine, sul motore di ricerca di Google si eseguono 3,5 miliardi di ricerche ogni giorno.

CO2 prodotta da Internet

Ora, giustamente, ci si chiederà che cosa ha a che fare questa storia con l’inquinamento e con l’effetto serra e il riscaldamento del pianeta. In fin dei conti stiamo parlando di oggetti immateriali fatti di bit e di byte; il problema è che i bit, per sopravvivere, hanno bisogno di atomi (sono un po’ come un virus): atomi di silicio ma non solo. Per fare funzionare questa enorme macchina virtuale sono necessari personal computer, server, modem, ecc.. ; questi oggetti debbono essere alimentati con energia elettrica e presentano il difetto di produrre una considerevole quantità di calore (energia) e di riscaldare l’ambiente circostante; per questo debbono essere raffreddati (soprattutto i server e le server farm): e così torniamo alla CO2.

Se potessimo identificare il mondo di Internet con uno stato sovrano troveremmo che si trova al quarto posto per produzione di CO2; dietro a Cina (9,1 GT), USA (5,5 GT) e India (2,2 GT), ma davanti a Giappone, Russia e Germania. Infatti, il peso di anidride carbonica prodotta da Internet è stimato in 1,85 miliardi di tonnellate

Vista in questo modo la Cina sembra essere il più grande produttore di CO2 e se guardiamo alle cifre in termini assoluti è così, ma se le stesse cifre le rapportiamo alla popolazione, abbiamo che ogni cinese produce 6,5 tonnellate all'anno, mentre ogni americano ne produce 17,1 (quindi 2,6 volte tanto), mentre ogni indiano produce solo 1,6 tonnellate anno (un decimo di un americano)

Allora è vero, Internet inquina? una mail sporca la terra?  quando guardiamo un film su Netflix diamo il nostro piccolo contributo al surriscaldamento del pianeta? Sì, ma la vera domanda che dobbiamo porci è quanto si inquinerebbe se non usassimo Internet. Immaginiamoci una riunione tra un manager di Zurigo ed un suo equivalente a Milano. Una riunione di 1 ora su Zoom produce una certa quantità di CO2, ma se il manager di Milano prendesse un aereo diretto a Zurigo per partecipare di persona  alla riunione , quanta CO2 si produrrebbe? Sicuramente una quantità molto maggiore. (però forse l'aereo per Zurigo partirebbe ugualmente)


Quanto inquina Internet - alcuni articoli  comparsi di recente sulla rete

Perché la Cina ha deciso di rivedere la propria politica nel 'mining' dei bitcoin
AGI - 6 giugno 2021
L'energia necessaria ad estrarli è salita a livelli ecologicamente non più sostenibili. E questo è entrato in rotta di collisione con i recenti obiettivi climatici di Pechino. La Cina sta rivedendo il suo ruolo di numero uno mondiale nel 'mining', cioè nella produzione di bitcoin. Il motivo? L'energia necessaria ad estrarli è salita a livelli ecologicamente non più sostenibili. E questo è entrato in rotta di collisione con i recenti obiettivi climatici di Pechino, la quale sta anche pensando di introdurre una valuta nazionale digitale, proprio in alternativa ai bitcoin. Lo rivela il Wall Street Journal, il quale ricorda che fino a tre quarti della fornitura mondiale di criptovalute è stata prodotta in un solo paese, la Cina, dove una spinta del governo per ridurre la produzione sta ora causando fortissime turbolenze globali sui bitcoin. (continua a leggere)


I bitcoin pesano sull'ambiente quanto una città di mezzo milione di abitanti
Wired - giugno 2019 -  Viola Rita
Oggi tre ricercatori di Monaco e del Mit hanno calcolato l'impatto sull'ambiente, in termini di emissioni di CO2, dei bitcoin. Che pesano come Kansas City o come la Giordania o lo Sri Lanka. Anche la moneta elettronica ha un peso sull’ambiente ed è associata ad emissioni di gas serra. Come già noto, i bitcoin, in qualche modo, inquinano. A calcolare il loro impatto ecologico, oggi, è un modello matematico realizzato da tre ricercatori dell’Università tecnica di Monaco e del Mit negli Usa, che hanno valutato le emissioni di anidride carbonica, uno dei principali gas serra, associate alla blockchain bitcoin. In questo caso il processo in questione è la validazione delle transazioni bitcoin, che richiede un hardware specializzato e un’ampia quantità di elettricità e che per questo è legata alla produzione di gas serra. In particolare, gli autori hanno stimato il consumo annuale di energia elettrica di questi movimenti e hanno dimostrato che anche le criptovalute hanno un’impronta non trascurabile sull’ambiente. I risultati sono pubblicati sulla rivista Joule. (continua a leggere)


ecco che cosa scrive Riccardo Luna su La Repubblica di martedì 5 maggio 2021
anche Internet inquina. La rivoluzione digitale non è gratuita. Alla sua prima uscita pubblica il ministro della Transizione Ecologica ci ha tenuto a ricordarci che anche la nostra vita social ha un costo in termini di cambiamento climatico. Ogni mail che mandiamo, ogni post su Instagram, ogni ricerca su Google, emettono, indirettamente, una certa quantità di diossido di carbonio. Cioè non è la singola mail che emette inquinamento, ma il costo in termini di consumo di elettricità affinché quella mail venga scritta, inviata e ricevuta. Fino a quando la maggior parte della energia elettrica sarà prodotta con fonti fossili, l’elettricità che fa funzionare Internet - e i suoi datacenter - contribuirà a inquinare il pianeta. Conosco bene e stimo Roberto Cingolani e credo che abbia fatto bene a ricordarci un tema che viene studiato e dibattuto da almeno un decennio. L’ultimo dato su cui c’è un consenso diffuso, citato anche dal ministro, è che Internet complessivamente è responsabile del 3,7 per cento delle emissioni inquinanti, pari a quelle del trasporto aereo. (continua a leggere


e anche la Redazione Green Planner il 7 settembre del 2020
ogni giorno, 35 milioni di persone solo in Italia passano più di due ore connesse a Internet. Tutti usufruiscono della rete e nessuno può farne più a meno. Attività lavorative, shopping, chiacchiere con amici, sono sempre di più le operazioni comuni sul world wide web. E anche se non sembra, tutto questo ha un impatto ambientale considerevole. L’inquinamento causato da Internet, infatti, è un problema reale, preso in considerazione solo da pochi anni. Internet, infatti, è tutt’altro che una tecnologia a basso impatto ambientale. … Come menzionato sopra, l’inquinamento causato da Internet è un problema serio. In generale il web presenta due fattori che hanno un impatto notevole sull’ambiente. Il primo è il dispendio energetico determinato dai dati trasmessi in rete. Più dati vengono trasmessi, più energia elettrica è richiesta. Alcune società si stanno impegnando a usufruire di energie rinnovabili come Apple, Microsoft e Facebook, tuttavia la strada è ancora lunga. Oltre all’energia elettrica per le operazioni di calcolo, i server devono essere anche raffreddati. Spesso vengono usate delle ventole, ancora una volta alimentate con elettricità, incrementando ulteriormente l’impatto di ogni server. Un altro problema da non trascurare riguarda le innovazioni tecnologiche apportate ai dispositivi elettronici che determina una sostituzione delle componenti più datate. (continua a leggere


e ancora Mirco Conti del Gruppo di lavoro Sostenibilità Digitale FFF Italia (Friday For Future)
quando ci immergiamo nel web spesso tendiamo a immaginarlo come un mondo puramente virtuale, etereo e intangibile. Non siamo portati a pensare all’intera infrastruttura fisica che ci permette di visualizzare i contenuti digitali sulle interfacce dei nostri dispositivi. Ebbene per tenere in vita la rete e gestire lo scambio di dati devono essere costantemente in funzione interi apparati di server e data center. Questi, per funzionare, come già vi starete immaginando, hanno bisogno di una gran quantità di energia. Energia che serve non solo per alimentare le macchine ma anche per mantenerle nelle condizioni adatte a farle funzionare, ad esempio con impianti di raffreddamento, per evitare che si surriscaldino troppo i componenti. Per ora la maggior parte dell’energia utilizzata per queste infrastrutture deriva dai combustibili fossili. La digitalizzazione permette di limitare alcune azioni inquinanti, come la riduzione di spostamenti inutili o il consumo di risorse naturali, ma a poco gioverebbe se per permettere la sua esistenza si devono produrre nuove emissioni. Secondo Carbonfootprint, società di consulenza ambientale, una ricerca su Google può causare da 1 g a 10 g di emissioni di CO2. Detta così non sembra molto ma teniamo presente che Google elabora circa 47.000 ricerche al secondo, 3.5 miliardi al giorno. Ancora, mandando una semplice mail con un allegato di 1 MB consumiamo circa 19 grammi di CO2, guardando una serie TV in streaming si può arrivare a 90 grammi. (continua a leggere)

Quanto inquina Internet: conclusioni

Dunque, Internet inquina, anche se abbiamo visto che, in molte situazioni, si inquinerebbe di più se non ci fosse (ricordate la riunione Milano-Zurigo). Questo non toglie che sia auspicabile un codice di comportamento civico anche nell’uso della tecnologia; così come stiamo faticosamente imparando a raccogliere in modo differenziato i rifiuti che produciamo, così come qualcuno di noi sta cominciando a mangiare meno carne, potremmo diventare un po’ più ecologici quando, ad esempio, produciamo un messaggio WhatsApp su una chat e inviamo, oltre alle informazioni necessarie, tante faccine

😀👍💋🚎🚜🛩️🎲🍾🍽️🥣

In realtà le faccine (emoticon) che vengono usate in tante piattaforme social non sono immagini, ma sono caratteri di un Font particolare (Segoe UI Emoj) e quindi non occupano poi tanto; mentre diverso è il caso di immagini e ancora peggio di filmati, che vengono veicolati sulle piattaforme: questi consumano porzioni significative di server, soprattutto se viste nel loro complesso.